Capitolo 1

All'aeroporto

Scesero la scaletta portando il bagaglio a mano e salutando i due che li aspettavano ai piedi dell'aereo. L'uno in giacca candida e borsalino, l'altro con la sua solita cravatta di traverso che frustrava il tentativo d'eleganza, si avvicinarono riparandosi dal vento per stringere le mani ai nuovi arrivati.

–Fatto buon viaggio?

–Fatto romanticherie durante il viaggio? URK…– Il solito impiccione evitò per un pelo lo scappellotto di prammatica e si dedicò a un romantico baciamano. –Milady, lei è stupenda come sempre. Dei rozzi come noi non meritano cotanto bella compagnia.

–Adulatore come al solito…– sorrise la ragazza.

–Però ha ragione. Anche se farà meglio a star fermo con le mani– ammiccò il suo compagno di viaggio, per poi rivolgersi al membro restante della compagnia. –Dunque che sta succedendo? La situazione è preoccupante?

–A dire il vero si tratta più di un sospetto mio che altro– raccontò il camionista sollevandosi il cappello dagli occhi. –Come sapete, dopo l'ultima missione avevamo deciso di proseguire il giro artistico dell'Europa insieme, durante le vacanze… una volta arrivati qui, però, la tappa che doveva durare pochi giorni si è prolungata più del previsto.

–Ancora problemi coi musei?

–Non stavolta. Quello che mi preoccupa è un'altra cosa.– Si guardò intorno sbirciando accigliato gli altri passeggeri del volo dirigersi ad auto e navette. –Parliamone mentre vi accompagniamo al nostro albergo. Qui non mi piace… siamo troppo esposti ad orecchie indiscrete e preferisco non fidarmi.

Avevano portato un macchinone lungo e nero la cui vista fece irrigidire solo per un attimo la gentile visitatrice. Un attimo che non passò inosservato, ma lui preferì non fare commenti e si limitò ad aiutarla a salire e sistemarlesi a fianco. La loro destinazione si trovava dall'altra parte della città.

–Si tratta del concerto che sarà organizzato nella piazza principale dell'Aja la settimana prossima– li informò il guidatore sbirciandoli nello specchietto retrovisore. –L'unica tappa continentale del tour di Michelle Amandette. Lo stanno aspettando tutti da mesi come il maggiore evento dell'anno, anche più degli sviluppi politici.

–La famosa cantante americana? E in che modo può rappresentare un pericolo?

–Michelle è un'ambasciatrice di pace dell'ONU. E negli ultimi mesi ha pestato i piedi a parecchi denunciando pubblicamente durante i suoi concerti alcuni affari… scomodi che si sarebbe preferito non dare in pasto all'opinione pubblica.

–Si sa che certi elementi del governo si sono mossi in prima persona per ottenere che l'evento della prossima settimana fosse annullato. Ma invano… la signorina è troppo amata dalla popolazione e si temeva una rivolta. A parte che è anche MOLTO bella– proseguì il pelato a mani giunte e sguardo sognante. Gli altri passeggeri ridacchiarono.

–Bene. Mi piacciono le celebrità che usano il proprio potere per fare del bene, invece di girarsi i pollici. Questa Michelle sembra proprio una persona simpatica.

–Durante il concerto è prevista anche una raccolta di fondi per aiutare gli abitanti del Rubutur. È un paese africano afflitto da anni dalla guerra civile… ma che non è mai stato portato alla ribalta sui giornali perché non «fa notizia» come altri disastri e catastrofi mondiali.

–E anche perché certi ministri di importanti paesi occidentali hanno le mani in pasta nel traffico di armi per sostenere l'una o l'altra parte.

–Per cui, si teme un attentato?

–È possibile, ma non è l'unica cosa. Un altro evento previsto era la premiazione di un concorso di sosia della cantante, che si è tenuto in tutta Europa per pubblicità nell'ultimo mese. Le ragazze selezionate hanno ricevuto un viaggio gratis fin qui, con tappa a Parigi, per partecipare al concerto. Avrebbero dovuto anche far finta di cantare sul palco insieme alla vera Michelle. Ma…

–Non dirmelo.

–Già. Arrivate a Parigi, sono SPARITE. Si sono perse tutte le loro tracce. Ventitré ragazze giovanissime. Nessuno ha rivendicato il rapimento, ma è chiaro che c'è qualcosa sotto… e che qualcuno vuole boicottare il concerto.

–«Qualcuno» che forse potremmo conoscere?

–Precisamente. Questo è ciò che sospettiamo. Saremmo già partiti per investigare, ma la cantante arriverà proprio oggi dall'America e preferiamo sorvegliarla perché non cerchino di attentare anche alla sua vita. Per cui, abbiamo chiesto rinforzi.

–Ehm. Scusate se vi chiamiamo per DUE volte di seguito per delle fanciulle sparite… credeteci che non l'abbiamo fatto apposta. Sono i nostri signori avversari che evidentemente mancano di fantasia.

Nella macchina scoppiò una risata divertita… che però si spense presto in un silenzio teso. Il ragazzo guardò di sottecchi la compagna seduta al suo fianco.

Pareva proprio che il destino ci si fosse messo in mezzo. Sarebbero dovuti andare a Parigi prima del previsto, che lo volessero o no…

Chissà lei a cosa stava pensando?


–Si salverà. Era in ipotermia e aveva bevuto parecchia acqua… oltre alle ferite… ma sembra di tempra robusta. Dovrebbe svegliarsi entro qualche giorno.

–Come può essersele procurate, dottore?

–Non saprei. Non ci sono state notizie di scontri a fuoco in quella zona. In realtà non sembrano neanche ferite da arma da fuoco. Più da… taglio? E contemporaneamente ci sono tracce di ustioni. Certo che è un caso misterioso.

–Non gli avete trovato niente addosso che possa rivelarci chi sia?

–Nulla, ispettore. Aveva delle carte in tasca, ma si sono completamente rovinate con l'acqua. Illeggibili. In ogni caso, niente che assomigliasse a un documento. Sono stati dei barboni a portarlo qui, però. Forse lo hanno derubato…

–Lo escluderei. Chi deruba un poveretto in quello stato, non si scomoda poi a portarlo all'ospedale.

–A meno che non si tratti di un ladro molto misericordioso, ispettore. Comunque noi il nostro dovere l'abbiamo fatto. Salvandolo e avvertendovi. Adesso il resto spetta a voi. Ah, dimenticavo…

–Sì?

–Ecco. Il nostro sconosciuto aveva con sé anche questa. Una chiave, forse di un qualche armadietto… Sopra c'è incisa una serie di numeri. Forse potrà aiutarvi a scoprire qualcosa.

–Uhm. Non riconosco la marca. Né questo codice numerico. Potrebbe significare qualcosa… una specie di cifrario… Grazie, dottore. Sorvegliatelo bene, nel caso chi l'ha ridotto così voglia finire il lavoro. Vi faremo sapere quando scopriamo qualcosa.


–Allora hai deciso? Vai?

–Già. Non sei contento per me? Mi hanno dato il permesso!

–Non sono troppo d'accordo. Sarai sola. È pericoloso in città. E senza nessuno a cui rivolgerti se dovessi…

–Me la saprò cavare. Non sono più una bambina.

–Per me lo sei e come, invece. Hai solo…

–Dai, basta! Tu ti sei fatto la tua vita. Era quello che hai sempre desiderato, no? Ora tocca a me. È quello che IO voglio.

–…

–Farò attenzione. Mi comporterò bene. E penserò solo a studiare.

–…Sei troppo testarda per farti desistere, vero?

–È il mio sogno.

–Già. E nessuno è mai riuscito a toglierti qualcosa che vuoi con tutto il cuore, da quando sei nata. Lo so fin troppo bene.

–Mi conosci.

–Meglio di chiunque altro. Di questo me ne vanto. Posso venire a trovarti almeno qualche volta?

–MI ASPETTO che tu lo faccia. Altrimenti, guai a te!

–Nel mio primo giorno libero, allora. Ma mi raccomando… se scopro qualcosa che non mi piace, ti riporto a casa.

–Mi impegnerò. E baderò a me stessa. E…

–…

–…se dovessi uscire con qualche bel ragazzo, prometto che sarai il primo a saperlo!

–Ah, NO! Questo NO! Non dovrai mai guardare nessuno a parte me! Devi giurarmelo!

–Ah ah…

–Aaah… cavolo… almeno fammelo conoscere! Non ti permetterò di uscire con nessuno senza la MIA approvazione!