CAPITOLO 16

«Ehi capitano, hai l'aria piuttosto assente in questi giorni, troppi pensieri per la testa?».

Non appena Jaxo si allontanò, Jessa non perse tempo per passare all'attacco.

«No, siete voi donne che non mi date un attimo di tregua», le rispose un po' seccato.

«Ce l'hai con me per averla portata sulla luna Stabiax?», Jessa non amava i giri di parole, quando poteva preferiva essere diretta con le persone, ed andare subito al punto.

«Beh, se prima me l'avessi chiesto…».

«Mi avresti detto di no. E avresti fatto uno sbaglio», affermò sicura lei.

«Sì è vero – ammise Han – probabilmente ti avrei detto di no, ma perché hai deciso di portarla lo stesso?», le domandò bruscamente.

«Perché anche lei voleva bene a Chewie quanto gliene volevi tu… e anche per farle capire quanto ancora tu pensi a lei», rispose semplicemente.

«Insomma, si può sapere da che parte stai?», sbottò allora lui punto sul vivo.

«Dalla tua ovviamente», Jessa si mise le mani sui fianchi come per dare maggior peso alle sue parole.

«Ah sì? E questo come può avermi aiutato? In pratica le hai fatto capire che sono undici anni che tento di sbarazzarmi di lei senza successo! Non mi sembra una gran mossa questa!», esclamò in tono esasperato.

«Eri là quando siamo arrivate noi due, non è vero?», indagò lei.

«Sì, ma cosa c'entra?», in realtà sapeva già dove voleva andare a parare.

«E hai sentito tutto?», continuò Jessa.

«Sì», fu costretto ad ammettere nuovamente lui.

«Allora non hai ancora capito? – disse lei in maniera esplicita – Un dubbio si è insinuato dentro di lei, ti voleva fare delle scuse quando eravamo a pranzo, ma tu ovviamente hai buttato tutto all'aria. E la stessa cosa hai fatto oggi. La visita alla serra di Stabiax l'aveva resa più sensibile nei tuoi confronti e invece tu l'hai sconvolta. Si può sapere che cosa le hai detto su quel terrazzo?» .

Jessa aveva ragione, ma aveva già passato le ultime ore a darsi dell'idiota e non voleva continuare così tutto il giorno.

«Sono stato un po' duro con lei, le ho detto alcune cose che non volevo…», il pirata abbassò lo sguardo.

«Va bene, so che l'autocontrollo non è il tuo forte… però non mollare», mormorò sorridendogli gentilmente.

Lui la guardò in modo interrogativo mentre lei gli dava un'amichevole pacca sulla spalla e tornava a rivolgersi agli altri che nel frattempo si erano avvicinati.

Luke aveva preso il comando dell'operazione, ma preferiva sentire l'opinione del suo vecchio amico prima di procedere:

«Han, ho pensato che sarà meglio organizzare delle squadre per tenere d'occhio l'attività del laboratorio e cercare di capire chi sono i finanziatori del progetto, tu cosa dici?».

«Sei tu il cervello, ragazzo», gli rispose lui sorridendo.

«Questa frase mi pare di averla già sentita da qualche parte…», il cavaliere Jedi sorrise in maniera eloquente, ma si interruppe di colpo vedendo lampeggiare il segnalatore di videocomunicazioni provenienti dalla sua navetta.

Quasi nello stesso istante si mise a lampeggiare anche il segnalatore del capitano Solo e i due rimasero a guardarsi per qualche secondo stupiti.

«Deve essere un messaggio delle nostre pattuglie esterne», Han aveva il timore che qualcuno li avesse già scoperti.

«Può essere, vai tu a controllare, io finisco di organizzare gli altri okay?», Luke gli lasciò il pass per accedere alla sua navetta e tornò al centro del gruppo per finire di mettere a punto i dettagli del piano.

Il capitano Solo si allontanò a grandi passi verso l'attracco dove erano state posteggiate le loro astronavi, e una volta arrivato, scelse di salire prima sulla navetta hapana, dato che era la più vicina, tanto probabilmente il messaggio sarebbe stato lo stesso per entrambi.

Dopo essere salito attraverso il pass di Luke, si diresse verso la cabina di pilotaggio guardandosi attorno con disgusto: lo stile hapano non era mai stato di suo gradimento, già dai tempi della gioventù.

I tasti per azionare il videocomunicatore erano ben nascosti all'interno della plancia dei comandi e non fu un impresa facile trovarli, sicuramente gli ingegneri che avevano progettato quella carcassa avrebbero avuto più successo nel campo agricolo, pensò il capitano quando cominciò a vedere le immagini sullo schermo.

«Padron Luke? Ehi, c'è qualcuno? Padron Luke mi sente?».

Finalmente l'immagine si fece nitida, tuttavia anche senza schermo Han avrebbe riconosciuto senza difficoltà la voce belante di D-3BO.

«Ehilà ferraglia dorata! Come va?».

«Ferraglia dorata? Oh, ma è lei capitano Solo! Mi perdoni, ma i miei sensori ottici non l'avevano riconosciuta con la barba. E' un piacere rivedervi… eh… oh… un attimo prego…».

Il droide era stato afferrato da due mani e spostato senza troppi complimenti da una parte, una nuova figura aveva preso il suo posto, e purtroppo per il pirata non era altrettanto piacevole rivederla.

«Capitano Solo, che sorpresa rivederla. Bene, vedo che finalmente vi hanno ritrovato», il tono di Isolder rivelava tutto il suo disappunto.

«Già… la sorpresa è tutta mia», rispose Han pensando che avrebbe preferito finire immerso nel guano di bantha piuttosto che trovarsi di fronte il principe di Hapes.

«Vorrei parlare con mia moglie, se non è già impegnata a fare altro…», gli disse il suo interlocutore con aria vagamente allusiva.

Il contrabbandiere capì al volo a cosa si stava riferendo, in effetti la situazione era un po' ambigua. Lui si trovava a bordo della navetta di Leia, disponeva del pass e si prendeva la libertà di rispondere alle comunicazioni, mentre lei non si faceva vedere… era normale dunque che Isolder avesse dei sospetti, soprattutto conoscendo la storia che c'era stata fra loro.

«La principessa ora è con suo fratello, le comunicherò al più presto la sua volontà di parlarle», rispose Han brevemente, in tono asciutto, evitando di tradire qualsiasi emozione.

«Grazie, molto gentile da parte sua capitano. Addio», replicò l'altro in tono altrettanto duro e distaccato.

Detto questo lo schermo si spense e Han rimase qualche secondo interdetto a riflettere sulle parole del principe.

"'Finalmente vi hanno ritrovato', ma che significa? Possibile che Luke e Leia abbiano riferito ad Isolder che stavano cercando me? Ma certo! Non potevano dire al principe che stavano indagando su sua madre! Ma perché lei ha deciso di partecipare ugualmente alla missione pur avendo la certezza di incontrarmi? Ciò significa che in fondo lei voleva rivedermi, dopo così tanto tempo… Però perché dirlo a Isolder? Che cosa l'ha spinta a fare questo?". Mille domande si rincorrevano nella sua mente senza trovare una risposta precisa, così corse verso il Falcon per ascoltare la comunicazione diretta a lui: prima aveva da pensare a cose più importanti… ma un giorno, era sicuro che sarebbe venuto a capo anche di quest'ultimo dilemma.

Quando Han tornò di nuovo dai suoi compagni cercò di assumere un'aria tranquilla e controllata, ma l'idea di dover affrontare la principessa e, soprattutto, di doverle riportare il messaggio di suo marito lo mandava nel panico.

«Allora? Che novità ci sono?», Luke interruppe il flusso dei suoi pensieri mentre ancora si stava scervellando per trovare un modo indolore di assolvere il suo compito.

«Le Squadre 3 e 4 hanno avvistato un grosso cargo imperiale, fra qualche ora dovrebbe essere qui», gli disse in tono pratico.

«Gli imperiali sono banditi da questo pianeta, non possono permettersi di far atterrare un cargo su questo spazioporto».

La principessa e Jessa si erano fatte più vicine per ascoltare le ultime informazioni provenienti dalle loro squadre di ricognizione.

«Il cargo potrebbe contenere piccole astronavi, sicuramente quelle darebbero meno nell'occhio e sarebbero più difficili da controllare», commentò Han.

«Già, ma cos'avranno da trasportare di così grosso da richiedere un cargo? Tutta quella roba non entrerà mai dentro al laboratorio», intervenne Jessa.

«Non se viene bruciata…», la corresse Leia.

«Bruciata?», Jessa continuava a non capire.

«Corteccia di baki», le spiegò Han.

Il suo sguardo incrociò momentaneamente quello della principessa, questa era la parte meno difficile da riferire, ora doveva trovare le parole per comunicarle il resto.

Finalmente il capitano ebbe un'idea, quindi rivolgendosi a Luke disse:

«Ci penserò io ad organizzare i gruppi di sorveglianza per questa notte, tu e vostra grazia – disse lanciandole una rapida occhiata, ancora trovava difficile chiamare per nome – Tornate alla navetta e riposatevi, faremo a turno», Han sperava che in questo modo si accorgessero da soli del messaggio di Isolder, o almeno di avere il tempo di informare Luke, anziché direttamente Leia.

«Okay, come preferisci. Io ne approfitterò per studiare un possibile antidoto con il Dott. Zives e il Dott Tyman – disse il Jedi, poi rivolgendosi alla sorella continuò – Tu è meglio che non ti esponga per il momento, riposati un po'», le disse in tono premuroso.

Ma la principessa non era convinta, c'era qualcosa di strano nel comportamento del capitano Solo ed era sicura che stesse nascondendo qualcosa.

«Certo, riposerò serena pensando a quanti imperiali stanno perdendo il sonno a causa mia, mi lusinga il fatto che mi riservino sempre dei trattamenti speciali, ma non ho intenzione di starmene in disparte, farò anch'io a turno con voi, anzi, se per voi va bene comincerò io», replicò con piglio deciso e risoluto.

Prima ancora che Luke potesse obiettare fu preceduto da Han:

«No… – poi accorgendosi del suo slancio eccessivo continuò – vostra altezza deve riposare… e… meglio se si tira via di dosso l'odore della pianta di rowi che ha comprato…», il capitano si maledì per la sua pessima scusa.

Luke e Jessa lo guardarono stupiti mentre Leia, che lo aveva messo alla prova di proposito, era sempre più sospettosa.

«Si può sapere cosa c'è? Si tratta di qualcosa che non vuoi dire in mia presenza? Faccio anch'io parte della missione e, visto che sono quella che rischia di più, mi farebbe piacere non essere tenuta all'oscuro di niente», i suoi occhi indagatori parevano mettergli a nudo l'anima.

«No, non è come pensi… non voglio nasconderti niente… è solo che…», il contrabbandiere era visibilmente imbarazzato e la cosa incuriosiva sempre di più tutti gli altri interlocutori.

«Che cosa Han? Perché devo tornarmene alla svelta sulla navetta? Qual è il problema?».

Lei era in grado di pronunciare il suo nome come nessun altro nell'universo, in un modo così dolce anche quando aveva un tono minaccioso come ora. Non aveva scelta, doveva dirglielo…

«C'è un messaggio… – deglutì prima di continuare –… da parte di tuo marito. Desidera parlarti urgentemente».

Ci volle qualche secondo prima che Leia riuscisse ad elaborare le sue ultime parole, sperava fosse uno stupido scherzo, ma lo sguardo di lui era la prova inconfutabile che non stava mentendo.

"Mio Dio! Isolder che cerca me e trova Han dall'altra parte del videocomunicatore… Han che è convinto di entrare in comunicazione con le squadre esterne e invece si trova di fronte Isolder… Santo Cielo! Che gigantesco pasticcio!".

Lei era rimasta a bocca aperta ed era arrossita visibilmente man mano che la sua mente passava in rassegna le possibili reazioni dei due soggetti. Han invece cercava di trovare delle parole di scusa per la sfortunata combinazione del destino, anche se lui non ne aveva nessuna colpa.

Stavolta anche Leia deglutì prima di parlare, il suo sguardo non si era staccato neanche un secondo da quello di lui:

«Ah bene… allora se è così vado a rispondergli», mormorò con un'espressione profondamente imbarazzata dipinta sul viso.

La principessa fece qualche passo per allontanarsi, ma prima di voltarsi ringraziò il capitano per averla informata. Dietro a quel "grazie" c'era un mare di parole non dette, un universo intero di emozioni, sensazioni e sentimenti celati, eppure con un semplice sguardo si erano già comunicati tutto.