DISCLAIMER: non possiedo alcun diritto su D. Gray-man, ma ho una bella bambolina Voodoo... prima o poi funzionerà!
ATTENZIONE YAOI - se non sapete cosa questa parola voglia dire, o se non gradite le relazioni uomo/uomo questa storia non fa per voi, siete avvisati! Come si dice, se non vi piace NON LEGGETE!
Questa storia è stata scritta pensando a chi non ha dimestichezza con -man, portate quindi pazienza se tante cose vi sembreranno ripetitive oppure ovvie.
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Innocence
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Capitolo 3 : M i raggio di un'Esistenza
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Camminava verso di lui con un'espressione terribile sul volto, lo sguardo fisso nei suoi occhi e dentro i propri una luce cupa, quasi un avvertimento a non fare scherzi. L'altro Kanda sollevò lentamente la mano che stringeva Mugen, così lentamente che a lui parve di aspettare in eterno, per poterla infine toccare.
Era tanto emozionato che temeva il suo corpo avrebbe iniziato a tremare, poteva percepire il battito del proprio cuore come un rombo assordante nelle orecchie; deglutì a fatica. Senza perdere contatto con quegli occhi crudeli protese entrambe le mani, palmo in alto, e Mugen vi fu posata sopra con riluttanza.
Per un lungo attimo non riuscì a distogliere lo sguardo da quello dell'altro Kanda. Avrebbe voluto stringersi la spada al petto, pretendere di non esserne mai stato separato, che tutta quella storia fosse stata soltanto un brutto sogno; ma sapeva che non lo era.
I due si fronteggiarono, immobili, in silenzio, apparentemente dimentichi della ragione per cui erano lì. Komui scosse la testa e sospirò.
– Kanda-kun, per favore – disse in tono forse troppo emotivo – allontanati, lascia che l'attivi.
– Che ci provi, vuoi dire. – ribatté Kanda, caustico.
L'altro Kanda serrò le labbra, l'aria ferita, ma non rispose in alcun modo alla palese provocazione. Afferrò piuttosto l'elsa della katana, prese un bel respiro e chiuse gli occhi, cercando di concentrarsi sul compito che l'attendeva. L'estrasse con reverenza, porgendo il fodero al sosia, che continuava a fissarlo con aria truce, quindi posò due dita sul dorso della lama, l'indice e il medio. Partendo dall'elsa, le fece scorrere verso la punta.
– Mugen, Hatsudou! – esclamò con enfasi. La lama non dette segno di reagire al comando e il giovane lo gridò una seconda volta: – Mugen, Hatsudou!
Di nuovo, la lama di Mugen non s'illuminò. Non poteva essere vero. No...
Vide sul volto dell'altro sé stesso un ghigno compiaciuto; lo compativa, quello sguardo che gli rivolgeva, le braccia conserte e la smorfia sarcastica... il respiro gli si bloccò in gola e cadde a terra senza un lamento.
L'ultima cosa che udì fu Komui che, in preda all'agitazione, ordinava al Kanda originale di chiamare subito il dottor Wenham.
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Poteva udire suoni confusi, come l'eco di un vociare lontano, insistente, che si insinuava in lui... Aveva l'impressione di galleggiare, di perdersi dentro quei riflessi di parole, sussurri inquietanti che si facevano sempre più vicini. Forse, stava sognando; lentamente, si costrinse ad aprire gli occhi.
– Quanto tempo lo terrai qui? – stava dicendo qualcuno.
Cercò di voltarsi nella direzione da cui proveniva la domanda e, con un po' di fatica, mise a fuoco la persona che aveva appena parlato: l'altro Kanda.
– Il tempo di fare qualche altro esame, Kanda-kun – rispose l'uomo con gli occhiali; non lo vedeva bene, la luce lo abbagliava, ma, giudicando dalla voce, doveva essere Komui. – Per sicurezza.
– Tch. – fu il successivo suono che udì.
La sua testa poggiava su qualcosa di soffice, un telo bianco lo copriva a metà e aveva un ago infilato nel braccio... doveva essere sul letto dell'infermeria. Si lasciò sfuggire un gemito, attirando l'attenzione dei presenti su di sé.
Komui gli fu subito accanto, controllando la flebo cui era attaccato e i suoi segni vitali.
– Come ti senti, Kanda-kun? – chiese, e l'espressione dell'altro Kanda s'incupì d'un tratto. L'uomo l'aveva chiamato allo stesso modo, era forse per quello?
– Come dovrei sentirmi? – ribattè con voce amara.
Komui gli rivolse un sorriso comprensivo, posandogli la mano sulla spalla con fare rassicurante.
– I tuoi valori sono normali, hai solo avuto un mancamento. – spiegò.
Un crollo nervoso intendevi, si disse il giovane, emettendo l'identico suono che s'era lasciato sfuggire l'altro sé stesso. Non commentò la notizia, anzi serrò forte le labbra, fissando il proprio sosia, in attesa. Di cosa, poi? La sentenza era già stata emessa.
– Stiamo sprecando tempo – s'intromise Kanda, palesemente irritato, no, esasperato, dall'intera situazione – hai idea di cosa mi sia successo, oppure no?
Komui parve colto alla sprovvista dalla domanda così diretta e assunse la tipica aria idiota che tanto lo mandava in bestia... o forse avrebbe dovuto dire li mandava in bestia, visto che anche l'autore dell'osservazione pareva controllarsi a stento.
– Oh, certo, certo – rispose l'uomo – non è niente di permanente. L'Innocence ha separato una parte di te. In pratica è come se un lato del tuo io avesse preso vita propria.
A quella dichiarazione, il cipiglio del suo alter-ego s'incupì all'inverosimile. Doveva aver capito che parte di lui era venuta fuori o meglio, ne aveva avuto la conferma, perché di certo lo sospettava dal momento in cui Lavi e Bookman avevano ipotizzato la stessa cosa.
– Mi stai dicendo che sono veramente io, quello lì? – esclamò detto alter-ego, incredulo, il tono a metà fra offeso e minaccioso.
– Kanda-kun, calmati, come ho già detto non è permanente – si affrettò a sottolineare Komui – non appena l'Innocence sarà neutralizzata nel suo elemento base, la separazione cesserà.
Quella era una buona notizia, secondo Komui? Data senza nessuna considerazione per chi ne avrebbe fatto le spese? Data come se lui fosse una cosa, come se neanche fosse lì presente ad ascoltare?
Serrò ancora di più le labbra e voltò la testa dall'altra parte, incapace di fermare le lacrime che gli scendevano impudenti lungo le guance.
– Andate via. – sibilò, la voce tremante d'emozione e di rabbia impotente.
Komui parve rendersi conto solo allora della terribile gaffe che aveva infilato; si portò una mano alla bocca, l'aria scossa.
– Kanda-kun, mi dispiace – mormorò – davvero, io...
– Andate via! – si sorprese a gridare.
Komui assunse un'espressione molto addolorata e fece cenno all'altro Kanda di allontanarsi con lui. Appena fuori dalla stanza, l'uomo scosse tristemente la testa.
– Devi capirlo... – iniziò, ma fu stroncato.
– Capisco benissimo. Mandami a chiamare quando avrai finito i tuoi test. Per nessuna ragione deve andar via senza di me.
Il tono lapidario e l'occhiata gelida che Kanda gli rivolse lo fecero trasalire; Komui annuì, ma afferrò il giovane per il braccio prima che potesse eccepire.
– Kanda, se insisti nel rifiutare l'altro te, resterete separati. Morirete entrambi, non ignorare questo rischio! – implorò con enfasi.
Per tutta risposta Kanda si liberò con uno strattone e gli passò oltre, degnandolo solo del solito sbuffo seccato. Komui non poté far altro che seguirlo con lo sguardo mentre s'allontanava.
– Cosa è andato storto?
La domanda improvvisa quasi lo fece saltare di spavento e l'uomo si voltò di scatto in direzione di chi l'aveva posta. Una figura emerse dalle ombre del corridoio opposto a quello in cui era sparito Kanda, le braccia conserte e il capo chino, coperto dal cappuccio della maglia che indossava. Avanzò a piccoli passi verso di lui: Lavi. Da quanto tempo era nascosto lì a osservarli?
– Tutto? – Komui rispose sconsolato, allargando le braccia in un gesto impotente. – Ci stavi ascoltando?
– Passavo da queste parti. – disse Lavi, con un sorriso e una scrollata di spalle.
Komui sospirò e gli fece cenno di seguirlo nel laboratorio contiguo, dal quale poteva monitorare le condizioni del loro prezioso paziente.
– Le vostre supposizioni erano esatte – disse, insolitamente serio – l'Innocence ha estratto una parte di Kanda e le ha dato vita propria. Entrambi se ne rendono conto, ne sono certo, sebbene non lo ammettano. – incontrò lo sguardo del giovane Bookman, la cui espressione era mutata in una altrettanto seria e per lui altrettanto insolita. – Ed è proprio questo il problema – continuò Komui – se non accettano di riunirsi prima che la notizia dell'esistenza di due Kanda arrivi ai piani alti e Lvellie si precipiti qui...
– Sì, lo so. – intervenne Lavi. Appoggiò una mano sul vetro che separava il laboratorio dalla stanza dove al momento riposava l'altro Kanda, osservandolo con aria impenetrabile. – Cercheranno di far sì che il secondo Kanda sia operativo a tutti gli effetti, ignorando il fatto che così facendo li uccideranno entrambi. – strinse forte il pugno, ma quando si voltò di nuovo verso Komui non palesava alcuna emozione. – Parlerò con Yuu. – dichiarò, e l'uomo parve allarmato da quella possibilità, ma annuì; probabilmente riconosceva che non avevano molte altre opzioni. – Con tutti e due; ma è un gran cocciuto e... – s'interruppe di colpo a metà frase, mentre tornava a fissare attraverso il vetro, sorpreso. – Komui – disse, indicando oltre esso – credo che abbiamo un altro problema.
L'uomo spostò lo sguardo nella direzione indicatagli: la stanza era vuota, il paziente s'era defilato sotto i loro occhi!
– Che accidenti... – mormorò Komui, altrettanto sorpreso. – Se n'è andato! Cosa gli è saltato in mente? Non è in grado di... – esclamò poi in preda a una discreta agitazione, camminando avanti e indietro e sbracciandosi in modo scomposto, come se ce l'avesse col mondo intero.
Lavi non riuscì a trattenere una risatina sommessa; doveva aspettarselo, dopotutto. Tipico di Yuu, lasciarsi andare a colpi di testa.
– Kanda è sempre Kanda – commentò, offrendo un altro dei suoi sorrisi – vado a recuperarlo io. Parola d'onore, non farò infuriare il Kanda originale. – aggiunse, vedendo l'espressione severa immediatamente assunta da Komui a quella dichiarazione d'intenti. – Ti terrò aggiornato. – promise, avviandosi con decisione da dove era venuto.
Komui sospirò. Era il caso di tornare subito a occuparsi della tanto problematica Innocence che aveva causato l'enorme trambusto nel bel mezzo del quale si trovavano attualmente.
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Se n'erano andati, finalmente l'avevano lasciato solo con il vuoto tremendo che si sentiva dentro. Portò una mano a coprirsi il viso, un'amara, silenziosa risata, distorta in un ghigno folle, che gli scuoteva leggermente il corpo. Al diavolo tutti i loro esami, non avrebbero aggiunto niente di buono a ciò che ora sapeva.
Staccò la flebo con rabbia e s'alzò dal letto e, gettando un'occhiata di sfida verso lo specchio sulla parete di fronte a esso, raccattò un camice dall'attaccapanni. Sapeva che lo stavano osservando da là dietro e non gl'importava; come non gl'importava di andarsene via scalzo e scarmigliato. Aveva bisogno di starsene da solo per riflettere, per decidere sul da farsi e certo non poteva farlo in quel laboratorio.
Uscì di soppiatto e si diresse verso l'unico posto a parte il suo alloggio dove si sentiva in pace e, soprattutto, dove sapeva sarebbe stato lasciato in pace. Una volta a destinazione, gettò il camice da una parte e sedette a petto nudo sul tatami che costituiva il pavimento della stanza, le gambe incrociate, cercando di concentrarsi e svuotare la mente, di calmarsi. Invano.
Una miriade di pensieri gli vorticavano nella testa, tutti ugualmente catastrofici.
Non era stato in grado di attivarla. Mugen era rimasta inerte nelle sue mani, come se non vi fosse mai stato connesso, come se non lo riconoscesse più. L'altro Kanda invece la padroneggiava senza problemi, la possedeva completamente. Dunque era lui la copia: lui, che non ricordava cosa fosse accaduto dopo che aveva toccato l'Innocence, in quella foresta lontana; lui, che non aveva Mugen. Lui, che aveva paura e non riusciva a controllare i propri sentimenti.
Un Kanda mutilato che non aveva ragione di esistere. Cosa ne sarebbe stato di lui? Komui aveva detto che lo sdoppiamento era solo temporaneo, che sarebbero tornati uno solo appena l'effetto dell'Innocence fosse svanito. Dunque, lui presto sarebbe morto.
Non che non l'avesse desiderato, quando si era reso conto di essere solo una macchina per distruggere gli Akuma, ma questo era stato prima che Lavi diventasse tanto importante per lui. Prima che si trasformasse nella sua unica ragione di vita. Anche se continuava a comportarsi in maniera incosciente, incurante di essere ferito, anche se la capacità di rigenerare era per lui una condanna a morte, adesso più che mai non voleva morire.
Eppure, ancora una volta non era padrone della sua vita; ancora una volta, non era chi credeva di essere. La porta del laboratorio in cui aveva vissuto, quando era solo un bambino, si spalancò di nuovo per lui e si ritrovò inghiottito nel vortice dei ricordi. Ricordi che non gli appartenevano nemmeno ora, perché lui non era Yuu Kanda, ma solo la proiezione di una parte del suo io.
Così l'aveva definito Komui, ma lui era vivo! Nel petto aveva un cuore che batteva, provava sentimenti... era persino in grado di piangere; e, forse, proprio questo lo bollava come copia. Il vero Kanda non piangeva mai.
– Yuu?
La voce proveniente dal vano della porta interruppe quei pensieri e spezzò il silenzio, facendolo trasalire. Si alzò di scatto, assumendo istintivamente una posa difensiva.
Lavi era venuto a cercarlo? Perché? L'altro Kanda doveva avergli già detto che lui era solo una copia. Credeva che nella stanza dove era solito meditare sarebbe stato al sicuro, ma evidentemente Lavi lo conosceva troppo bene per non sapere dove trovarlo, quando lui non voleva esserlo.
– Non sono Yuu. – rispose, una profonda amarezza udibile dietro il tono rassegnato.
– Non dire sciocchezze, certo che lo sei. – lo rimproverò bonariamente Lavi, posandogli una mano sulla spalla. – Una parte di Yuu è sempre Yuu. – asserì con solennità, quasi con quell'affermazione stesse cercando di consolarlo.
Lo sguardo che gli rivolse doveva essere assai provato, perché il giovane spalancò l'unico occhio per un istante, prima di tornare a scherzare attraverso la maschera allegra dietro cui usava nascondere il suo vero io. Quasi gli sorrise di riflesso, perché lui amava entrambe le facce di Lavi, sebbene non ne comprendesse la ragione; e avrebbe tanto voluto dirglielo, prima di sparire per sempre. L'altro Kanda avrebbe conservato i suoi ricordi una volta che si fossero ricongiunti? Non lo sapeva, nessuno di loro lo sapeva.
– Quando annulleranno gli effetti dell'Innocence io morirò. – mormorò in tono pacato. Ricevette in risposta un sorriso comprensivo e un'altra pacca sulla spalla.
– Tornerete a essere una sola persona, non morirai affatto. – gli disse Lavi con convinzione.
Fingeva così bene... Lui avrebbe davvero voluto credere alle parole rassicuranti che gli offriva, ma sapevano entrambi come sarebbe andata a finire.
– Qual è la differenza? Io sparirò per sempre e lui riprenderà a soffocare i miei sentimenti! – scattò suo malgrado, sorprendendo Lavi con quello sprazzo di emotività, estremamente insolita per Yuu Kanda.
Ma lui non era Kanda, ne era solamente il lato emotivo. Ecco cos'era, che gli rendeva tanto difficile controllare i sentimenti che provava! L'Innocence aveva dato vita a quella parte di sé che l'altro Kanda rifiutava di accettare e forse lui l'aveva capito. Perciò aveva spinto perché nessuno fosse presente al loro colloquio con Komui, perciò aveva preteso che fosse affidato a lui e non ai due Bookmen. Per poterlo controllare sempre.
Strinse forte i pugni, cercando di tornare in sé, sforzandosi di riprendere la facciata glaciale che avrebbe dovuto mostrare. Si sedette dov'era fino a poco prima, distogliendo lo sguardo dal giovane davanti a lui.
– Andrà tutto bene, vedrai. – disse quest'ultimo, sforzandosi di essere convincente. – Io... devo parlare con Yuu – continuò; gli prese il viso fra le mani e, gentilmente, lo forzò a voltarsi per potergli leggere negli occhi mentre rivelava le sue intenzioni – di voi. È molto importante, lo capisci vero? – Lavi vide che l'altro Yuu annuiva, l'aria addolorata. – Perché non ci aspetti nella caffetteria? Mangiamo assieme. – propose; il giovane annuì una seconda volta.
Kanda incassò il sorriso che ricevette a mo' di saluto e seguì con lo sguardo Lavi che se ne andava, lasciandolo di nuovo solo con i propri pensieri.
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Lavi non sapeva cosa Komui avesse detto ai due Kanda, ma con lui era stato molto chiaro: se non riuscivano ad accettare di tornare una sola entità sarebbero davvero morti. Tutti e due. In quel frangente la capacità di rigenerazione dei loro corpi giocava contro entrambi.
Trovò Yuu dove si aspettava che fosse, ad allenarsi in una delle aree di addestramento. Non cambiava routine nemmeno in una situazione come quella, nonostante avrebbe dovuto occuparsi dell'altro sé stesso, parlare con lui e fugare le sue paure. Invece pareva considerarlo tuttora una copia anziché una parte di sé, insistendo nel rifiutarsi di riconoscere ciò che realmente era; e questo avrebbe reso molto più difficile invertire l'opera dell'Innocence.
– Ehi, Yuu! – lo salutò con uno dei soliti sorrisi accattivanti di cui era maestro, ma ricevette indietro un'occhiataccia gelida. Ciò nonostante, non si fece scoraggiare – Ho parlato con Komui – continuò, lasciando cadere la maschera e diventando improvvisamente serio.
– Non vedo come possa interessarmi. – replicò Kanda, irritato. – Vattene e lasciami in pace.
– Yuu, so che Komui te lo ha detto, non puoi ignorare il rischio che stai correndo! – implorò. Un fendente di Mugen che tagliava l'aria l'informò che Kanda non intendeva ascoltare nemmeno una parola di quel che aveva da dirgli; ma Lavi era cocciuto quanto lui, sissignore. – Una candela che arde col doppio dello splendore brucia in metà tempo, Yuu. – recitò in tono grave. – Sai che vuol dire, vero?
Il giovane si bloccò nel mezzo di un attacco, voltandosi di scatto verso il seccatore che continuava a importunarlo, impicciandosi di cose che non lo riguardavano.
– Piantala con le tue idiozie da Bookman e parla chiaro. – sibilò, rinfoderando Mugen e sostenendo lo sguardo scrutatore che Lavi gli rivolgeva. – Se proprio devi immischiarti, almeno fa' che io possa capire!
Lo faceva impazzire il pensiero che si stesse preoccupando più del suo duplicato che di lui, se davvero era preoccupato... Perché, conoscendone il ruolo di apprendista Bookman, era più che probabile che stesse unicamente raccogliendo informazioni su di loro, che stesse intorno all'altro Kanda solo perché era più vulnerabile e magari si sarebbe lasciato sfuggire qualcosa che non doveva.
Eppure, mentre si aggiustava la bandana, scostando una ciocca dei fiammeggianti capelli rossi verso la benda nera che gli copriva l'occhio destro, il sorriso che gli si era formato sul viso appariva assolutamente sincero. Non poté evitare che i suoi pensieri scivolassero su quanto amasse quei capelli; si dette mentalmente dello stupido, irrigidendosi, i lineamenti che sembravano scolpiti nel marmo tanto erano contratti.
– State vivendo la stessa vita in due, Yuu. Ogni volta che ti accade qualcosa, ogni volta che il tuo corpo rigenera, si consuma il doppio della tua energia vitale, perché il processo di guarigione di entrambi attinge a una sola fonte: te. – spiegò Lavi, con estrema chiarezza questa volta, lasciandolo sgomento. Nemmeno si accorse del momento in cui gli posò le mani sulle spalle. – Devi accettare che lui è parte di te, porre fine all'effetto dell'Innocence e tornare uno, oppure la tua vita si dimezzerà. Morirete entrambi, Yuu!
Non ci aveva pensato; se l'altro sé stesso avesse continuato a esistere insieme a lui, avrebbero tentato di certo di renderlo compatibile con l'Innocence... L'incubo sarebbe ricominciato, come temeva, i loro corpi sarebbero rimasti inevitabilmente feriti nel processo e la sua vita si sarebbe consumata velocemente e... se anche l'altro fosse risultato compatibile, ogni colpo subito in combattimento avrebbe avuto lo stesso effetto. Sarebbero vissuti metà di quanto erano destinati, e non poteva farci nulla.
– Capisco – disse piano, abbassando lo sguardo e scuotendo la testa – ma non dipende solo da me. Io posso accettare che lui sia una parte di me; lui accetterà di essere quello che deve sparire?
Lavi annuì. Aveva visto in che condizioni fosse l'altro Yuu: emotivamente devastato. Non sarebbe stato affatto semplice fargli comprendere che tornare uniti era l'unico modo di sopravvivere.
– Parlagli. Sono sicuro che capirà; è parte di te, pensa allo stesso tuo modo. – questa volta fu Kanda ad annuire. – Gli ho dato appuntamento in Caffetteria, ci starà già aspettando. – continuò, lasciando andare il giovane e facendo per incamminarsi verso la porta. – Va' da lui, vi raggiungo tra un po' così avrete modo di spiegarvi.
Non ebbe tuttavia il tempo di fare nemmeno un passo che si sentì afferrare per un braccio e tirare indietro, con forza tale che quasi fu scagliato a terra
– Cos'hai fatto? – ruggì Kanda, minacciandolo immediatamente con Mugen. – L'hai portato via dall'infemeria di tua iniziativa? Perché?!
Le cose stavano per mettersi molto, molto male. Lavi indietreggiò fino a che non collise con la schiena contro la parete del corridoio, la punta di Mugen a pochi millimetri dal suo pomo d'Adamo. Sollevò le braccia in segno di resa, cercando freneticamente le parole giuste da dire per far ragionare il testone armato di katana che lo minacciava.
– No, no, no! Lo giuro! – esclamò, sostenendo lo sguardo del giovane. – È scappato da solo, ho promesso a Komui che l'avrei trovato e ora vado a informarlo che va tutto bene e che lo vai a prendere tu. – Kanda inclinò leggermente la testa, fissandolo impietoso, l'espressione niente affatto convinta. Lavi giunse le mani davanti a sé. – Non gli ho fatto niente! – protestò. – Davvero, parola d'onore!
Kanda espirò lentamente, che per lui poteva significare un miliardo di cose, ma il fatto che ritirò il braccio, poggiandosi Mugen di traverso sulla spalla dal lato del dorso della lama era buon segno.
– Farà meglio a essere vero o te ne faccio pentire – sibilò tra i denti, il tono letale – ora sparisci; e non avvicinarti mai più a lui.
– Certo, promesso – Lavi annuì più volte – ora... io andrei.
Kanda l'osservò ricomporsi e salutarlo con il solito sorriso sbarazzino di nuovo sul viso. Agitando ancora la mano, il giovane gli voltò le spalle e s'incamminò lungo il corridoio.
Appena fu scomparso alla vista, Kanda si lasciò sfuggire un mezzo sospiro; e così, era giunto il momento di affrontare sé stesso. Avrebbe dato qualunque cosa per non doverlo fare.
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Kanda abbassò lo sguardo su di sé: di certo non poteva mostrarsi in pubblico in quello stato, a torso nudo e con addosso braghe da Finder più grandi di almeno due misure.
Be', l'altro sé stesso non se la sarebbe presa a male se fosse passato a cambiarsi nella loro stanza, indossando qualcosa di suo. Dopotutto, i vestiti erano di entrambi se, come aveva detto Komui, erano due parti della stessa persona.
Ogni cosa era come se la ricordava, il letto, il Loto sul tavolino... Prese il cambio d'abiti ed esitò un momento prima d'indossarli, realizzando che aveva bisogno di una bella lavata. Decise per una puntatina ai bagni comuni, soltanto dopo avrebbe considerato se andare o meno a confrontarsi con il suo alter-ego.
Lavi non aveva idea di come gestire una situazione così assurda. Camminando verso la stanza che divideva con Bookman non poteva fare a meno di pensare a quanto vulnerabile fosse questo secondo Kanda, quanto insolito per lui lasciar trasparire le proprie emozioni. Poter vedere il lato nascosto di Yuu, quello che custodiva gelosamente dietro la maschera d'impassibilità con cui si faceva scudo, era per Lavi un dono prezioso. L'atteggiamento così 'aperto' che teneva nei suoi confronti, poi, lo riempiva di gioia; ma anche di tristezza. Perché sapeva che quello non era il vero Yuu, che non appena i due fossero tornati uno avrebbe perso tutto questo. Yuu avrebbe ripreso a ignorarlo, evitarlo e insultarlo, a essere rude e scostante con lui.
Avrebbe tanto voluto che il vero Yuu tenesse a lui allo stesso modo. Invece l'avrebbe preso a calci per scansarlo dalla traiettoria di quell'Akuma, altro che fargli scudo col proprio corpo! Lui, invece, avrebbe dato la vita senza pensarci due volte per salvarlo, se fosse stato necessario; ma Yuu non aveva bisogno di lui. Il suo corpo rigenerava e le ferite subite non duravano mai più di qualche ora, a seconda della gravità. Processo che lo avvicinava pian piano sempre di più alla morte e che lui non poteva impedire in alcun modo.
Sospirò. Gli spezzava il cuore vedere l'altro Yuu spaventato, quel cuore che non avrebbe dovuto avere. Anche se Yuu non lo diceva, gli si leggeva chiaramente negli occhi quanto fosse turbato. Era consapevole della sua reale natura, sapeva di essere condannato, che era solo una questione di quando sarebbe accaduto. Si vedeva di nuovo come un esperimento di laboratorio. Il suo Yuu.
Lavi s'era adoperato per non far sconfinare il sentimento di amicizia che malgrado tutto lo aveva legato a quel giovane così scontroso eppure così interessante. Aveva seguito scrupolosamente le indicazioni del mentore, Bookman, ma a un certo punto s'era reso conto di aver fallito. Dunque, non gli era rimasto altro da fare se non soffocare le scomode emozioni che aveva iniziato a provare per Yuu. Lui non avrebbe mai capito la profondità dei suoi sentimenti, né gli avrebbe creduto, per cui mantenere inalterato il loro status era il male minore, se voleva continuare a restargli accanto. Bookman non avrebbe mai consentito una cosa del genere, una simile infrazione alle loro regole. Soprattutto se accompagnata da un crimine di eresia.
Quest'altro Yuu, però, si mostrava piuttosto diverso, dava quasi l'impressione di ricambiare in qualche misura il suo affetto, sebbene in modo un po' goffo e mascherato. Se una parte di Yuu gli voleva bene, magari poteva sperare che quel sentimento rimanesse anche dopo la 'riunione' dei due...
Sospirò di nuovo, fermandosi davanti alla porta della propria stanza ed esitando un istante prima di girare la maniglia per entrare. Sperò che nel frattempo il vero Yuu fosse riuscito a instaurare una sorta di rapporto di fiducia con l'alter ego, perché a suo avviso era l'unico modo per vanificare gli effetti dell'Innocence. Avrebbe aspettato qualche minuto ancora, poi li avrebbe raggiunti, a dispetto della promessa fatta.
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