Castle non sapeva bene come affrontare la situazione.
Beckett aveva sempre saputo cosa provava, ma lo aveva comunque allontanato.
Questi erano i fatti, oramai accertati.
In quella lunga estate che si avviava al termine aveva avuto decisamente troppo tempo libero e nei vari giri di pensieri, aveva valutato anche quella possibilità. Almeno, nonostante la sorpresa, non era stato colto del tutto impreparato. All'epoca aveva creduto che, se quello fosse stato il caso, avrebbe significato che lei non lo amava e che aveva fatto finta di nulla per non offenderlo.
Eppure si era lasciata con Josh, e glielo aveva appena candidamente ammesso. Giusto quando lui si era fatto avanti. Proprio quando avere un medico a fianco le avrebbe fatto solo che bene. Coincidenze? Sperava vivamente di no.
E si era scusata. Aveva parlato di muri, di pericoli di vita. Ma non aveva detto di non amarlo.
Aveva anche ammesso che avrebbe voluto richiamarlo, ma che non aveva voluto trascinarlo nel baratro con lei. Quindi la sua presenza non era voluta per cause di forza maggiore, non perchè non lo volesse. Giusto?
Ah, se solo avesse visto come si era ridotto aspettandola... Non si sarebbe fatta tutti questi problemi. Nemmeno lui aveva navigato buone acque. Era riuscito a far passare le giornate per inerzia ma le notti solitarie non finivano mai. Aveva ormai perso il conto dei risvegli sopraggiunti a notte fonda, certo di avere sulle mani il sangue di lei. Sicuro di averla persa e senza la possibilità di verificare il contrario, maledicendo quel minuscolo ritardo che aveva avuto nel farle scudo con il proprio corpo.
Lei aveva finito con le spiegazioni e le scuse e ora toccava a lui parlare, ma prima di dirle qualsiasi cosa doveva prima sbrogliare i sentimenti contrastanti che sentiva dentro di sé.
Era ancora arrabbiato con lei? No, non era decisamente quello il caso.
Forse non la poteva ancora comprendere appieno ma sapeva che non se l'era passata bene nemmeno lei, negli ultimi mesi. Per la prima volta da quando la conosceva aveva davanti a sé una Kate Beckett fragile. Non avrebbe saputo come altro definirla.
I segni della lunga riabilitazione e della lotta che ancora intraprendeva contro sé stessa gli erano perfettamente visibili, anche senza considerare le informazioni che gli arrivavano quasi giornalmente dal distretto.
Da una parte era sempre follemente attratto da lei, il suo caratteristico profumo di ciliegia riempiva la stanza e, nonostante l'aria stanca e denutrita che si portava dietro, era sempre e comunque la donna più bella che avesse mai visto. Le sue curve erano accentuate dal pantalone stretto, mentre la maglia morbida lasciava spazio all'immaginazione. E lui aveva molta immaginazione.
Avrebbe solo voluto gettarle le braccia attorno a mo' di orso per stringerla in un abbraccio. Cosa che si sarebbero meritati entrambi, dopo quel che avevano passato durante il tentativo di rapina.
D'altra parte, sembrava che le intenzioni di lei fossero quelle di allontanarlo di nuovo, cosa che lui non aveva nessuna intenzione di lasciarle fare.
Primo perchè la cosa sembrava ferire molto anche lei.
Secondo perchè sembrava convinta, da come lo guardava, che lui sarebbe scappato a gambe levate da un momento all'altro, appena avesse distolto lo sguardo. Sembrava aspettasse solo che lui le dicesse che era stato un piacere conoscerla e che se ne andasse con scuse varie. Sono una persona tanto impegnata, ho tante presentazioni da tenere, sono una persona famosa, ecc ecc. Ci si vede in giro qualche volta, eh, Beckett? Grazie di tutto.
Come se lui avesse potuto archiviare in un attimo tutta la loro storia.
Pareva non comprendere quanto fosse stato serio quando le aveva confessato di amarla. Pensava forse che lui girasse le strade dichiarando amore eterno a tutte le donne che incontrava? Gli ci erano voluti più di tre anni per arrivare a dirglielo, si sentiva quasi offeso che lei non lo prendesse con la dovuta serietà. Fosse stato per lui non si sarebbero mai nemmeno divisi, figurarsi se intendeva lasciarla ora.
Oltretutto aveva da poco avuto la certezza, incontrandosi con il misterioso sig. Smith, che i presupposti sui quali si basavano le convinzioni di Kate fossero, almeno al momento, inesistenti.
La sua vita non sarebbe più stata in pericolo finchè non avesse reiniziato ad indagare, ma naturalmente questo lei non poteva saperlo.
Ecco. Di una cosa era sicuro, non l'avrebbe presa bene.
E lui doveva comunque dirglielo.
Leggeva la paura che si nascondeva dietro i suoi occhi e non poteva lasciare che la divorasse dall'interno come sembrava fosse accaduto durante quell'estate. Non se aveva i mezzi per impedirlo.
Ora... Come doveva gestire gli eventi di quella giornata?
Stava ancora pensando a come spiegarle le circostanze che avevano portato alla conoscenza dell'amico di Montgomery, quando vide una lacrima scorrerle sul viso. E agì d'istinto.
Le si avvicinò e le accarezzo la guancia dolcemente, asciugando quella goccia solitaria. Si guardarono intensamente, consci entrambi dell'intensità del momento. Lo sguardo di lei cadde sulle sue labbra, tornando poi sui suoi occhi in una danza accattivante. Non era la prima volta che lo faceva, forse non si rendeva nemmeno conto di che tortura era starle accanto in modo platonico.
Stavoltà però non resistette.
Non c'erano più ostacoli, per come la vedeva lui. Le carte erano già in tavola visto che entrambi sapevano cosa provava per lei. Josh era fuori dai giochi e non c'era più nessun rapporto che rischiava di rovinare. In effetti al momento non c'era nemmeno più nessuna collaborazione tra loro. Tanto valeva rischiare il tutto per tutto.
Avvicinò le labbra alle sue, un contatto minimo, le strusciò solo leggermente.
Più che un bacio passionale fu un bacio spezzato.
Una richiesta di permesso.
Tanto leggero e veloce da poter credere non fosse mai avvenuto ma così pieno di tensione e di promesse da essere una dichiarazione di amore e di resa totali. Completamente diverso da quello che avevano avuto l'anno prima, agendo sotto copertura. Se quello era stato, la dimostrazione fisica dell'attrazione che provavano, questo era una tacita conferma dei suoi sentimenti.
Quando Castle si arrischiò a sbirciare la sua reazione e vide che non si stava tirando indietro, si riavvicinò unendo nuovamente le loro labbra per approfondire il contatto. Si mosse con una lentezza disarmante, muovendosi sulle sua bocca fino a farla schiudere, portandola con lui in una girandola di sensazioni.
Poteva averlo iniziato lui, ma Kate Beckett stava decisamente ricambiando le sue attenzioni, ora. Si era avvinghiata a lui e sembrava non fosse intenzionata a rilasciarlo a breve.
Su una cosa Beckett aveva sempre avuto ragione: lui non poteva nemmeno immaginare come sarebbe stato stare assieme. Neanche nei suoi sogni migliori poteva credere alla felicità che sentiva nel stringerla tra le braccia, il suo corpo caldo stretto al suo. E si trattava di un solo bacio.
Sarebbe stato semplicemente perfetto se non per il fatto che ancora troppe cose erano rimaste da spiegare.
-Kate...- La tenne stretta a sé, appoggiando la fronte sulla sua in una posa complice e affettuosa. -Kate, Kate…-
Sussurrò più volte il suo nome, quasi a verificare fosse davvero lei e fosse tutto vero.
-Spero vivamente che questo tuo muro di cui parlavi sia crollato perchè non so se sono in grado di lasciarti andare, adesso.- Continuò, cercando di scherzare ma dicendole in realtà esattamente quello che pensava.
-Credo che qualunque barriera sarebbe crollata, con lo spavento che mi hai fatto prendere oggi…- Sussurrò lei. -Ho creduto di averti perso, dopo l'esplosione.-
Concluse la sua affermazione mordendosi con dolcezza il labbro inferiore.
Era un gesto così tipicamente da lei e così terribilmente sexi che, se non lo fosse già stata, sarebbe stato costretto a raggiungerla per prenderla tra le braccia. Nella sua mente, attualmente allo stato paleolitico, l'unica mossa successiva possile era quella di trascinarla in un luogo appartato dove nessun altro potesse vederla o portarglela via. Avesse avuto una clava e una caverna dove nasconderla avrebbe agito subito.
Era ufficiale, Kate Beckett avrebbe dovuto essere dichiarata illegale. Non poteva sconvolgere così le emozioni dei poveri comuni mortali come lui.
-E invece sono ancora qui. Lo sai che non ti libererai facilmente di me, vero?- Si accorse del cambio immediato di espressione appena concluse la frase, ma non le lasciò la possibilità di ribattere. Doveva cercare di mantenere il controllo della situazione, o avrebbe rischiato di vedersela filare via tra le dita.
-Mi piacerebbe molto continuare a pomiciare con te come degli adolescenti- le disse, facendole un occhiolino e regalandole un altro veloce bacio a schiocco -ma ci sono delle cose importanti di cui ti devo parlare.- Concluse poi, con un aria decisamente più seria.
Castle si sciolse da lei accarezzandole le spalle e le braccia mentre si allontanava. Raggiunse il divano e vi si accomodò, invitandola a fare lo stesso.
Quando furono seduti uno a fianco all'altra le prese le mani nelle sue e, dal suo viso, Kate capì non si prospettava nulla di buono.
Doveva sempre essere così? Avevano finalmente condiviso qualcosa di bello quindi ora stava per arrivare la mazzata? Si trattava del Karma?
A volte si trovava a paragonare la loro relazione ad un rollercoaster emotivo. Raggiungeva dei picchi di felicità mai provata ma allo stesso tempo la più minima delle sue azioni aveva il potere di deprimerla o farla infuriare. Sembrava che tutte le emozioni che lo riguardavano venissero amplificate all'eccesso.
Le stava accadendo lo stesso anche con la voglia di averlo accanto a sé e il bisogno di allontanarlo per proteggerlo. Entrambe le emozioni erano talmente forti da causarle una gran confusione, ma non aveva potuto fare nulla quando lui prima le si era avvicinato e l'aveva baciata.
Non c'erano scuse che tenessero, si era lasciata andare subito appena lui aveva avvicinato il viso sul suo. Poteva avere tanti bei progetti sul tenerlo lontano ma sembrava che il suo corpo non fosse d'accordo. Aveva reagito come una drogata davanti alla sua dose.
Gli si era avvinghiata come non esistesse un domani e aveva sperato di non staccarsi mai da lui, così da non dover più sprecare altre parole in scuse o frasi di circostanza. Potevano usare le loro bocche in modi decisamente migliori, no?
Sfortunatamente sembrava fosse nuovamente il momento di tornare alla vita vera.
-Non so bene come spiegartelo, ma cercherò di essere il più breve possibile e di non tralasciare nessuna delle poche cose che so. Prima di andare all'hangar, Roy Montgomery ha spedito un fascicolo di informazioni incriminanti sul mandante dell'omicidio di tua madre ad una persona di cui si fidava. Le avrebbe dovute usare per ricattarlo, in modo che non ti dessero la caccia. Ma purtroppo quelle informazioni sono arrivate troppo tardi e loro avevano già provato a farti fuori.- prese fiato, prima di continuare.
-Il suo compito doveva essere quello di negoziare per la tua vita, Kate. Ma dovevano essere sicuri che tu ti saresti fermata. Per questo Smith mi ha contattato. L'accordo è stato fatto ma serviva qualcuno che ti impedisse di proseguire nelle indagini e hanno creduto che io fossi la persona adatta.-
Castle era in contatto con l'assassino di sua madre. Questa fu l'unica cosa che arrivò al suo cervello.
Si alzò dal divano come se scottasse e si allontanò tornando al centro del soggiorno, come prima di sedersi. Non riusciva a processare la cosa correttamente, l'unica certezza era che Castle l'aveva tradita. Aveva agito alle sue spalle. Sollevò le mani a massaggiarsi le tempie, non poteva credere a quello che aveva fatto.
Poi si rese conto dell'altra informazione che aveva ricevuto e un senso di sollievo le si rovesciò addosso.
Un accordo sulla sua vita.
Per quello non c'erano cecchini appostati ad ogni finestra che provavano ad ucciderla.
Nessun attentato dopo quello al cimitero.
-Hai fatto un accordo sulla mia vita. Senza nemmeno consultarmi. Tu… Tu hai incontrato il Drago? Mio dio, Castle, avrebbero potuto ucciderti. Come hai potuto anche solo pensare di fare una cosa del genere senza contattarmi?- Era ancora sconvolta. Era certa che Castle non fosse il traditore che aveva pensato un attimo prima ma questo non lo scusava per quello che aveva fatto.
-Da quanto tempo lo sai?- gli chiese dopo un istante di esitazione, alzando lo sguardo per incontrare il suo. Il terribile sospetto di aver passato mesi a guardarsi le spalle nel terrore quando in realtà nessuno le dava la caccia.
