Beckett raggiunse nel più breve tempo possibile il retro degli automezzi in modo da essere coperta casomai qualcuno la osservasse dalla banca e lasciò che dei veri medici si prendessero finalmente cura di Sal Martino.

Tirò un sospiro di sollievo, quantomeno la prima parte era fatta e, anche se era rimasto prigioniero, aveva rivisto Castle ed era riuscita ad assicurarsi che stesse bene.

Col sennò di poi si rese conto del disastro che sarebbe potuto accadere se lui non fosse stato là, ma preferì scartare subito quelle considerazioni.

In fondo era andato tutto bene.

Venne raggiunta da Alexis, che si era fatta aprire il passaggio dallo stesso agente di poco prima.

-E' tutto ok, Alexis. Rick e Martha erano dentro ma stavano bene e non erano feriti- la rincuorò mentre apriva il biglietto che le aveva fatto avere Castle.

-Grazie a Dio…- La ragazza tirò un sospiro di sollievo e stava per aggiungere qualcos'altro quando Beckett sbiancò di colpo e le ordinò di tornare immediatamente oltre la zona recintata.

-Devo andare, Alexis. Esci dalla zona gialla e non ti muovere da là!- Le ordinò andandosene.

Passando, si premurò poi di incaricare l'agente più vicino di farla uscire, andava fatta evacuare subito dalla zona di svolgimento delle azioni.

Corse fino alla sala del comando mobile e si tuffò all'interno, dove ebbe subito tutta l'attenzione dei presenti.

-Non possiamo attaccare, c'è del C4 all'interno!- Li informò senza preamboli.

-Ne è sicura? L'ha visto con i suoi occhi?- Chiese conferma Peterson, restio a cambiare i suoi piani.

-Non di persona, ma me lo ha comunicato Castle grazie ad un messaggio.- Gli rispose, mostrando il biglietto stropicciato. -E se dice che ci sono esplosivi plastici, allora è così!- concluse, quasi sfidandoli a ribattere.

-Questo significa che un'irruzione non è più fattibile. Non posso mandare i miei uomini in un edificio pronto a scoppiare.- Constatò quindi Peterson -Dovremo trovare un'altra soluzione alla svelta, il tempo concesso per fare arrivare il pullman sta per scadere-.

-Non riesco a capire. Come mai si sono portati del C4 per rapinare la banca? Che cosa cercano?- Si interrogo Beckett -E come è collegato tutto questo con l'omicidio di Agnes Fields?-

Decise quindi di contattare Esposito e Ryan sperando in buone nuove sul caso.

Dopo aver scoperto della morte dell'anziana proprietaria della cassetta di sicurezza, il caso era ufficialmente anche loro e non riusciva a stabilire un nesso logico tra la rapina e l'omicidio. Erano due crimini apparentemente slegati tra loro ma intuiva che Castle doveva aver visto qualcosa per indirizzarli sulla scena del crimine dell'omicidio.

-Ragazzi, ci sono novità?- Si informò appena i Bro risposero al telefono.

-Nessuna. Agnes Fields non aveva parenti in vita. Era vedova e la figlia e il nipote sono morti in un incidente più di un anno fa. Sembra che oltre a lei anche qualcun'altro accedesse alla cassetta di sicurezza. Esiste una seconda chiave ma ancora non sappiamo di chi possa essere. Il parente in vita più prossimo sembrerebbe essere il genero, un tale Ron Brandt, che ancora non siamo riusciti a contattare. Gli abbiamo lasciato un messaggio e siamo in attesa che ci richiami.- Riepilogarono per lei i colleghi, alternandosi al vivavoce con una sincronizzazione resa perfetta nel corso degli anni.

-Non abbiamo tempo da perdere, cercate di…- Non riuscì a finire la frase.

Un potente boato risuonò dall'interno della banca e sentì la strada tremare, quasi come una forte scossa di terremoto.

Il C4 era stato fatto esplodere.

Si precipitò fuori dalla sala di controllo ed uscì all'esterno, nella confusione più totale.

Il boato aveva terrorizzato la folla raccolta ai margini della zona e, da diverse auto parcheggiate nei dintorni, erano partite le sirene antifurto. Una nuvola di polvere usciva dalle porte ora scardinate della banca e si stava allargando verso lo spiazzo davanti all'ingresso.

No. No. No.

Dio, no.

Venne presa dal panico.

Il cuore le batteva a mille e continuava a ripetersi che quello che stava accadendo era impossibile.

Il C4 non poteva essere esploso, non ce n'era ragione.

Castle non poteva essere morto.

Negare quella che sembrava essere l'evidenza era l'unica cosa possibile. Non poteva pensare a nient'altro. La portata delle possibili conseguenze era troppo grave per riuscire anche solo a valutarle.

Guardava come allucinata gli SWAT che si muovevano per riposizionarsi in attesa di ordini dai superiori o dal capitano Peterson, che era a sua volta uscito dalla centrale di comando per verificare la situazione.

Osservò impotente i movimenti afoni e organizzati dei soldati che si stagliavano contro il sonoro caos che si svolgeva tutt'attorno e, nel suo limbo, pensò a tutto quello che era andato storto tra di loro. Avrebbero potuto essere felici ed invece si erano accontentati di aspettare, di stare vicini, ma senza esserlo mai veramente.

Dentro di lei aveva sempre creduto che prima o poi sarebbero stati destinati a stare insieme, solo che nessuno di loro aveva mai avuto l'urgenza di concretizzare la cosa. Sembrava ci potesse essere sempre il tempo di farlo.

Castle aveva fatto un primo e deciso passo verso un "loro" dopo che era stata colpita dal cecchino, le aveva confessato di amarla. Aveva provato quello che stava provando lei in quel momento? Come lo capiva, ora.

Restia a cambiare direzione, lei aveva proseguito con la loro continua danza di avvicinamenti e allontanamenti e si era tirata indietro. Gli aveva mentito, per poter conservare, forse, quel poco che avevano.

Le era sembrato di non essere mai abbastanza pronta per affrontare quelle che avrebbero potuto essere le sue ultime prime volte.

La sua dichiarazione era solo uno dei tanti esempi che dimostravano come il timing tra di loro fosse sempre stato sbagliato e avevano finito per passare più di 3 anni a rincorrersi a vicenda senza mai raggiungersi. Era quindi tutto finito, ora? Non c'era più tempo per loro due? Non ci sarebbero state altre opportunità?

Quei maledetti muri che sentiva dentro di sè ora sembravano essere esplosi assieme al C4 e la paura e l'ansia le scorrevano dentro senza più ostacoli.

Si chiese che senso avesse avuto il loro incontro se doveva finire tutto così e rivisse con rimorso tutte le occasioni sprecate della loro amicizia.

O relazione.

Non sapeva bene nemmeno lei come definire il loro rapporto. Non sapeva nemmeno se dopo l'ultimo periodo c'era ancora qualcosa. Ma la domanda che più si poneva era se poteva esistere un mondo senza Castle.

Certo, era riuscita a trascorrere interi mesi senza di lui, ma sapeva che stava bene e che proseguiva la sua vita. La pagina 6 del Ledger era diventata sua grande amica e aveva riportato spesso news su di lui, visti i promo per la presentazione dell'ultimo libro di Nikki Heat.

Considerando che tenerlo al sicuro era uno dei motivi che l'avevano spinta ad allontanarlo, possibile che ora, dopo tutte le volte in cui si erano salvati la vita a vicenda, lui andasse a morire in una mattinata qualunque chiedendo un prestito in banca? Il karma era profondamente ingiusto a portarglielo via così, proprio davanti ai suoi occhi.

Le squadre speciali stavano per entrare nell'edificio e lei si riscosse dallo stato di scioccato torpore in cui era caduta.

Il suo corpo reagì in modo autonomo e infilò il cellulare, che ancora teneva in mano, in una delle tasche della divisa da paramedico. Prese un giubbotto antiproiettile dalla pila delle attrezzature posizionata poco distante da dove si trovava ed estrasse l'arma di ordinanza. Si infilò quindi dietro al primo team che si apprestava ad entrare.

La fuliggine e la polvere oscuravano la visuale e non permettevano di vedere oltre un paio di metri dalla propria posizione. Oltrepassò la soglia senza nemmeno fermarsi a controllare il perimetro e superò l'intera squadra, collocandosi in testa al gruppo.

-Castle!- Provò a chiamarlo -Castle! Castle!-.

Le sue urla rimbombarono nell'atrio vuoto, mentre continuava ad avanzare ispezionando la stanza. L'edificio sembrava desolato e sembrava non esserci rimasta anima viva.

Poi sentì Castle che la chiamava.

-Beckett! Siamo qui!-

Sentire che la chiamava le ridiede i dieci anni di vita che aveva perso al momento dell'esplosione. Fu come se la tela di dolore nel quale era stata avvolta poco prima si sfilasse dal suo capo per cadere a terra, lasciandola di nuovo libera di essere felice.

Abbassò la pistola, che teneva in posizione Chapman, e corse in direzione della sua voce senza nemmeno preoccuparsi di perlustrare le stanze che superava.

Poche decine di metri più avanti, ancora immersa nella nube di detriti, trovò il gruppo di ostaggi dietro le sbarre di una delle casseforti, ammanettati con dei lacci di plastica ma al riparo dall'esplosione.

Castle era seduto a terra vicino ad uno degli angoli della stanza e stava appoggiato alla parete. Kate ringraziò il cielo nel vederlo vivo. Fino a pochi minuti prima l'aveva creduto morto e avrebbe dato qualunque cosa per ritrovarlo sano e salvo.

Ora lui era proprio davanti a lei. Respirava. La guardava.

Si precipitò da lui e gli si inginocchiò davanti. Aveva quasi paura di sfiorarlo, temeva potesse essere tutto troppo bello per essere vero.

Quando finalmente si decise, gli prese le mani nelle sue, troppo emozionata anche solo per parlare e si godette la vista del suo viso. Restarono in silenzio uno davanti all'altra, anche lui troppo concentrato a guardarla e a godersi il calore delle sue mani per poter dire qualcosa.

Dopo quella che avrebbe potuto essere una intera vita, ma che in realtà erano probabilmente solo alcuni secondi, decise che quel semplice contatto non le bastava e allungò le braccia fino al suo collo, stringendolo in un forte abbraccio.

Se ne avesse avuto la possibilità lo avrebbe stretto a se fino a diventare una sola anima. Poi si tirò leggermente indietro e gli prese il viso tra le mani, scendendo fino al colletto della sua camicia. Lui era ancora bloccato dalle manette improvvisate e la guardava come se fosse la cosa più bella che avesse mai visto.

-Castle- Gli sussurrò dolcemente -Come stai?-

Avrebbe voluto poter pronunciare il suo nome e continuare ad accarezzarlo per sempre. In effetti, se ci pensava, non era una brutta idea.

-Beckett, credevo fossi un miraggio quando ti ho visto entrare, prima… Invece sei proprio qui. Sei davvero tu!- Le rispose lui, ancora meravigliato di trovarla lì. Sorpreso ancor di più dal fatto che gli teneva il viso tra le mani e lo guardava con un sorriso radioso, vero.

Beckett si accorse subito del cambio di atteggiamento di Castle. In pochi attimi passò dalla gioia di rivederla ad un atteggiamento più guardingo. Con le mani ancora intrappolate le fece pressione sullo sterno, appena sotto al collo, e la allontanò da lui per osservarla meglio.

-Che cosa ci fai qui?- Le chiese.

-Ho saputo della rapina in banca da Alexis e mi sono precipitata a controllare che tu…-

-Intendo, cosa pensavi di fare prima ad entrare qui dentro sotto copertura!- La interruppe lui.

-Io… Aspetta, ora ti libero.- Gli disse rendendosi conto che lui era ancora pressochè immobilizzato.

Tirò fuori un coltellino e tranciò le estremità delle fascette, permettendogli di muovere liberamente gli arti superiori.

Venne ricompensata da un Castle che, finalmente libero di muoversi, la prese stringendola a lui e, sbilanciandola, la fece finire di nuovo addosso alla parete assieme con sè.

Ricambiò quello slancio d'affetto e si appoggiò con il viso nell'incavo del suo collo. Nonostante la polvere nell'aria ed i residui dell'esplosione sentì forte il suo profumo e fu un po' come un ritorno a casa. Quella sensazione di benessere e appagamento che si prova quando si torna alle proprie origini.

-Sai, Castle- Iniziò a dirgli, appuntandosi con le mani sulla parete per sollevarsi leggermente e poterlo vedere negli occhi -L'ultima volta che le hai contate hai detto che mi hai salvato la vita più volte di quanto io abbia fatto con te. Così sono venuta per cercare di riequilibrare un po' il conto.-

Provò a scherzarci su, ma voleva anche confermargli che era lì per lui. Fargli capire che, nonostante tutto, se lui fosse stato in difficoltà lei ci sarebbe sempre stata.

Lui non le rispose con il suo solito sarcasmo e si limitò a squadrarla, come se fosse lei quella che aveva bisogno di essere controllata alla ricerca di danni o ferite! Castle doveva aver confuso i loro ruoli, in quel momento, pensò.

Nel mentre gli agenti della SWAT avevano liberato ormai tutti gli ostaggi. Uno di loro stava ora provvedendo a Martha che, seduta accanto a Rick, li guardava con l'occhio di chi la sa lunga.

-Martha, tu stai bene?- Le chiese Kate, staccandosi da Castle e accorgendosi con imbarazzo che li stava osservando da un po'. Quella di fissare le persone doveva essere una cosa che si tramandava geneticamente.

-Mai stata meglio, cara!- Le rispose, mentre il signore in giacca e cravatta che sedeva vicino a lei la aiutava ad alzarsi -Ma credo che da oggi cambierò banca…- concluse quindi sorridendo, all'indirizzo dell'uomo che le stava dando una mano. Probabilmente il direttore della banca, immaginò Kate.

Vista la precedente esplosione e i dubbi sull'instabilità dell'edificio la squadra operativa invitò tutti ad uscire con ordine il prima possibile, in modo da poter mettere in sicurezza l'edificio.

-Andiamocene da qui!- Lo invitò, prendendogli la mano e spingendolo a seguirla.

Riattraversò l'atrio, questa volta con sentimenti completamente diversi rispetto a prima, e uscirono all'aperto dove vennerò accolti dal sole del primo pomeriggio e da un'aria decisamente più pulita rispetto all'interno polveroso della banca.

Martha stava ancora parlando col signore di prima a poca distanza da loro e, ancora tenendolo per mano, lei e Castle si avviarono verso gli scalini che portavano alla strada. Appena Castle vide Alexis che gli correva incontro, si staccò da lei e corse ad abbracciare la figlia, prendendola praticamente al volo.

Beckett non potè fare a meno di sentire la mancanza del calore della grande mano di lui e si diede della sciocca anche solo per averci fatto caso. In realtà vederlo cingere la ragazza era una scena molto bella, quel suo essere un padre straordinario era una delle cose che l'aveva spinta a rivalutarlo come persona, poco dopo il loro primo incontro.

Castle strinse forte a sé la figlia, facendole fare un giro completo su se stesso e rassicurandola che stavano bene. Poco dopo vennero raggiunti anche da Martha e Alexis portò la sua attenzione sulla nonna.

Libero dalle braccia della figlia, Castle potè quindi rivolgere la sua attenzione nuovamente su di lei.