01) GITA DI PIACERE?

Conan gridava e si lamentava. Perché gli avevano portato via tutti, persino Ai? Non si era neanche accorto che tutto intorno a lui era diventato buio…poi però sentì una voce. Qualcuno gli stava sussurrando qualcosa, ma cosa? Non poteva saperlo, non riusciva a sentirlo! La sua gola stava ancora continuando a gridare a più non posso il nome della scienziatina e di tutti i suoi amici e conoscenti uccisi. Ad un tratto però si accorse che quella voce aveva un qualcosa di familiare, e che qualcuno lo stava tenendo per le spalle.

'Chi mai…?'…Aprì gli occhi, e ne incontrò un paio verde acqua. Non gli ci volle molto per riconoscere quel volto da bambina, quei bellissimi occhi, quei capelli ramati, quell'espressione sempre distaccata che però adesso gli appariva così preoccupata, preoccupata per qualcuno, e forse quel qualcuno era proprio lui. Gli vennero in mente le scene che aveva visto, l'avvertimento di Vermouth, e poi la strage compiuta da Gin che aveva ucciso anche lei, ma allora perché adesso era li di fronte a lui? Era sana e salva, eppure poco prima l'aveva vista in fin di vita fra le sue braccia! L'aveva vista confessargli i suoi sentimenti, mentre lui invece non ci era riuscito prima della sua morte…ma in realtà cosa provava realmente per lei? Non lo sapeva. Non ne era sicuro, ma si era sentito vuoto quando aveva visto la vita lasciare quel corpicino…quel corpicino che nascondeva una ragazza che era stata costretta a vivere nella sofferenza e in mezzo al colore nero. All'inizio l'aveva considerata solo un'assassina, ma poi l'aveva scoperta essere solo una vittima della crudeltà umana, una vittima che però aveva reagito al suo destino! Era stata lei a fargli capire che a questo Mondo non esisteva solo il bianco e il nero, che a volte vi erano delle situazioni in cui l'unica verità in cui aveva da sempre creduto non bastava. Che lo aveva cambiato, lo aveva fatto crescere, maturare, e che gli aveva fatto provare dei sentimenti nuovi e più forti! Da quando Ai era entrata nella sua vita lui era cambiato radicalmente, il suo carattere, forse un po' freddo e difficile, le sue espressioni che all'inizio gli sembravano solo quelle di una fredda scienziata calcolatrice, di un'assassina, ma che in realtà nascondevano qualcosa di importante, di profondo, avevano cambiato del tutto il famoso detective Shinichi Kudo, il detective sempre sicuro e pieno di sé. Era diventato sempre più Conan Edogawa e sempre meno Shinichi Kudo, adesso era come un'altra persona, migliore sotto ogni aspetto e soprattutto più matura. Anche i suoi sentimenti erano cambiati. Lui, che fino a poco tempo prima era convinto di amare la sua amica di infanzia, adesso non ne era più così sicuro. Certo, le voleva ancora bene, ma era da un po' di tempo ormai che, benché la sua mente e la sua ragione si sforzassero di fargli credere che era ancora innamorato di Ran, il suo cuore gli suggeriva di tenere di più ad un'altra persona, la persona che ora aveva di fronte; ciononostante nella sua mente aveva ancora una gran confusione. Non riusciva ancora a capire cosa volesse suggerirgli il suo cuore quando mancava di un battito ogni volta che lei era triste o in pericolo, o quando batteva a mille le poche volte che i suoi riuscivano a vedere le sue labbra piegate in un sorriso. Il suo sorriso, così raro ma anche così dolce, lo agitava e allo stesso tempo lo faceva stare bene, in pace con se stesso. Non si era mai sentito così strano, diverso…

"Ehi, Kudo, si può sapere che hai?" la sua voce, adesso completamente chiara, lo fece riscuotere dai suoi pensieri.

"A….Ai! Sei proprio tu!" disse Conan con voce tremante e sorpresa.

"Certo che sono io, Kudo…e per la cronaca…da quand'è che hai cominciato a chiamarmi per nome?" chiese la scienziatina. Lo stava tenendo fermo contro il sedile di una macchina, la macchina del dottor Agasa. Conan rimase ancora per un po' imbambolato…possibile che tutto fosse stato un sogno? Che tutto quello che aveva visto non era reale? Fissò la persona che gli stava di fronte. Lo stava guardando con uno sguardo curioso e allo stesso tempo preoccupato. Finalmente la sua mente ricominciò a ragionare per bene, e subito realizzò la situazione. Doveva essere svenuto per la stanchezza dopo aver risolto il caso particolarmente difficile che lo aveva impegnato molto in quegli ultimi giorni, e quindi il dottor Agasa e Ai molto probabilmente lo stavano riportando a casa in macchina. Tutto quello che aveva visto, Gin, Vermouth, e Ai e gli altri morenti era stato tutto un sogno, un incubo derivato dalla stanchezza. Finalmente, rincuorato dalla notizia, tirò un respiro di sollievo.

"Shinichi, tutto a posto?" chiese la voce del dottore Agasa, seduto al volante.

"Ehm, si, tutto okay, ho solo avuto un incubo…" disse Conan, mentre il suo volto si rilassava.

"Deve essere stato proprio un bruttissimo incubo allora! Non facevi altro che gridare e agitarti nel sonno, Ai ha dovuto tenerti fermo, altrimenti ti saresti potuto fare male sul serio!" disse Agasa.

"Eheh".

"Mmm, va beh, in ogni caso sarà stato solo un sogno derivato dalla stanchezza…in questi ultimi tre giorni non hai riposato per niente a causa di quel caso difficile!" disse il dottore.

"Si, ha ragione" disse Conan. Poi si accorse che Ai non lo aveva lasciato e lo stava ancora guardando negli occhi con la solita espressione.

"Allora, meitantei, non mi hai ancora risposto…come mai mi hai chiamato per nome in sogno?" chiese la scienziatina, alzando leggermente un sopracciglio,

"E soprattutto, cosa hai sognato?". Conan rimase fermo per qualche istante. Doveva raccontarle del suo sogno? Dell'organizzazione e di lei e tutti gli altri morire? No. Non poteva. Era ancora scosso da quel sogno, e non voleva condividerne l'angoscia anche con lei. Lei non lo meritava, non dopo tutto quello che aveva passato.

"Io..io non lo so, A…Haibara…non ricordo niente…" disse abbassando lo sguardo. Ai lo guardò con un'occhiata sospettosa, poi però lo lasciò andare e si risedette comoda sul sedile accanto a lui.

"A quanto pare non vuoi dirmi niente…devi aver sognato dell'organizzazione…naturale dato che poco prima stavi quasi per avere un contatto diretto con loro mentre indagavi sull'omicidio di quel uomo…In ogni caso non preoccuparti, all'inizio ero un po' diffidente anch'io, ma adesso ho avuto la certezza che quella donna non vuole più uccidere né me, né te, né gli altri…non so perché, ma a quanto pare ci sta coprendo a rischio della sua vita" disse Ai, appoggiando il mento ad una mano e fissando vacua fuori dal finestrino. Conan la guardò. Aveva subito capito ciò che lo turbava, o almeno in parte…Rifletté su quello che la bambina aveva detto, era vero, quella donna, Vermouth, li stava proteggendo, e lo aveva visto con i suoi occhi! Durante il caso precedente li aveva incontrati e seguiti, e Vermouth si era accorta della sua presenza. Ciononostante non aveva detto niente, e aveva anche sviato le tracce dei colleghi quando a causa dei Detective Boys stavano quasi per essere scoperti. Una cosa era sicura…il non conoscere le sue reali intenzioni lo stava facendo diventare pazzo, non aveva fatto altro che fare congetture sul perché li avesse protetti fino a quando non era svenuto, e poi gli era apparsa anche in sogno con quell'enigmatica frase che le si adattava a pennello. Bella e misteriosa, nascondeva un sacco di segreti, segreti che nessuno poteva nemmeno immaginare, neanche lui, lo Sherlock Holmes del XXI secolo. Dopo quel incontro sul molo in cui l'aveva affrontata direttamente credeva di essere riuscito a capire molto di lei, e invece forse era stato proprio da quella volta che per lui era diventato impossibile comprendere le sue reali intenzioni…La testa iniziò a fargli male. Cercò di distogliere i suoi pensieri dall'organizzazione e da tutto il resto. Non vedeva l'ora di arrivare a casa!

"Professore, quanto ci vuole ancora per arrivare?" chiese Conan, tenendosi la testa con una mano.

"Ci vuole ancora un bel po' Shinichi…direi che manca un'ora buona, sempre se non incontriamo molto traffico per strada" rispose Agasa, senza distogliere gli occhi dalla strada.

"Sei ancora stanco?" chiese poi.

"Beh, mi fa ancora un po' male la testa" rispose lui, cercando di rilassarsi sul sedile.

"Beh, cerca di dormire allora" disse Ai voltandosi verso di lui e guardandolo negli occhi.

"Mmm, forse hai ragione, ci proverò…" disse lui distogliendo lo sguardo e stendendosi sul sedile anche se sapeva che sarebbe stato difficile riuscire ad addormentarsi. La sua mente infatti stava ancora ripercorrendo gli avvenimenti dei giorni precedenti, e il mal di testa si stava facendo sempre più consistente. Tuttavia alla fine la stanchezza ebbe il sopravvento su di lui, e, contro le sue aspettative, si addormentò prima del previsto. I pensieri che affollavano la sua mente però erano troppi, e anche dormendo, il ragazzo detective continuò a ripensare alle ultime giornate trascorse.

"Conan, Ai! Come mai quelle facce lunghe? Dovreste essere anche voi contenti! Il professore ci porta all'inaugurazione di uno dei più belli Luna Park del Giappone! Ci saranno anche un sacco di persone famose!" disse Ayumi raggiante, guardando i due piccoli adolescenti che a differenza dei veri bambini se ne stavano seduti sul sedile anteriore del maggiolone del dottor Agasa in un silenzio di tomba.

"Dai ragazzi! Ayumi ha ragione! Ci saranno anche degli importanti calciatori. Conan! Credevo non vedessi l'ora di incontrarli! E tu, Haibara, non volevi incontrare quel famoso scienziato?" chiese Mistuhiko, che come Ayumi e Genta non stava più nella pelle.

"Su, Conan, Ai! I ragazzi hanno ragione! Stiamo andando in gita dopotutto, no?" disse Agasa, che era alla guida dell'auto.

"Si, come no…" farfugliò Conan piano, mentre Ai, l'unica ad averlo sentito, rimase in silenzio. Sembrava che non avesse sentito nemmeno le parole dei DB e del professore.

"Ai, Conan, sicuri di stare bene?" chiese un'altra voce. Ecco, adesso anche lei ci si metteva! Una persona non poteva per una volta avere la luna storta?! No, non se all'apparenza sei un bambino di 7 anni…

"Stai tranquilla Ran, stiamo bene…ho dormito poco ieri notte perché ero eccitato all'idea di questo viaggio, e immagino che anche per Haibara sia stato lo stesso" disse Conan, sforzandosi di sorridere voltandosi verso di Ran che stava seduta sul sedile posteriore con gli altri 3 Detective Boys. Non appena si rigirò però, il sorriso bambinesco che aveva assunto per qualche secondo svanì, e il suo sguardo si posò sulla 'bambina' seduta accanto a lui sul sedile anteriore. Sembrava stanca, molto stanca… 'Beh, naturale' pensò Conan 'Con tutte quelle notizie che si sentono ultimamente al telegiornale…'. Eh, si…il motivo per cui anche lui era così stanco era lo stesso dopotutto… Era da circa una settimana che sui giornali e in televisione non si faceva che parlare di quello! Erano stati appiccati molti incendi ultimamente, e l'ultimo proprio a dei magazzini situati nella periferia di Tokyo, vicino al luogo in cui sarebbe stato inaugurato il parco che stavano per andare a visitare. In quest'ultimo erano anche morte 3 persone alle quali le fiamme non avevano lasciato via di scampo. Questa triste tragedia, causata forse da uno sfortunato incidente, all'apparenza non doveva interessarli, o almeno non direttamente, ma in realtà non era così…Questo Conan l'aveva capito guardando la bambina che ora era accanto a sé non appena avevano pronunciato i nomi delle vittime. Tutti ex membri dell'organizzazione con i quali anche lei stessa aveva avuto a che fare! Già…l'organizzazione, era lei che aveva loro causato guai fin dall'inizio, e solo fermandola sarebbero potuti tornare quelli che erano una volta! Conan non aveva fatto altro che pensarci per i giorni precedenti e in particolare la sera prima, e a quanto sembrava anche Ai aveva fatto lo stesso. Lei, che fin da piccola era stata in mezzo a quei corvi neri, che aveva vissuto sempre dentro a quel incubo, che era sempre stata immersa nel colore nero, chi più di lei poteva essere preoccupata per quello che stava succedendo? In più si aggiungeva anche un altro fatto…altro che gita di piacere! La loro non era altro che un'indagine. Aveva chiesto al professore Agasa di portarlo li per indagare su quegli incendi che molto probabilmente erano stati causati dalla stessa organizzazione, e invece…Conan si voltò verso i passeggeri seduti dietro di lui mentre il professore rallentava e si preparava a posteggiare nel parcheggio del nuovo parco. Sbuffò non appena l'auto si fu fermata…come avrebbe fatto ad indagare sugli uomini in nero se con lui c'erano anche Ran e i Detective Boys?

NOTE DELL'AUTRICE:

Scusate per il ritardo ma ultimamente non ho avuto il tempo di aggiornare. Ringrazio tutti per i commenti, e vi auguro un Buon Natale! Spero che anche questo capitolo vi sia piaciuto, anche se è, se così lo si può chiamare, un capitolo di transizione, in quanto la vera storia inizierà dai prossimi capitoli. Rinnovo ancora gli auguri e prometto di cercare di aggiornare prima la prossima volta! Ancora grazie a tutti!