CAPITOLO 6 – PORTE E SEGRETI

Qualcuno una volta le aveva detto che il buongiorno si vedeva dal mattino.

Tutte balle.

Hermione aveva dormito profondamente quella notte, e si era risvegliata sorprendentemente rilassata. Contro ogni sua aspettativa.

Fuori dalla finestra il sole splendeva in un cielo limpido, di quelli che le piacevano tanto.

Niente nubi, né ombre.

Solo l'azzurro. Il suo colore preferito.

E il cielo di quella mattina gli ricordava incredibilmente gli occhi di Ron Weasley. Rilassante e sereno, proprio come le iridi del suo migliore amico.

Un bell'inizio di giornata, insomma.

E allora perché tutto il suo buonumore era svanito non appena aveva varcato la soglia della sua stanza?

Forse perché la consapevolezza di trovarsi a Malfoy Manor non poteva che farle quell'effetto.

La porta sulla parete di fronte era leggermente socchiusa. Dall'interno, nessun rumore.

Si avvicinò cauta, sbirciando velocemente attraverso la fessura. Registrò il letto sfatto, le tende scostate e la camicia macchiata di sangue ormai secco sul pavimento.

La camera da letto di Malfoy, come aveva immaginato.

Si stupì di pensare per la prima volta che, se effettivamente erano sposati, sarebbe stato logico aspettarsi che condividessero una camera matrimoniale. Non che avere una camera tutta per sé le dispiacesse, al contrario! Rabbrividiva al solo pensiero di dover dividere il letto con il biondino.

E preferì non indugiare su tutto ciò che comportava il pensiero di un letto.

Pose fine a quella sua prima, deprimente paranoia mattutina dicendosi che probabilmente nell'alta società usava così. Dormire in camere separate. Piuttosto freddo, a dire il vero…ma non stava forse parlando dell'algida e altezzosa famiglia Malfoy?

Il suo sguardo dorato si soffermò sulla porta in fondo al corridoio. Quella a doppio battente.

Si avvicinò, curiosa. Girò piano la maniglia e si sorprese nel constatare che era chiusa a chiave.

Cosa c'era là dentro?

Hermione Granger era fermamente convinta che si dovesse fare sempre la cosa giusta. In ogni situazione. Questo, il suo credo.

Ma la curiosità spiccava tra i suoi difetti, e come una piccola serpe tentatrice si insinuò nella sua mente, rendendola restia a voltare le spalle a quella stanza misteriosa.

Mise mano alla bacchetta, pronta a mormorare l'incantesimo per il quale nessuna serratura aveva segreti.

"Fossi in te, non lo farei"

Secco e conciso, Draco Malfoy era appoggiato alla colonnina terminale dell'ampia scalinata, all'altra estremità del corridoio.

"Mi stavo solo guardando un po' intorno" – fu tutto quello che riuscì a dire in sua difesa Hermione, colta con le mani nel sacco.

"E da quando una porta chiusa a chiave rappresenta un invito ad entrare?" – ribatté acido Draco.

"Questa ora è anche casa mia, no? O devo considerarmi alla stregua di una prigioniera?" – saltò su la giovane donna, sentendosi tutto a un tratto come un animale in gabbia.

"Per me, puoi andare dove ti pare. Non me ne frega un cazzo di come passi le giornate" – lo sguardo di lui si assottigliò minacciosamente – "Ma sta' alla larga da quella porta. E dal mio laboratorio. Non ti ci voglio, lì"

Lo sguardo dorato dell' ex-Grifondoro tornò al pesante uscio di legno tirato a lucido. Le parole del biondino l'avevano, se possibile, incuriosita ancora di più.

"Cosa c'è là dentro?" – insistette, senza voltarsi a guardarlo.

Malfoy puntò le sue iridi chiare sulla porta in questione, quasi volesse trapassarla. Rimase a fissarla per un minuto, forse un minuto e mezzo. Ad Hermione sembrava quasi che lui riuscisse a vedere al di là dello spesso legno.

"Non c'è nulla" – lo sguardo duro e la voce pericolosamente bassa, amara – "Solo uno sbaglio"

Quando si girò verso di lui, se n'era già andato.

"Allora, Dra…" – attaccò Ian, lanciando a Blaise un'occhiata d'intesa – "Non ci racconti niente?"

Malfoy, di spalle ai suoi amici, alzò gli occhi al cielo.

"Già" – rincarò il moro dagli occhi blu – "Come stai?"

"Starei meglio se voi due coglioni vi levaste di torno e mi lasciaste lavorare in pace!" – sbottò Draco, seccato.

I due ghignarono divertiti – "Passata bene la notte?" – chiesero in coro.

Un dito medio, stretto e longilineo fu tutto quello che ebbero in risposta.

Ian lanciò un'occhiata al braccio sinistro del biondino, dove al di sotto della camicia chiara si poteva intravedere una spessa fasciatura – "E' stata Herm?" – indagò, conoscendo il carattere per nulla remissivo della bruna – "Che le hai fatto?"

L'ex Principe di Serpeverde si voltò incavolato verso di loro, due provette il cui contenuto minacciava di traboccare, nella mano destra – "Non le ho fatto proprio un cazzo! Ho lavorato a questi stramaledetti antidoti fino a notte fonda e una dannatissima Lacertilia spinosa ha fatto il resto. Contenti?"

"Siamo nervosetti, eh?" – asserì Zabini, notando come l'espressione del biondino fosse subito tornata ad essere distacca e indifferente, dopo quella sua insinuazione. Conosceva Draco da una vita, e sapeva quanto detestava perdere il controllo. Nessun Malfoy poteva permettersi di essere nervoso.

La risposta tagliente del padrone di casa fu però sovrastata dal rumore di passi concitati al piano superiore.

"E' quello che penso?" – indagò il biondino, inarcando un sopracciglio.

Blaise annuì, pregando tra sé e sé che il cugino non combinasse qualcuno dei suoi famosi disastri, visto l'umore del giovane mago che gli stava di fronte.

"Ma quando torna a scuola quella peste?" – sbottò seccato.

"Tra un paio di giorni"

"Hn" – soffiò Draco – "Giusto il tempo per demolirmi casa"

"Cosa dovrei fare, scusa? Metterlo all'asta?" – sbottò Blaise con pesante sarcasmo.

"Beh, con tutti i soldi che ha qualcuno lo prenderebbe di sicuro" – considerò Ian divertito.

"Io metterei volentieri all'asta voi due, invece!" – frecciò Malfoy – "Ma temo che nessuno ci terrebbe ad accollarsi due rompicoglioni"

I due diretti interessati sbuffarono, mentre l'ennesima corsa risuonava al piano superiore – "Comunque non ti devi preoccupare. C'è Herm con lui. Lo terrà d'occhio lei" – aggiunse Zabini, cercando di apparire più sicuro di quanto in realtà non fosse.

Lo sguardo scettico di Draco valeva più di mille parole.

L'attimo dopo, il tipico rumore del vetro che andava in mille pezzi fece assottigliare gli occhi del padrone di casa.

"Dicevi?"

"Oh, beh…magari ad Herm è caduto un bicchiere" – ipotizzò Blaise, cominciando a sudare freddo.

"Già. Oppure è stato un elfo un po' sbadato" – venne prontamente in suo soccorso Ian.

"No, ve lo dico io cos'è stato" – sibilò il biondo fulminandoli con lo sguardo – "Quello, era il mio vaso in puro vetro di Murano in caduta libera verso il pavimento. Un pezzo unico, stimato oltre milleduecento galeoni! Per non parlare poi del suo valore artistico!" – attaccò a sbraitare.

Blaise Zabini si lasciò ricadere sulla poltrona, apparentemente colto da una improvvisa e tremenda emicrania, mentre l'ex Principe di Serpeverde continuava la sua scenata tragica, come se gli avessero fatto saltare in aria l'intero maniero.

Ian guardava l'amico con fare comprensivo, come a dirgli "non vorrei essere al tuo posto". Glielo si poteva leggere chiaramente negli occhi castani. Sulla faccia di Malfoy, invece, aleggiava un ghigno che non prometteva niente di buono – "Paghi in contanti o te lo segno sul conto, Zab?"

"Ops"

Solo tre lettere.

Una sillaba.

E un volto sul quale spiccava un'espressione corrucciata.

Lancelot Rudiger Deveraux era alquanto preoccupato. E sapeva di avere motivo di esserlo.

In piedi di fianco a un tavolino in stile Luigi Filippo, osservava la miriade di schegge di vetro sparse sul marmo bianco.

Rimase per un attimo affascinato dal modo in cui la luce vibrava riflessa in quei frammenti color diamante. Poi si riscosse, voltandosi verso un' Hermione che, seduta a pochi metri da lui sul divano, aveva osservato perplessa l'intera scena.

Vedendo che la giovane donna non proferiva parola, gli occhi d'ametista di Lance tornarono sui resti dell'antico vaso.

Storse la bocca in una smorfia pensosa – "Beh, a dire il vero non è che fosse poi così bello" – fu la sorprendente considerazione – "Tu che dici zia Herm? Non era un po' troppo "da vecchi"?"

Per tutta risposta Hermione scoppiò in una risata cristallina.

Lo spirito vivace e la spontaneità di quel ragazzino erano come una ventata d'aria fresca dopo una lunga reclusione.

"Si, credo che tu abbia ragione Lance. Era proprio orrendo" – concordò divertita, cercando di placare l'ilarità. Il sorriso che il giovane Deveraux le regalò a quelle parole finì dritto in cima alla lista delle cose più dolci che avesse mai visto in vita sua.

Era adorabile. Semplicemente adorabile.

Lo conosceva – per quanto poteva ricordare – solo da un paio di giorni ma aveva già intuito che le sarebbe stato impossibile arrabbiarsi con quella piccola peste.

E a dire il vero non poteva importarle di meno del preziosissimo vaso di Malferret.

Un'ombra attraversò improvvisamente gli occhi viola del ragazzino.

"Qualcosa non va? Ti sei tagliato?" – domandò Hermione, preoccupata.

Lance scosse la testa, accigliato – "No. Ma temo di essermi appena giocato la nuova divisa da Quidditch" – sbuffò.

La riccia sorrise - "Sono sicura che a Blaise sarà passata, quando arriverà il momento. Dopotutto sei solo al primo anno. C'è ancora tempo…"

Il piccolo la guardò stranito. Poi parve ricordare la sua amnesia e l'espressione sul suo volto si tramutò in uno sguardo divertito – "Ma io gioco già a Quidditch" – rivelò orgoglioso – "Sono il cercatore della squadra Serpeverde!"

Hermione lo fissò allibita. Da che ricordava, un solo studente era diventato cercatore fin dal primo anno.

Harry James Potter.

"Allora devi essere davvero bravo" – affermò, una volta ripresasi dalla sorpresa.

Lui annuì, compiaciuto – "Ho unito le strategie di Draco a quelle di Harry" – spiegò tranquillamente – "E' la terza partita di seguito che vinciamo!"

Il sorriso svanì dalle labbra dell'ex Grifondoro – "Harry?" –sussurrò tremante.

Lance le rivolse un'occhiata strana, scrutandola a lungo – "Harry Potter. Almeno di lui dovresti ricordarti" – considerò serio.

"Tu conosci Harry?" – Hermione era decisamente sconvolta.

Il ragazzino annuì con fare ovvio – "Certo che lo conosco! Lui e Ron mi devono ancora la maglietta con l'autografo del cercatore dei Chudley Cannons che avevamo scommesso!" – continuò, ignaro dello stupore che stava allargando a dismisura gli occhi dorati di lei – "Ora sono in missione, altrimenti sarebbero li avresti trovati qui"

"Qui?" – ripeté Hermione, confusa.

"A Malfoy Manor" – spiegò pazientemente – "La sede segreta della nuova squadra di Auror"

"H-hai d-detto A-auror?" – balbettò la giovane donna. Ormai non ci capiva più niente.

"Si, Auror. Perché?"

"M-ma…e Malfoy? Perché non l'hanno rinchiuso ad Azkaban?"

Quello era il quartier generale degli Auror. E ci viveva un Mangiamorte che andava e veniva a piede libero. Non aveva senso. Non aveva maledettamente senso!

"Va bene che spesso è insopportabile, ma addirittura spedirlo ad Azkaban!" – Lance scoppiò a ridere di gusto – "E poi rimarremmo con un Auror in meno!" – aggiunse allegro, dandole senza saperlo il colpo di grazia.

La vista di Hermione si appannò improvvisamente.

Malfoy. Auror.

Due realtà nettamente in contrasto. Un po' come il buio e la luce, il giorno e la notte.

Il bene e il male…

Malfoy un Auror? Si, certo…quando il mondo si fosse capovolto, magari!

"Tutto bene, zia Herm?" – Il piccolo Deveraux guardava preoccupato le dita di lei, strette convulsamente attorno al bracciolo del divano.

Hermione chiuse un attimo gli occhi e trasse un profondo respiro.

"Si" – affermò, tornando a posare le iridi d'oro su di lui e tentando di abbozzare un sorriso – "Hai detto che Malfoy è un Auror?"

Lance parve stupito da quella domanda. La sua zia preferita era così diversa da come se la ricordava. Va bene non ricordare le cose, ma quelle reazioni scioccate gli sembravano un tantino eccessive.

"Ovvio che lo è. Cosa credevi che fosse, un Mangiamorte?" – buttò lì, cercando di sdrammatizzare la tensione che percepiva in lei con una battuta.

Se possibile, lo sguardo di Hermione si fece ancora più allibito.

Si, era esattamente quello che aveva creduto.

E a dirla tutta, continuava a risultarle più credibile della verità appena appresa.

Le tornò alla mente che il giorno prima Ian si era presentato come "collega" di Malfoy.

Allora era un Auror anche lui? E Zabini?

C'era un solo modo per scoprirlo.

"No, certo che no" – si costrinse a rispondere – "Ma rinfrescami un attimo la memoria, Lance. Da chi è composta esattamente la squadra? Sai, non vorrei trovarmi davanti nuovi membri e fare la stessa figura che ho fatto ieri con Ian" – affermò, tentando di apparire il più possibile tranquilla.

Lance parve sollevato nel vedere le labbra di lei piegarsi in un sorriso e prese a snocciolare i nomi senza farsi pregare – "Ron ed Harry, Draco, Blaise e Ian. Come vedi li conosci già tutti!" – rispose, prima di mordersi la lingua – "Ah no, dimenticavo. C'è anche quel fotografo da strapazzo. Si è unito solo di recente al resto del gruppo"

"Chi?" – domandò la padrona di casa, perplessa.

"Colin Canon" – spiegò Lance – "Draco lo chiama così"

Hermione non ne dubitava affatto. Affibbiare epiteti offensivi agli altri era stato il passatempo preferito di Malfoy ad Hogwarts.

La mente tornò alla notte precedente. Il Marchi Nero, la paura, l'incredulità.

E per tutto il tempo, Malfoy non aveva fatto altro che prendersi gioco di lei.

Una rabbia incontrollabile le infiammò il sangue nelle vene. Stronzo!

Lo odiava, Dio come lo odiava!

Si alzò di scatto dal divano, un pericoloso prurito alle mani. Non aveva mai scagliato un Cruciatus in vita sua, ma in quel momento la tentazione era davvero forte.

"Aspettami qui, Lance. Torno subito"

Il bambino dovette percepire qualcosa nel tono duro di lei perché la guardò confuso – "E' successo qualcosa, zia Herm? Ho detto qualcosa di male?"

Hermione gli scompigliò affettuosamente i capelli – "No, tranquillo" – cercò di rassicurarlo – "Mi sono solo ricordata che dovevo fare una cosa"

E detto questo, si allontanò a passi decisi.

"Malfoy!"

Hermione spalancò la pesante porta del laboratorio entrando a passo di marcia.

I tre uomini la fissarono sorpresi. Il primo a riaversi fu ovviamente Draco, che tornò ad occuparsi del suo calderone come se niente fosse.

"Ho bisogno di parlarti" – attaccò inviperita.

"Non adesso. Ho da fare."

Freddo, disinteressato, scostante. Come sempre.

"Ho bisogno di parlarti. Adesso." – ripeté lei, fulminando la schiena del biondino con uno sguardo truce – "Se volete scusarci…" – aggiunse, lanciando un'occhiata carica di sottintesi agli altri due.

Vedendo l'appena ritrovata Signora Malfoy con un diavolo per capello, Ian e Blaise ritennero saggio darsela a gambe.

"Noi andiamo a controllare che Lance non combini altri casini" – affermò Zabini, mentre Rochester annuiva convinto. Sfilarono divertiti accanto a Malfoy, che non sembrava per nulla preoccupato dall'evidente malumore della moglie. Blaise in particolare gli scoccò un ghigno compiaciuto, prima di richiudersi la porta alle spalle. Aveva passato l'ultima mezz'ora a sorbirsi una bella lavata di capo.

Una sfuriata di Hermione gli sembrava la giusta punizione per la sua ormai stratosferica emicrania.

Le mani sui fianchi, la testa alta e gli occhi dorati che sembravano sprizzare scintille. Così Hermione affrontò l'essere che da ormai due giorni le stava complicando la vita oltre ogni dire.

"A che gioco stai giocando, Malferret?"

Lui non rispose, svitando il tappo di una fiala e facendo cadere tre gocce verde brillante all'interno del calderone . Come se non l'avesse sentita.

Stufa di quell'atteggiamento, Hermione fece un paio di passi in avanti e con un brusco movimento del braccio colpì di proposito la boccetta che lui teneva in mano. Solo grazie ai suoi riflessi pronti Draco riuscì ad evitare che questa gli cadesse per terra. Purtroppo però, parte del contenuto era comunque fuoriuscito, andando a finire dritto dritto nella pozione che stava preparando.

Imprecando a denti stretti appoggiò la fiala ormai quasi vuota sul tavolo.

Due occhi argentei si posarono minacciosi sulla giovane donna in piedi accanto a lui – "Che cazzo credevi di fare?"

"Ottenere la tua attenzione" – rispose risoluta Hermione – "E a quanto pare ci sono riuscita"

"Mi pareva di essere stato chiaro, stamattina" – la freddò lui, impassibile – "Non ti ci voglio qui"

L'ex Grifondoro ignorò la pericolosa nota d'avvertimento presente in quelle parole.

"Perché diavolo mi non mi hai detto che sei un Auror?"

Un lampo di sorpresa balenò nelle iridi chiare di lui. Fu solo un attimo, tanto che Hermione si domandò se per caso non se lo fosse immaginato.

La squadrò dall'alto al basso per un lungo momento, poi le sue labbra si piegarono in un ghigno sarcastico

"Non è una novità"

"Beh, per me si" – saltò su Hermione, seccata da quella stupida risposta.

"Adesso non più"

Lo odiava.

Dal profondo del cuore.

Lo odiava come non aveva mai odiato nessuno in vita sua.

Voleva la guerra? La voleva?

Bene, l'avrebbe accontentato.

Una sfida a chi avrebbe avuto l'ultima parola?

Benissimo. Lei era pronta.

"Potevi dirmelo, stanotte, invece di raccontarmi un mucchio di balle" – tornò alla carica, indispettita.

La reazione del biondino la sorprese non poco. Il ghigno sarcastico svanì all'istante da quel volto algido e perfetto, rimpiazzato da un'espressione dura, carica di astio e amarezza.

"Tra i due non sono io, l'esperto a mentire" – la freddò, gli occhi tempestosi come il mare d'inverno - "E in ogni caso, non ho mai detto di essere un Mangiamorte."

Troppo arrabbiata per analizzare a fondo l'inaspettata accusa, Hermione ribatté – "Ma me lo hai lasciato credere!"

"Hai fatto tutto da sola, Mezzosangue" – sentenziò acido, scostando infastidito una ciocca di capelli dalla fronte.

"Esatto! Da sola!" – sibilò la riccia – "Perché da te non ho avuto un bel niente! Né comprensione, né un aiuto, né tanto meno delle risposte. Niente!"

Era adirata. Era fuori di sé. Perché Hermione Jane Granger non avrebbe mai ammesso – nemmeno sotto tortura – di aspettarsi alcun aiuto da lui, un Malfoy.

"E chi ti dice che io ti debba qualcosa?" – La voce pericolosamente melliflua, e anche un poco divertita. Draco Malfoy era un osso duro, e ci voleva ben altro che una scenata dettata da una crisi isterica per farlo capitolare.

Hermione sollevò la mano sinistra, piazzandogli la fede a un palmo dal naso – "Questa!"- sbottò incavolata – "Anche se ancora non riesco a capacitarmi di come io abbia potuto acconsentire a questo matrimonio" – concluse sprezzante.

Gli occhi di Draco si assottigliarono a due fessure – "Posso assicurarti che diventare la Signora Malfoy era diventato il tuo primo ed unico pensiero."- sibilò velenoso.

Era vero, anche se lei poteva spergiurare il contrario. Lui sapeva che era così. Lo aveva sposato solo per incastralo.

Era stato il suo unico obiettivo, fin da quando si erano rivisti.

La pungente risposta di Hermione fu sovrastata dal rumore dell'uscio che veniva sbattuto violentemente. L'attimo seguente un affannato Lance si fiondava nel laboratorio.

"Lance!" – tuonò Draco – "Fuori di qui, subito!"

Il ragazzino, che si era piegato leggermente in avanti, le mani appoggiate sulle ginocchia, come a riprendere fiato, alzò la testa verso i due adulti. Aveva il fiato corto, le guance rosse per la corsa e il cuore che martellava come un tamburo.

Gli occhi d'ametista, carichi di ansia e preoccupazione si posarono sul biondino che lo stava fissando con sguardo truce – "Venite… presto!" – esclamò agitato, il respiro spezzato che gli impediva quasi di parlare – "Harry… è ferito…di sopra…" – fu tutto quello che riuscì a dire.

Hermione guardò sconvolta il ragazzino. Ancora sottosopra per la lite con Malfoy aveva ascoltato appena il giovane Deveraux. Non aveva afferrato bene quello che aveva detto.

Solo una parola.

Harry.

Non fece in tempo a chiedere spiegazioni. Malfoy si era messo a correre su per le scale, seguito a ruota da Lance. Col cuore in gola al pensiero di quello che poteva essere successo al suo migliore amico, Hermione si affrettò a seguirli.

Nel laboratorio, ormai vuoto e silenzioso, un odore dolciastro e nauseante si diffondeva nell'aria, mentre una pozione dal colore sospetto e dall'utilità ormai pressoché nulla, sobbolliva lentamente.