CAPITOLO 13
Leia lasciò al fratello il campo libero per decidere la strategia da seguire, aveva già fin troppi pensieri per la testa e desiderava restare sola per un po' perciò si ritirò nella sua stanza mentre gli altri erano ancora quasi tutti a tavola.
Anche mentre stava uscendo dalla sala con le spalle girate al tavolo poteva avvertire lo sguardo di Han su di lei, vedeva il suo sorriso perfido e i suoi occhi beffardi come se ce l'avesse avuto davanti.
Non appena la principessa abbandonò il salone però quel falso sorriso si spense e quegli occhi si incupirono, il capitano aveva dimostrato a tutti di essere il più forte e forse ora era riuscito a farsi odiare veramente da lei, ma era davvero questo quello che voleva?
Fortunatamente Luke e Jessa cominciarono a parlare del piano per scoprire i mandanti delle spie hapane distogliendolo da pensieri pericolosi, il dubbio che qualcuno avesse agito di nascosto per impedire la loro scomoda relazione si faceva sempre più insistente… ma lei, se lo amava davvero come diceva, come aveva potuto credere a simili menzogne?
No, lei non era stata ingannata, lei voleva credere a quelle menzogne, la sua mente aveva stabilito così, per il bene della Nuova Repubblica, e così doveva essere.
«Io direi di partire direttamente da Orron III dato che entrambe le spie provenivano da lì, voi che ne dite?», il Jedi lanciò la sua proposta.
«Direi che non abbiamo altra scelta», rispose Han scrollandosi dai suoi pensieri.
«In quanti andiamo? Dobbiamo considerare bene il numero di persone perché non sappiamo che cosa ci aspetta…», considerò Jessa.
«Già – annuì il pirata – troppi daremmo nell'occhio e troppo pochi… beh, meglio non pensarci!»
«Dunque vediamo che figure ci possono servire, sicuramente ci vuole un buon pilota…», Luke sorrise nel vedere la faccia compiaciuta dell'amico.
«… e un buon tecnico…», continuò Jessa.
«… e un buon cavaliere Jedi – Han si guardò intorno un attimo e poi aggiunse – qui non abbiamo molte alternative…».
«… e un buon diplomatico…», Luke sapeva già che tipo di reazione aspettarsi.
«Cosa? – il capitano Solo per poco non cadde dalla sedia – Ma stai scherzando? Lei? No, non se ne parla nemmeno!»
«Purtroppo temo sia inevitabile», replicò irremovibile.
«Ma scusa, mi parli tanto della sua sicurezza e poi vuoi portarla dritta dritta nella tana del nemico? No, non è possibile».
«Per proteggerla devo averla vicina, qualcuno potrebbe approfittare della nostra lontananza per tenderle una trappola…».
Han considerò questa possibilità poi sbuffando si rassegnò:
«E va bene, basta che non me la ritrovi sempre fra i piedi!».
«Mi sento di escludere questa possibilità …», il cavaliere Jedi era più che sicuro che Leia avrebbe fatto di tutto per evitarlo.
«Di' la verità ragazzo, hai paura di scatenare la sua ira escludendola dalla missione vero? Quella della protezione è una scusa, sono sicuro che è lei quella smaniosa di essere al centro del pericolo… è sempre stata così!»
Il sorriso di Luke gli bastò per avere conferma dell'esattezza della sua teoria.
"Certo, è tipico degli Skywalker!", aggiunse fra sé Han, ma doveva ammettere che tutto sommato il suo amico aveva ragione, meglio restare tutti uniti e, soprattutto, meglio evitare le ire della principessa!
Detto questo decisero che erano indispensabili almeno altre trenta persone tra tecnici di vario genere ed esperti militari, passarono il pomeriggio a selezionare chi doveva partecipare alla missione e a studiare un piano di partenza, poi si diedero tutti appuntamento per l'indomani.
Quella sera non ci fu nessuna cena ufficiale, ognuno doveva pensare a prepararsi e non c'era tempo per tante cerimonie. Leia era contenta di non dover subire un'alta umiliazione, aveva passato ore a riflettere sulle parole di Han e ancora sentiva dolore per l'ultima frase che le aveva rivolto.
Aveva messo in dubbio la sua sincerità, voleva farla apparire agli occhi di tutti come una ruffiana disposta a tutto pur di ottenere il suo appoggio nella missione, ma non era certo questa la sua intenzione. Quella malaugurata frase voleva essere solo un modo discreto per chiedergli scusa, non era il suo aiuto che stava supplicando, ma il suo perdono.
E invece lui gli aveva concesso il suo aiuto, ma non il suo perdono.
"Fantastico – pensò fra sé – sono venuta qui piena di convinzioni e in soli due giorni sono già andate tutte in briciole. Mi sento una stupida per averlo incolpato di essere un mercenario. Se solo avessi avuto il coraggio di andare fino in fondo alla questione con Isolder… e invece no, mi faceva comodo così, sì mi faceva comodo avere un motivo per odiarlo perché…".
"Perché non saresti riuscita a lasciarlo", la vocina della coscienza tornava a farsi sentire.
Era vero, anche se obiettivamente Isolder era la scelta migliore aveva bisogno di qualcosa in più per soffocare i sentimenti che provava nei confronti di Han e si era aggrappata a quella scusa con tutta se stessa, ora però ne stava pagando le conseguenze.
E lui? Era davvero diventato l'uomo insensibile che voleva far credere? Il suo scopo era solamente quello di umiliarla e ferirla? Era solo la vendetta che gli importava?
Sì, lei aveva sbagliato e l'aveva ammesso, ma anche lui non era esente da errori, se era solo la guerra che voleva non lo avrebbe certo risparmiato dal rinfacciarglieli tutti, per quale motivo doveva subire solo lei?
Gli aveva teso la mano e lui aveva rifiutato. Amava l'uomo che era stato, ma non era quello che aveva di fronte adesso, doveva rassegnarsi all'idea di averlo perso undici anni prima e doveva assolutamente dimenticare…
Il sole era ormai calato da un po' quando Leia sentì bussare alla sua porta.
«Scusami per l'orario, ma desideravo mostrarti una cosa prima di partire…», Jessa si guardava attorno come per accertarsi che non ci fosse nessuno.
«Di cosa si tratta?», domandò la principessa guardandosi in giro a sua volta sospettosa.
«Non preoccuparti – l'altra si rese conto che il suo comportamento furtivo poteva essere male interpretato – non è pericoloso, è solo che volevo accertarmi che non ci fosse nessun altro…»
«D'accordo – Leia si rilassò – dove dobbiamo andare?»
«Vieni con me».
Detto questo Jessa salì su una piccola navetta e si diresse su una delle lune orbitanti attorno Urdur. Atterrarono su una piattaforma scavata appositamente nella roccia ed entrarono in una grande struttura in vetro che rappresentava l'unica costruzione presente su quel satellite.
A dire il vero Leia non sapeva cosa aspettarsi, dall'esterno quell'immensa cupola non prometteva granché di buono, ma non appena entrò rimase sbalordita dall'enorme quantità di piante e fiori contenute al suo interno.
«E' bellissimo qui – esclamò estasiata – tutto questo deve aver richiesto molti anni di lavoro e molta fatica, il terreno non è certo l'ideale per costruire una serra».
La principessa cominciò a vagare lungo i sentieri lastricati di fiori, ogni sezione racchiudeva la flora di un particolare pianeta e alcune specie erano rarissime e molto costose.
«Qui dentro c'è un patrimonio, deve essere costato molto acquistare tutte queste piante… e anche mantenerle», constatò.
Jessa sorrise dicendo: «Beh, il contrabbando illegale permette di risparmiare qualcosina…».
«Già – come aveva immaginato Leia gran parte di quel paradiso non era stato acquistato regolarmente, ma il suo fascino rimaneva comunque intatto – Come mai mi hai portato qui?»
«Perché è rilassante, almeno quando non c'è il padrone…»
«Rischiamo qualcosa se ci trova qui dentro?», la principessa non aveva alcun sospetto su chi potesse essere il proprietario.
«Probabilmente non sarebbe molto contento, comunque mi prenderò io la responsabilità tanto prima o poi lo verrà a sapere. Penso che sia giusto che tu veda…».
Ancora Leia non capiva esattamente a cosa si riferiva la sua accompagnatrice, ma la seguì attraverso i sentieri che si incrociavano come in un labirinto fino a raggiungere il cuore della struttura, a quel punto tutto fu chiaro…
Anche con il buio poteva riconoscere distintamente il profumo delle arallute, un fiore selvatico viola proveniente dal suo pianeta natale. Il riquadro che ricoprivano era il più grosso di tutta la serra e al centro sorgeva una specie di monumento in marmo bianco.
Jessa si fermò ad aspettare ai bordi della sezione mentre la principessa percorreva il sentiero scavato tra le arallute, preferiva lasciarla sola per un po'.
Leia si avvicinò lentamente al monumento, accarezzò con una mano il bordo superiore e nella penombra lesse l'insegna "Chewbacca" posta sopra il coperchio. Sentì lacrime calde scenderle lungo il viso mentre con le dita sfiorava il calco del Wookiee intagliato sul marmo.
Si inginocchiò e appoggiò la testa sulla tomba come per sentire lo spirito racchiuso in essa, chiuse gli occhi e si lasciò investire dal mare di ricordi sepolti nel tempo.
La prima volta che aveva visto il grosso Wookiee non era stata certo gentile, si era rivolta a lui chiamandolo 'grosso tappeto ambulante' e non si era comportata meglio nemmeno nei confronti del suo amico umano. Ma ben presto si era ricreduta nei suoi confronti, la lealtà di quella creatura verso i suoi amici era esemplare, in particolare verso Han, con il quale aveva un debito perpetuo. L'ex luogotenente imperiale gli aveva salvato la vita, ma quante volte Chewie aveva salvato la vita a lui?
Quante avventure avevano condiviso.
Probabilmente il vuoto lasciato dalla sua perdita era incolmabile, Chewie era come un fratello per Han e ora l'unica famiglia che lui avesse mai avuto se n'era andata per sempre.
"Oh Chewie, se solo tu fossi qui… – pensò lei piangendo – sono sicura che tu avresti capito, anzi, tu l'hai capito fin dall'inizio, tu lo sapevi…", si accasciò sulla tomba senza il coraggio di proseguire il suo pensiero, il profumo dei fiori sembrava volergli entrare nell'anima.
Ma perché aveva voluto quei fiori vicino alla tomba di Chewbacca? Perché proprio le arallute?
Si alzò dopo qualche tempo e tornò vicino a Jessa, aveva ancora gli occhi lucidi, ma cercava di darsi un contegno:
«Ti ringrazio per avermi portato qui».
«Il centro della serra rappresenta il cuore del suo padrone, ciò che ha di più caro è lì», Jessa evitava di guardarla negli occhi per non metterla in imbarazzo, ma capiva il suo stato d'animo e cercava di farle forza.
«Chewbacca…», disse Leia con un filo di voce.
«E le arallute. – continuò per lei Jessa – Rappresentano te.»
«Io… io non penso di far più parte delle cose care!», di nuovo le lacrime tornarono a scendere lungo il viso della principessa.
«Io penso che se così fosse quei fiori non sarebbero lì. Conosco Han dall'adolescenza, mi ricordo di com'era pieno di vita e di sé nonostante un'infanzia tutt'altro che felice e un'esistenza passata sul filo del rasoio. Quando l'ho rivisto undici anni fa era come se un ombra scura si fosse impossessata della sua anima, l'ho visto buttarsi nelle missioni più pericolose e ho avuto l'impressione che stesse solo cercando una buona scusa per farsi ammazzare. Con la morte di Chewbacca ha toccato il fondo. Ma ieri qualcosa è cambiato, la tua presenza qui gli sta facendo bene…»
«Non vedo in che modo», Leia sentiva un gran bisogno di scoppiare a piangere, ma ancora cercava di trattenersi.
«Beh… intanto è più scorbutico del solito! – la sua bionda accompagnatrice scherzò per stemperare un po' l'atmosfera – E poi adesso ha un motivo in più per rimanere in vita…»
«Sì, ora il suo obiettivo è farmela pagare in tutti i modi! Beh, se questo è terapeutico per lui non lo è altrettanto per me», la principessa abbozzò un sorriso.
«Immagino… purtroppo so bene che non ha filtri nell'esprimere quello che gli passa per la testa e il suo orgoglio ferito contribuisce ad ingigantire ulteriormente la cosa, ma devi capirlo…», Jessa la guardò di sottecchi mentre lanciava questa esca.
«Devo capirlo? E dovrei starmene zitta ad incassare tutte le cattiverie che mi dice? E con che risultato? Oggi ho provato ad essere gentile con lui e mi sono sentita dare della ruffiana, penso che non tenterò più di chiedergli scusa…», così dicendo la principessa si stava animando, e più si scaldava più si lasciava sfuggire particolari interessanti, almeno per le orecchie della sua attenta interlocutrice.
«Le tue scuse? E per cosa?», chiese fingendo ingenuità.
«E' una lunga storia – tagliò corto Leia – e vorrei evitare di raccontarla, anzi, immagino che lui ti abbia già riferito tutti i dettagli quindi è inutile starne a discutere».
«Io conosco il suo punto di vista, ma non il tuo e ora che ne ho la possibilità cerco di farmi un'idea più completa di quanto è accaduto cercando di essere il più possibile neutrale, cosa abbastanza facile per me non essendo parte interessata».
«Ah… – la principessa non riusciva a trattenere la curiosità per quest'ultima frase – quindi Han non fa parte dei tuoi interessi?»
Jessa scoppiò a ridere rispondendo:
«No, Han è un mio caro amico, ma il mio interesse finisce lì. Che la Forza aiuti la donna che ha come interesse principale un tipo come lui, un'esistenza intera non basterebbe per venirne a capo!»
«Già…», rispose Leia ben sapendo chi era la donna a cui si stava riferendo.
«Ora è meglio tornare, il padrone potrebbe venire a fare un salto qui prima di partire domani e non vorrei proprio incontrarlo adesso…».
«Sì, hai ragione», concordò Leia incamminandosi a passi veloci dietro di lei.
Tutto sommato era contenta di aver visitato quel posto e di aver toccato in modo del tutto inedito il cuore di Han, Jessa era una donna in gamba e molto sveglia, era bello potersi confidare con lei… anche se ancora non era pronta per raccontarle tutto, e, a dire il vero, non era pronta a raccontare certe cose nemmeno a se stessa.
