Il tragitto verso la banca sembrò lungo eterno.
Ogni corsia sembrava troppo lenta, nonostante la sirena accesa.
Raggiunta la sua destinazione si precipitò fuori dall'auto, guardandosi attorno. Un folto gruppo di curiosi si era già accalcato attorno all'area, prontamente recintata dalle squadre speciali. Diverse emittenti televisive stavano trasmettendo le loro esclusive negli immediati dintorni della zona.
Notò la chioma rossa che la chiamava da oltre le transenne e fece in modo che la lasciassero avvicinare.
-Beckett, per fortuna sono riuscita a contattarti, temevo non mi rispondessi!- la salutò Alexis, abbracciandola.
Kate ricambiò l'abbraccio e si chiese, se prima avesse visto che era Alexis a chiamarla, avrebbe risposto lo stesso?
Sperava proprio di si, in ogni caso almeno era stata avvisata della situazione.
Non avrebbe potuto perdonarselo se ne fosse venuta a conoscenza a posteriori. Soprattutto se capitava qualcosa a Castle.
Ecco, quella era una possibilità che non voleva nemmeno considerare in quel momento.
-Alexis, da quanto tempo sei qui?- le chiese. Non doveva essere una situazione facile quella, per la giovane. Poteva solo immaginare cosa stesse provando. Tutta la sua famiglia era là dentro.
-Sono corsa qui appena ho sentito la notizia alla radio e poi non sapevo chi altri avvisare se non te, nonostante tutto. La nonna aveva un appuntamento con il direttore per chiedere un prestito per la sua scuola e papà la doveva accompagnare. Sperava di convincerla ad accettare i soldi da lui ma la nonna non ne voleva sapere. Ho provato a chiamarli ma non hanno risposto e ho capito che erano di sicuro ancora qui. Loro sono là, Kate. Sono sicura che siano là!- Sembrava quasi volerla convincere della veridicità della cosa ma Kate non aveva motivo di dubitarne. Poteva dire di conoscere abbastanza bene Alexis, ormai, e tutto avrebbe potuto tranne che creare scompiglio per nulla.
Se lei diceva che Castle e Martha si trovavano là dentro, significava che erano esattamente là.
Purtroppo.
Spiegarle la situazione era stato troppo e Alexis cedette di nuovo alla lacrime.
-Ascoltami, Alexis. Ora io vado al centro di comando mobile e cerco di capire qual'è la situazione. Ma non posso farti restare qui. Devo farti tornare oltre l'area transennata. Potrebbe essere pericoloso restare qui, per te. Mi capisci?- Le si spezzava il cuore a dover far allontanare la ragazza, ma sconvolta com'era sarebbe stata d'intralcio. E l'area era stata delimitata proprio per tenere fuori i civili.
-Te ne occuperai tu, Kate? Ti prego, stavolta non lo abbandonare.- Le disse guardandola con decisione.
-Ci penso io. Ti prometto che farò qualunque cosa per tirarli fuori sani e salvi.- Le promise, colpita dalla rabbia che si nascondeva sotto all'agitazione della voce di Alexis.
-Lui ha bisogno di te, Kate- Aggiunse Alexis, prima di allontanarsi. E non sapeva bene se intendesse in quel momento o in generale.
E comunque anche lei aveva bisogno di lui, fu il pensiero di Kate mentre guardava Alexis allontanarsi.
Quando la ragazza ebbe superato l'area delimitata Beckett non perse altro tempo e si diresse verso il centro di comando delle operazioni.
Appena entrata diede le sue credenziali e, subito dopo essersi identificata, vennè messa alla porta. Non era posto per una detective della omicidi quello, non ancora, almeno.
-Il mio collega è là dentro- mise in chiaro.
Cristo, Castle era là dentro. Non si sarebbe fatta mettere da parte in quel modo.
Spiegò che il suo partner, un investigatore civile, si trovava là dentro e chiarì che non si sarebbero sbarazzati tanto facilmente di lei.
Sapeva di non aver nessun diritto per stare li, era completamente fuori dal suo normale campo d'azione e per di più si era autodelegata al lavoro d'ufficio, negli ultimi tempi.
Ma qualcosa dentro di lei le fece forza. Forse loro non credevano di averne bisogno ma lei sapeva che prima o poi avrebbe potuto rendersi utile e soprattutto sentiva l'urgenza di fare qualcosa.
Qualsiasi cosa.
Se fosse rimasta ferma e fuori dalle operazioni sarebbe impazzita.
Arrivò addirittura ad accennare che erano amici del sindaco, e che non sarebbe stato felice se lei non avesse partecipato all'operazione. Non sapeva nemmeno lei da dove aveva tirato fuori quella affermazione. Sapeva per esperienza quanto fosse odioso sentirsi tirar fuori le amicizie altolocate.
Evidentemente, però, anche il capitano Peterson aveva sentito parlare dello scrittore e la sua musa, come li chiamavano nell'ambiente. Non seppe quanto per pietà e quanto per reale paura di un intervento del sindaco ma le lasciarono partecipare all'operazione e la aggiornarono sulle trattative in corso con i rapitori.
Le cose non stavano andando affatto bene.
La squadra era riuscita a parlare con i criminali, il loro boss si faceva chiamare Trapper John. Erano molto calmi, fin troppo, le disse il capitano. Doveva trattarsi di professionisti.
Sembrava che il loro capo avesse il perfetto controllo dei sottoposti e non c'erano mai state né ansia ne paura, nella sua voce.
C'era da chiedersi come dei criminali con la situazione così sotto controllo avessero potuto fare un errore da pivelli come quello di far scattare gli allarmi appena iniziata la rapina, tanto da essere obbligati a tenere in ostaggio il personale ed i clienti della banca.
E le rapine con ostaggi non finivano mai bene, statistica vuole che i rapinatori non sopravvivano quasi mai, ricordò Kate.
Il problema è che spesso si portavano con loro anche buona parte degli ostaggi.
La cosa migliore sarebbe stata fare un colpo pulito e riuscire a fuggire prima dell'arrivo della polizia.
Il destino però sembrava aver deciso altrimenti.
-Capitano, è lui!- Richiamò l'attenzione uno degli agenti operativi, indicando la chiamata in arrivo.
Peterson prese la chiamata e gestì la negoziazione cercando di far rilasciare una delle cassiere, attualmente incinta.
Trapper John iniziò ad elencare le sue richieste e pretese un pullman con vetri oscurati. Una volta che lui e il suo gruppo fossero arrivati in aereoporto chiedeva inoltre un aereo pronto per decollare verso una meta a sua scelta. Era disposto a liberare la cassiera in aereoporto e il resto degli ostaggi una volta arrivati alla sua destinazione estera.
Peterson acconsentì a tutte le richieste e chiuse la chiamata. L'istante successivo era già all'opera per procurare il mezzo di trasporto.
-Non avrà davvero intenzione di fornire loro un mezzo per la fuga, spero!- Lo attaccò Kate.
Se fossero riusciti a fuggire all'estero, non solo Castle sarebbe stato comunque prigioniero, ma si sarebbe trovato a migliaia di chilometri da lei.
-Si calmi, Detective. I rapinatori lasceranno quella banca in manette o in una bara- chiarì il capitano -Per fare in modo che una di queste opzioni si avveri, però, devo riuscire a farli venire all'esterno, dove verranno abbattuti dai miei cecchini.-
Certo, pensò Kate dandosi della sciocca. Peterson sembrava avere grande esperienza in quello che faceva. Come aveva potuto pensare il contrario?
Doveva cercare di darsi una calmata.
-Ma che cosa…- L'agente addetto alla sorveglianza video richiamò la loro attenzione -Lo vede?-
Una delle telecamere esterne alla banca mostrava chiaramente un riflesso lampeggiante ed intermittente proiettato sul soffitto della zona subito davanti alle finestre della banca.
Il segnale si ripeteva con regolarità e sembrava provenire dall'interno dell'edificio occupato.
-E' il codice morse, si tratta sicuramente del mio partner!- Era una cosa così da lui trasmettere un messaggio all'esterno tramite l'alfabeto Morse. Sperò solo che non si stesse prendendo rischi inutili. Che cosa cercava di comunicare, Castle?
Si misero subito a decifrare il messaggio, ripeteva continuamente "SDB 120".
-Che significa SDB 120, è un vostro codice?- Le chiese Peterson.
-Non che io sappia, ma Castle ci sta mandando un messaggio, dobbiamo solo capire a cosa si riferisce.- disse iniziando a valutare le varie possibilità.
-Come sa che è lui?- chiese il capitano.
-E' lui, mi creda.- Gli rispose. Nessuna ombra di dubbio, un breve sorriso ad illuminarle il volto.
-Deve essere una sigla… Vediamo… - Kate inizio ad appuntare su un taccuino le varie idee e capì dopo poco che la più probabile era Safety Deposit Box, cassetta di sicurezza 120. -Che cosa vuole farci capire indicandocela?-
L'agente cercò i proprietari della cassetta di sicurezza ma i loro nomi in quel momento non le dissero nulla.
-Non so che messaggio voglia mandarci il suo collega ma dubito possa aiutarci a tirarlo fuori di li.- Concluse Peterson.
-Dirò ai miei di indagare- rispose lei, e uscì per cercare Ryan ed Esposito.
Nella fretta di raggiungere la posizione della rapina li aveva infatti seminati durante il tragitto in auto.
-Che cos'hai scoperto?- le chiese Ryan appena li trovò.
-Niente di buono, ragazzi. Sono iniziate le trattative ma abbiamo a che fare con dei professionisti- gli rispose lei.
-I miei amici nelle squadre speciali mi hanno appena confermato che non credono sarà possibile inserirsi nelle telecamere interne. Questa gente sa il fatto suo, poco ma sicuro.- Aggiunse Esposito.
-Ragazzi, ho bisogno che indaghiate su una cosa- chiese ai colleghi -Castle è riuscito a farci avere un messaggio dall'interno: "cassetta di sicurezza 120". Questi sono i dati dei proprietari, voglio scopriate quanto più possibile su questa storia.-
Consegnò il biglietto a Ryan che partì spedito per iniziare le indagini.
-Sei sicura di non aver problemi a rimanere qui da sola?- Le chiese Esposito, che non aveva seguito Ryan verso l'auto.
Non sapeva se essere offesa dalle preoccupazioni del collega, decise che probabilmente stava solo cercando di coprirle le spalle, come aveva sempre fatto.
Annuì e gli rispose di non preoccuparsi. Non avrebbe avuto problemi.
Visto che era fuori, raggiunse di nuovo Alexis.
-Alexis, tuo padre per ora sta bene. E' riuscito ad inviarci un messaggio dall'interno della banca.- Le disse, sperando di tirarla su di morale almeno un po'.
-Ne sei sicura? Siete riusciti a elaborare un piano per tirarli fuori?-
-Sono certa fosse lui, ma ancora non ci sono sviluppi. Alexis, credo dovresti contattare qualcuno. Non ti fa bene rimanere qui da sola.- Le consigliò.
-Sono ore che provo a contattare Ashley e non mi risponde. E tutte le persone che amo di più sono la dentro, Kate. Loro sono tutto ciò che ho...- Le si era spezzata di nuovo la voce, nel dirlo.
-Non ti preoccupare, andrà tutto bene. Andrà tutto bene.- Non sapeva esattamente se cercava di tranquillizare se stessa o Alexis.
Poco meno di un'ora dopo vennè richiamata da Ryan, avevano fatto diverse scoperte.
La coppia proprietaria della cassetta di sicurezza si era rivelata essere una vedova, il marito era morto da diverso tempo. Quando i Bro avevano raggiunto il suo appartamento l'avevano trovata morta strangolata. Sembrava le fosse stato strappato qualcosa dalla collanina che portava al collo, la chiave della cassetta di sicurezza, magari?
Inoltre avevano trovato una cimice di livello professionale dentro alla casa.
Le cose si stavano facendo sempre più complicate e non riusciva a capire quale fosse il nesso, se c'era, tra i due crimini.
Una persona dal centro di comando le stava facendo cenno di tornare dentro alla sala di controllo e fece uno scatto per tornare indietro.
Peterson era di nuovo al telefono con Trapper John e stava chiedendo più tempo.
Dopo breve, appena conclusa la chiamata, Peterson le spiegò la situazione: -Trapper John ci invita a mandare un paramedico a prendere uno degli ostaggi. Sembra abbia avuto un attacco epilettico. Chiede però di avere il pullman in 20 minuti, cosa che non è fattibile.
Dovremo far irruzione alla cieca, prima che inizi a colpire gli ostaggi.-
-Capitano, non può entrare alla cieca, farà uccidere tutti gli ostaggi!- protestò lei.
-Non vedo altre soluzioni, Detective. Non c'è modo di avere una visuale di come siano messi i rapitori e gli ostaggi, e non possiamo permetterci di lasciare agire Trapper John senza averci almeno provato.- concluse gravemente.
-C'è un'altra soluzione. Trapper John ci permette di far entrare un paramedico per soccorrere l'epilettico. Ci vado io.- si offrì -Saprò riportare la disposizione dei rapitori e degli ostaggi e partiremo con almeno quel vantaggio-
-E' sicura di sentirsela?- le chiese quindi il capitano Peterson.
Il suo partner, quello che era probabilmente il suo migliore amico, anzi, decisamente più di un amico, la persona a cui più di tutte negli ultimi anni doveva la vita per averle coperto le spalle, era là dentro.
E lei non aspettava che una possibilità per poter fare qualcosa.
Se la sentiva? Si, era pronta a tutto per tirare fuori Castle sano e salvo da quella banca. Lo aveva anche promesso ad Alexis.
Finalmente avrebbe potuto rendersi utile. Era quello che aspettava da quando era arrivata lì.
