Epilogo

All'aeroporto…
L'uomo tese la mano sorridendo. –Ce l'avrai con me, adesso. Quando ci siamo incontrati, avevo paura che tu me la portassi via… invece ho finito per portarla io via a te.
–Ma no– rispose lui, restituendo francamente la stretta e il sorriso. –È giusto così. Non mi sarei aspettato di meno da lei. E poi, ci vedremo spesso.
–Sarà… solo una soluzione temporanea, comunque.

–Professore?…
Lo scienziato era uscito dall'infermeria, con espressione seria, togliendosi i guanti. –È… fisicamente debilitato. C'era da aspettarselo, con quello che ha subito. Ma non è il peggio. Ha usato della tecnologia cerebrale sofisticata su se stesso, senza conoscerne il funzionamento… o le conseguenze. Alcune zone del suo cervello sono deteriorate… e ci sono indizi di peggioramento.
Uno dei respiri si era fermato per un attimo.
–Guarirà?
–Nel fisico, non c'è dubbio. Con tempo e riposo. Quanto al cervello, è difficile dirlo. A seconda delle circostanze, potrebbe riprendersi quasi completamente… oppure… il deterioramento potrebbe ucciderlo in breve tempo. Dipende da quanta cura avrà di se stesso.
–Potremmo portarlo con noi al centro ricerche…? Forse…?
L'anziano aveva alzato lo sguardo. –Non credo… che sarebbe in grado di sopportare il viaggio. La cosa migliore è che resti in un posto che gli è familiare… a riposo… e faccia quello che ama fare, finché… le sue condizioni non si preciseranno.
Erano rimasti in silenzio.
Poi lei era uscita per prima, a testa china. Il giovane l'aveva seguita in corridoio.
E aveva prevenuto le sue parole.
–Stai pensando di restare qui con lui… vero?
Lei aveva annuito, con difficoltà, senza riuscire a voltarsi. –Non posso non farlo. È la mia famiglia… e potrebbe essere l'ultima cosa che riesco a fare per lui.
–Certo.– Lo aveva finalmente guardato a queste parole, vedendolo sorridere. –È naturale. Ti capisco benissimo. Fai pure. Per tutto il tempo che ci vorrà.
–Ma tu…
–Certo… sarà davvero vuoto a casa, senza di te. Immagino che mi troverò un altro posto dove stare, per un po'. E qualcos'altro da fare. Dopotutto, sai che anch'io volevo compiere delle ricerche per conto mio su… alcune cose. Potrei approfittarne adesso. Me ne andrò un po' in giro per il mondo. E ti telefonerò… ogni giorno.
Lo aveva fissato senza una parola, con le lacrime agli occhi, mentre si avvicinava. –Sarei davvero egoista se ti trattenessi ora. Farei la stessa cosa, al tuo posto– aveva mormorato, prima di stringerla a sé. Lei aveva accettato grata quella stretta.
–Quando… quando tutto questo sarà passato… io… noi…
–Sì– lo aveva sentito annuire. –Io… lo voglio… quanto lo vuoi tu. Vedrai… che andrà tutto bene.

–Devo ringraziarvi entrambi… ringraziarvi tutti… di fare questo sacrificio per me. Come immaginavo, sei un vero uomo. Meriti il mio rispetto. Sono felice che lei abbia scelto te. Un giorno, io… potrò lasciarla nelle tue mani senza avere rimpianti.
–Non parlare come se…
–Ah, non ho alcuna intenzione di andarmene presto. Sono convinto che mi rimetterò perfettamente. Ma per me gli anni passano, mentre voi… probabilmente resterete ancora così giovani e forti anche tra un secolo.– Ghignò. –Però stai tranquillo. Non voglio farti aspettare così tanto. E neanche lei. Una volta che sarò tornato abbastanza in forma e avrò parlato con i nostri genitori… comincerò io stesso a insistere perché tu ti decida a fare di lei una donna onesta.
–Ma cosa dici?…– esclamò la ragazza mentre entrambi arrossivano vivacemente.
–Eh eh eh. Cosa ti aspettavi? Neanch'io sono affatto cambiato, in un certo senso. Ora forza, salutatevi. Mi tolgo di mezzo.
Non stette ad ascoltare le ultime parole che si scambiavano, né guardò il loro abbraccio. Quel che doveva dire, l'aveva già detto.
Poi l'aereo decollò, innalzandosi nell'azzurro. Lasciando fratello e sorella nuovamente soli.
Dall'altra parte del precipizio del tempo.
–Sei sicura che vada bene così per te?…
Lei distolse lo sguardo dall'alto e gli sorrise, nonostante la nostalgia che già le velava gli occhi. –Certo. E tu? Sei certo di…
–Io? Senz'altro. Non è un mistero per te… che fin da quando avevi i denti da latte, non mi è mai piaciuta l'idea di dividerti con nessuno… ma penso tutto quello che ho detto fino all'ultima virgola. Non potevi scegliere meglio. Mi piacerà quel tipo come fratello. Mi è mancato, direi, averne uno.
Già. Si era preparato anche quelle parole… quella benedizione… da anni e anni. Anche se non aveva creduto, per tanto tempo, di trovare qualcuno che meritasse di ascoltarle.
Ma… aveva imparato. Dopo tutti questi anni, e nel modo più duro. Ma finalmente aveva capito.

–Posso farti una sola domanda?…– aveva chiesto, imbarazzato. Aveva ricevuto uno sguardo incuriosito come risposta. –Ecco… ovviamente… non sei obbligato a rispondere…
–Dimmi pure.
–Voi due… ehm… fino a che punto siete…?
Si era sentito di nuovo un idiota. Chissà, forse tutti i fratelli maggiori del mondo a un certo punto diventano idioti.
Il ragazzo non si era mostrato risentito. Solo un po' impacciato nel replicare. Si era inginocchiato a terra, dove un piccolo fiore rosa spuntava dal selciato, accarezzandone i petali con la punta delle dita. –Credo… fin dove avevamo bisogno di arrivare. Entrambi. Semplicemente questo.
Quella mano avrebbe potuto sfondare un muro o spezzargli il collo come se niente fosse. Eppure riusciva a sfiorare la corolla senza sciuparla minimamente. Le sue parole… e lo sguardo mentre compiva quel gesto…
A lui, era bastato.

Un tempo, ieri o mille anni fa, era stato tutto il suo mondo.
Non aveva mai preteso di ridiventarlo.
Fuorché, forse, in un piccolo angolo egoista del suo cuore, che desiderava ciò che non era più e non poteva più essere. Ma riusciva a metterlo a tacere senza troppa fatica.
Lei aveva un'altra famiglia, ora. La sua vera famiglia. Ed era felice di questo. Felice che non fosse stata sola e disperata. Che qualcuno fosse stato pronto ad abbracciarla e consolarla, quando ce n'era stato bisogno. Che qualcuno l'avesse amata.
Felice che non avesse più bisogno di lui.
Sarebbe stato lui, ora, ad aver bisogno di lei. Per qualche tempo.
Goditelo questo tempo, homme. Passerà fin troppo presto.
–Andiamo– disse voltandosi, e appoggiandosi leggermente al braccio di lei mentre si avviavano alla macchina. A chi passasse per caso sarebbe sembrato che fosse lui a darle il braccio sostenendola, non il contrario.
–Allora… cosa mi dici di questa casa che hai trovato per noi? O insisti che dev'essere una sorpresa?…

L'Inizio