L'ultima cosa che Richard Castle poteva aspettarsi quel giorno, era di rivedere Kate Beckett.
Era quasi più probabile venisse coinvolto e preso come ostaggio in una rapina.
Bene.
La statistica non sempre predice il futuro e, in una sola mattinata, stava per avere entrambe le cose.
Erano prigionieri ormai da diverse ore e aveva cercato di fare del suo meglio per inviare segnali all'esterno, sperando ci fosse qualcuno pronto a coglierli. Non tutti gli agenti erano svegli come Beckett e non sapeva se i suoi messaggi sarebbero stati afferrati.
Smettila di pensare a Beckett, si corresse.
Qualsiasi cosa facesse, il paragone con quello che avrebbe fatto se ci fosse stata anche lei sembrava sempre inevitabile.
Che cogliessero o no quello che aveva voluto comunicare, aveva comunque dovuto provarci.
C'era qualcosa che non andava in quella storia e se fossero riusciti a scoprire qualcosa sulle reali intenzioni dei criminali magari avrebbero avuto più chance.
Dopo la scoperta del C4 che i rapinatori avevano portato nella banca si stava ingegnando per comunicare la cosa alla polizia ma il buon Sal Martino aveva giustamente deciso di interrompere tutti i suoi piani accusando un attacco epilettico giusto quando stava per fare la sua mossa.
Poco male, aveva colto la conversazione telefonica di Trapper John con il capo delle operazioni della SWAT e aveva deciso di mandare un biglietto all'esterno tramite il paramedico che sarebbe arrivato di lì a poco per soccorrere Martino.
Era un passo rischioso ma andava fatto.
Grazie alle sue precedenti mosse si trovava a pochi passi da dall'uomo quando aveva avuto il malore ed era quindi stato il primo a soccorrerlo. Grazie alla distrazione generale causata da Sal, era già riuscito a preparare un breve messaggio in un foglietto di carta e aspettava ora solo l'arrivo del medico.
Era un piano geniale e sarebbe riuscito perfettamente. Doveva crederci.
L'unica cosa che non aveva ancora deciso era come riuscire a uscire di lì sano e salvo, portando con lui la madre e gli altri ostaggi. Un conto era fare del suo meglio per informare gli esterni della situazione, un altro era trovare una scappatoia per uscirne integri.
Beckett sarebbe stata fiera di lui se avesse visto come stava provando ad aiutare la schiera di poliziotti appostati fuori. Ma lui non doveva pensare a lei, si ricordò. Specialmente in quella situazione.
Aveva sentimenti contrastanti in merito.
Certo, era arrabbiato con lei. Molto arrabbiato.
Erano più di tre anni che la seguiva come un'ombra. C'era sempre stato per lei e credeva che questo valesse molto più dei problemi che avevano avuto poco prima che Montgomery morisse.
Tutto quello che gli aveva detto prima che lei entrasse in quell'hangar era la verità. Aveva davvero temuto per la sua vita, e a ragione, visto quel che era accaduto, e le aveva chiesto di farsi da parte.
Assieme ai suoi timori le aveva aperto una parte di sé, l'aveva esposta al sole perchè lei la abbracciasse o la distruggesse. Poi, per paura, aveva tirato il freno e le aveva fatto credere che si preoccupava per chi le era vicino. Suo padre. Josh.
Già nel momento in cui lo aveva detto si era sentito uno stupido. Josh? Sul serio? Lui odiava Josh. Dottor perfezione e brillantina poteva andarsene a quel paese a salvare il mondo, per quel che lo riguardava.
Lei, testarda e cocciuta come sempre, si era rifiutata di fare retro front e lo aveva giustamente attaccato chiedendogli se cercava di fermarla solo per suo padre e il suo fidanzato.
Non poteva certo lamentarsi della domanda, era andato a cercarsela facendole quel discorso. Ma non sapeva cosa fossero in quel momento. Avevano vissuto esperienze troppo forti assieme. Amici, o anche partners, non erano termini che potevano identificarli.
Poi tutto era andato male.
E nel corso dei giorni successivi era solo peggiorato.
Prima le aveva detto tutto quello che pensava sul suo modo di nascondersi e su come viveva le sue relazioni. Già lì credeva di averla persa, sapeva che non era pronta a riconoscere la verità in quello che gli diceva. Lo aveva sbattuto fuori e lui, seguendo il suo orgoglio ferito, se ne era andato senza nemmeno una parola.
Poi Montgomery era morto, cercando di salvarla. Aveva creduto che l'elogio funebre che lei aveva tenuto quel giorno al cimitero, quando aveva ricordato le parole di Roy, fosse riferito a lui. Aveva dichiarato come una persona si potesse considerare fortunata se trovava qualcuno che prendesse posizione assieme a lei e mentre lo diceva guardava lui.
Dopo, quando gli stava per morire tra le braccia in seguito allo sparo, aveva vuotato il sacco e le aveva detto che la amava. Glielo aveva detto con la forza della disperazione e sperava solo di poterglielo ripetere ancora non appena fosse stata fuori pericolo di vita.
Invece anche qui nulla era andato come previsto.
Quando era andato a trovarla in ospedale gli aveva rivelato di non ricordare nulla del giorno della sparatoria e poi, dopo avergli chiesto un po' di tempo, non si era più fatta sentire.
Era fermamente convinto che ci fosse stato qualcosa tra loro, qualcosa che non poteva essere gettato via così facilmente. Il loro rapporto si era evoluto troppo, nel tempo, per essere declassato ad un semplice bagaglio da buttare.
L'ultimo periodo era stato tremendo. Il lavoro aveva portato un po' di distrazione grazie ai frequenti impegni per le presentazioni del nuovo libro ma nonostante quello spesso e volentieri si sentiva tremendamente solo.
Stava perdendo tutto quello che aveva desiderato di poter avere e non capiva come mai era stato allontanato così.
Eppure avrebbe dovuto essere abituato a quelle sensazioni.
Ogni qual volta aveva provato ad investire in una relazione questa gli si disfaceva tra le dita e finiva sempre per crollare senza pietà.
Prima Meredith, che senza farsi troppe remore lo aveva tradito e se ne era andata fregandosene di lui, della loro figlia e di tutto quello che c'era stato.
Poi Gina, che si era rivelata uno sbaglio colossale. Era lontana anni luce dall'essere che lui si era immaginato. Ma anche lì, la decisione di andarsene era stata di lei. L'unico danno consistente in quel caso era stato quello al suo portafoglio.
Aveva sempre fatto buon viso a cattivo gioco, si era preso il buono di quello che la vita gli aveva donato. Aveva una figlia meravigliosa, una carriera di spicco e aveva infine conosciuto Kate.
Se fosse stato per lui, senza tradimenti o cambiamenti di idee, sia il suo primo che il suo secondo matrimonio avrebbero potuto funzionare. Ma ora si rendeva conto che non avrebbe saputo nemmeno cosa fosse l'amore, se non avesse conosciuto la detective. Aveva avuto il tempo per imparare a conoscerla e si era reso conto di cosa volesse dire innamorarsi per davvero.
Ormai erano mesi che non la sentiva e, pur avendo rispettato il suo desiderio di essere lasciata sola, decise che se l'avesse scampata anche questa volta non avrebbe aspettato ancora a lungo prima di riprendere la situazione in mano. Voleva almeno dei chiarimenti, la vita era troppo breve per far finta di nulla e continuare ad aspettare.
Anche perchè, visti gli ultimi sviluppi con il misterioso sig. Smith, avrebbe dovuto cercare di tenerla sotto controllo.
Non che in quel momento servisse qualcuno per fermarla dall'indagare. Sapeva bene, grazie alle sue fonti, che lei non se la stava passando bene.
Da quando era ricomparsa al distretto non era ancora riuscita a superare lo shock dell'attentato alla sua vita e quel primo attacco di panico che aveva avuto durante l'arresto di Mitch Yancey lo aveva dimostrato. Era stato felice che lei avesse deciso di sua spontanea volontà di farsi da parte per un po'. Aveva verificato e lo psicologo che la seguiva era più che qualificato per la terapia del PTSD e godeva della stima di tutti i colleghi che era riuscito a contattare. Sperava riuscisse a farla riprendere e a farle superare il trauma.
Sapeva poi che sul fronte fisico il suo recupero era stato del cento per cento ed era stato grato di sapere che non ci sarebbero state conseguenze a lungo termine.
Se lei avesse saputo che lui era a conoscenza di tutto questo probabilmente gli avrebbe sparato.
O detto di farsi gli affari suoi.
O forse, chissà… Forse lo avrebbe sorpreso. Non lo faceva sempre?
Anche l'ultima volta lo aveva fatto, in modo spiacevole, però.
Aveva atteso la sua chiamata per giorni.
Poi i giorni erano diventati settimane e le settimane si erano trasformate in mesi.
Aveva infine compreso che quella telefonata non sarebbe mai arrivata e il bisogno di sapere cosa stava accadendo l'aveva obbligato a cercare una spia interna al dodicesimo che lo tenesse aggiornato.
Era riuscito nel suo intento, anche se ne era rimasto sorpreso perfino lui. Non aveva creduto di avere un simpatizzante nella persona che aveva deciso di tenerlo informato.
Sapere che lei stava male, che viveva nella paura, aveva fatto soffrire anche lui.
Una parte di lui aveva sperato ardentemente che lei lo cercasse, ma evidentemente Josh doveva averle tenuto buona compagnia se non aveva mai sentito il bisogno di vederlo. Lo faceva impazzire di gelosia sapere che il suo perfettissimo ragazzo con la motocicletta era al suo fianco mentre a lui era stato negato anche un minimo premio di consolazione.
Ora le cose avrebbero dovuto cambiare. Doveva mettere da parte l'orgoglio e cercare di riavvicinarla per poterla fermare se si fosse spinta troppo oltre con il caso di sua madre. Era solo questione di tempo prima che ci si rituffasse a capofitto.
Era pronto a tornare ad essere anche solo la sua spalla, un semplice amico, per lei.
Qualunque cosa di cui lei avesse bisogno, pur di tenerla in vita.
Se avesse opposto resistenza al suo rientro al distretto se la sarebbe lavorata ai fianchi, come un abile boxer, per sfiancarla lentamente fino a farsi riammettere nella sua vita.
Quella strategia aveva già funzionato una volta, poteva farlo di nuovo.
Si era talmente perso nei suoi pensieri sulla detective che quando sentì il tramestio attorno alle porte venne colto di sorpresa. Ecco come mai doveva evitare di pensare a lei. Si distraeva troppo e in quel momento non era proprio il caso.
Alzò lo sguardo da Sal e vide che dalla porta socchiusa stava per entrare qualcuno, spingendo in avanti la lettiga.
Appena vide la persona che la spingeva temette un colpo al cuore.
Era Beckett, vestita da paramedico.
Pensava talmente tanto a lei da avere delle allucinazioni autoindotte? Poteva darsi, vista la situazione di forte stress. Aveva letto qualcosa al riguardo, tempo prima.
No, invece, era proprio lei. Ed era tremendamente reale.
Nei suoi sogni Beckett avrebbe avuto un'aria più rilassata e un colorito decisamente migliore. E non sarebbe sembrata così spaesata. Appena era entrata era sbiancata e ora sembrava si stesse tenendo alla barella per non cadere.
Fece presto a capirne il motivo sapendo quello che stava passando. Si era appena introdotta in una stanza con quattro armi puntate su di lei e la tensione era palpabile.
Non capiva chi diavolo avesse avuto la geniale idea di spedirla là dentro. Era evidente che non stava bene! E lei perchè diavolo era andata a cacciarsi in quella situazione? Aveva perso il senno della ragione?
Anche solo lo sforzo di reggersi in piedi le stava costando parecchio, a quel che vedeva. Non l'aveva mai vista così confusa e spaventata. Stava per alzarsi per andare a raggiungerla, fregandosene delle conseguenze. Se lei aveva bisogno di conforto, chi erano quattro rapinatori per fermarlo?
Per fortuna, prima che lui agisse, lei alzò lo sguardo da terrà e riuscì a stabilire un contatto visivo tra loro. La vide tranquillizzarsi e fare un bel respiro.
Forse il peggio era passato. Lo aveva guardato con occhi leggermente lucidi e gli aveva fatto un accenno di sorriso, poi si era come riscossa e stava ora venendo verso di lui e Sal.
Quando si inginocchiò a fianco a lui, fingendo di visitare il paziente, fece di tutto per evitare di guardarlo.
Lui non resistette, allungò la sua mano fino a stringere la sua e la vide arrossire leggermente. La osservò bene e fu fiero di lei. Certo, era ancora sconvolto che si fosse buttata in una missione del genere senza fare i conti con il suo stato psicofisico, ma sembrava anche che avesse fatto un passo in avanti per superare la cosa.
Lei sollevò un momento lo sguardo ma appena vide che la fissava tornò ad occuparsi di Sal, chiedendogli come stava.
Le illustrò la situazione e quando la rapinatrice che stava alle loro spalle li incitò a muoversi, gli sussurrò la promessa di tirarlo fuori da lì. Nel farlo gli riprese la mano e gliela strinse brevemente, guardandolo con uno sguardo colmo di promesse.
Fu solo dopo averla aiutata a spostare Martino sulla barella che gli tornò in mente che aveva anche lui una missione da compiere. Nell'iniziare a spingere la lettiga allungò il braccio destro e le infilò il bigliettino nella mano che teneva a pugno sui bordi del carrello.
Beckett si rese subito conto di quello che cercava di fare e riuscirono a non farsi scoprire.
Poco dopo lei era all'esterno e lui ringraziò il cielo che fosse di nuovo al sicuro.
Visto come erano andate le cose, pensò che se gli avessero detto che per rivederla bastava farsi prendere in ostaggio avrebbe pure accettato. Avrebbe addirittura commissionato lui il colpo.
Ecco, magari forse non avrebbe coinvolto la madre.
