CAPITOLO 4 – TRE CRISTALLI, UN DONO E UNA CONDANNA
"Passami quella boccetta. No, non quella. L'altra"
Il giovane dagli occhi nocciola e i capelli castano scuro, afferrò la piccola ampolla piena di liquido ambrato dalla mensola, porgendola al biondino che trafficava davanti al suo disastrato piano di lavoro.
"A che ti serve?"
"Veritaserum" – rispose l'altro, continuando ad armeggiare tra beute di vetro temprato, cilindri graduati e altri aggeggi non ben identificati.
"Devi far cantare qualcuno?" – domandò divertito.
"Hn" – Draco dosò il nuovo ingrediente con una precisione da fare invidia ad un orologio svizzero – "Dubito che Potty e Weasley riusciranno a mettere le mani su Cranston, ma se per miracolo dovessero farcela, temo che questo sia l'unico modo per sapere dove diavolo tiene quel maledetto cristallo"
"Prima di sera farò un salto con Colin al Ministero. Ha alcune foto da depositare e io qualche scartoffia da firmare" – lo informò, afferrando un quotidiano spiegazzato.
"Per quel che mi frega potete pure andare al diavolo. L'importante è che mi levi quel dannato fotografo da strapazzo dai coglioni. O un giorno o l'altro finirò per usarlo come cavia" – frecciò Malfoy, svuotando una fiala nel calderone e picchettandola poi con l'indice, per far scendere anche le ultime gocce. Da quando – pochi mesi prima - casa sua era diventata la il quartier generale segreto della nuova squadra di Auror, la sua già scarsa pazienza si era ridotta ai minimi termini. Sua madre era inorridita al solo pensiero di quell'andirivieni di ex-Grifondoro proprio lì, a Malfoy Manor.
"Che brutta fine. Passare intere giornate chiuso qua dentro con te, intendo." – commentò l'altro, ignorando tranquillamente l'occhiata tagliente che seguì a quelle parole.
"Dacci un taglio, Ian" – sibilò il biondino – "Non è giornata"
"Pare che il vecchio Lafayette abbia fatto ritorno in patria, finalmente" – soffiò il moro cambiando discorso, mentre si affossava comodamente in una poltrona Luigi XVI e prendeva a sfogliare annoiato la Gazzetta del Profeta.
Draco alzò la testa di scatto, distogliendo l'attenzione dal calderone fumante che stava rimestando lentamente – "Davvero?"
"Così si mormora. Sembra che si sia stabilito nella sua vecchia e umile dimora, ristrutturata a nuovo per l'occasione. E con la famigliola al seguito, ovviamente"
L'umile dimora in questione era una villa di dimensioni spropositate, collocata nel bel mezzo di un parco che avrebbe fatto tranquillamente a gara con la Foresta Amazzonica, in quanto ad estensione. I Lafayette erano ricchi, ricchi sfondati. Secondi forse solo ai Malfoy. E al piccolo Deveraux, naturalmente.
"Interessante" – commentò Draco, mentre rimuginava su tutto ciò che quel fatto avrebbe comportato.
"Stai pensando al terzo cristallo, vero? Credi sul serio che ce l'abbia lui?"
"E' possibile" – concesse il biondino, accendendosi una sigaretta e gettando un'occhiata al suo intruglio che ribolliva vistosamente – "Direi che è l'occasione buona per scoprirlo…"
"Già" – concordò l'amico – "Fossi in te aumenterei le dosi. Potrebbe servircene dell'altro" – aggiunse, un'occhiata eloquente in direzione del calderone.
Draco scrollò il capo – "Il vecchio Nicodemus è un vero signore, Ian. Non puoi immobilizzarlo e costringelo a trangugiare del Veritaserum come fosse un pezzente qualunque. Ricorda, l'eleganza prima di tutto" – ghignò, imitando per un attimo il tono di suo padre – "Esistono altri metodi, per ottenere quello che ci serve. E ora lasciami lavorare in pace"
Tornò ad armeggiare con ampolle e fialette varie, quelle che molti – ovviamente a sua insaputa – definivano scherzosamente "le sue piccole pupille".
"Tzè…lavorare…" – borbottò il moro, girando svogliatamente l'ennesima pagina, alla ricerca della rubrica sportiva.
Draco nemmeno si voltò – "Esatto, Ian, lavorare. Capita, sai, di tanto in tanto" – berciò seccato –"Il Quidditch è a pagina trenta. E adesso taci o levati dai piedi"
Un odore dolciastro saturava l'aria del laboratorio. Forse aveva esagerato.
Draco abbassò la fiamma, prendendo una piccola boccetta dal cassetto.
Una sola goccia. Di un rosso vivo, come il sangue fresco e ben ossigenato.
Riprese a mescolare la pozione, mentre l'odore nauseante andava via via attenuandosi.
L'occhio vigile fisso sul liquido azzurrognolo che sobbolliva nel calderone, la mente da tutt'altra parte.
E così, era tornato. Dopo quasi otto mesi.
Il perché, già lo sapeva. Recuperare gli altri due cristalli.
Per l'ennesima volta, da qualche tempo a quella parte, Draco Malfoy si ritrovò ad inveire verso quell'illustre mago che più di due secoli prima aveva avuto la brillantissima idea di forgiare quei tre stramaledetti pezzi di vetro.
Anacletus Von Schlotterstein.
Un nome, una leggenda.
La madre era un'inglese Mezzosangue. Il padre austriaco, di stirpe nobile.
Draco ricordava di aver letto pagine e pagine su di lui, quando ancora studiava ad Hogwarts. Era stato un grande amico del celebre Nicholas Flamel. Ma non era questo il motivo per cui era tanto famoso: nel corso della sua vita aveva inventato centinaia e centinaia di pozioni, molte delle quali ancora ampiamente utilizzate. Una vita costellata di successi, la sua.
Ma la vita si sa, non è eterna. E la morte non guarda in faccia a nessuno. Quando arriva la tua ora eccola che bussa alla porta. E tanti saluti a tutti.
Quel vecchio pazzo lo sapeva, lo sapeva eccome. Gli anni passavano anche per lui, e mentre il suo amico e collega lavorava giorno e notte su quella cosa che in futuro avrebbe preso il nome di Pietra Filosofale, lui passava le giornate chiuso nel suo studio a decifrare antichi scritti di cristallologia.
Ma questo, sui libri che davano da studiare ad Hogwarts, non c'era scritto. Solo un piccolo accenno, nei vecchi tomi custoditi nella Sezione Proibita.
E così, alla veneranda età di 127 anni, l'illustre mago aveva ultimato la sua più potente invenzione: il Vitrum Immortalis.
Un banale blocco di vetro, all'apparenza.
In realtà, un oggetto che chiunque avrebbe desiderato per sé.
Perché aveva la capacità di sconfiggere la morte. Lasciarla bussare alla propria porta e uscire a farci un giretto. Ma dopo, ritornare a casa.
Il Vitrum Immortalis era in grado di riportare in vita una persona morta. Indipendentemente da chi fosse e dal modo in cui fosse deceduta. Per mano di un Avada Kedavra, o di vecchiaia, o a causa di una malattia. Persino suicida. Non importava.
Unica pecca: poteva essere usato soltanto una volta. Dopodiché, il suo potere si sarebbe del tutto esaurito.
Per sempre.
E Anacletus Von Schlotterstein era troppo furbo, per sottovalutare questo piccolo particolare. Non gli bastava che nessuno – eccetto sua moglie – fosse a conoscenza dell'esistenza di quell'oggetto miracoloso. No. Per sicurezza, decise di suddividere il Vitrum in tre parti, tre piccoli cristalli perfettamente uguali. Del tutto privi di alcuna proprietà magica, se presi singolarmente.
Uno lo tenne con sé, mentre gli altri due li affidò alle cure di due suoi intimi amici. Uomini potenti, con una solida dinastia alle spalle. Persone nelle cui mani i due cristalli non avrebbero corso il rischio di andare perduti, o di venire rubati. Due nomi importanti: Zephyr Malfoy e Aaron Lafayette.
Purtroppo per lui, il destino gli aveva riservato una brutta sorpresa. Una morte improvvisa, quella dei coniugi Von Schlotterstein, che li aveva stroncati a distanza di pochi minuti l'uno dall'altra. Come trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, mentre tutt'intorno imperversava una guerra che durava da più di cent'anni.
E il segreto del Vitrum Immortalis era morto con loro. O quasi.
La casa era stata saccheggiata e poi data alle fiamme. Ampolle e oggetti vari, tra cui il cristallo, erano stati ceduti a maghi facoltosi - ma che poco o nulla capivano di alchimia - per qualche galeone. L'importante in fondo era poter dire di possedere qualcosa appartenuto al grande Anacletus Von Schlotterstein, mica capire di cosa si trattava. Gli scritti furono venduti per molto meno. Tanto ormai era morto, a chi potevano interessare dei pezzi di pergamena ingiallita e incomprensibilmente scarabocchiata? Giusto a qualche collezionista, forse.
Del cristallo venduto furono perse tutte le tracce, mentre gli altri due vennero tramandati, di generazione in generazione, da entrambe le due note famiglie. Non che l'oggetto fosse tenuto molto in considerazione, sia presso i Lafayette che in casa Malfoy. Un inutile pezzo di cristallo, relegato in qualche recondita soffitta. Giusto un ricordo, che teneva compagnia a centinaia di cianfrusaglie. Giorno dopo giorno. Anno dopo anno.
L'intera questione sembrava essere caduta nel dimenticatoio. E in effetti così era stato, fino a pochi mesi prima. Otto, per la precisione.
Quando il Bambino Sopravvissuto aveva sconfitto il Signore Oscuro.
I Mangiamorte che erano riusciti a fuggire si erano radunati in piccoli gruppi. Due, quelli principali. L'uno capitanato da colui che per anni era stato il braccio destro di Voldemort, ovvero Lucius Malfoy, l'altro che rispondeva agli ordini di Mortimer Cranston, un Mangiamorte che da tempo era entrato nella cerchia dei "fidati" del Lord Oscuro.
Inutile dire che tra Malfoy e Cranston c'era una rivalità che durava da sempre. Mortimer era ambizioso e spietato quanto Lucius, ma a differenza di quest'ultimo non possedeva quell'eleganza e raffinatezza di modi che Voldemort aveva tanto apprezzato.
Era altrettanto inutile dire che i due maghi si erano presto resi conto di essere ad armi pari, motivo per cui avrebbero potuto farsi la guerra per anni e anni, senza che nessuno dei due riuscisse a sopraffare sull'altro.
Ma questa non era stata l'unica importante conseguenza che era seguita alla scomparsa del Signore Oscuro. Morto anche l'ultimo dei Riddle, il Ministero aveva confiscato tutte le proprietà che erano appartenute a quella famiglia. Ed era stato proprio in una di queste proprietà, una vecchia e abbandonata villa di campagna appartenuta a un bis-prozio di Tom Marvoloson Riddle, che l'antico segreto di Von Schlotterstein era tornato alla luce. Lì, in un ripostiglio da anni in disuso erano state ritrovate decine e decine di scatole, colme di scartoffie varie. Pezzi di carta senza alcun valore, per lo più.
Ma anche qualcosa di molto, molto interessante.
I più esperti crittografi del Ministero si erano messi d'impegno per decifrare il contenuto di quelle vecchie pergamene. Qualche settimana più tardi, la sensazionale scoperta.
L'esistenza di un oggetto dai poteri straordinari. Il Vitrum Immortalis.
Si era cercato di non far trapelare la notizia, ma evidentemente all'interno del Ministero vi erano una o più spie, dato che nell'arco di pochi giorni tutti i Mangiamorte ne erano venuti a conoscenza.
E si era scatenata la caccia ai cristalli.
Cranston da una parte, Lucius Malfoy dall'altra.
Questo senza tener conto della nuova e segretissima squadra di Auror che il Ministero aveva costituito.
Cosa spingesse i due Mangiamorte a una tale complicata ricerca era chiaro: chi dei due fosse riuscito a riportare Voldemort in vita si sarebbe automaticamente guadagnato un posto d'onore al suo fianco, e con tutta probabilità sarebbe stato designato come suo futuro successore.
Nel giro di pochi mesi Cranston era riuscito in un'impresa a dir poco impossibile: recuperare il cristallo che era stato rubato dalla villa Von Schlotterstein. Dove l'avesse trovato restava ancora un mistero. Sepolto tra le cianfrusaglie di qualche rigattiere, probabilmente.
Lucius Malfoy, invece, era a quota zero. Questo perché dopo la morte di Lord Voldemort era stato costretto ad abbandonare il maniero e a fuggire da una schiera di Auror ansiosi di sbatterlo ad Azkaban. Draco aveva perquisito Malfoy Manor da cima a fondo, scovando il prezioso cristallo in una delle tante stanzette del sottotetto, colme di anticaglie fino al soffitto. Il Ministero gli aveva dato il compito di custodirlo, e il giovane Malfoy aveva nascosto l'oggetto in un luogo sicuro: la Stanza delle Necessità.
Forse non così sicuro come aveva creduto, però, dato che poco più di un mese prima se l'era fatto fregare. Risultato: Cranston a quota uno, Lucius e il Ministero miseramente a mani vuote.
Chi avesse rubato il cristallo dalla Stanza delle Necessità di Hogwarts, restava ancora un enigma insoluto.
Ma ora, Nicodemus Lafayette era tornato in Inghilterra. E con lui – probabilmente – anche il terzo ed ultimo cristallo. Un personaggio che Draco non era mai riuscito ad inquadrare bene. La sua posizione era stata ambigua, durante la guerra. Non vi erano accuse a suo carico, eppure Draco sospettava che avesse a suo tempo avuto a che fare con il Signore Oscuro, magari come spia.
Sospetto che era stato rafforzato dal fatto che pochi giorni dopo la sconfitta di Voldemort, l'intera famiglia Lafayette aveva levato le tende e si era trasferita in una remota località centro-europea, ufficialmente per impegni di lavoro. Versione a cui Draco non aveva creduto neanche per un attimo.
Probabilmente la notizia di quei maledetti cristalli era giunta fino alle orecchie del vecchio Lafayette, ed ecco il perché del suo ritorno improvviso. Cosa intendesse farci col Vitrum Immortalis restava un mistero. Forse voleva riportare in vita Voldemort, come Cranston e suo padre, oppure voleva semplicemente tenerlo per sé. Una sorta di seconda chance, per quando fosse venuta la sua ora.
Ma in fondo, questo era un problema che non lo toccava minimamente. Perché a Draco – come al resto degli Auror che si radunavano di nascosto a casa sua – interessava soltanto una cosa: recuperare i tre cristalli, scongiurando la possibilità di doversi ritrovare di nuovo faccia a faccia con l'ultimo dei Riddle.
Un lieve colpo alla porta riscosse Draco dai suoi pensieri e fece distogliere gli occhi del moro sprofondato nella poltrona dal resoconto dell'ultima partita tra i Chudley Cannons e i Falmouth Falcons.
"Che c'è?" – il tono del biondino era palesemente infastidito.
L'elfo domestico che fece capolino dietro la porta attaccò a tremare, guardandolo impaurito – "Bemis v-voleva avvisare il s-suo Signore c-che la p-padrona è arrivata. Sta p-prendendo il t-thè nel s-salotto"
Draco ignorò l'occhiata stupita di Ian e sfoderò la più impassibile delle sue espressioni – "Quando avrà finito mostrale la sua camera. Quella che ti ho detto di preparare stamattina" – sottolineò le ultime parole con uno sguardo eloquente alla volta del piccolo elfo.
L'esserino si affrettò ad annuire, mentre si prodigava in un inchino dopo l'altro, prima che un secco "Sparisci!" sibilato dal suo padrone lo facesse scappare a gambe levate.
"Non mi avevi detto che Hermione sarebbe tornata oggi"
Draco non si voltò, e nemmeno rispose, limitandosi ad un'alzata di spalle.
"Cosa le racconterai di questi ultimi dodici mesi?" – tornò alla carica il moro, per nulla sorpreso dall'atteggiamento indifferente dell'amico, quasi fosse ormai abituato – "Ma soprattutto…cosa pensi di fare adesso, Draco?"
"Niente"
"Niente è la risposta alla prima o alla seconda domanda?"
"A entrambe"
"Non intendi parlarle nemmeno della lettera?"
"No."
"La odi fino a questo punto?" - domandò stupito.
"Si." – Deciso, diretto, irremovibile. Un Malfoy tutto d'un pezzo.
"Ma…"
"Non mi rompere, Ian. Come decido di trattarla e cosa ho intenzione – o meno – di dirle sono unicamente affari miei" – frecciò secco il biondino, distogliendo lo sguardo dal calderone giusto il tempo necessario a fulminare l'amico con un'occhiata tagliente.
"Come vuoi" – soffiò l'altro, richiudendo il giornale ed alzandosi in piedi – "Hermione resta tuttavia una mia cara amica, non te lo dimenticare. Ma ti terrò comunque il gioco" – affermò, notando il sopracciglio dell'altro incurvarsi interrogativamente – "Oh, non lo faccio per te. Assolutamente. Questa mia decisione non ha nulla a che vedere coi tuoi piani di vendetta, stanne pur certo. Resta il fatto che ritengo la situazione tra voi due non del tutto irrecuperabile e la permanenza di Hermione sotto questo tetto è condizione necessaria perché la mia speranza si realizzi"
"Povero illuso" – due occhi di ghiaccio si posarono su di lui, accompagnati da un ghigno sarcastico.
"Sarà" – concesse tranquillo l'altro – "Ma adesso vieni fuori a fare due passi, in questa catacomba non si respira!"
Hermione camminava pensierosa lungo il sontuoso corridoio, le suole di cuoio delle sue scarpe che picchettava sul marmo tirato a lucido, mentre un elfo le faceva strada.
Era rimasta sorpresa quando, dopo averle aperto la porta ed averla accolta all'interno del maniero con un'interminabile serie di ossequiosi inchini, quell'esserino alto si e no un metro l'aveva scortata davanti a una tazza di thè fumante, quasi fosse a conoscenza di quella sua insolita abitudine.
Il thè delle tre, anziché delle cinque, come la maggior parte degli inglesi.
Probabilmente ne era al corrente – dovette ammettere Hermione tra sé e sé. Dopotutto era lei quella a cui mancavano dodici mesi di ricordi. La memoria degli altri, invece, funzionava benissimo.
Dopo averla fatta scarpinare per un buon dieci minuti tra saloni sapientemente arredati, verande ampiamente illuminate e corridoi simili a gallerie d'arte, l'elfo si fermò davanti a tre porte.
Una grossa, centrale, a doppio uscio. Sulle pareti laterali, due porte più piccole. Il piccolo servitore aprì quella alla sua destra, facendola accomodare.
Una stanza da letto semplice, ma spaziosa. Nei toni del rosa antico, un colore che personalmente ad Hermione non era mai piaciuto più di tanto. Era quella la sua camera?
E soprattutto, quella di Malfoy? – si domandò rabbrividendo, mentre gli occhi dorati si posavano sul classico letto matrimoniale, privo di fronzoli e baldacchino.
Si guardò attorno, prendendo nota della disposizione dei mobili e del colore delle tende, alla ricerca di qualche dettaglio che risultasse anche solo vagamente familiare.
Niente.
L'elfo intanto aveva aperto le sue valigie e stava cominciando a riporre i suoi abiti nell'armadio.
"Lascia, faccio io"- affermò tranquilla, infischiandosene del fatto che quell'atteggiamento fosse lontano anni luce dal comportamento che ci si aspettava da una vera Signora Malfoy. Ma dopotutto, lei non si sentiva affatto la padrona di quella casa, mentre al contrario le sue lotte per i diritti degli elfi domestici - con conseguente fondazione della C.R.E.P.A. - erano più che mai vivide nella sua memoria.
Almeno quelle – si ritrovò a sospirare.
L'elfo, che se aveva capito bene rispondeva al nome di Bemis, non parve essere molto stupito da quell'affermazione. Forse era solita trattare gli elfi con indulgenza, chissà.
"La mia Signora desidera altro?"
Hermione fece per negare, ma poi si ricordò di una cosa – "Dov'è Malfoy?"
Sapeva che avrebbe probabilmente dovuto rivolgersi al marito in altri termini, e che il tono con cui aveva pronunciato la parola Malfoy lo faceva assomigliare tremendamente ad un insulto, ma non se ne curò minimamente. Doveva restarsene confinata in quel luogo ostile? D'accordo. Sarebbe andata a stare persino a casa del diavolo in persona, se la cosa avesse potuto in qualche modo aiutarla a recuperare la memoria. Ma si rifiutava categoricamente di comportarsi come se nutrisse il minimo rispetto verso quell'essere odioso che sulla carta figurava come suo marito.
"Il Padrone è nel suo laboratorio, mia Signora"
Bene, spero che ci rimanga ancora per parecchio – fu l'acido commento che Hermione preferì tenere per sé.
"Capisco. Puoi andare, grazie. Per adesso sono a posto così"
Bemis s'incurvò nell'ennesimo inchino, dopodiché uscì dalla stanza.
Fu un vociare proveniente dal piano di sotto a riscuoterla dal suo sonno. Lanciò preoccupata un'occhiata all'orologio, temendo di aver dormito per ore. Si alzò dal letto, lisciandosi con le mani i vestiti spiegazzati e sospirando sollevata: si era appisolata solo per una decina di minuti.
Un attimo di silenzio, poi di nuovo una voce che sbraitava. Una voce maschile, inconfondibile.
Presa dalla curiosità fece per aprire la porta della sua stanza, ma all'ultimo minuto si bloccò. Forse non era il caso di ficcare il naso in cose che non la riguardavano. Forse avrebbe fatto meglio a restarsene lì, relegata nella sua camera.
Al diavolo! – pensò l'istante dopo, girando decisa la maniglia. Dopotutto, per quanto il solo pensiero la facesse inorridire, quella era casa sua. Non aveva bisogno del permesso di nessuno!
Scivolò silenziosamente nel corridoio, cercando di orientarsi in quel labirinto di scale e corridoi. Seguendo le voci concitate che provenivano dal basso prese a scendere l'enorme scalinata centrale. Due figure erano in piedi nell'immenso soggiorno. Uno le dava le spalle ed Hermione riconobbe subito la chioma bionda di Malfoy, mentre l'altro, un giovane uomo con profondi occhi color nocciola, gesticolava spazientito.
"Parola mia, tu devi aver inspirato per sbaglio il fumo di uno dei tuoi stramaledetti intrugli!"
"E' un'ottima idea, invece. Del resto, non poteva che venire in mente al sottoscritto" – sentenziò Draco, facendo evanescere la sigaretta ormai consumata che teneva tra le dita.
"E cosa conti di fare, scusa? Invitare il vecchio Lafayette a Malfoy Manor a prendere una tazza di thè e poi, tra un sorso e l'altro chiedergli se per caso quell'affare è ancora in suo possesso?"
"Qualcosa del genere. Ma con molto più stile" – affermò il biondino, mentre nella sua testa stabiliva ogni più piccolo dettaglio del suo piano.
"Tu sei fuori. Completamente andato" - sbottò l'altro – "Neanche tra un trilione di anni riusciresti a farti dir…Hermione!"
Lo sconosciuto si interruppe di colpo, scorgendola al di là delle spalle di Malfoy.
Draco si girò lentamente, trapassandola con uno sguardo di ghiaccio.
Hermione non ebbe il tempo di aprire bocca che si ritrovò stritolata in un caloroso abbraccio. Imbarazzata, guardò il moro che troneggiava a un palmo dal suo naso con un'espressione interrogativa negli occhi e un pizzico di rossore sulle guance.
"Hai ragione, che stupido, dimenticavo che non ricordi nulla" – Le sorrise a mo' di scusa. Poi, sempre sorridendo, tese la mano verso di lei – "Killian Rochester. Ian, per gli amici"
"P-piacere" – balbettò confusa, stringendo brevemente la mano del giovane.
Splendido. Ecco la prima persona che spuntava fuori dal nulla. Non ci voleva molto a capire che lui la conosceva benissimo… Sperava solo non fosse il primo di una lunga serie di "nuovi ritorni".
"Non per essere indiscreta ma…tu saresti…? - Dio, era così imbarazzante!
"Nessuna indiscrezione, mia cara" – affermò Ian divertito – "Sono un collega di Draco, non che un suo vecchio amico d'infanzia. E questo la dice tutta sulla mia infinita pazienza!" – concluse allegro, strappandole un piccolo sorriso.
"Un alchimista, dunque" – La voce di Hermione appariva abbastanza sicura di quanto stava affermando.
Per questo motivo rimase un poco sorpresa dell'espressione vagamente spiazzata che si dipinse sul volto del giovane di fronte a lei.
"Esatto" – replicò freddo Malfoy, che fino a quel momento si era limitato ad osservarli annoiato. Roteò le pupille verso l'amico – "Torno di sotto. Mandami giù Blaise, appena arriva" – Detto questo si allontanò, senza degnare Hermione di uno sguardo.
"Non farci caso, si è alzato col piede sbagliato" – fu il commento con cui Rochester cercò di risollevarle il morale, non appena Draco se ne fu andato.
"Perché, si è mai alzato con quello giusto? Da che ricordo io, non mi pare" – frecciò l'ex-Grifondoro, furiosa per essere stata trattata alla stregua di un elemento della tappezzeria.
Ian scoppiò in una risata – "Già. Memoria o meno, certe cose non cambiano mai"
Hermione sospirò, lasciandosi cadere stancamente su una sedia lì vicino – "Sarà, ma preferirei comunque tornare in possesso dei miei ricordi. Non è per niente piacevole convivere con un baratro nella testa"
"Non disperarti, sono sicuro che quest'amnesia passerà, prima o poi. Ci vuole solo un po' di pazienza. Nel frattempo potrei farti un breve riassunto per ciò che concerne il sottoscritto, se ti va" – le propose, immaginando quanto dovesse essere difficile per lei quella situazione.
"Te ne sarei infinitamente grata" – Hermione si ritrovò a pensare che Ian, per quanto fosse ancora un mezzo sconosciuto, riusciva a farla sentire decisamente a suo agio. Forse non aveva solo nemici, in quella casa.
Il giovane in questione si accomodò sul divano dinnanzi a lei, stendendo le lunghe gambe e incrociando le caviglie – "Vediamo…cominciamo col dire che non ho frequentato Hogwarts, e che per questo motivo è normale che tu non ti ricordi di me. Sono cresciuto con Draco e Blaise, ma sono stato poi spedito a Durmstrang, secondo il volere di mia madre. Ci siamo conosciuti un annetto fa, quando tu e Draco vi siete fidanzati. Di lì a un mese sono stato il suo testimone di nozze, ovviamente insieme a Blaise. Per il resto, che dire…Siamo diventati subito amici e ci facciamo coraggio a vicenda nella sopportazione del biondastro" – le rivelò ridacchiando – "Ah, dimenticavo! Sei segretamente innamorata di me e stai pensando di chiedere il divorzio a Sua Simpatia per diventare la futura signora Rochester" – la prese in giro, ammiccandole scherzosamente.
Hermione scoppiò a ridere di gusto – "Beh, il divorzio potrebbe non essere poi così necessario. In fondo sarebbe sufficiente lo stato di vedovanza, giusto?"
"E chi lo accoppa, quello! Ci manca poco che faccia colazione a base di veleni" – replicò allegro.
Hermione sorrise. Aveva appena trovato un amico, a quanto pareva.
"Lance!"
Il richiamo spazientito di Blaise Zabini, che giusto in quel momento stava varcando la soglia di Malfoy Manor, venne in parte coperto dal rumore di un tornado che si muoveva per casa.
Sia Hermione che Ian sobbalzarono a quel baccano, mentre il suono di passi svelti si faceva sempre più vicino. La ragazza guardò il mago preoccupata, ma non fece tempo ad aprire la bocca per chiedere spiegazioni che un ragazzino di dieci, forse undici anni sbucò da dietro l'angolo del corridoio, correndo a tutta velocità verso di loro.
"Ciao Ian" – esclamò col fiatone, prima di spostare gli occhi d'ametista sulla ragazza riccioluta che lo fissava perplessa. Il ragazzino si fermò di colpo, gli occhi sberluccicanti di gioia. L'attimo dopo, con un assordante "Zia Herm!", gli volò letteralmente addosso.
Hermione subì quell'assalto improvviso ad occhi sbarrati. Si aggrappò tenacemente al bracciolo della sedia per evitare di cadere e fissò il nuovo arrivato come fosse un alieno.
"S-scusa? P-puoi ripetere?" - Zia? L'aveva chiamata Zia?!?!
"Lance, quante volte devo dirti di non correre? L'ultimo vaso che hai fatto cadere mi è costato un occhio della testa e un mese di emicrania assicurato a causa di tutte le lagne di Draco!" – sbottò Blaise Zabini, facendo il suo ingresso in salotto.
"E aspetta solo di vedere com'è di buonumore oggi…" – soffiò Ian divertito, salutandolo con un cenno della testa.
"Merlino me ne scampi!" – Blaise alzò gli occhi al cielo, esasperato, poi finalmente il suo sguardo si posò sulla giovane donna che li fissava tutti con aria spaesata.
"Herm! Che bello rivederti!" – esultò, baciandola sulle guance – "Ti trovo in ottima forma"
"G-grazie, Zabini" – balbettò imbarazzata – "Lo s-stesso vale per te. V-voglio dire, sei così…c-cresciuto!"
"Eh già, succede a volte" – sorrise Blaise di rimando.
"Lance, che fine ha fatto il tuo pollo alato?" – Ian lanciò un'occhiata incuriosita al ragazzino ancora tenacemente abbarbicato alla vita di Hermione.
Gli occhi violetti del bambino si allargarono a dismisura mentre si posavano sulla propria spalla sinistra, come a cercare qualcosa che – evidentemente – non c'era.
"Artù!" – urlò, prima di scappare via come un missile, mentre gli avvertimenti di Blaise riguardo a vasi di cristallo, tende pregiate in puro raso damasco, e quadri di inestimabile valore artistico echeggiavano a vuoto lungo il corridoio.
"Allora, Hermione, com'è essere di nuovo a cas…"
"Blaise!" – La voce incavolata di Draco Malfoy si levò dai sotterranei, interrompendolo.
Zabini levò nuovamente gli occhi al cielo, borbottando frasi incomprensibili come "…mai stare tranquilli" unita a "…progettare di radere al suolo…" e a "…ennesima emicrania in arrivo".
"Io per oggi ho già dato" – ghignò Ian, lanciando un'occhiata eloquente verso le scale che portavano al seminterrato – "Ora tocca a te"
Blaise sbuffò, volgendosi poi a guardare Hermione rammaricato – "Torno dopo"
La ragazza annuì, restando a osservare il giovane dagli occhi blu cobalto che si allontanava con l'espressione rassegnata di uno che stava andando alla gogna.
"Chi era quel quello? E perché mi ha chiamata Zia Herm?"
Gli occhi dorati dell'ex-Grifondoro erano puntati sul volto divertito di Killian Rochester.
Ian sorrise di fronte all'espressione spaesata della strega.
"Quel piccolo uragano vivente, che risponde al nome di Lancelot Rudiger Deveraux, è il cugino di Blaise. Sua madre era Anthea Zabini, sorella del padre di Blaise. Per quanto riguarda invece la questione della "zia" è presto detto. Si tratta di un banale soprannome, nessun nipotino sbucato fuori dal nulla, tranquilla. Uno stupidissimo scambio di epiteti tra Draco e Lance. Il biondastro ha preso l'abitudine di chiamarlo "piccola peste" e lui per tutta risposta l'ha apostrofato "Zio Draco", sapendo benissimo quanto la cosa gli dia sui nervi. Tu poi, col matrimonio, ti sei automaticamente beccata il soprannome di "Zia Herm". Posto che nel tuo caso vuole essere un nomignolo affettuoso. Lance stravede per te, ma questo credo che tu abbia già avuto modo di notarlo prima" - sogghignò, riferendosi al saluto caloroso che il ragazzino le aveva riservato.
"Deveraux…" – fece Hermione pensosa, prima che un bagliore d'intuizione illuminasse le sue iridi ambrate – "Non sarà per caso parente di quel Deveraux, vero? Lord Rudiger Deveraux, intendo dire."
"E' suo figlio" – le rivelò Ian spiazzandola.
Incredibile come era piccolo il mondo, delle volte – pensò Hermione.
Deveraux.
La famiglia più stramaledettamente ricca di tutta la Gran Bretagna. Ricordava che il vecchio Lord era stato torturato e ucciso qualche anno prima, assieme alla moglie. Un gruppo di Mangiamorte, se la memoria non l'ingannava.
"I suoi genitori…" – mormorò tristemente.
"Già" – la interruppe Ian – "Sono morti. La custodia di Lance è passata a Blaise. Astor non l'ha presa molto bene, per il fatto di essere stato scavalcato, intendo dire. Essendo suo zio, la tutela di Lance sarebbe dovuta toccare a lui. Ma dopotutto Astor e Anthea non sono mai andati molto d'accordo….sai, lei aveva sposato un nemico giurato di Voldemort mentre il padre di Blaise…beh, inutile dire che spero marcisca ad Azkaban insieme a tutti gli altri Mangiamorte.
E così Blaise non era passato dalla parte del Signore Oscuro – si ritrovò a riflettere Hermione – Lo stesso discorso sembrava valere per Ian, viste le sue ultime parole. Ma Draco? Da che parte aveva alla fine scelto di stare il rampollo dei Malfoy?
Hermione si era sempre detta certa che il Principe di Serpeverde sarebbe diventato un feroce Mangiamorte, così come lo era suo padre. Ma a questo punto cominciava a venirle qualche dubbio in proposito.
La voglia di sapere era tanta, ma si costrinse a mordersi la lingua. La fretta era una cattiva consigliera. Tutto a suo tempo – si ripeté.
"Dov'è andato?" – chiese quindi, riportando i suoi pensieri sul ragazzino – "E' sceso nei sotterranei da Malfoy?"
"Oh, no. Lui non va mai laggiù. Draco glielo ha proibito"
"Come mai? Paura che gli distrugga le sue preziose fialette?" – ironizzò Hermione.
"Affatto. E' per via del suo…potere"
La strega lo guardò interrogativa.
"Lance è un Opsecronos" – spiegò Ian, calmo.
Hermione rispolverò le sue vecchie conoscenze della lingua greca – "Osserva il tempo?" – domandò perplessa.
"Lo rivive" – fu la sconcertante risposta.
La ragazza fece per chiedere ulteriori spiegazioni in merito ma proprio in quel momento l'oggetto della loro discussione sbucò dal corridoio laterale, tutto sorridente. In spalla un piccolo drago, lungo si e no una ventina di centimetri.
Un Nero delle Ebridi in miniatura – constatò Hermione, notando i brillanti occhi viola – come quelli del suo padrone – la coda che terminava con una punta a forma di freccia e le ali simili a quelle di un pipistrello.
"Carino" – disse sorridendo al ragazzino – "E' tuo?"
"Si" – rispose Lance, gonfiandosi d'orgoglio – "Ad Hogwarts in teoria vanno ancora di moda rospi, gatti e civette, ma visto che è un'esemplare di dimensioni ridotte hanno fatto un'eccezione e me lo hanno lasciato tenere"
Hogwarts.
Gli occhi dorati di Hermione si posarono sul mantello del piccolo Deveraux, sul quale spiccava il tipico stemma di Serpeverde.
"Come si chiama?" – domandò curiosa, riportando la sua attenzione sull'animale che la guardava annoiato.
Lance la fissò interdetto, come se gli avesse appena chiesto di ripetere a memoria l'intero libro di Trasfigurazione.
"Beh, come vuoi che si chiami…sempre nello stesso modo no? Artù." – replicò con fare ovvio.
Ian lanciò un'occhiata di rimprovero al ragazzino – "Lance, ricordi quel discorsetto che ti abbiamo fatto su Hermione e sulla sua momentanea perdita di memoria, vero?"
Il piccolo Serpeverde assunse un'espressione colpevole mentre tornava a rivolgersi ad Hermione - "Scusa, Zia Herm, me ne sono dimenticato" – affermò sinceramente dispiaciuto.
La strega represse a stento una risata – "Non fa nulla, Lance" – rispose sorridendo. Dubitava che sarebbe mai riuscita ad avercela con quel bambino dagli spettacolari occhi color ametista.
"E così, tu sei il famoso Artù" – affermò, avvicinandosi al piccolo drago e accarezzandolo. Ora si spiegava l'urlo assordante di poco prima.
"Già" – fece Lance, dando un colpetto alla spalla – "Su, Artù, saluta zia Herm!"
Il draghetto soffiò annoiato, senza dare segno di averlo sentito.
Solo all'ennesimo colpo di spalla del giovane Deveraux – più che altro per porre fine a quella fastidiosa sollecitazione – l'animale dette finalmente un leggero colpo di tosse. E una piccola lingua di fuoco vibrò nell'aria.
Hermione scoppiò a ridere, imitata da Ian.
Lance invece sorrideva soddisfatto. Adorava quel draghetto, glielo aveva regalato suo padre. Aveva deciso di chiamarlo in quel modo per via del suo nome. Anche se dubitava che si sarebbero mai contesi alcuna Ginevra.
"Quand'è che te ne torni a scuola?" - Ian ghignò divertito, vedendo una smorfia di disappunto comparire sul viso del bambino.
"Tra pochi giorni"
"Sei in vacanza?" – chiese Hermione stupita. Non ricordava che ci fossero feste particolari in quel periodo dell'anno.
"Ma no, è solo che un branco di Troll di montagna si sono infiltrati nei sotterranei e così hanno chiuso la scuola per qualche giorno. Sembra sia stato uno scherzo degli studenti del settimo anno. C'entrano qualcosa i gemelli Mckinley, suppongo" – sbuffò seccato.
Hermione sorrise, mentre le tornavano alla mente altri due gemelli che all'epoca ne avevano combinate di cotte e di crude, ad Hogwarts. Fred e George Weasley.
"Ti vedo ansioso di ritornare ad Hogwarts o sbaglio? Qualche piccola streghetta ha fatto colpo su di te?" – lo punzecchiò Rochester allegro, sicuro che il ragazzino gli avrebbe staccato la testa a morsi, se solo avesse potuto.
"Ma che cavolo dici! Quelle smorfiose…" – borbottò Lance, diventando tuttavia rosso come un pomodoro – "A chi vuoi che interessino"
"Ah si? E la piccola Mayfair?" – lo rimbeccò Ian prontamente.
"Oh, ma Deja è un caso a parte" – si difese tranquillo il ragazzino.
E in effetti non aveva tutti i torti. Dejanira Isobel Mayfair era indubbiamente una bambina, ma la cosa passava decisamente in secondo piano visti i suoi modi da eterno maschiaccio. E poi, era la sua migliore amica.
"Io vado a farmi una cioccolata" – esordì, allettato più all'idea di allontanarsi da un Killian Rochester in piena fase di sfottio che non per la bevanda in sé. Schioccò un sonoro bacio sulla guancia di Hermione e si diresse a passo spedito verso le cucine.
"Attento a non fare a pezzi nulla, piccolo disastro, o le urla di Draco le sentiranno fino al Ministero!" – lo avvisò ridacchiando il moro seduto sul sofà.
"Tanto, per quel che mi importa. Finché non sarò maggiorenne, eredità e titolo me li posso pure scordare. La cosa positiva però, e che fino ad allora tocca a Blaise pagare" – frecciò compiaciuto, prima di sparire dietro l'angolo.
"Allora, come ti è sembrato?" – volle sapere Ian un minuto dopo.
"E' semplicemente adorabile" – rispose Hermione, sincera.
Il mago annuì – "Sai, è strano. Mi hai risposto esattamente la stessa cosa, quando un anno fa ti ho posto questa stessa domanda"
No, non era strano – si ritrovò a pensare la strega. Quel bambino l'affascinava.
Era sveglio e intelligente. Due qualità che Hermione aveva sempre apprezzato.
Ma c'era dell'altro.
Qualcosa di speciale, nascosto in quei grandi occhi d'ametista. Così singolari, così magnetici.
"Hai detto che rivive il tempo" – affermò, riallacciandosi al discorso che avevano lasciato in sospeso prima – "In che senso?"
Ian trasse un respiro profondo – "Beh ecco, diciamo che lui può vedere il passato. E' un meccanismo strano, non so bene come spiegartelo. Riesce a percepire la storia del posto in cui si trova. E' come se le pareti trasudassero ricordi. Gli capita di andare indietro di uno, dieci, trenta, a volte anche cento anni e vedere cosa stava accadendo in quello stesso luogo tempo prima. Può guardare il passato ma non interferire con esso" – tentò di spiegarle.
"un po' come immergersi in un pensatoio" – affermò l'ex-Grifondoro.
"Esatto"
"Che strano dono…" – rifletté Hermione ad alta voce.
"Già" – concordò l'altro – "Molti lo ritengono proprio questo, un dono. Ma a volte io penso che sia più una condanna"
"Una condanna?" – la voce della ragazza era leggermente turbata.
"Si. Prendi ad esempio la storia dei sotterranei. Ti ho detto che a Lance è proibito andarci, e sai perché? Ora c'è il laboratorio di Draco, vero, ma prima che lui facesse piazza pulita vi erano le camere di tortura fatte costruire da Lucius Malfoy. Lance è ancora troppo piccolo, non sa controllare pienamente il suo potere. Non è lui a decidere cosa vedere o meno. Le immagini filtrano indipendentemente dalla sua volontà. Sta imparando a respingerle, ma non sempre gli riesce di bloccarle per tempo. E Draco non vuole correre il rischio che veda le atrocità che anni fa venivano commesse là sotto."
"Oddio…" – Hermione si portò le mani alla bocca al pensiero delle torture a cui quel ragazzino avrebbe potuto assistere.
"Appunto. Il problema è che esistono sicuramente molti altri posti da cui sarebbe meglio che stesse alla larga. Purtroppo però, la maggior parte ci passano sotto il naso inosservati. Non abbiamo modo di saperlo, se non dopo aver visto i suoi occhi sbarrati e terrorizzati per qualcosa che nessun bambino di undici anni dovrebbe mai vedere"
Hermione annuì comprensiva. A quanto sembrava non era l'unica ad avere una vita alquanto complicata.
Sorrise, amara, per l'ironia della sorte.
Lei. Un'adulta con un passato incompleto alle spalle. Affamata di ricordi, divorata da mille dubbi e domande.
E Lance. Un ragazzino che di ricordi ne aveva fin troppi. Il cui dono era al contempo la sua condanna.
