CAPITOLO 14

Il giorno dopo la base di Urdur era in gran fermento. Tecnici e manovali si affrettavano a terminare gli ultimi preparativi per la missione; Jessa coordinava i lavori, mentre Han e Luke istruivano i piloti che li avrebbero seguiti a distanza pronti ad intervenire al segnale concordato. Leia cercava di rendersi utile, ma si rendeva conto di essere solo d'impiccio nelle operazioni, e si sentiva persa in mezzo a tutto quel via vai di gente.

Fece un passo indietro per lasciare strada ad un uomo altissimo che sembrava avere molta fretta, ma così facendo rischiò di essere investita dal carrello di un droide meccanico. Naturalmente la scena non sfuggì ad Han che sembrava avere un intuito particolare nel coglierla sempre nei momenti meno opportuni. In realtà il suo sguardo non la abbandonava un secondo, ma lui era bravo a camuffare questa sua debolezza. Le rivolse uno dei suoi sorrisi migliori e lei, per tutta risposta, gli girò le spalle con noncuranza, e si avviò verso la sua navetta, dove sicuramente non sarebbe stata d'intralcio a nessuno. Nell'allontanarsi però ebbe la netta sensazione di aver attirato ulteriormente la sua attenzione, infatti, girandosi di scatto, riuscì a sorprenderlo mentre era ancora intento ad ammirare il suo reale fondoschiena; il capitano allora, distolse bruscamente lo sguardo e si affrettò ad agguantare il primo sfortunato pilota che aveva a tiro, mostrandogli un fagotto di carte senza avere la più pallida idea di cosa si trattasse.

Leia sparì all'interno della navetta hapana sorridendo tra sé soddisfatta, nella consapevolezza di aver finalmente segnato il primo punto a suo favore.

Dopo qualche tempo Luke la raggiunse nella cabina di pilotaggio, nel frattempo tutti gli addetti avevano sgomberato l'area e le grandi porte dell'hangar stavano per aprirsi.

«E' tutto pronto per la partenza, squadra 1 mi sentite?» domandò in tono deciso.

«Squadra 1 pronta».

«Squadra 2 ci siamo?», il cavaliere Jedi continuò l'appello.

«Squadra 2 tutto okay».

«Squadra 3?»

«Squadra 3 pronta al decollo».

«Perfetto, Millenium Falcon? Manchi solo tu!», Leia lo guardò sorpresa, non aveva visto il Falcon nell'hangar della base.

«Il Millenium Falcon è pronto a cacciarsi nei guai, come sempre ragazzo!».

«Mio Dio, non dirmi che il Falcon è quell'immenso fagiolo!», la principessa non poteva credere a una tale trasformazione.

Certo non aveva mai trovato il Falcon una nave particolarmente affascinante, il complimento più bello che gli aveva rivolto era stato "vecchio rottame", ma ora, con quella scocca completamente modificata e con quel color marroncino sembrava proprio un grosso fagiolo.

«Non preoccuparti – la rassicurò Luke – è solo una copertura per non attirare gli imperiali, sai bene che quella nave e il suo proprietario sono schedati dettagliatamente nei loro archivi. L'interno però è rimasto inalterato, sono andato a farci un giro ieri sera mentre tu eri nella tua stanza, sapessi quanti ricordi mi ha rievocato quel pezzo di ferraglia!»

Leia sospirò, anche lei aveva molti ricordi legati a quella nave, in particolare della stiva e di quella maledetta valvola da saldare…

Orron III era un pianeta veramente incantevole, man mano che si avvicinavano al suolo si definivano i contorni delle colline e dei prati verde smeraldo intervallati dal blu degli oceani cristallini e dal bianco delle candide nuvole che si libravano leggere nell'atmosfera del pianeta. Raramente Leia aveva visto simili bellezze, neppure nel Regno di Hapes, famoso per le sue risorse, aveva mai ammirato niente del genere.

Appena avvistarono lo spazioporto Luke ed Han cominciarono le manovre di atterraggio mentre le rimanenti squadre di piloti si mantenevano appena fuori l'atmosfera di Orron III, pronte ad intervenire in caso di pericolo.

Quando Leia scese dalla nave rimase abbagliata dal riflesso delle acque dell'Oceano di Wiji sul quale era costruita gran parte dello spazioporto; quel paesaggio le ricordava molto il suo pianeta natale, Alderaan, tuttavia aveva avuto il presentimento che tanta bellezza dovesse per forza nascondere un lato oscuro, altrimenti l'Impero non se ne sarebbe mai preso cura.

«Non c'è che dire, Orron III è un pianeta meraviglioso, non trovi?», Jessa si avvicinò alla principessa cogliendola soprappensiero.

«Sì, è veramente un angolo di paradiso, peccato che gli imperiali abbiano deciso di rovinarlo» rispose la principessa con una punta di amarezza.

«Adesso vedremo di scoprire il perché», intervenne Luke unendosi alle due donne, mentre il capitano Solo era rimasto momentaneamente indietro ad impartire ordini al resto del gruppo, formato da tecnici e specialisti di vario genere che avevano il compito di seguirli direttamente nella missione.

«Sei sicuro che sia stata una buona idea quella di utilizzare la tua orrenda navetta hapana? A quanto pare, sembra abbia già attirato l'attenzione di qualcuno…» disse Han avvicinandosi al cavaliere Jedi e indicando con lo sguardo una serie di individui loschi che stavano chiacchierando animatamente rivolti verso la nave.

Leia stava per intervenire, sottolineando che l'orrenda nave hapana era molto meglio rispetto al suo fagiolo volante, ma si trattenne, per evitare di cominciare la missione con un litigio dato che offendere il Falcon sarebbe stato peggio che offendere direttamente il proprietario.

«Non ti preoccupare, se quei brutti tipi sono scagnozzi dell'Impero non avranno mai il coraggio di agire contro degli hapani, sempre se la nostra teoria è giusta…».

«Se lo dici tu… a me non piacciono per niente!», il pirata non era convinto dalle parole di Luke e Leia trattenne a stento un sorriso riconoscendo la famigerata diffidenza del capitano Solo.

«Dai andiamo, non pensare più a quei balordi, devi portarci nel luogo dove Chewbacca è stato ucciso, dobbiamo partire da lì».

«Certo. Andiamo!» I muscoli del viso di Han si irrigidirono immediatamente e la principessa si affrettò a far sparire il sorriso che aveva sulle labbra preferendo girarsi dall'altra parte pur di non vedere il dolore affiorare nei suoi occhi.

Appena fuori dallo spazioporto, il gruppo salì sui veicoli da trasporto passeggeri predisposti per gli spostamenti interni al pianeta, Han diede istruzioni al conducente per arrivare davanti al Laboratorio Sperimentale della Botanica e lì tutti scesero osservandosi cautamente intorno.

«Se entriamo tutti insieme desteremo troppi sospetti, dieci persone interessate a dei semi di suyo sono un po' troppe non trovi?», constatò il contrabbandiere.

«Hai ragione – rispose Luke – meglio entrare scaglionati, un gruppo di noi si occuperà dei semi di suyo e gli altri daranno un'occhiata in giro chiedendo informazioni al personale su qualsiasi altra cosa, l'importante è sembrare disinvolti».

Tutti annuirono formando tre diversi gruppetti. Prima entrarono Luke, Han e il , un esperto di botanica, e si diressero direttamente verso le serre dov'erano conservate le piante di suyo e i loro preziosi semi. Nel secondo gruppo c'erano Leia, Jessa e il , uno studioso di chimica e di fisica, mentre nel terzo c'era il capitano Jaxo con il resto dei componenti.

Mentre Han simulava una trattativa per l'acquisto di pochi grammi di semi di suyo, Luke cercava di tendere il più possibile i suoi sensi alla ricerca di qualche indizio e il si prodigava nell'esaminare qualsiasi pianta che gli passava sotto il naso sperando di trovare qualche cosa di anomalo.

Ad un tratto il cavaliere Jedi avvertì vibrazioni negative nei pressi di una porta blindata con strani simboli impressi sui bordi, e così domandò ad un droide addetto alle vendite delle informazioni.

Il droide fece segno di non capire e girò le proprie ruote direzionali per spostarsi rapidamente verso altri clienti, a quel punto Luke si avvicinò alla porta e vi appoggiò una mano, così facendo attirò l'attenzione dell'uomo che stava trattando con Han:

«Signore mi scusi, ma lì è vietato entrare».

«Oh mi perdoni, non volevo… ma cosa tenete lì dentro?», il cavaliere Jedi scoccò un'occhiata ad Han e i due si capirono al volo.

«Lì si stanno compiendo esperimenti sulle proprietà curative della corteccia di baki, ma date le alte temperature per polverizzarle è vietato l'accesso ai visitatori perché potrebbe essere pericoloso» spiegò l'uomo.

«Ma gli acidi contenuti nella corteccia dei baki potrebbero essere cancerogeni se trasformati in polvere, come può avere effetti curativi una sostanza simile?», intervenne il .

«Io sono solo un addetto alle vendite quindi non so spiegarle di più, mi dispiace», tagliò corto l'uomo cercando di riportare la loro attenzione sui semi di suyo.

«C'è qualcosa che non mi convince – bisbigliò Luke – dottore, se riuscissimo ad entrare là dentro pensa di poter capire cosa sta succedendo?»

«Non lo so, temo che non sia solo qualcosa legato alle piante… probabilmente il potrebbe essere d'aiuto», rispose il vecchio assai pensieroso.

«Okay, ora termino la trattativa e poi andrò a cercare il , ma bisogna fare in modo di entrare là dentro senza essere scoperti», osservò Han.

«Tu cerca di tenere occupato più che puoi quel tizio e fai venire qui il , al resto ci penserò io». Luke aveva già in mente un piano.

Il capitano Solo scorse il chimico nella sala d'attesa per la consegna della merce assieme a Leia e Jessa, così gli venne un'idea per cogliere due piccioni con una fava:

«Ora che abbiamo raggiunto l'accordo sul prezzo, può racchiudermi i semi in una confezione regalo? Sarebbe troppo gentile da parte sua…», gli disse con un sorriso disinvolto.

Il commesso rimase un po' sorpreso dalla strana richiesta, ma pur di non perdere l'acquirente si affrettò a dire:

«Ma certo signore, la prego di attendere nella sala là in fondo».

«Grazie mille, non sa che piacere mi sta facendo», rispose il pirata con un sorriso luminoso; era sempre entusiasta quando riusciva a raggirare le persone.

Detto questo si diresse nella sala d'attesa dove fece cenno al di unirsi a Luke ed al , poi ne prese il posto accanto a Jessa e Leia.

La principessa era lì, vicino a lui, a due sedili di distanza, ma dovevano far finta di essere estranei, perciò inizialmente non si rivolsero la parola, poiché avevano il sospetto che potessero esserci dei microfoni nascosti o delle telecamere, per cui era meglio essere prudenti.

Jessa si sentiva come imprigionata tra due fuochi e in quel momento avrebbe preferito essere anni luce lontano da lì; Han aveva preso a giocherellare con le cuciture della sedia mentre Leia continuava a tamburellare con le dita sul davanzale vicino a lei.

Poco dopo entrò un addetto e consegnò una pianta di rowi alla principessa, poi rivolgendosi alle due donne chiese:

«Le signore desiderano altro?».

«No, grazie. Stiamo aspettando nostro zio che si sta dilungando ad osservare le ultime novità… e poi dicono delle donne!», Jessa sorrise e scambiò un'occhiata complice con Leia, il ragazzo si congedò e le lasciò nella sala d'attesa.

Di nuovo silenzio, di nuovo tensione, finché il capitano Solo si decise a parlare:

«Signora perdoni la mia franchezza, ma quella pianta emana un pessimo odore, come fa a tenerla così vicino?», la principessa sorrise nervosamente mentre Jessa lo fissava con aria stupita.

«Ci sono cose che mi infastidiscono molto più dell'odore… comunque questo fiore mi piace perché è diverso dal solito», replicò bruscamente.

«Perbacco – replicò Han sogghignando – si vede che ultimamente ha visitato troppe serre e ne è rimasta sconvolta!», dicendo questo si alzò per uscire sulla terrazza panoramica mentre le due donne rimasero a guardarsi stupite per qualche secondo.

«Ti giuro che io non gli ho detto niente riguardo ieri sera… deve averlo scoperto da solo», tentò di scusarsi Jessa.

«Non preoccuparti, so che non è colpa tua», la rassicurò Leia mentre a sua volta si dirigeva verso il terrazzo, decisa ad affrontare il capitano a viso aperto.

Fu sorpresa nel trovarlo a fissare un punto indistinto tra i capannoni per la lavorazione dei prodotti agricoli. Si teneva alla ringhiera e aveva le nocche bianche per via della forte stretta, la fronte era imperlata di sudore, lo sguardo lontano, perso chissà dove.

Capì subito che doveva essere qualcosa di collegato a Chewbacca e si pentì di averlo seguito sul terrazzo con scopi bellicosi, forse sarebbe stato meglio lasciarlo solo, ma ormai era lì.

«Ciò che ho visto ieri sera era molto bello…», cominciò incerta, avvicinandosi a lui di qualche passo, ma mantenendo comunque una certa distanza.

«Mi fa piacere», fu l'unica risposta che riuscì a darle, evitando il suo sguardo.

«Ti manca molto vero? – mormorò esitante – Quando ho visto la tomba ieri sera mi sono resa conto dell'enorme vuoto che ha lasciato nelle nostre vite».

A queste parole la presa del capitano sulla ringhiera si allentò e il suo sguardo si spostò lentamente verso di lei, gelido come una tempesta su Hot.

«Sì, mi manca molto, era il mio migliore amico. Ma preferisco perdere le persone care in questo modo piuttosto che in altri, la morte almeno mi permette di farmene una ragione!», il riferimento a lei era chiaro.

«Certo, è quello che ho sempre pensato anch'io!», con lui i modi gentili avevano vita breve.

«Sì, ma tu hai fatto in fretta a dimenticare», i suoi occhi erano grigi come le nuvole cariche di pioggia prima di un temporale; dei sinistri riflessi argentei li attraversavano mentre la fissava, e le sue mani tornarono a stringere la ringhiera come a volerla spezzare.

«Possibile che devi sempre tirare fuori questo argomento? Credi che per me sia stato facile? Preferivi vedermi morta? E' questo che mi stai dicendo? Beh, scusami se esisto ancora!», la principessa aveva del tutto abbandonato il falso contegno tenuto a stento fino a quel momento per rivolgersi a lui apertamente, con aria di sfida.

«No, non voglio vederti morta… questo mai», chiuse gli occhi e si girò di scatto, il suo respiro era affannoso e gli pareva quasi di soffocare.

«Allora vuoi cancellare tutto? Preferisci far finta che non sia mai successo niente?», lo incalzò lei.

«Se solo potessi… - Lui sospirò – Se potessi…Vorrei tornare indietro nel tempo fino all'incontro con Obi-Wan per dire di no alla sua richiesta di aiuto. Forse ora sarei un uomo più felice», le rispose con un tono pieno di rimpianto.

«O forse saresti già morto», lo corresse lei, non sopportava di sentirgli dire certe cose, ma doveva ammettere che a volte aveva avuto lo stesso pensiero.

«Probabile… Ma sempre meglio di come mi sento ora», disse scrollando le spalle.

Lei non poteva credere a quelle parole, davvero era giunto fino a questo punto o era solo un modo per farla sentire in colpa?

«Dimmi una cosa però, se il tuo intento è quello di dimenticare tutto ciò che riguarda noi due perché hai riempito quel posto di arallute? Spiegami, perché non riesco a capirti!», la sua voce lo incalzava ad una risposta.

Han si voltò nuovamente per rivolgerle uno sguardo tetro e truce, tuttavia la principessa non sembrava intimorita da quegli occhi; era il vuoto che portava dentro a spaventarla maggiormente.

«Il saggio insegna a fare tesoro delle esperienze passate, – cominciò lui – l'arallute serve a questo… Tutte le volte che mi sveglio accanto ad una donna lascio un fiore sul suo cuscino per ricordarmi di non innamorarmi mai di lei. Poi me ne vado silenziosamente e sparisco per sempre dalla sua vita. Cosa ne dici? Ho imparato la lezione?», le domandò rivolgendole un sorriso amaro.

Quella frase le arrivò dritta al cuore come un pugnale conficcato in pieno petto. Senza dubbio il capitano sapeva esattamente dove colpire e dove poteva fare più male. Lo odiava, non poteva perdonarlo dopo questo, ma una parte di lei si sentiva colpevole per aver creato il mostro che ora aveva davanti.

«No Han – mormorò a denti stretti, ricacciando a forza indietro le lacrime – Non hai capito niente! Non hai mai capito niente! Sei sempre e solo stato capace di dire addio… e a volte neppure quello!», lo fissò per un attimo con occhi pieni di rabbia e di risentimento, poi, detto questo si voltò velocemente, rientrò in sala d'attesa, afferrò la pianta e si rivolse a Jessa:

«Meglio andare, passeremo più tardi a prendere lo zio…», disse quasi con un filo di voce.

Jessa si affrettò a correrle dietro, ma il viso pallido e triste di Leia non lasciava presagire niente di buono, quindi le sembrò opportuno non farle nessuna domanda. Mentre uscivano però si voltò un attimo verso Han e vide i suoi occhi riflettere come uno specchio la stessa disperazione dipinta sul volto della principessa e fissarsi impotenti sulla sua figura che si allontanava rapidamente; Jessa capiva le ragioni di entrambi, ma purtroppo i suoi tentativi per farli riappacificare non stavano sortendo alcun risultato positivo, anzi, di questo passo temeva che presto si sarebbero distrutti l'un l'altra.