Capitolo 9
Angoscia, tormento, rimorso… tutte queste cose sono proprie dell'uomo… e solamente dell'uomo… o così noi esseri umani abbiamo sempre creduto.
Accompagnano inevitabilmente lo sviluppo dell'intelligenza. Sulla Terra, siamo soli in questo… terribilmente, dolorosamente soli. E condannati ad essere responsabili di noi stessi. Senza che nessuno possa dirci cosa farne dei nostri doni.
La chiamiamo la grande nobiltà, il grande fardello dell'uomo, la prova che siamo esseri superiori, padroni del mondo, chiamati ad una elevata missione…
Lo chiamiamo peccato originale.
Ne siamo fieri, guardiamo dall'alto in basso le creature che non lo possiedono… le definiamo immature o prive di anima…
E le invidiamo, rodendoci dentro… desiderando ridiventare come loro.
Tornare a godere della grazia di Dio…
L'intelligenza ci ha portati… a trasformare in perversione quello che per gli animali è naturale… a prendere per noi, sporcare, distruggere, i beni del mondo di cui loro godono innocentemente… ad essere egoisti, violenti, sporchi, a rovinare noi stessi e il nostro ambiente.
Ci ha portati al conflitto tra i nostri desideri sfrenati e la coscienza morale, che cerca di imbrigliarli… soffrendo quando ci riesce, soffrendo quando non ci riesce…
A pensarci… sembra quasi che ci troviamo in una trappola. Costruita con le nostre mani oppure da mani altrui, è lo stesso… ci dibattiamo, ma non riusciamo a venirne fuori… sfoghiamo la nostra frustrazione sugli altri o su noi stessi… inventiamo motivi, giustificazioni, storie a cui poi credere per spiegarcela, per fingere che ci piaccia, o che ne siamo sfuggiti… perpetuando il conflitto senza accorgercene… contraddicendoci, senza renderci conto della contraddizione…
E coloro per i quali questo fardello è troppo pesante… hanno cercato da sempre, in ogni modo, di liberarsene.
Di ritornare a quello che consideravano lo stato di natura… come animali… come bambini…
Offuscando la propria consapevolezza con sostanze psicotrope, oppure cercando di espanderla… che forse è la stessa cosa…
…sottomettendosi agli ordini di altri, lasciandosi sfruttare e tiranneggiare, per poter scaricare la colpa su di essi, dire che loro stavano soltanto obbedendo…
…inventandosi creature superiori a cui render conto, proiezioni del proprio istinto, dei propri genitori, per poter sentire di non essere responsabili di ciò che fanno. E per poter credere che la morte non sia la fine di tutto… per fingere di non temerla.
Idoli, che adoriamo perché ci danno l'illusione di uscire da noi stessi…
…che odiamo perché abbiamo bisogno di loro…
…che sentiamo il bisogno di elevare al di sopra di noi, per credere che ci sia qualcosa di migliore. E allo stesso tempo di distruggere, abbattere, rovesciare, perché il nostro desiderio di libertà, per quanto cerchiamo di sopprimerlo, ci fa ribellare.
Probabilmente è questo che accade anche ai fanatici delle celebrità. È da questo che ha origine il loro folle comportamento.
Poveretti… loro… e coloro che hanno messo su quel piedistallo maledetto…
Nessun essere umano dovrebbe essere costretto ad essere un idolo…
…perché un idolo può essere solo disumano.
Ho provato… tutto questo, in quell'avventura immaginaria?…
Sì… tutto questo… e altro.
L'organizzazione stava morendo.
Incredibile a dirsi. Era sempre stata presente nel mondo in modo così capillare… che tutti credevano come in un dogma nel fatto che non potesse essere distrutta totalmente. Come un cancro, del corpo e dello spirito. Sradica una base operativa qui, ne rimarranno cento altre là. Elimina un focolaio d'infezione, si può essere certi che si riformerà prima o poi finché resta la materia prima– e i fondatori sapevano benissimo che si può sempre contare sul marciume, la grettezza e l'avidità della natura umana. Ottimi terreni dove piantare affari e raccogliere soldi. Dopotutto, ragionavano, se l'uomo è questa bestia malvagia nel profondo del suo cuore, perché ci si dovrebbe vergognare a sfruttare la cosa per il proprio vantaggio? In fin dei conti, anche loro così non facevano altro che seguire la propria natura. Il male nel mondo è inestirpabile, quindi tanto vale almeno lucrarci sopra.
E invece no. Vent'anni di combattimenti e frustrazioni continue… avevano a poco a poco logorato tutte le loro metastasi. Uno stillicidio di perdite di uomini e mezzi… ritorni negativi sull'immagine… che avevano spinto i principali investitori, lentamente, a ritirare i capitali… e il denaro era linfa vitale per i demoni. Ingenti somme perse, invenzioni rivoluzionarie distrutte, mercati chiusi e interi paesi tagliati fuori dalla loro influenza… tutto per colpa di un pugno di cellule controimpazzite e imprevedibili che all'inizio nessuno aveva degnato del minimo credito.
Le risorse rimaste erano state investite in piani ambiziosissimi per rilanciare la credibilità… progetti di controllo mentale globale, grandiosi falsi scenari apocalittici. Si sarebbe detto che la megalomania dei capi crescesse in proporzione con la loro isteria. Neanche le migliori recite mitologiche avevano avuto successo. Così come le strategie faraoniche per acchiappare nuovi clienti. E nell'ultimo fiasco di quel genere… solo poco tempo prima… lo stesso direttore generale c'era rimasto secco. Quello stupido, avevano detto i dirigenti poi, se l'era cercata. Indulgeva decisamente troppo ai piaceri estetici, e si era esposto incautamente. Non bisognerebbe farsi abbagliare dagli stessi sfarzosi specchietti per attirare le allodole… in fondo, i loro erano soltanto affari.
Ma dopo quell'episodio, pareva che tutto stesse andando sempre più a rotoli… come se un vecchio, immenso, obsoleto organismo cedesse finalmente all'età e alle malattie. Le varie sezioni in diverse parti del globo cominciavano a separarsi, occupandosi ognuna dei propri interessi. C'erano falle sempre più vistose nella sicurezza. La mancanza di un ferreo controllo centrale iniziava a lasciare spazio a figure di rampanti arrivisti dalle idee bislacche e tipi mal addestrati, che un tempo non sarebbero mai riusciti a far carriera… e anche per mano di costoro, gli errori e le perdite si moltiplicavano. Una lenta decadenza, uno sgraziato canto del cigno…
Ed era per colpa di uno di questi errori… e dei piani bislacchi di una persona del genere…
…che forse adesso sarebbe arrivato finalmente il colpo di grazia.
Dita nervose tamburellavano con insistenza sulla superficie liscia di un tavolo. Il «capo» aveva un diavolo per capello. Troppe cose stavano insinuandosi sulla strada per la realizzazione del piano… troppe!
Questo era il suo primo incarico di una certa importanza. L'aveva chiesto appositamente. Un mezzo unico per accrescere il proprio prestigio e la propria influenza nell'organizzazione e fuori… grazie ai propri esclusivi mezzi e contatti. Aveva programmato tutto nei minimi dettagli. Sapeva di essere geniale e che la sua idea era perfetta. Nulla poteva andare storto. O così pensava. Prima quel folle disperato fuggito via… perché alle alte sfere non era venuto in mente di verificare la sua identità?! La responsabilità era loro, non sua! E invece, solo perché al momento aveva il comando delle operazioni in zona… indovinate a chi avevano pensato bene di scaricare addosso la colpa?
Ed ora, anche quest'altra seccatura…
Quantomeno quei due imbecilli avevano arginato il danno, o così dicevano. Il che era superare di gran lunga le sue aspettative su di loro. La prossima volta, avrebbe chiesto ai capi supremi dei subalterni meno squinternati e più affidabili. Quando quest'operazione avesse assicurato la sua posizione elevata all'interno della gerarchia. In fondo, un grande leader dovrebbe avere i sottoposti che si merita! O no?
Ma sembrava proprio che la sfortuna avesse deciso di prendere di mira il progetto… che venisse attaccato da tutte le parti. Ce l'avrebbe fatta a mantenere il controllo della situazione? No. Inutile pensarci. Doveva. L'idea dell'alternativa scuoteva perfino il suo sangue freddo, e aveva sempre ritenuto di averne molto.
Perlomeno la chiave era stata recuperata… l'armadietto doveva essere ancora intatto… per quanto… se a qualcuno fosse saltato in mente di aprirlo con le cattive… quel che avrebbe trovato…
Qualcuno bussò alla porta della piccola stanza.
–Sono arrivati i parlamentari del Rubutur che stava aspettando.
Si raddrizzò. Respirò a fondo. Si ricompose.
–Fate passare.
–…Ti ripeto, non sono affatto sicuro che sia una buona idea! Non senza dirlo al capo!
–E che cosa dovremmo fare?– Il secondo tizio in nero, nel magazzino deserto, puntava con una mano tremante verso l'armadietto inviolabile il suo disintegratore. –Se sono riusciti ad aprirlo… e a trafugare il contenuto… siamo morti comunque! Possiamo accertarcene solo aprendolo noi!
–E se invece non l'avessero fatto? Non avevano bisogno di farlo, dico bene? Sappiamo cosa possono fare… e quella roba non dovrebbe essere resistente anche ai raggi X, giusto?
Il primo compare esitò. –Be'… non lo so… ma in questo caso, a che scopo farlo così resistente? In ogni modo, dobbiamo almeno sapere cosa c'è in ballo! Così potremo prevenirli, no?
–E chi ti dice che ci riusciremo? Una volta distrutto, non riusciremo più a coprire la cosa! E se vedessimo cosa c'è dentro? Senza autorizzazione? Diventeremmo anche noi immediatamente dei bersagli da eliminare! Sarò anche stupido come dici, ma non così tanto! Io mi chiamo fuori!
Fece per andarsene, ma si fermò due passi dopo guardandosi al di sopra della spalla.
L'altro esitò e fece per guardare indietro ma continuò a puntare la pistola.
Quando avevano perso la chiave, la prima reazione era stata cercare di distruggere l'armadietto… perché nessuno riuscisse a fare il collegamento e trovarlo. Ma neanche una carica di quella potenza ci era riuscita. Non avevano detto loro chi fosse stato a progettarlo… e avevano paura di chiedere, adesso.
Avevano ripiegato su una stretta sorveglianza. Che non era bastata.
Se adesso gli uomini del loro alleato non fossero riusciti a venire a capo di niente… e sospettavano fortemente che così sarebbe stato… neanche la riuscita completa del piano probabilmente avrebbe salvato loro la pelle una volta che l'ignaro superiore avesse scoperto la cosa. Neanche sparire nel nulla avrebbe evitato che li trovasse. Volevano dimostrare di essere dei professionisti per il loro primo incarico serio, e invece stavano ficcandosi in un dannato pasticcio dietro l'altro.
Magari era un po' tardi per farsi venire in mente che forse si erano scelti il lavoro sbagliato.
Ma se almeno avessero accertato se qualcosa era stato effettivamente rubato da là dentro… e in questo caso, cosa… altro particolare che nessuno si era preso la briga di raccontargli…
…forse avrebbero potuto metterlo al sicuro se c'era ancora… o magari… prenderselo loro e scappare… tenendo in ostaggio il segreto come garanzia…
O forse no. In ogni modo, non gli veniva in mente niente di meglio da fare ormai. Che novità.
Sparò.
Le scintille gli abbagliarono gli occhi anche dietro le lenti da sole. Quando la luce si fu interrotta e riuscì a vederci di nuovo, il metallo lucido non recava neanche un segno. Come si era aspettato.
Deglutì. Il suo compagno faceva finta di non vedere, ma non se n'era ancora andato.
Aumentò la carica.
Ancora niente.
Continuò ad aumentarla fino al massimo, quando reggere il calcio dell'arma gli ustionò le mani attraverso i guanti spessi, e tenne il grilletto premuto fino ad esaurire le riserve d'energia.
E finalmente –finalmente– qualcuno parve esaudire le sue preghiere. Si era aperto un piccolo foro.
Balzarono entrambi come cani sulla preda, dimenticando prudenza e proteste di estraneità, a cercare di allargarlo prima ancora che lo sportello fuso finisse di raffreddarsi. Collezionarono ulteriori bruciature, lanciando maledizioni sottovoce, e si tagliarono le dita più volte prima di ottenere un risultato apprezzabile. Se il materiale non fosse stato ancora parzialmente fuso, non ci sarebbero riusciti affatto. Ma infine, dopo quelle che parvero ore di lavoro, furono ricompensati con un'ottima visuale dell'interno…
Che era vuoto. Completamente vuoto.
Non come se fosse stato saccheggiato. Rimasero a bocca aperta a guardarlo con il cervello altrettanto sgombro. Non c'erano scaffali. Non c'erano ganci. Solo una parete di metallo liscio. Nessun segno che là dentro fosse mai stato conservato nulla, da quando l'armadietto era stato costruito.
Parigi…
Era una cosa strana pensare che un essere umano potesse venire programmato come un computer… che in un cervello vivo si potessero inserire dettagliate istruzioni software e dati per dargli enormi quantità d'informazioni senza che debba impararle… e insegnargli ad usare tecniche sofisticate ed armi di incredibile potenza senza batter ciglio. Armi che nella maggior parte dei casi… facevano già parte di un corpo meccanizzato. Per questo gli esseri umani ricostruiti erano molto più potenti, molto più temibili sia dei soldati normali che delle macchine da guerra prive di mente propria.
Strano… ed anche rivoltante pensarlo, quando ti veniva in mente che una cosa del genere era stata fatta a qualcuno che conoscevi… a cui volevi bene.
Se è così… allora, veniva da chiedersi, questo significa… che in fondo noi esseri umani siamo solamente macchine organiche molto ben costruite? Oppure è la prova dell'esatto contrario?
Ma ci sono cose, in una mente umana, che non possono essere programmate. E altre che nessun programma può riscrivere o sovrascrivere.
Sentì il gemito. E il grido.
Si rese conto di essere stato lui a gridare per l'angoscia.
E poi, quando gli occhi tornarono a schiarirglisi, si rese conto di non essere morto. Le pareti attorno a lui stavano vibrando. Ma l'edificio non era crollato.
Lo sparo del gorilla sconsigliato non era neanche partito…
…il braccio dell'armatura robotica che reggeva il cannone era stato reciso di netto proprio mentre stava premendo il grilletto, prima che i circuiti interni potessero trasmettere l'ordine. Era stato lo schianto del pesante componente sul pavimento a causare il tremito. L'uomo lo fissava inebetito come se si trattasse del proprio stesso braccio tranciato, cercando a sua volta di rendersi conto di quanto era successo.
Non che potesse fare molto altro. Aveva una pistola puntata alla testa.
La ragazza era voltata a metà, facendo scudo al ferito alle proprie spalle che non aveva avuto neanche il tempo d'iniziare a reagire. Il suo compagno le si era parato davanti fulmineamente nell'istante in cui il colpo stava per partire, coprendola col proprio corpo e allo stesso tempo seguendo le sue direttive per trovare il punto debole del cannone e smembrarlo… troppo velocemente e precisamente per poter essere visto. Si arrampicò con un solo balzo sulla spalla robotica e tirò un pugno che sfondò la calotta dell'abitacolo, facendo ammirare all'occupante la canna della sua arma dal davanti, a braccio disteso, appoggiandogliela dritto in mezzo agli occhi. –Io mi arrenderei, fossi in te. La gratifica puoi sempre chiederla la prossima volta.
Quello sguardo duro… arrabbiato… Il gorilla parve dichiararsi con gran riluttanza d'accordo. Molto lentamente, alzò le mani.
Poi voltarono la testa udendo altri tonfi per il corridoio. Dovevano stare arrivando altri rinforzi in armatura.
E le espressioni tese dei due si mutarono in un lievissimo sorriso. Lui se ne rese conto per la prima volta… che mentre tremava di paura, loro non si erano quasi preoccupati.
Di qualcosa che avrebbe spaventato anche un veterano…
Forse perché conoscevano le proprie forze sovrumane… o forse soprattutto… perché erano veterani anche loro… molto più di quanto potesse esserlo lui… e di guerre più dure.
E poi dovette imporsi di non sbattere le palpebre, per non perdersi nulla della scena che seguì.
Il Rubutur sanguinava per la sua guerra civile. Vite e risorse scorrevano via in quel testardo scontro di convinzioni che portava a sacrificare soldati e a intrallazzare con nazioni straniere pur di imporre o difendere la propria visione delle cose. Ma da qualche giorno, si era come fermato… sospeso. Ad osservare quel che accadeva in un piccolo paese a mezzo mondo di distanza. I giornali non riportavano più notizie di massacri, esagerate da una parte e minimizzate dall'altra, o proclami e rivendicazioni filosofiche e patriottiche di rivoluzionari e reazionari. Gli scontri stessi si erano come… diradati. Anche i gruppi di sostegno formati dai fuoriusciti all'estero avevano temporaneamente distolto la loro attenzione verso l'unico argomento che sembrava realmente importante adesso. L'onorabilità di una piccola star straniera che in qualche modo li rappresentava tutti agli occhi del mondo.
–Ed era esattamente ciò che volevate, no? È il motivo per cui avevate approvato il mio piano. Questa montatura vi sta dando la visibilità che avevate sempre cercato, e allo stesso tempo la copertura perfetta per portare avanti i vostri traffici indisturbati… e per screditarvi a vicenda giocando sul sentimento popolare. Ve l'avevo detto che potevate fidarvi di me. Qui nel vecchio mondo, conosciamo e usiamo il potere dei media per questi giochetti da sempre.
–È vero– grugnì un generale dall'uniforme vistosissima, coperta di medaglie ed altre decorazioni degne di un'opera teatrale di basso rango. In dubbio se glorificare i loro ufficiali combattenti con abiti tradizionali o divise all'europea, le forze armate del Rubutur avevano optato per le parti più sgargianti di entrambi. –In questo modo, finalmente l'attenzione del mondo è rivolta verso il nostro paese… e possiamo trattare per avere aiuti più consistenti dalle nazioni ricche. Sia alla luce del sole che in segreto… abbiamo attirato di nuovo l'interesse degli investitori. Tuttavia, cominciamo ad avere qualche dubbio, se ci permette. Questa storia sembra che stia sfuggendo di mano. Troppe derive e troppi elementi. Il rapimento… le rivolte degli ammiratori che sembrano in continuo aumento… ed ora, le voci secondo cui il concerto verrà spostato, o che altro… e c'è chi scrive di un previsto annuncio ufficiale di Michelle Amandette dal palcoscenico. Ci si chiede se riguarderà la guerra, lo scandalo, gli ostaggi, o che altro. I media sono divisi… Michelle sembra una donna rovinata e un'eroina allo stesso tempo. La gente non sa più da che parte deve stare, e questo non le piace.
–Volevamo confondere le acque per pilotare l'opinione pubblica, ma se continua così la situazione diventerà incontrollabile– aggiunse un altro, con una divisa diversa: quella dei combattenti per la libertà antigovernativi, molto meno adorna di fronzoli. –Quindi siamo venuti a chiederle cosa sta pensando di fare. C'è stato qualche cambiamento nel piano? O qualche resistenza imprevista? Sempre che lei abbia ancora il controllo completo degli eventi come ci ha fatto credere.
–Oh, ma che domande. Naturalmente– rise con educazione il capo, sperando non si accorgessero che stava sudando. –Non dovete preoccuparvi. So meglio di voi come si manipolano le menti della povera gente comune. Avete accettato di mettere da parte le vostre divergenze perché entrambe le parti erano stanche di una situazione di stallo, e cominciavano a perdere i propri sostenitori… le masse sono stupide, ma prima o poi si stancano di soffrire e reagiscono a calci, proprio come qualsiasi altro animale stupido. Ma date loro qualcosa su cui focalizzare l'attenzione… su cui dirigere le loro emozioni positive o negative… e ci si butteranno a pesce, incuranti se sia realmente importante o meno. Anzi, meno è reale e più ci si appassioneranno. La realtà in fondo è noiosa… non cambia secondo i nostri desideri… mentre un'immagine inventata può essere qualsiasi cosa vogliamo.
I militari grugnirono. –In realtà ce ne siamo dovuti stupire anche noi. Tutto questo sommovimento per… un qualcosa di così inconsistente. Sembra lontanissimo dalla ragione.
–E infatti lo è. Non riuscite a crederci solo perché voi avete sempre avuto a che fare con la realtà e la ragione… a modo vostro, certo. Non avete idea della potenza dell'immagine, come me. Io ho sempre saputo manipolarla alla perfezione per gli scopi che preferisco. E vedrete che alla fine di questa vicenda anche la vostra immagine sarà completamente rinnovata. La gente vi amerà… o amerà odiarvi… e sarete tutti eroi per l'una o l'altra parte del mondo. Naturalmente, speriamo che vi ricorderete a chi dovete questo rientro di popolarità. E che onorerete i nostri… obblighi.
–Su questo non deve preoccuparsi. Siamo gente d'onore.– Il generale guardò in tralice i suoi nemici collaboratori. –Perlomeno noi. Se davvero tutto sta andando liscio come afferma…
–Ma certo! Non dubitatene! Tutto quello che sta succedendo porterà solo acqua al nostro mulino. Anche il rapimento e lo scandalo erano… programmati. Del tutto programmati. Per accrescere il fenomeno mediatico. Meenge M'keda sarà presente, come previsto, non è vero?
Il combattente per la libertà annuì con un grugnito, restituendo l'occhiataccia all'altro. –Ce ne siamo assicurati. Avrà un posto in prima fila ed è previsto che stringa personalmente la mano a Michelle e le consegni dei fiori. Non mancherà.
–Ottimo. Quel che accadrà durante il concerto catturerà l'opinione pubblica globale… e si trasformerà in leggenda per tutti gli anni a venire. Voi dovrete solo pensare a rilasciare le dichiarazioni che abbiamo concordato. Mi rendo conto che, da profani, non possiate cogliere facilmente tutte queste sottigliezze… ma vi posso assicurare che niente, assolutamente niente potrà andare storto!
Altrove…
Un'auto si fermò davanti ad una banca in centro città. Banca anonima, città anonima. Solo un piccolo centro come tanti del Nord Europa. Una filiale minore di un piccolo fondo cooperativo, nota a malapena nella sua regione. Assolutamente niente di speciale. Niente di sospetto. Per questo era la scelta migliore.
Tre uomini uscirono dagli sportelli, sbirciando un foglietto di carta, e si diressero alla porta. Il quarto li attese in macchina fumando distrattamente. Non ci vollero più di pochi minuti.
–Allora? C'era ciò che ci aspettavamo?
–Uh–uh. Non hanno fatto una piega quando abbiamo detto il numero.– Gli altri rientrarono gettandosi occhiate intorno. Uno di loro reggeva qualcosa di rettangolare e rigido sottobraccio. –Non hanno neanche chiesto di vedere un documento d'identità. Devono essere stati istruiti bene. Viene da ridere per quanto è stato facile.
–Be', a noi è toccata la parte più facile, dopotutto. E adesso che si fa?
–Adesso ci mettiamo al lavoro su questa roba… e poi ci serviamo dei nostri mezzi speciali. Mancano solo pochi giorni al concerto, giusto? Loro vorranno che tutto sia pronto per il pezzo forte. Quindi… non saremo da meno neanche noi.
L'ha protetta… non l'aveva persa un attimo di vista, mentre io dentro di me lo rimproveravo…
Mentre io, con tutta la mia boria, non sono riuscito a muovere un muscolo…
È… più forte di me… più abile di me. Dovevo aspettarmelo. Me lo aspettavo… Ma… non è solo questo…
Era finita ormai. Le armature speciali progettate per tener testa a un'intera armata di rivoltosi non avevano retto più di pochi minuti. Giacevano ammonticchiate in un cumulo di rottami al centro del corridoio, in quello che era stato l'occhio di un turbine di colpi ora placatosi. I loro occupanti, che avevano creduto di sottomettere facilmente gli impiccioni, ne erano stati estratti come granchi dal loro guscio e formavano un altro cumulo di stracci umani svenuti o gementi da una parte, tenuti ben sotto tiro nel caso improbabile che avessero tentato qualche strana mossa. L'ultimo era mezzo sollevato da terra, senza la forza di reggersi in piedi, il bavero della giacca ancora stretto saldamente nelle mani del ragazzo che lo fissava dritto negli occhi.
–I tuoi compari vanno in prigione. Tu torni alla base. E dici ai tuoi capi… che quel che volevano proteggere è nelle nostre mani. E che rovineremo anche il loro progetto per il Rubutur… e per Michelle Amandette. Farebbero bene a decidere di trattare. Se intendono incontrarci, la resa dei conti sarà qui a Parigi. Il giorno del concerto.
