Capitolo 15
- Tenerci all'oscuro di tutto è una sorta di vantaggio su noi. Non ci dirà mai nulla.
Disse uno dei Capi Clan.
- Come pensate di agire Heda?
Domandò un generale.
Lexa si voltò verso Bellamy, Kane e mia madre, ignorandomi deliberatamente.
- Ora tocca a voi, Popolo del Cielo, onorare l'alleanza.
L'Heda sospirò per poi continuare.
- Ho bisogno, che qualcuno di voi parli con chi accompagna la Regina.
- Dici che loro sappiano ciò che nasconde?
Domandai.
- Non lo escluderei.
L'Heda ci guardò scura in volto.
- Ora andate. Ne riparleremo domattina.
Tutti i presenti si congedarono dopo aver salutato il loro Comandante.
Io rimasi al suo fianco.
Il suo sguardo era fisso sul tavolo.
- Posso chiederti di lasciarmi sola, Sky Princess?
Quella richiesta mi stranì ma eseguii.
Le accarezzai una spalla per poi uscire dalla sala.
Mi appoggiai al muro accanto allo stipite voltandomi a guardarla.
Era la prima volta che mi chiedeva di restare sola.
La vidi estrarre una ciocca di capelli dal suo lungo cappotto.
Se la rigirò tra le mani.
- Che cosa devo fare Anya?
Sussurrò. Il tono triste.
Nell'udire quella domanda una calda lacrima bagnò la mia guancia.
Mi svegliai di scatto. Non mi ero nemmeno accorta d'essermi addormentata.
Lexa mi stringeva a sé. Il suo viso sulla mia spalla.
Appoggiai la guancia alla sua fronte.
- Hai fatto un brutto sogno Sky Girl?
Le accarezzai i capelli.
- Perché deve essere tutto così difficile?
Le chiesi.
Mi strinse di più a sé evitando ogni risposta.
Sentii le sue labbra sul mio collo.
- Stai tentando di sviare il discorso?
Le chiesi sorridendo seppur con velata tristezza.
Lexa, nuovamente, non rispose.
Sentii la sua mano scivolare sotto la mia maglia per accarezzarmi il seno.
I suoi baci sul mio collo, il suo respiro caldo sulla mia pelle.
La tirai sopra di me togliendomi la maglia.
Il Comandante mi sorrise mentre la spogliavo della sua t-shirt nera.
Mi baciò dolcemente. Aveva una delicatezza disarmante.
La sua lingua giocava con la mia prima che si scostasse.
Un sorriso malizioso si dipinse sul suo volto.
Le sue labbra si posarono sul mio seno.
Un brivido di piacere mi scaturì dal basso ventre.
Lexa scese con i baci sul mio ventre, sino al mio interno coscia dove furono sostituiti dalla punta della sua lingua.
Capii le sue intenzioni.
- Lexa…
Sentii le sue labbra sull'inguine e poi la sua lingua tracciare il contorno della mia intimità.
- Oh…oddio…Lexa…aspe…
In quel momento entrò in me.
Le sue mani sui miei fianchi.
Afferrai saldamente il bordo del letto. Iniziò a muoversi dapprima lentamente poi a ritmo crescente.
Se avesse voluto uccidermi quello era il modo perfetto.
- Lexa…ti prego, sali su di me. Voglio sentire il calore del tuo corpo sul mio.
La supplicai.
La sentii sorridere prima di baciare il mio clitoride e tornare sul mio seno, sul mio collo e finalmente sulle mie labbra.
La strinsi in un abbraccio mentre la sua mano scivolò in me dandomi piacere.
Ci addormentammo alle prime luci dell'alba.
Svegliarsi e tornare alla triste realtà fu come un pugno nello stomaco.
Dovevamo incontrarci con i Capi Clan per discutere di un possibile incontro con la Regina.
Eravamo tutti presenti nella sala riunioni.
Sapevo che Lexa aveva pensato ad azioni, reazioni e possibili conseguenze…ciò mi spaventava.
Immaginavamo tutti che sarebbe stata dura, lo stavamo già vivendo sulla nostra pelle…ma il futuro che ci attendeva era assai arduo da affrontare.
- Ho riflettuto a lungo su come agire. Innanzitutto dobbiamo scoprire dove si trova, in questo momento, la Regina dell'Ice Nation. Per fare ciò manderemo un Ricognitore in avanscoperta.
- Ma avete già visto cos'è accaduto ai precedenti! Non possiamo mandare a morire anche lui.
Intervenne Bellamy interrompendo l'Heda e ricevendo sguardi furiosi dai presenti.
- I soldati mandati in precedenza erano spie. Lui consegnerà un messaggio da parte vostra Sky People.
- Un messaggio?
Chiese mia madre incuriosita.
- Dovete parlare con il vostro popolo, al suo seguito, o sbaglio?
Domandò Lexa quasi infastidita.
- Sì.
- Il modo più semplice per farlo, è un'udienza con la Regina. Una richiesta legittima da parte del vostro Cancelliere, Popolo del Cielo, che vorrebbe parlare con la sua gente.
Informò Lexa.
- E se non ci facesse parlare con loro?
Domandò mia madre, cercando di comprendere il più possibile di quel piano.
- Non può negarvi un'udienza, Abigail, visto che lei dovrebbe essere il lato "buono e clemente" di noi Grounders.
L'Heda aveva ragione. Il trucco della Regina con il suo seguito, stava nel mantenere intatta l'apparenza.
- Di sicuro sarete controllati a vista, in modo che la persona con cui parlate non vi riveli i piani della donna. Soppesate le parole, Abigail. Non dite troppo e nemmeno troppo poco. Siate naturale. Se conoscete bene il vostro interlocutore, usate un codice per far comprendere il nostro problema ma senza farvi scoprire. È di vitale importanza. Salutatevi e trovate il modo di infilare un piccolo foglio, con su scritte le indicazioni di un luogo di ritrovo, nella tasca della persona con cui avete parlato.
Tutti i presenti erano intenti ad ascoltare.
- Una volta fatto ciò, presentatevi al luogo dell'incontro. Se tutto va secondo i piani, verremo a conoscenza di ciò che ci nasconde la Regina.
- E se così non fosse?
Chiese uno dei Generali.
- Agiremo in altro modo.
- Chi manderete nella spedizione, Heda?
Domandò Kane.
Lexa si voltò a guardarci.
- Poche persone per evitare che si senta minacciata o che pensi ad una trappola.
Sospirò.
- Prima di esprimermi su altri dettagli, preferisco attendere notizie dal Ricognitore.
Il Soldato era stato mandato in missione verso la Zona Deserta. Sapevano che la Regina si era diretta in quel luogo. Avrebbe iniziato le sue ricerche da lì.
Con sé portava un messaggio da parte di mia madre, Cancelliere del Popolo del Cielo, che chiedeva udienza con la Regina. Voleva avere notizie, sullo stato di salute delle persone appartenenti al nostro popolo e parlare a voce con essi.
D'ora in avanti non ci rimaneva che attendere il suo ritorno.
- Lexa, vorrei parlarti.
Le chiesi cortesemente.
Fece un cenno d'assenso con il capo per poi seguirmi nella mia tenda.
- Cosa ti preoccupa Sky Girl?
Mi domandò con un velo di preoccupazione nello sguardo.
Non sapevo da dove iniziare.
- Tutto…Lexa.
Le dissi frustrata sedendomi sul letto.
L'Heda mi sedette accanto. Lo sguardo basso.
- Chiedimi ciò che ti passa per la testa.
- La mia testa è una confusione totale di idee, dubbi, preoccupazioni.
Lexa si voltò verso di me.
- Esprimile Clarke. Posso aiutarti a far chiarezza.
Abbassai lo sguardo alla sua richiesta. Mi morsi il labbro inferiore. Non sapevo come porre la domanda e, come sempre, avevo paura dell'eventuale risposta. Quella situazione non mi piaceva per niente.
Sospirai per poi guardarla negli occhi.
- Dimmi le tue vere intenzioni.
Lexa fece schioccare la lingua, sospirando e alzandosi in piedi. Sembrava infastidita a quella domanda.
- Sono tutte mere supposizioni, fintanto che non scopriamo come stanno davvero le cose.
Sbottò dandomi le spalle.
- Lexa, se così fosse mi affronteresti invece di evitarmi.
L'Heda si voltò.
- Non è evitarti, questo.
- Sei scontrosa, sbuffi e non hai il coraggio di guardarmi mentre mi dai una risposta evasiva e plausibile al 50%.
Lexa si voltò di scatto. Guardò il soffitto della tenda prima di posare lo sguardo su di me.
- Sto ancora aspettando la domanda, Clarke.
Improvvisamente mi tornò alla mente il nostro primo incontro. La freddezza nel suo sguardo, il tono della sua voce…
"Tu sei quella che ha bruciato vivi trecento dei miei guerrieri."
"Tu sei quella che li ha mandati ad ucciderci."
"Hai una risposta per me, Clarke of the Sky People?"
"Sono venuta a farti un offerta."
"Questo non è un negoziato."
"…sto ancora aspettando l'offerta, Clarke."
- Tu sai già cos'accadrà vero?
Pronunciai quella domanda tutta d'un fiato.
- Diciamo che, le cose udite fin'ora, non lasciano tanto margine all'immaginazione. Avrà trovato un'arma da usare. Solo la paura di uno sterminio di massa può causare un tradimento su larga scala…che poi, non si parla propriamente di tradimento.
A quelle parole sentii montare la rabbia dentro me.
- E alla Coalizione tutto questo andrebbe bene?
Ringhiai.
- Non è questione di farsi andar bene le cose o no. Il primo e unico pensiero è il popolo. Dobbiamo agire per il meglio in modo da salvaguardare la nostra gente.
- Resa incondizionata…
Sussurrai. La presa coscienza di ciò che sarebbe accaduto mi fece mancare il respiro. Un nodo mi salì alla gola.
- No. Non posso accettarlo.
Sbottai. La mia voce tremava.
Lexa mi si avvicinò prendendomi fra le sue braccia.
- Tu come tutti noi, dovrai accettarlo.
Il suo tono triste.
Tentai di liberarmi dalla presa ma non mi lasciò andare.
- No. Ci dev'essere un altro modo.
Lexa si scostò afferrandomi per le spalle.
- Clarke, se ciò accadrà mi devi promettere che non penserai a me. Sii obbiettiva.
Non risposi. Non riuscivo a respirare. Essere obbiettiva…Finn.
"Starai bene…"
"Thank you Princess."
Le immagini di ciò che avevo fatto m'investirono come un fiume in piena.
Si stava ripetendo tutto? No, non poteva essere.
- Devo…devo uscire di qui.
Borbottai. Non potevo permettermi un attacco di panico.
- Clarke…
Sentii la voce di Lexa lontana. Le mie gambe si muovevano da sole verso l'uscita.
Tutto girava vorticosamente intorno a me. Non riuscivo a respirare.
- Clarke!
Sentii l'Heda afferrarmi nuovamente. Mi costrinse a guardarla.
- Lo so che ti sto caricando di un pesante fardello, ma so anche che sei l'unica con il potenziale necessario per tirarci fuori da questo guaio. Perché ciò accada devi dimenticarti di me e concentrarti sul problema che verrà alla luce.
Deglutii cercando di calmarmi. Feci dei cenni d'assenso con la testa.
Tentò di sorridermi ma non le riuscì.
Mi accompagnò accanto alle cisterne per farmi bere un po' d'acqua.
Sedetti a terra. Lexa era in fianco a me.
- Vorresti non aver mai ricambiato il mio bacio…vero?
La voce dell'Heda mostrava tristezza.
Ok, quella domanda fece davvero male…però dentro me, anche solo per un istante, lo pensai davvero.
- Sappi, Sky Girl, che non rimpiango nulla….solo…
Lexa si bloccò. In quell'istante la guardai come a spronarla.
- …vorrei solo evitare di farti stare così male.
Appoggiai la testa sulla sua spalla.
- Non è colpa tua.
