CAPITOLO 19

Sulla grossa nave cargo imperiale c'era un gran movimento di soldati e di droidi addetti allo scarico della corteccia di baki, dunque non fu difficile per i quattro infiltrati mescolarsi a loro passando inosservati. Luke e Han erano vestiti da semplici manovali mentre Leia e Jessa indossavano le armature bianche tipiche dei soldati imperiali.

«Prega Dio che non vi facciano mettere in riga, altrimenti si accorgeranno subito di te», Han non perdeva occasione per punzecchiare la principessa: nonostante l'armatura fosse uguale per tutti i soldati, Leia era più piccola di parecchi centimetri rispetto agli altri e quindi, in mezzo al gruppo, risultava facilmente individuabile.

«Tu pensa a lavorare schiavo, se ti vedono scherzare con una guardia si insospettiranno… se vuoi ti punto il fucile blaster così ti immedesimi meglio nel ruolo!», sogghignò lei perfidamente.

«Agli ordini vostra altezza – borbottò Han lanciandole un'occhiata di sfida – sei sempre molto convincente con un fucile blaster in mano! Ma ricordati che se riusciremo ad arrivare alla base nemica i ruoli si invertiranno, tu sarai il droide schiavo e io il padrone…», il pirata stava già pregustando l'idea.

«Per fortuna il mio padrone sarà Luke, non potrei mai accettare di prendere ordini da te», replicò lei piccata.

«Ehi voi due, la volete smettere?! Così ci scopriranno tutti! Venite, andiamo di qua…», Luke prese in mano la situazione prima che degenerasse.

Il grosso cargo cominciò a muoversi e dopo pochi minuti entrò in iperspazio; Jessa sperava che le piccole trasmittenti che aveva nascosto all'interno della nave fossero sufficienti per rilevare la loro posizione e permettere così agli altri membri della squadra di seguirli a distanza.

Durante il viaggio gli operai tornarono ai loro alloggi mentre i soldati rimasero nelle loro posizioni di controllo, quindi Luke ed Han per qualche tempo furono costretti a separarsi da Jessa e Leia.

«Ma come faremo a ritrovarle? In mezzo a tutti quei soldati è impossibile riconoscerle…», il contrabbandiere era preoccupato, non voleva lasciare le due donne da sole.

«Non hai appena detto che Leia è facilmente riconoscibile tra tutti i soldati?», Luke sentiva la tensione del suo compagno, ma per il momento era tutto sotto controllo.

«Sì certo, ma non posso misurare con il metro ogni soldato che passa… ce ne sono centinaia qua dentro!», rispose osservandosi attorno con aria guardinga.

«Stai tranquillo, andrà tutto bene, sono in grado di badare a loro stesse», il cavaliere Jedi gli appoggiò una mano sulla spalla per calmarlo.

«Oh, quello è sicuro, è solo che… non mi piace, ecco tutto», mormorò pensieroso.

«Userò la Forza per contattare Leia, una volta scesi ci riuniremo in un posto sicuro».

«Ah già, avevo dimenticato i vostri trucchetti, – ammise Han – anche lei ora è un Jedi?», si informò fingendo noncuranza.

«Purtroppo no, non ha mai terminato la fase di addestramento, i Jedi non sono ben visti dagli hapani…», Luke era molto avvilito per questo.

«Io non riesco a capire… – il pirata scosse la testa rabbioso – Non esiste al mondo persona più cocciuta di lei, come può essersi lasciata soggiogare così, senza opporre resistenza, senza combattere. Io… Io non…», le parole stentavano ad arrivare, ma fortunatamente Luke non ne aveva bisogno per capire ciò che il suo compagno intendeva dirgli.

«Ti sbagli, lei sta combattendo, ma in silenzio. E credimi, è molto più difficile così, soprattutto per una persona con il suo temperamento», gli disse seriamente.

«Sì ma… Insomma… Sai benissimo quanto era importante per me e sai anche quanto mi sia costato rinunciare a lei… – di colpo i suoi occhi si velarono di tristezza e di profondo rimpianto – Io… Io mi sento esplodere il fegato dalla rabbia vedendo che il mio sacrificio è stato del tutto inutile!», mormorò abbassando leggermente lo sguardo per non mostrare la propria debolezza, per non far trapelare quel sentimento vero e sincero che in realtà non si era mai spezzato.

«No, non è stato inutile. La pace che tanto desiderava è stata raggiunta e questo è anche grazie a te, – il cavaliere Jedi fissò l'amico dritto negli occhi con sincerità – francamente penso sia giunto il momento di chiarirvi, metti da parte l'orgoglio e parla con lei come stai facendo adesso con me, dimostrale quello che senti, senza timore, dille ciò che pensi realmente e tutti e due vi libererete di un grosso peso credimi…».

Il capitano però non sembrava affatto convinto, mentre scuoteva la testa con aria impotente disse a denti stretti:

«Dai Luke, non prendiamoci in giro, lo sai anche tu che questa pace durerà ancora per poco… – le sue previsioni erano tutt'altro che rosee – E poi cosa vuoi che le dica? Lei ha fatto la sua scelta e io sono fuori, punto e a capo. Che altro c'è da dire?», era ancora accecato dal rancore e non riusciva a cogliere quello che per gli altri era ovvio.

«Parlale del tuo sacrificio e del motivo che ti ha spinto a farlo, dille com'è stata la tua vita in questi ultimi anni e che cosa hai pensato quando l'hai rivista…», gli rispose Luke con estrema semplicità.

«E per quale ragione dovrei dirle queste cose? Non voglio la sua compassione! – Han era visibilmente agitato e stava cominciando ad attirare l'attenzione delle guardie – Non voglio la sua pena! Prova a guardarmi… – esclamò alzando il tono della voce e allargando le braccia – Ho forse l'aspetto di uno che ha trascorso gli ultimi anni a spassarsela? E' passato troppo tempo e siamo molto cambiati tutti e due… se non ha capito il motivo del mio gesto allora tanto meno lo capirà adesso, ormai è troppo tardi», replicò seccamente, in tono duro.

«Capirà! – Luke gli sussurrò cercando di farlo ragionare in maniera un po' più ottimistica – E se avrà compassione di te l'avrà anche per se stessa, perché la sua situazione non è molto diversa dalla tua… – gli posò di nuovo una mano sulla spalla, guardandolo con franchezza – Mi raccomando però, non lasciare che ritorni su Hapes senza averle parlato, potreste non avere più l'occasione di farlo in futuro, fidati».

Han lo guardò poco convinto senza dire una parola: forse il suo amico aveva ragione, ma come affrontare questo delicato argomento senza ferirla e senza perdere quel poco che rimaneva del suo orgoglio?

L'allarme di uscita dall'iperspazio risuonò in tutti i corridoi del cargo, i due amici si guardarono l'un l'altro negli occhi come per farsi coraggio a vicenda e poi, con passo deciso, si unirono agli altri operai e si prepararono allo sbarco.

Il paesaggio era abbastanza familiare al cavaliere Jedi, quell'atmosfera tetra e lo squallore del deserto circostante non lasciavano ombra di dubbio: si trovavano su Kalist VI, un pianeta nascosto nella piccola regione del Deep Core sul quale era installata una grossa base imperiale.

Luke aveva già svolto una missione per conto della Ribellione su quel pianeta mentre Han, pur conoscendolo di fama, aveva sempre evitato di avvicinarsi troppo a quella zona.

«Vieni, seguiamo gli altri», Luke invitò il suo compagno a tenergli dietro.

«Questo posto non mi piace neanche un po' – mormorò il capitano dandosi un'occhiata intorno – Prova a guardare gli armamenti… si direbbe che si stiano preparando ad una guerra». Han osservò un grosso cantiere poco distante da loro dove stavano assemblando dei camminatori imperiali di ultima generazione.

«Temo che lo scopo sia proprio quello purtroppo… che cosa te ne pare di quelli?», Luke indicò con lo sguardo una squadra di caccia TIE in fase di addestramento.

«Sono più grossi… è anche molto più agili del solito… – Han li guardò preoccupato – Spero che Jessa sia riuscita a piazzare tutte le trasmittenti, la Nuova Repubblica deve essere avvertita al più presto riguardo questa nuova minaccia, non c'è tempo da perdere!».

Giunti in prossimità di un grosso capannone Luke cercò di mettersi in contatto con Leia ed avvertì la sua presenza poco distante da loro.

"Sorella dove sei? Qui vicino a me ho una persona molto in pena per voi… e soprattutto per te, piccolo soldato", le comunicò tramite il pensiero.

"Mi stupisco che non abbia già fatto saltare qualche allarme, tienilo buono un altro po', stiamo arrivando… ti vedo, sono nel gruppo di soldati che si sta avvicinando dalla destra… Ehi, ma dove diavolo ha trovato quell'uniforme?", Leia si stupì vedendo Han con la divisa ufficiale dell'esercito imperiale.

"Frutto di non so quali traffici illeciti… Fa la sua figura non trovi?", il cavaliere Jedi continuò il loro dialogo privato.

"Sì, lo ammetto… però ora dagli retta prima che si agiti troppo!", nonostante tutto, teneva alla sua incolumità.

«Allora? Ti ha risposto? Dove sono di preciso?», Han stava strattonando la tuta di Luke rivolgendogli occhiatacce eloquenti, odiava non poter partecipare alla loro particolare conversazione.

«Stanno arrivando, sono in mezzo a questa squadra di soldati», gli rispose sorridendo.

«E ci hanno visto?», il capitano non riusciva a trattenere la sua impazienza.

«Ma certo, come si può non notare un ufficiale così affascinante!».

A questo punto Han capì la vera natura della conversazione tra i due fratelli e, rivolgendosi al suo compagno, ma parlando abbastanza forte per farsi sentire dai due soldati fermi davanti a loro, si lamentò del fatto che i pantaloni rigonfi, tipici della divisa imperiale, non mettevano adeguatamente in risalto il suo fondoschiena.

Uno dei due soldati si mise a ridere, l'altro, quello più piccolo, impugnò saldamente il fucile blaster, indeciso se sparare prima al capitano o a suo fratello!

«Soldato, posa quell'arma… – la ammonì Han con un sorrisetto di scherno – Ti avevo detto che prima o poi le gerarchie sarebbero cambiate!».

Il soldato si rimise sull'attenti, la maschera impediva di vedere il bel volto della principessa, ma Han poteva indovinare perfettamente la sua espressione in quel momento e si compiacque nel saperla fortemente irritata nei suoi confronti.

«Venite, dobbiamo trovare un'uniforme anche per Luke e un posto tranquillo per trasformarvi in drodi, segnali positivi dalle trasmittenti?», il capitano prese in mano la situazione.

«Sì, fortunatamente è andato tutto per il meglio, – rispose Jessa – fra poche ore anche gli altri saranno qui. Ho già dato ordine di nascondere il Falcon e l'astronave di Luke in un luogo sicuro su questo pianeta, così non avremo problemi in caso di fuga».

«Perfetto soldato, ottimo lavoro».

Il gruppo nuovamente riunito si diresse verso un capannone poco distante per trovare un luogo abbastanza appartato da permettere alle due donne di liberarsi dalle armature e trasformarsi così in falsi droidi, nel frattempo Luke ed Han assalirono un malcapitato ufficiale per impadronirsi della sua uniforme.

«Ehi, siete fantastiche, sfido chiunque a capire che non siete droidi!», Luke era sbalordito dallo straordinario lavoro delle due donne, il loro trucco era curato nei minimi dettagli ed era veramente difficile capire che, sotto quei volti coperti di patina argentata, c'erano due persone vere.

«Anche tu stai bene con la divisa – si complimentò Jessa – peccato che abbia quel difetto sui pantaloni che già conosciamo…».

Luke sorrise alla sua allusione, Leia scosse la testa mentre Han aggiunse:

«La forma dei pantaloni non mi preoccupa in questo momento… tanto so benissimo che nessun ufficiale imperiale è in grado di competere con il mio fascino!», disse con l'aria di chi è perfettamente sicuro e consapevole delle proprie doti.

«Ma fammi il piacere, – sbottò finalmente Leia – vogliamo andare o no? Non puoi rimanere qui una giornata a rimirarti capitano! E poi è tempo che ti renda conto che non c'è niente di così eccezionale in te… », tagliò corto.

«Molto bene, – lo sguardo di Han era pieno di malizia – allora seguimi molto da vicino dolcezza e vedrai che presto cambierai idea».

Leia scosse nuovamente la testa, ma fortunatamente il colore della patina coprì il rossore del suo viso, lui l'aveva chiamata 'dolcezza' come era solito fare un tempo e quello sguardo che le aveva rivolto… beh, doveva ammettere che effettivamente qualcosa di eccezionale l'aveva!