Capitolo 10
Già… quante volte crescendo… era dovuto venire a patti con quella durezza insospettata che lei aveva dentro… come un'anima di ferro in un orsetto di pezza.
Alla faccia di chi crede che la dolcezza significhi debolezza…
E lo sapeva bene. La conosceva bene. Eppure, gli capitava ancora di restarne stupito. A volte ricordava di aver pensato, scuotendo la testa: «Questa ragazza diventerà un guerriero». A pensarci bene, lo diceva anche papà. E papà e mamma ridevano.
Restava caparbiamente convinto di dover vegliare su di lei. E lei ne era contenta… di chiedere il suo aiuto, di piangere sulla sua spalla. Lo adorava come lui la adorava. Ma per quanto fosse solare, aveva delle malinconie improvvise… dei momenti in cui guardava lontano quasi con nostalgia, e nessuno sapeva a che pensasse. Aveva i suoi gusti e le sue idee, che difendeva cocciutamente. E una volta che avesse preso una decisione, neanche lui era capace di smuoverla di un millimetro.
Come quando si era iscritta al corso di danza. Come quando era voluta andare in città.
E come quella volta… forse sei mesi prima che la rapissero, quando nessuno dei due poteva sospettarlo… in cui, forse per la prima e unica volta nella loro vita, gli aveva mollato un solenne schiaffone.
–Come ti sei permesso di pensare questo di me?!
Gli occhi le lampeggiavano. Lui l'aveva guardata sbigottito, con la mano sulla guancia. Si era precipitato a Parigi col primo treno, con l'intenzione di piombarle addosso e darle una bella strigliata: «È così che mantieni i tuoi impegni?» E invece… non l'aveva mai vista così furiosa.
Aveva cercato di raccapezzarsi. In fondo lui sarebbe dovuto essere l'inquisitore e lei quella in torto. –Ma… ma… allora vuoi negarlo? Nicole ha detto che tu e Denis…! Lo sai bene che tipo è quel…
–Certo che lo so! E tu sai benissimo che tipo sono io… e allora?
–E allora? Mi ha telefonato tutta preoccupata per te! È tua amica! Dice che vi ha visti farvi un sacco di moine e tornare a casa dalla festa insieme! Quel Denis passa da una ragazza all'altra senza neanche fermarsi a respirare… gli basta che portino la gonna! E le maltratta per farsi dare i soldi per le sigarette… e forse non solo per quelle! Avevi promesso di fare attenzione e di non dare confidenza a tipacci equivoci… come potevo non…?
–Invece avresti dovuto! Mi conosci davvero? Come puoi pensare che io mi interessi ad una persona del genere?
Voleva dire: l'uomo è cacciatore, i furbi governano il mondo, le ragazze sono romantiche, ci cascate tutte, vi piace essere un po' sbatacchiate… e altri luoghi comuni simili. Si era improvvisamente reso conto che con lei tutte queste frasi non valevano un fico secco. Era ammutolito in un mormorio imbarazzato. –Ma Nicole…
–Nicole mi ha visto dire «ciao» a Denis alla festa. Perché mi aveva salutato lui per primo e non volevo essere scortese. Non è successo nient'altro. Sono tornata a casa presto in taxi da sola, perché mi sembrava che mi venisse troppo dietro. Tutto qui.
–Tutto…?
–Poi mi hanno detto che lui è uscito poco dopo di me e ha chiesto se mi avevano visto. Nicole lo ha saputo e si è ingelosita. In realtà è a lei che piace Denis. Quando mi hanno raccontato cosa andava dicendo su di me, ho chiuso con lei. Ma non avrei mai pensato che proprio tu ci avresti creduto…
–A Nicole piace Denis?…– Cascava dalle nuvole. Ebbe il buon senso di non dire cose come «Ma perché?» o «Devo crederti?». Si era completamente sgonfiato.
–Già. Sai, le ragazze romantiche, l'uomo cacciatore e così via.– Lei si ammorbidì un pochino concedendosi un fugace sorriso alla vista della sua espressione. –Vedono uno così e sono convinte di poterlo cambiare… o curare.
–E tu no.– Era una constatazione. Un po' meravigliata. In fondo, lei mostrava sempre tanta compassione per tutti. Eppure…
–No. Non in questi casi. E non in quel modo. Dovresti saperlo. Non ne vale la pena. Non sono una sciocchina che spreca il suo amore… per qualcuno che non lo merita.
Non erano più tornati sull'argomento. Lei aveva ripreso a trattarlo nel solito modo allegro, come se niente fosse successo. Ma da quel giorno… doveva ammettere di essersi sentito molto più tranquillo.
La sua sorellina aveva un cuore di diamante, altro che d'oro. Chiunque un giorno vi avesse fatto breccia, sarebbe stato un uomo fortunato. E senza dubbio sarebbe stato una persona speciale, per esserselo meritato.
E così giunse il giorno del concerto.
Un paese dilaniato dalla guerra lo stava aspettando ansiosamente dandovi più importanza che a tutta la sua povertà e le sue morti.
Il mondo dello spettacolo e del pettegolezzo affilava con gioia i suoi artigli pronto alle critiche e allo scandalo.
I fan avevano cartelloni e icone alla mano da innalzare con cantici o da bruciare.
Le famiglie di due dozzine di ragazze fissavano con angoscia gli schermi televisivi.
I rimasugli di un mostro tentacolare sudavano freddo nell'attesa dell'inizio.
I loro avversari si tenevano preparati ad agire non appena fosse stato il momento.
Si poteva dire… che tutto il mondo per quella sola sera fosse concentrato in un solo pensiero.
E tutto sarebbe stato deciso entro l'ultimo bis.
La gente del Rubutur aspettava.
Per la prima volta da anni, nel piccolo paese regnava un miracoloso silenzio. Quel giorno non una pallottola era stata sparata. Anche i litigi dei parlamentari avevano trovato una tregua. Ogni ostilità era sospesa per lo spazio di una serata, in tutte le case i volti erano immersi in una luce bluastra davanti al televisore, e chi non l'aveva gironzolava nelle vicinanze con l'orecchio teso. Ma le pistole erano pronte lì accanto. Le mani restavano sulle bombe. Pronte a far scoppiare nuovamente l'inferno appena fosse stato trasmesso qualcosa che non gradivano.
I conservatori che volevano un governo formato da capi e proprietari terrieri…
I democratici che cercavano la supremazia del popolo…
I liberisti che avrebbero voluto svendere agli stranieri tutto il paese…
Le donne che aspiravano a decidere del loro destino, e gli uomini che le sostenevano perché le amavano… e quelle che volevano conservare i propri privilegi tradizionali, e gli uomini che sostenevano loro per lo stesso motivo…
Fino a pochi giorni prima quasi nessuno laggiù aveva saputo chi fosse Michelle Amandette. Solo quando i media avevano cominciato a dare tanta importanza alla sua vicenda, tutti si erano miracolosamente, improvvisamente convinti di averla sempre amata o odiata. Aveva simpatizzanti ed avversari in tutti gli schieramenti.
E tutti erano certi che quanto fosse successo quella sera su un palco di una capitale europea, lontanissimo dalla loro casa, avrebbe deciso il destino della guerra… e il modo in cui il mondo li avrebbe considerati da quel momento in poi. Le parole pronunciate da una persona che non conoscevano, ciò che quella persona faceva nella sua vita privata o pensava, erano così importanti da condizionare tutto il loro destino presente e futuro.
E la cosa più buffa? Probabilmente era vero.
In tutto il mondo c'erano anche milioni di persone che non avevano mai sentito parlare del Rubutur fino a qualche giorno prima… e che adesso ne discutevano per strada, al bar, nelle sale d'attesa. I politici che avevano taciuto sulla questione, per ignoranza o menefreghismo, parlavano di piani di aiuti, di trattative di pace, di sostegno ai progressisti o al governo. Tutti infervorandosi e prendendo apertamente o velatamente le parti di una delle due fazioni in lotta in un paese che non avevano mai visto e probabilmente non avrebbero visto mai. E che nella loro testa era indissolubilmente legato alla figura di Michelle Amandette.
Il rapimento, lo scandalo, l'attentato avevano davvero accresciuto di mille volte la popolarità della nazione. E quella della piccola star.
E a pensarci bene, questo poteva suggerire alcune cose…
Il capo aspettava. Mangiandosi le unghie.
Questo doveva essere il suo capolavoro. Non solo la sua grande occasione. Era quello che aspettava, in un certo senso, da tutta una vita.
Si entrava nell'organizzazione per i motivi più diversi, anche se tutti avevano a che fare col desiderio di qualcosa. Alcuni volevano il potere. Altri lo consideravano troppo volatile, e volevano semplicemente il denaro. Altri ancora la bellezza… uomini, donne… o ancora altro. Il suo desiderio invece, lo sapeva, era sempre stato questo.
La fama non ha niente a che fare con la bellezza o il potere. Oh, certo, entrambi possono aiutare. Ma la gloria li trascende. Trascende tutto.
Ci aveva lavorato inconsciamente fin dai suoi primi passi nell'ambiente. Lo aveva sognato per una vita. E quando aveva avuto l'occasione di realizzarlo davvero, aveva accettato senza neanche stare a pensarci. Aveva sistemato tutti i dettagli, pianificato ogni cosa come con un'opera d'arte. Quando un'opera d'arte è così vicina alla sua consacrazione, non è giusto che tutti si ricordino improvvisamente di venirtela a rovinare. Non è giusto che in qualcosa di così attentamente programmato si infiltrino degli eventi non programmati. Non dovrebbe essere permesso.
Eppure, eppure… tutto poteva ancora andar bene. La sua pedina era a posto, inconsapevole come una mina inesplosa. E se il culmine della serata si fosse svolto come previsto… o anche solo in modo leggermente diverso… allora tutti gli ostacoli paratisi sul suo cammino avrebbero perfino potuto rendere l'impressione e il risultato ancora più grandiosi. Come i conquistatori voluti dal destino, avrebbe costruito la sua scala per la grandezza sulle macerie di chi si era opposto. In effetti, tutto quanto avevano fatto avrebbe soltanto giocato a suo favore. Come avrebbe riso di loro!
La vera grandezza. La fama imperitura. Quanto di più vicino c'è a una vita immortale.
Il giusto riconoscimento del suo genio e… anche altro…
Non avrebbe potuto chiedere di meglio, per sé e per chi amava.
I due scagnozzi aspettavano. Terrorizzati.
Tutto era sembrato andare a catafascio fin dall'inizio di quella missione. E più cercavano di metterci una pezza, più cose si sfasciavano loro sottomano. Avevano fatto il possibile per salvare il piano… poi anche questo era diventato secondario rispetto all'impellenza di salvarsi la pelle. Avevano stretto alleanze senza dirlo al loro capo, fatto promesse, chiesto favori… si erano indebitati pesantemente con quel pazzo che sicuramente alla fine avrebbe presentato loro il conto, e gli avevano concesso parecchia preziosa tecnologia all'insaputa dei loro superiori. D'accordo, magari non tanto preziosa. E avevano perso anche quella.
All'inizio pareva che i loro scopi coincidessero. Qualsiasi cosa rovinasse la reputazione di Michelle Amandette o impedisse il concerto imminente sarebbe piaciuta al capo, no? Li avrebbe lodati per questa ottima iniziativa personale. E sua eccellenza, nonostante professasse il suo amore per la cantante, sembrava non desiderare altro. Non avevano indagato oltre. Mai cercare troppo di capire cosa passa per la testa di un matto, si rischia di ammattire a tua volta.
Ma si ritrovavano a chiedersi se avessero davvero interpretato bene i pensieri del capo… o quelli del loro alleato. E via via che la data fatidica si avvicinava, avevano iniziato a temere sempre di più la luce di follia negli occhi di sua eccellenza…
Tutto perché nessuno, fin dall'inizio, si era dato la pena di spiegare loro niente…
Si erano fatti scappare il prigioniero. Avevano perso la chiave. Erano stati sconfitti dai loro più pericolosi nemici. Poi il furto… se furto si poteva chiamare… se pure era stato rubato qualcosa… ma qualunque fosse la soluzione del mistero, sentivano con la certezza di un'incudine sospesa sopra la testa che qualcosa di tremendo sarebbe accaduto. E ne sarebbero stati ritenuti responsabili loro. Adesso quelli volevano trattare… qualsiasi cosa intendessero con questo… e loro non sapevano neanche a cosa si riferisse la trattativa. Dovevano solo portare quel gigantesco bluff fino in fondo.
Se adesso fosse andato tutto bene, forse avevano ancora una speranza di rivedere l'alba del giorno dopo. E magari di prendersi più meriti del dovuto…
Altrimenti, meglio godersi fino in fondo l'ultima sera della loro vita.
E così, si disponevano a trattare. Nell'unico modo che conoscevano per farlo.
Milord aspettava. Stringendo convulsamente le mani sul pomo d'argento del bastone da passeggio.
Tutta la vita era stato un artista. Aveva desiderato trasformare in realtà i quadri bellissimi che fiorivano nella sua mente. Oppure conformare la realtà ad essi. In fondo, era la stessa cosa. Fortunatamente, il destino aveva voluto renderlo abbastanza facoltoso per dargli la possibilità d'inseguire i suoi sogni. Poco importava se i critici e il pubblico trovavano i frutti della sua fantasia inappropriati, fuori luogo, mediocri e addirittura disgustosi. Lui sapeva di essere semplicemente troppo avanti per loro. Un giorno tutti si sarebbero accorti del valore delle sue opere.
Aveva trovato di quando in quando alcune persone che sembravano condividere parte della sua visione. Era giunto a compromessi con loro, perché un artista deve farle queste cose, sebbene a malincuore. È per un fine più alto. Le aveva usate e si era lasciato usare da loro senza badarci, e poi al momento giusto aveva messo fine senza disagi ad ogni collaborazione. Piani di dominio globale, potere, donne, successo, tutto questo gli interessava fino a un certo punto. L'amore lo aveva sfiorato soltanto in modo marginale. La sua esistenza doveva essere consacrata a quell'unico scopo. Con questi poveri lacchè che lo avevano avvicinato quasi tremolanti e in lacrime, o con i loro capi, non era stato diverso. Era pronto ad abbandonarli appena non gli fosse più convenuto.
E poi, questo. Un colpo di fulmine. L'amore che gli era mancato per tutti quegli anni, e contemporaneamente il soggetto perfetto per la sua arte. L'unione mistica di amore e bellezza eterna.
Non avrebbe permesso a nessuno di rovinarla.
Non avrebbe permesso a nessuno di portargliela via.
Tutte le ragazze erano pronte e istruite. Be', quasi tutte. Quella sera, un'arte inferiore sarebbe stata distrutta a vantaggio di un vero capolavoro. Il solo pensiero gli dava uno spasimo. Quella notte, l'amore avrebbe trionfato. Michelle sarebbe stata salvata.
–Dimmi che mi ami– mormorò febbrilmente, col bastone alzato.
–Ti… ti… amo– riuscì solo a balbettare obbediente la ragazza contusa e piangente ai suoi piedi, tra le labbra gonfie.
I fan aspettavano. Ognuno a modo suo. Ognuno con la sua particolare Michelle nella testa.
Mi piace tanto… ma l'ho sempre detto che è antipatica…
Non so che darei per essere lei… ma non è mai stata una VERA DONNA…
Quanto la odio… quanto la amo…
Ho ragione io sul suo conto… ho ragione SOLO io… ho tutti i documenti per provarlo…
Avrei fatto la stessa cosa al suo posto…
Se fossi al suo posto…
So IO cosa farei…
Che dirà?
Cosa farà?
Meglio che non mi deluda…
Tenevano anche loro pronti gli accendini per sventolarli durante le canzoni lente. O per dar fuoco ai propri gadget.
Avrebbero scritto di questo domani sulle rivistine ciclostilate degli ammiratori.
Ognuno ignorando ciò che non si accordava con l'idea che aveva in testa.
Dovrebbe fidanzarsi con un altro…
Dovrebbe fidanzarsi con ME…
Dovrebbe essere questo e quest'altro…
Aspetta che lo disegno… aspetta che lo scrivo…
E anche i loro milioni di occhi da avvoltoi erano metaforicamente, da tutto il mondo, puntati sul palco.
E anche… altre persone… aspettavano, fuori città. Guardando la piazza affollata da lontano con un potente binocolo.
–Tutto a posto?
–Quello che dovevamo fare l'abbiamo fatto. Abbiamo cercato di pensare a tutto. Chi doveva è al suo posto. Adesso vediamo come andrà a finire.
–Per qualsiasi evenienza… siamo pronti. Il materiale è al sicuro e pronto al trasferimento. Gli apparecchi sono funzionanti. Appena riceviamo il segnale, diamo il via all'operazione.
–Ci credete che potrebbe davvero essere la nostra ultima operazione?
–Quasi quasi questa Michelle me la bacerei.
–La faresti scappare.
–Ah ah ah.
–Okay, spiritosoni. La radio sta ronzando. Meno un'ora all'inizio. Tutti ai vostri posti e non distraetevi adesso. Qui ci si gioca il tutto per tutto.
Se solo ricordassi… se solo… riuscissi a ricordare…
Stava cercando d'infilarsi la giacca quando il ragazzo entrò nella stanza e lo trovò appoggiato alla parete con la mano, soprappensiero.
–Come ti senti? Stiamo per cominciare.
Gli rivolse un mezzo sogghigno. –Meglio, suppongo… per quanto si possa star meglio in pochi giorni dopo quello che mi hanno fatto passare… mi chiedo se tornerò mai a posto del tutto.– Si fissò le mani ancora tremanti. –Ma della debolezza non m'importerebbe molto in questo momento. Vorrei solo essere certo di starci a posto con la testa.
L'altro annuì, comprensivo.
–Mi sono sforzato tutti questi giorni di trovare un indizio nel mio cervello… su quello che dovevo dirvi… sono certo che abbia in qualche modo a che fare con stasera, ma… per il resto… tabula rasa.– Si sforzò di ridere. –Pensi che sia stata una buona idea portarmi qui con voi? E mettermi a parte del vostro piano?
–Saresti stato vulnerabile, da solo. E poi…
–E poi, qui potete tenermi sotto controllo– completò la frase il ferito, facendo un cenno d'intelligenza col capo. –E fermarmi se… fossi io a tentare qualcosa d'inconsulto. Non è vero? Se fossi io… l'asso nella manica dei nostri nemici.
Non ricevette una frettolosa assicurazione negativa in risposta. E lo apprezzò, come segno di rispetto da uomo a uomo. –Perciò, suppongo di dover dedurre che non mi avete neanche rivelato tutto il piano– continuò, annuendo nuovamente. –E che quanto mi avete detto potrebbe anche non essere la verità. Sì. È giusto. Avrei fatto così anch'io, al posto vostro.
–Vedrai che andrà tutto bene– sorrise il giovane, rassicurante. –Abbiamo preso le nostre precauzioni.
–Promettimi solo…
Esitò. Respirò profondamente.
–Promettimi che se cercassi di fare del male a qualcuno… a lei… non ti farai scrupoli a fare quel che devi per fermarmi.
–Non accadrà niente.– Gli occhi scuri si erano rinsaldati come acciaio. –Non accadrà niente neanche a te. Non lo permetterò. Ne sarebbe distrutta, altrimenti.
Fu sorpreso. Leggermente. Piacevolmente. Lo guardò con volto più disteso. –Mi chiedevo che tipo fossi– ammise. –Cosa potevamo… potevate avere in comune. Ma da quel che vedo, almeno tu e io… condividiamo parecchio. Per quanto ti conosca così poco. È… strano.
C'era una sfumatura indecifrabile, nel sorriso dell'altro. –In comune… sotto certi aspetti, temo che abbiamo molto poco. La mia vita è stata diversa. Non credo di essere quello che ti saresti aspettato… o che avresti voluto. Però…
Sedette, con le mani tra le ginocchia. –Te lo racconterò, se ti va– si offrì. –Volevi conoscermi meglio, giusto? Credo che questo momento valga un altro. In fondo, così passeremo il tempo che manca ancora all'inizio del concerto.
Proprio come lei.
–…Prendiamoci una boccata d'aria– mormorò, facendosi segno col pollice sopra la spalla. –Ho proprio bisogno di uscire fuori a sgranchirmi le gambe per un po'.
–Parliamone. Ti dirò… tutto quello che posso.
–…No– aveva risposto, lentamente, dopo aver esitato. Le aveva stretto le mani.
–Con… calma. Per quanto avrei bisogno di ascoltarti adesso… non sono così egoista. E voglio credere che ci sarà tutto il tempo dopo. Per ora mi basta sapere una sola cosa…
L'aveva guardata con serietà negli occhi, posandole le mani sulle spalle.
–…ne vale la pena?
Anche dopo tutti quegli anni, il lampo nel suo sguardo non era affatto cambiato. Aveva compreso subito a cosa si stesse riferendo.
–Sì.
–Dieci minuti, mademoiselle.
Michelle Amandette sospirò, spegnendo il walkman e sfilandosi le cuffie. L'altra donna accanto a lei, quasi identica in viso e resa ancor più somigliante dal trucco e dall'abito di scena, fece lo stesso.
–La nuova canzone è bellissima, signorina Michelle. Trasmette perfettamente il suo pensiero. Ha del talento.
–La ringrazio.– La cantante sorrise. –Non avevo mai scritto testo e musica tutto da sola, prima. Pensavo di non esserne all'altezza. E con così poco tempo per arrangiarla, registrarla e provarla, poi… Una pazzia. Ma ho sentito che dovevo farlo.
–E ha fatto bene. Piaccia o non piaccia… anche se sono convinta che piacerà… potrà essere contenta di se stessa per questo, dopo. Ed è la cosa più importante.
–La prego, mi dia del tu. Mi sembra il minimo. State tutti cercando così generosamente di aiutarmi… anche lei, nonostante abbia un ruolo così pericoloso… e non ho realmente fatto niente per meritarmelo. Non mi conosce nemmeno… quindi… perché?
–Diamoci entrambe del tu. Siamo quasi coetanee in fondo– rispose l'altra. –Diciamo… che non hai ancora fatto niente, Michelle. Ma meriterai di essere stata aiutata per quel che farai d'ora in poi. A partire da stasera.– Aveva uno sguardo maliziosamente divertito. –Credo che tutti noi, prima o poi… veniamo aiutati da qualcuno a fondo perduto. E poi una volta rialzatici troviamo il modo di ripagarlo diventando i veri noi stessi. È stato così per me in passato. E adesso restituisco il favore facendo la stessa cosa per te.
–Lei? Cioè, tu… sei stata aiutata? Mi riesce difficile crederlo. Sembri così sicura di te…
–Una volta no.– La donna alzò lo sguardo. –Una volta pensavo di essere solo ciò che gli altri vedevano in me… e che non sarei stata nulla se non fossi riuscita ad accontentarli. Era un inferno, come capisci bene anche tu adesso. Perché non puoi accontentare tutti… non puoi essere tutte le immagini che loro hanno di te… e anche se ci riuscissi, perderesti qualcosa di troppo importante nel processo. Te stessa, la tua immagine di te. E… non ne vale mai la pena. Il rispetto per te, l'amore per te… se non sei tu la prima ad averne, chi lo farà mai? Anche il tuo fidanzato ti apprezza di più ora che stai finalmente facendo qualcosa per te stessa, vero?
I suoi occhi si erano persi lontano, ricordando. –Per alcuni dei miei ammiratori io ero… sono… un sogno etereo. Per altri, un sogno di tipo diverso. Una visione di bellezza perfetta, secondo l'idea che ha ognuno della perfezione… l'ideale a cui tendono… o quello che vorrebbero profanare. E a cui ovviamente non è consentito avere difetti. Quelli che ognuno intende per difetti. E se cominci a considerare vero quello che loro credono di te… se cominci a perderti in questo labirinto di specchi, cercando di riconoscerti in ognuno, di compiacerli tutti, di essere quello che loro vorrebbero che tu sia… alla fine cominci a credere di non essere altro. E che se mai perderai quello che ti dà valore ai loro occhi, non avrai più nulla. Sarai perduta a tua volta.
Michelle annuì, quasi trasognata. Davanti a uno specchio credeva di trovarcisi lei, ora. Non si era mai riconosciuta tanto nelle parole di qualcun altro. –Io… a volte ho pensato che dovesse esserci qualcosa di vero in quel che dicevano di me… altrimenti perché ne sarebbero stati tanto convinti… e in così tanti…
–Anche se qualcosa di vero ci fosse, tu continua a non crederci. Quello che conta è solo come ti vedi tu. Come tu vuoi essere. Sembra una cosa così facile da capire. Invece non c'è nulla di più difficile… l'amante più duro da sedurre siamo noi stessi. Non perderla mai. La vera immagine di te… l'amore per te. L'unica cosa che puoi lasciare indietro quando te ne vai. Senza quello, non riesci a stare in piedi. Il castello di carte, di figure inventate, crolla. E sotto non c'è niente. Ma per quello… per la tua verità… tu sarai ricordata. Quando lo zucchero si sarà sciolto e nessuno baderà più alla patinatura… quando tutti dimenticheranno le parole velenose, le montature, le bugie… quella sarà la cosa importante che resterà, se l'avrai saputa coltivare. Se avrai saputo tenertela stretta.
Infilò automaticamente una sigaretta in bocca, ma subito parve ricordarsi di qualcosa e la tolse ridacchiando. Armeggiò nella sua borsa e ne estrasse un nastro privo di custodia, evidentemente molto usato, che infilò nel walkman. –Questa mi aiuta sempre a rilassarmi prima di un evento importante– disse, porgendole uno degli auricolari. –Vuoi provare a passarci gli ultimi minuti prima di entrare in scena? Dimentica tutto e sentitela come se non esistesse altro. Vedrai che così poi anche la tua canzone verrà fuori più limpida. Poi andremo là fuori… e li lasceremo tutti secchi.
She's juicy and she's trouble
She gets it to me good
My woman gives me power
Go right down to my blood
What you doin' in the back, aah?
What you doin' in the back, aah?
You should be dancing, yeah
Dancing, yeah
You are the Dancing Queen, young and sweet, only seventeen
Dancing Queen, feel the beat from the tambourine
You can dance, you can jive, having the time of your life
See that girl, watch that scene, dig in the Dancing Queen
–Signore e signori, Michelle Amandette!
Il mondo intero fu scosso dal boato.
