Capitolo 6

A mezzo mondo di distanza, il telefono squillò. Una mano sottile, bianca e curata, sollevò la cornetta.
–Un attimo solo… sì, torno subito– esclamò la voce della proprietaria a qualcuno in lontananza. –Sì. Lo so. Farò presto. Pronto?…– Poi ammutolì riconoscendo chi parlava dall'altra parte. –Sei tu?… Come mai… Ah. Capisco. Ho saputo anch'io qualcosa. E hai pensato a me perché…?
Le lunghe dita giocherellarono col filo del telefono. –Sì. In effetti, in qualche occasione l'avevo notato, un po'. E quindi, hai bisogno del mio aiuto? Non so se sono proprio quella che fa al caso tuo… e non mi sono mai immischiata in roba del genere… ma…
Ascoltò ancora per un minuto. –No. No. Non scusarti. Dopotutto, te ne devo una. Posso liberarmi dei miei impegni immediati e prendere un aereo al più presto. Ti avevo promesso di ricambiarti il favore… anche se magari non in questo modo… e mi sovviene ora che ci sono diversi eventi importanti laggiù in questo periodo. Sarebbe un delitto se non partecipassi. Vado subito a lamentarmi col mio manager che non ci ha pensato prima. Dopotutto, è tanto di guadagnato per tutti e due se acquisto visibilità.
Il mormorio nel telefono salì momentaneamente di tono. –Mi ringrazierai di persona dopo. Certo, lo so che non correrò pericoli. Ci sarete voi… vero? A presto.

Parigi…
–Bastava guardare sui giornali. Lo stesso giorno in cui l'abbiamo ritrovato… si sono verificate delle misteriose esplosioni. Una in un ospedale… è per questo che non voleva tornarci…
–Quanti… quanti morti…
–E poi… sono saltate in aria anche alcune stazioni di polizia. Le dinamiche sembrano le stesse. Qualunque cosa lui sappia, deve essere davvero molto pericolosa. Avranno cercato di eliminare chiunque abbia avuto contatti con lui in zona.– Gli occhi vagarono sulla mappa. –Guardando le posizioni, sembra cominciare perlomeno ad emergere uno schema.
–Ieri… mentre dormiva, sono andata in sopralluogo nei punti di cui avevamo parlato. Ho controllato su tutte le lunghezze d'onda.
–E…?
–Pare che la tua ipotesi fosse giusta.
–Bene. E inoltre… apparentemente c'è stata ancora un'altra esplosione in un posto che sembra non entrarci niente. Nei dintorni del porto. Qui.– Puntò il dito. –Non c'è nulla che la colleghi alle altre a prima vista… ma il tipo di danni e di detriti corrisponde. La zona potrebbe nascondere qualcosa. Forse… nel tentativo di celare le proprie tracce… senza volerlo, ci hanno dato un grosso indizio.
–Ne hai informato gli altri?
–Per sommi capi, sì. I dettagli li chiarirò quando ci vedremo. Manca solo di localizzare con precisione il loro centro operativo… e ricostruire il loro piano. E in questo, la tua idea ci tornerà molto utile. Ma sarà pericoloso. E non solo per noi…
–Lo so. Ne sarò io responsabile.
Annuì, lasciando l'ultima ombra d'incertezza dissolversi. –D'accordo. La macchina è pronta… prendiamo tutto il materiale e dirigiamoci al luogo dell'appuntamento.
Lei si alzò e fece per uscire dalla stanza. La voce di lui la trattenne nuovamente dopo qualche passo.
–Quello che dicevi prima… a proposito di crescere
–Sì.
–Hai cominciato a parlarne… a sentirti inquieta… dopo che quel dispositivo spaziale è atterrato vicino a casa. Quando abbiamo fatto… quel sogno.
Lei respirò profondamente. –Sì.
–Quindi, come immaginavo… c'entra qualcosa.
Esitò per qualche momento prima di rispondere. –Mi ha fatto riflettere. Mi sono fatta catturare perché ero assorta… a pensare alla mia vita presente e a quella precedente. E anche adesso, quasi stavo per rinunciare ad accompagnarti perché una parte di me aveva paura di tornare qui. Così non va bene. Non posso più… vivere nelle favole. È ora di diventare adulta.
Lui annuì di nuovo. –Fisicamente… abbiamo ancora l'aspetto di quando ci hanno convertiti. Io e te sembriamo ancora ragazzini. Mentalmente, siamo cresciuti molto… abbiamo compreso, imparato, studiato molto… ma… le nostre emozioni?…
Chinò il capo pensieroso, sospirando a sua volta. –Anch'io… ho molto riflettuto dopo quell'episodio. Credo mi sia servito per capire delle cose su me stesso. Cose che… non tutte mi piacciono. Non sei l'unica a sentire che sia arrivato il momento di affrontarle. Di diventare adulti… entrambi. Soprattutto… credo di aver coscienza, adesso, di volere
Sollevò gli occhi nei suoi. –Dovremmo parlarne… raccontarci quello che abbiamo visto.
–Sì…
–Quando… ci saremo liberati da questo problema. Quando sarà tutto risolto.

All'Aja…
–Insomma, che diavolo sta succedendo, mamma?! Non è possibile una situazione del genere!
Nella sua camera d'albergo, Michelle Amandette sbatté con rabbia sul tavolino la rivista frusciante che aveva in mano, sopra tutte le altre. L'immagine che aveva scelto di dare al pubblico comprendeva che fosse sempre controllata nelle sue reazioni e solare, ma al di sotto del trucco pesante quella che si vedeva adesso era una diciannovenne in lacrime e quasi in preda al panico. Madame Eva, sua madre, una matrona con qualche anno e ben più di qualche chilo di troppo, cercava ansiosamente di calmarla con gesti tranquillizzanti. Era lei ad occuparsi di organizzare gli impegni della figlia e delle sue pubbliche relazioni, fin dall'inizio della carriera di Michelle.
–Tesoro mio… stella, calmati… capisco benissimo come ti senti, ma non risolverai niente in questo modo…
–E allora come lo risolverò? Da quel che mi dite, sono praticamente intrappolata qui dentro!– Afferrò una manciata di lettere strapazzandone i fogli mentre le agitava in faccia alla madre. –Non ho fatto del male a nessuno… perché devo ricevere addirittura delle minacce di morte?
–Tesoro, non so che dirti… fidiamoci della polizia. Vedrai che si tratterà soltanto di una cosa temporanea…
–La polizia ha detto che non può garantire la mia incolumità se lasciassi l'albergo! Mi hanno consigliato di annullare il concerto! E oltretutto avevano quell'aria annoiata… come se mi stessero dicendo che me l'ero cercata… che era colpa mia
–E non è neanche tutto.– Gerry Hunting entrò nella stanza con espressione torva, reggendo altri fogli. La ragazza fece per slanciarglisi incontro, ma lui la fermò con un gesto. –La cosa è ancor più grave di quel che avremmo potuto credere. Questo è un comunicato dell'ambasciata del Rubutur. Pare che si siano mossi diversi movimenti politici chiedendo l'annullamento del concerto… e l'interruzione di ogni rapporto tra il governo e Michelle finché lei non avrà chiarito la sua posizione. Minacciano addirittura di protestare presso l'ONU. Pare che delle lettere minatorie siano arrivate anche a loro. Rivolte a lei e a loro in quanto collegati.
–Ma… è l'apocalisse! Tutto questo per dei semplici pettegolezzi? Non si era mai sentita una cosa del genere prima…
–Lo so.– Il giovanotto masticava amaro. –Risulta difficile crederci anche per me… è come se ci fossero degli altri interessi sotto… credo che possiamo essere stati strumentalizzati a fini politici. Non vorrei dirlo, ma siamo in grossi guai.
–E tu te ne stai lì con quell'aria così fredda? Come se quello che mi capita non ti riguardasse? Come puoi?– strillò Michelle stridula, con voce diversissima da quella che era abituata a modulare sul palcoscenico. –Sei senza cuore?
–Lasciarsi andare al panico non servirà a niente, Michelle. Inoltre– aggiunse Gerry con un triste sorriso, –ormai quello che capita a te mi riguarderebbe anche se non volessi. Temo che siamo legati da un pezzo nella buona e nella cattiva sorte… sto ricevendo anch'io delle minacce. Più del solito, comunque. Sono abituato a leggerne e ascoltarne almeno una decina al giorno, da quando sto con te.
Depose un altro fascio di carte sul tavolo. –Ecco qua… un sacco di messaggi che mi danno la colpa dello scandalo. Dicono che se io non ti avessi traviata saresti rimasta una brava ragazza… che sicuramente ti ho presentato io quelli dei manifesti… che ti ho coinvolta a forza nei miei giochini sconci e sapevano fin dall'inizio che ero un pervertito… qualcuno insinua addirittura che non devo essere un granché come uomo se ti ho spinta a consolarti in altri modi per via delle mie… deficienze.
Michelle si quietò inorridita, fissandolo. –Oh, Gerry… mi… dispiace… io… io non capisco…
–Non fa niente. Prevedevo cose del genere quando abbiamo deciso di stare insieme. È un prezzo che ho scelto io di pagare.
–È tutta colpa della gente del Rubutur– esclamò sbrigativa Madame Eva. –Se sapessero gestire meglio le loro beghe politiche, non dovrebbe farne le spese anche chi non c'entra niente
–Sei stata tu a insistere perché accettassi di rappresentare gli interessi di quel popolo– puntò il dito la ragazza. –Hai detto che avrebbe fatto un gran bene alla mia immagine… doveva essere una buona azione che avrebbe anche portato dei vantaggi… tutta questa cosa di diventare una star, mi avevi detto che sarebbe stata divertente e mi avrebbe reso famosa, ricca e piena di amici senza nessuna fatica! Sei tu che hai insistito! Doveva essere tutto solo un bel gioco… Sono una ragazza come tutte le altre… che ho fatto di male per dover temere così per la mia vita, solo perché mi piace cantare?!
–Piccola, indubbiamente il momento è difficile… ma non temere. Non ti devi scoraggiare.– Lo sguardo del donnone lampeggiò. –Ti proteggerò in ogni modo… sei la mia bambina… non permetterò assolutamente che danneggino il concerto né la tua carriera.
–Mamma, ma…– mormorò Michelle con un fil di voce.
–Il concerto perlomeno dovremo annullarlo– esclamò Gerry. –È fuori discussione. Troppo pericoloso non solo per la sicurezza di Michelle, ma anche per quella pubblica. Prendiamo il primo volo e torniamo subito in America.
–Come si permette lei di dare ordini?– esclamò la madre inviperita. –Come si permette di decidere? Chi le ha dato il diritto? Già stava rovinando l'immagine della mia piccolina da prima… l'avevo detto che era sbagliato… un fidanzamento proprio in questo momento poteva solo provocare delle delusioni tra i fan, e infatti così è successo! Sapevo benissimo che mirava solo a prendere il comando e…
–Mamma!– urlò la ragazza.
A questo punto il capo del servizio di sicurezza tossicchiò discretamente da un angolo della stanza, attirando l'attenzione. Era un uomo di colore, robusto, cranio quasi calvo e folti baffi scuri, in una giacca di ottimo taglio. –Scusate… ma anche se in condizioni normali concorderei col signor Hunting, penso che la cancellazione del concerto in questo caso sia da evitare. Così finiremmo per dare ragione ai denigratori della signorina, e rischieremmo di affrontare pericoli del genere anche al nostro ritorno negli Stati Uniti. Senza contare che daremmo un messaggio sbagliato anche per quanto riguarda gli eventi nel Rubutur. Paradossalmente… secondo la mia opinione, è molto meglio che la scadenza sia rispettata. Dovremo semplicemente fare in modo di assicurare l'incolumità della signorina Michelle e degli spettatori.
Madame Eva spalancò la bocca per ribattere, ma poi pensò che l'uomo dopotutto le aveva dato ragione. Gerry invece non si frenò. –Semplicemente, dice lei! E come penserebbe di fare? Già adesso le autorità stanno cominciando a subissarci di telefonate! Là fuori c'è una specie di polveriera… è un miracolo che non siano ancora accaduti degli incidenti… se andiamo in scena, sarà del tutto impossibile impedirlo! Sono in quest'ambiente da abbastanza tempo per poterglielo assicurare.
–Non ne dubito, signor Hunting. Tuttavia… potremmo avere un asso nella manica che non vi aspettate. Si dà il caso che io conosca alcune persone capaci di prodezze incredibili in questo campo… con un curriculum riguardante problemi del genere che vi farà sgranare gli occhi. Sono più che veri professionisti, quasi dei maghi.– Allungò al giovane una serie di rapporti. –E mi sono preso la libertà di contattarli.
Gerry prese i fogli di malavoglia e cominciò a scorrerli. –Avrebbe dovuto quantomeno consultare…– cominciò, ma suo malgrado dovette emettere un fischio d'ammirazione leggendo qualche riga. –Ed è… tutto vero? Come mai non ne ho sentito parlare prima?
–Non si fanno molta pubblicità, eccetto che tra gli esperti del settore. Sa com'è. Quelli che fanno il vero lavoro utile vengono sempre ignorati. La gente preferisce dar credito a chi si fa notare.
–E lei crede che col loro aiuto riusciremmo a tenere il concerto in modo sicuro? Non ne sono ancora convinto. Immagino che sarebbe una bella spesa… e poi, per quanto possano essere bravi, è sempre un azzardo…
A questo punto Madame Eva, dopo un suo calcolo interno, parve decidere che qualsiasi cosa portasse l'acqua al suo mulino e contrariasse il fidanzato della figlia andava bene, e intervenne con piglio deciso, afferrando le carte: –La finisca di parlare come se si trattasse di soldi suoi. Per conto mio, farò tutto quel che devo perché noi… perché mia figlia non deluda il suo pubblico! È un dovere per una star! Non importa quanto dovremo spendere, o altro. La sicurezza viene prima di tutto! Immagino che queste persone potranno essere qui al più presto?
–Anche domani, madame.
–Troppo tardi. Li voglio qui oggi stesso!
–Come desidera, madame. Sono certo che si possa organizzare– ghignò l'uomo.
–Naturalmente lei è certissimo che abbiamo davvero le capacità che dice?
–Mi fido di loro come di me stesso, madame.
–Bene. Allora proceda subito.
Il capo della sicurezza s'inchinò leggermente al donnone in modo un tantino teatrale, e prese la porta mentre i tre ricominciavano a bisticciare. Percorrendo il corridoio, si fermò un istante a sbirciare dentro l'uscio socchiuso di un piccolo magazzino delle scope.
Dove un altro capo della sicurezza, svenuto e in mutande, era incaprettato per bene con aria molto infelice.
–Le mie più sentite scuse, milord. Come si dice, a mali estremi estremi rimedi. Non si preoccupi che penseremo noi ad aver cura della signorina… e di tutto il resto.

Su quell'isola…
Mi vergogno di quel che sentivo. Di quel che mi facevano pensare.
Ero lì, immobile… senza il minimo desiderio di fuggire… incatenata da sensazioni che prima non avevo neanche mai
immaginato di provare.
Una parte di me, ancora lucida… guardava il tutto dall'esterno, giudicando freddamente, registrando, imprimendo ogni cosa nel ricordo… tentando di riscuotere il corpo, che però restava là come un oggetto… senza obbedirmi più.
Ogni essere umano ha certi impulsi… per quanto alcuni vogliano imbrigliarli o negarli. Loro li avevano soltanto dovuti amplificare.
Per quelle poverette catturate insieme a me era la stessa cosa. Non importava chi fosse… di chi si trattasse… purché fosse un
uomo… purché quell'impeto venisse soddisfatto…
Oggetti, a disposizione del primo venuto… blocchi di carne senz'anima, scelti solo per l'aspetto esteriore, messi a disposizione, freddamente, con calcolo, da un'
altra donna.
Quanto avranno pianto, dopo. Quanto rimorso ne avranno avuto… quanto si saranno sentite sconvolte per aver subito, a tutti gli effetti, una violenza… Almeno alcune di loro. Per altre, forse, non avrà fatto molta differenza…
Per me…
Sarebbe stato come morire.
È solo per pura fortuna che sono riuscita a salvarmi…
Gli avevo già sorriso… a quell'uomo…
Ascoltando le sue parole volgari, e vedendo il suo sguardo lascivo…
Desiderando nella mia mente annebbiata la fine di quella pressione… desiderando… di non fare resistenza…
Qualunque cosa sia stata a svegliarmi, la ringrazio.
Mi ha risparmiato l'umiliazione senza fine di diventare un oggetto…
Mi ha risparmiato il dolore bruciante… di gettare ad un altro… quello che vorrei… vorrei…
Tu… non me ne avresti fatto una colpa, lo so.
Ti saresti infuriato contro chi mi AVEVA FATTO questo.
Ma… me ne sarei sentita colpevole io.
Chissà perché… il ricordo di quella faccia disgustosa sta già sbiadendo nella mia mente… non ricordo se davvero gli somigliasse… ma in qualche modo, nel mio ricordo… si confonde con UN'ALTRA faccia di rospo.
Anch'io… ho imparato cose su me stessa che non tutte mi piacciono… e non soltanto da quell'episodio.
Non siamo più bambini…
E quello che vorrei… quello che DESIDERO… dopo questa disavventura, ne ho coscienza anch'io, e mi fa quasi paura.
Ma… devo difendere anche questo… come gli altri miei sentimenti. Perché anche questo è degno di essere difeso.
Non sarò mai un oggetto per nessuno… né il trastullo di qualcun altro.
Sarò sempre padrona di me stessa.
E un giorno… sarò la donna che ti amerà…

–Quelle povere ragazze rapite… anche loro sono state trasformate in oggetti.
–Come?…
–Stavo solo pensando ad alta voce. Anche Michelle stessa, si può dire… che sia stata ridotta a un giocattolo nelle mani dei fan… forse lo è sempre stata. Per questo mi fa… mi fanno tutte… ancora più pena… desidero ancor più aiutarle.
–Già.
–Anch'io conosco il mondo dello spettacolo, ma forse nel mio campo questa tendenza non è così evidente… però… mi è capitato di intravvedere il tormento di chi ci vive. La spinta ad essere sempre al massimo, sempre i migliori… sempre perfetti… oppure non essere nessuno… a compiacere, compiacere sempre, i fotografi, i giornalisti, il pubblico… in trappola se si è ammirati, disperati se si viene ignorati. Il bisogno continuo di attenzione… di approvazione… è come una droga. Non mi è piaciuta.
Sollevò lo sguardo in modo eloquente verso l'aereo che stava atterrando.