Capitolo 18

- Saggia decisione. Prendetela.
Ordinò la Regina.
Due guardie dell'Ice Nation si avvicinarono all'Heda, ma lei si ribellò.
Con qualche mossa veloce riuscì a farli andare a terra.
La spada tesa davanti a sé.
La Regina alzò una mano facendo fermare i suoi uomini, scattati in avanti per andare a difendere i propri compagni.
- Lasciate fare alla Leader del Popolo del Cielo.
Disse in un sogghigno.
Mia madre si fece avanti, causando una smorfia nella donna.
- Non voi, vostra figlia.
Specificò la Regina.
Odiavo tutta quella situazione.
Deglutii avvicinandomi a Lexa.
- Disarmala.
Ordinò la donna.
Mortificata e cercando di trattenere la rabbia e la voglia di uccidere la Regina, eseguii.
Fissavo quella spada tesa, ora puntata al mio petto.
Feci un passo in avanti e Lexa arretrò.
Feci un altro passo. Questa volta, l'Heda non si mosse. Si limitò ad alzare leggermente la spada.
Lasciai che la lama si poggiasse alla mia spalla. La sua presa era flebile. Non voleva farmi male.
Un altro passo in avanti e raggiunsi le sue mani che afferrai.
L'Heda lasciò scivolare l'elsa, facendo sì che potessi prendere l'arma e allontanarla da lei.
Un soldato dell'Ice Nation afferrò la spada, porgendola al secondo della Regina.
- Anche il pugnale. Svelta.
Ordinò la Regina.
Il pollice dell'Heda stava accarezzando il dorso della mia mano.
Cercai di mandar giù un nodo alla gola, che non mi dava tregua.
Mi costrinsi a lasciarle le mani, posandone una sul fianco dell'Heda e l'altra usarla per estrarre il pugnale. Non smise un istante di guardarmi.
Dio, quant'era difficile.
Consegnai l'arma e un soldato mi allontanò malamente per legare le mani dell'Heda.
- Dove volete portarla?
Urlai.
- Nello stesso posto dove verrai anche tu, mia cara. Voglio tenerti d'occhio.
Rispose la donna.
- Ma è mia figlia!
Sbottò mia madre.
- Non preoccupatevi, Cancelliere, non le farò nulla…sempre che sua figlia non mi costringa. Comunque sia, verrete anche voi. Dovete parlare con il vostro popolo, cui ho promesso la libertà. E ora, andiamocene da qui. Se avete bisogno di un seguito, Cancelliere, portatelo. Fate in fretta.
Ordinò la Regina andando verso il suo cavallo.
Indra e Nyko, su ordine dell'Heda dato precedentemente, si costrinsero a non muovere un dito e a rimanere a Camp Jaha.
Caricammo i cavalli con il necessario e partimmo assieme a Raven, Bellamy, Kane, mia madre, Lincoln, Monty e Octavia.
Lexa fu legata e trascinata a piedi da una guardia, durante tutto il tragitto, sino all'accampamento dell'Ice Nation. Poco distante si poteva scorgere la Zona deserta. Ci trovavamo nella valle adiacente.
Appena arrivati, si levarono grida d'incitazione verso la Regina che aveva catturato l'Heda.
In quel momento, capii quanto brava fosse stata quella donna a orchestrare tutto e manipolare con menzogne quella povera gente.
- E ora, per mostrare alla gente che il governo di terrore è terminato, il Comandante verrà spogliato del suo grado.
Altre grida di vittoria e inneggiamento furono innalzate a gran voce.
Scattai nuovamente e per l'ennesima volta Bellamy mi fermò.
- Non fare sciocchezze, Clarke.
Bisbigliò.
- Questa gente deve sapere che sono menzogne.
Sbottai.
- Non ti crederanno mai. Rischi di finire male pure tu e poi, chi ci toglierà dai guai? Lexa sapeva. Ora sta zitta, manda giù e fa la tua parte.
Strattonai per liberarmi dalla presa. Ero furiosa, ma aveva ragione.
La Regina ci guardava sorridendo.
- Leader del Popolo del Cielo, prego.
La donna odiosa m'invitò a raggiungere Lexa.
Quello, sarebbe stato l'ultimo passo prima che le facessero del male?
La guardai.
- Sii forte Clarke.
Mi sussurrò Lexa.
Di nuovo un nodo mi serrò la gola. Cercai di trattenerlo il più possibile.
Le sganciai il mantello che portava sulla spalla sinistra.
Mi sentii morire.
Esitai prima di consegnarlo al soldato accanto a me.
Faceva male.
- Anche il cappotto. Non le servirà nelle prigioni.
Ordinò la Regina.
Le poggiai le mani sulle spalle e mi bloccai.
- Clarke…
Mi richiamò Lexa.
- …ti prego, fa come ti dice.
Deglutii nuovamente.
- Io non…non posso.
Faticavo a parlare.
- Ti prego.
Supplicò in un sussurro.
- Sei la nostra unica possibilità.
Mi rammentò.
Feci qualche respiro profondo e scivolai sulla sua vita, sganciandole le cinghie che chiudevano il cappotto.
Glielo sfilai lentamente per poi darlo alla guardia.
Cercai nuovamente di trattenere le lacrime. Gli occhi di Lexa mi stavano distruggendo. Cosa le sarebbe accaduto? Non potevo perdere anche lei.
La Regina mi si avvicinò.
- Tranquilla, Leader del Popolo del Cielo. Il tuo Comandante rimarrà segregato nella cella.
Finché quella donna continuava a fingere così, andava più che bene. Speravo mantenesse quel finto perbenismo, il tempo necessario per salvare Lexa.
- Portatela via.
Ordinò poi.
- Fermi! Voglio assicurarmi che non la uccidiate.
Intervenne mia madre.
La Regina sorrise.
- Questa gente vi dirà che non sono un'assassina. Non morirà di certo per mano mia o su mio ordine.
Il sorriso che seguì non mi piacque. Che aveva in mente quella donna?
Le guardie presero Lexa portandola in un edificio poco distante. Li seguii assieme a mia madre.
La Regina era davanti a noi, a pochi passi dall'Heda.
Scendemmo le scale sino a raggiungere un cancello d'acciaio.
Aprirono la cella.
- Tra poco inizierà a fare caldo. Ti conviene bere molta acqua…Heda.
Disse la donna guardando Lexa.
Le guardie rafforzarono la presa sull'Heda. Non mi piacque.
Un soldato si avvicinò. Le afferrò il mento costringendola a bere per poi tapparle la bocca con la mano, in modo che non sputasse.
- Non posso rischiare che ti disidrati.
La Regina accompagnò quella frase con una risata.
L'Heda venne scaraventata nella cella.
- Buon divertimento.
Augurò a Lexa per poi farsi pensierosa.
- Ah, dimenticavo…
Prese un coltello dalla cinta del soldato accanto a sé e lo lanciò nella Cella.
- …questo è un mio regalo personale. Sia mai che ti stanchi.
Rise di nuovo la Regina per poi salire le scale e andarsene.
Le guardie ci fecero uscire a forza.
- Avete fatto la scelta giusta.
Ci disse Thelonious raggiungendoci.
- No. Siete voi che state sbagliando tutto.
Ringhiai.
Mia madre mi prese da parte.
- Clarke, raggiungi gli altri. Parlo io con Thelonious.
La guardai malamente poi compresi. Gli occhi della Regina erano ancora puntati su di me. Dovevo allontanarmi in modo da evitare che guardasse anche mia madre e l'ex Cancelliere.
M'incamminai verso Raven e funzionò. Quella donna odiosa continuò a seguirmi e tenermi d'occhio.
Aiutai Bellamy e Monty a sistemare alcune cose per potersi accampare.
Con la coda dell'occhio vidi un uomo incappucciato avvicinarsi alla Regina. Le disse qualcosa all'orecchio.
- Chi è quello?
Domandai ad alcuni di noi accampati qui da un po'.
- È un guaritore.
Mi rispose un abitante della Zona Deserta, che aveva sentito la mia domanda.

Attesi che la Regina si allontanasse.
Presi da parte Raven e Monty e gli aggiornai su tutta la situazione.
- Si può rendere inutilizzabile il comando a distanza del missile?
Chiesi essendo ignorante in materia.
- Sì, ma per farlo ci sono solo due modi…anzi, tre.
Mi rispose Raven bisbigliando.
- Opzione uno: manomettere il comando, ma sarà impossibile. Opzione due: modificare e successivamente attivare l'antenna, che a Mount Weather utilizzavano per rendere pressoché inutili le frequenze radio. Opzione tre e forse la più semplice: manomissione del trasmettitore del missile…per non parlare del disinnesco stesso.
Mi informò Monty prontamente.
- Il metodo più sicuro?
Domandai.
- Manomissione del missile.
Risposero all'unisono i due.
- Dobbiamo farci dire dove si trova o per lo meno come arrivarci.
Disse Raven guardandomi.
- Thelonious lo sa.
La voce di Kane mi fece sobbalzare.
- Spiegati.
Lo spronai.
- Ci ha fatto venire qui, con lo scopo rendere innocua la Regina. Troppe cose non gli quadrano ed è certo, che lei non sia ciò che dice di essere. Chiunque le remi contro, muore accidentalmente. Morti naturali.
Spiegò l'uomo.
Lo guardai furiosa.
- So che temi per la vita dell'Heda, ma è in ballo quella di tutti noi, Grounders compresi.
Mi rimproverò.
- Lo so. Per questo mi sono limitata a guardarti in cagnesco. Dobbiamo farci dire come raggiungere il posto e andarci il prima possibile.
Proposi tenendo la voce bassa.
- Ora però voglio vedere Lexa.

Andai davanti al piccolo edificio che conteneva la prigione di Lexa. Volevo vederla ad ogni costo.
Due guardie mi sbarrarono la strada. A nulla servirono le mie proteste.
- Lasciatela entrare.
Udii la voce della Regina alle mie spalle.
- Ma che non diventi un abitudine.
Puntualizzò.
- Voglio solo vedere come sta.
Ammisi.
Sul suo viso comparve una smorfia di disgusto.
Il guaritore le si avvicinò nuovamente, sussurrandole qualcosa all'orecchio.
La Regina sospirò infastidita.
- Tic Tac, Leader of the Sky People.
A quelle parole corsi giù dalle scale, sino alla cella dell'Heda.
- Lexa…
La vidi seduta in un angolo. La schiena poggiata alla parete.
- Lexa…ti prego ho bisogno di parlarti.
Sembrava non volermi ascoltare…ma alla fine si alzò seppur lentamente.
Il modo di camminare mi stranì. Sembrava portare sulle spalle un peso spropositato.
- Lexa?
- Clarke.

Persino il tono di voce sembrava stanco.
Mi avvicinai alle sbarre. Il suo viso, ora, era a pochi centimetri dal mio.
Guardai le guardie dietro di me. Lontane per riuscire a capire parole sussurrate.
- So perché siamo qui. Abbiamo una possibile soluzione al problema.
Parlai con il tono più basso possibile. Non volevo essere ascoltata dai soldati.
- A breve farò in modo di…
Mi bloccai. Lexa si scostò dalle sbarre.
- Lexa? Io non…
- Vattene Clarke of the Sky People.
Il suo tono spento, mentre tornò a sedersi in quell'angolo semi buio della cella.
Cosa? Perché mi stava trattando in quel modo?
- Lexa, volevo solo dirti…
Ritentai.
- Va. Via.
Mi bloccò nuovamente marcando con odio quel comando.
Serrai la mascella. Alzando il mento. Finsi di fregarmene ma dentro me soffrivo.
- Come vuoi tu.
Risposi secca prima di uscire dalla prigione di cemento.