CAPITOLO 21
I tre vennero separati ed ognuno prese una direzione diversa. Jessa fu portata nelle prigioni del lato ovest della base e, con sua grande sorpresa, trovò Luke lì ad attenderla.
«Mio Dio Luke, che ci fai qui? Speravo fossi riuscito a scappare».
«Il generale Taydril e tutti gli altri sapevano che eravamo degli infiltrati fin dall'inizio, hanno giocato un po' con noi e poi ci hanno smascherato», le rispose il cavaliere Jedi con calma.
«Ma come, vuoi dire che non è stata colpa di Han?... Che comunque ha tutta la mia comprensione…», mormorò a voce più bassa.
«No, non è stata colpa sua. Qualcuno mandato da Hapes aveva già avvertito Taydril del nostro arrivo, almeno questo è quello che sono riuscito a leggergli nella mente, ma non penso che sappiano che io sono un Jedi».
«E non sanno nemmeno di Leia?», chiese Jessa speranzosa.
«Questo purtroppo non lo so… Dobbiamo sbrigarci ad uscire di qui ed avvertire gli altri, quali sono le ultime notizie che hai ricevuto?».
«Le astronavi sono state nascoste in una zona paludosa nei pressi dei cantieri adibiti allo stoccaggio delle piante di baki, spero solo che gli imperiali non le scoprano prima di noi. Sfortunatamente ho perso tutti i contatti dopo che ci hanno scoperto», disse con espressione sconsolata.
«E' lo stesso, vedrai che ce la faremo!», Luke aveva già un piano per evadere e lo espose a Jessa, in attesa del momento migliore per colpire.
«Eccoti sistemato! Adesso tornatene dal tuo droide!».
Alcuni soldati sollevarono di peso Han per poi sbatterlo senza troppe cerimonie nella cella assieme a Leia. Subito dopo se ne andarono azionando le sbarre al laser e lasciando i due prigionieri in isolamento nell'ala est della base, esattamente sul lato opposto rispetto Luke e Jessa.
«Il mio droide? – Han sorrise quando riuscì a mettere a fuoco la sua compagna di cella, evidentemente quegli stupidi imperiali avevano male interpretato i loro ruoli – Ehi ragazzi, qui c'è stato uno sbaglio, questo non è il mio droide!», gridò per farsi sentire dalle guardie, le costole incrinate però non gli permettevano di scoppiare a ridere come avrebbe voluto, per cui cercò di mettersi a sedere per respirare meglio.
«Ma stai zitto una buona volta, guarda come ti hanno ridotto…», Leia si avvicinò a lui osservandolo attentamente.
Durante quel paio d'ore di trattamento speciale probabilmente l'avevano pestato a dovere, ma per fortuna non aveva perso il suo senso dell'umorismo:
«Dopo aver sperimentato la carbonite non mi spaventa più niente dolcezza, è solo un naso rotto e qualche costola mal ridotta, ma ho passato di peggio!», le disse con un sorriso spavaldo.
L'aveva fatto di nuovo, pensò Leia, l'aveva chiamata ancora 'dolcezza' e tutto sommato non le dispiaceva, ma solamente se era lui a farlo.
Lo aiutò a mettersi seduto e poi si immerse nel silenzio della loro cella nel tentativo di trovare le parole per spiegare quello che sentiva di dovergli dire già da un po', ma fino a che punto era disposta a spingersi?
«Coraggio, spara!», Han l'aveva improvvisamente distolta dalle sue riflessioni e non capiva il senso delle sue parole:
«Che vuoi dire?».
«Sei troppo silenziosa, stai pensando a quanto io sia stato idiota per aver fatto saltare tutto il piano, non è così?», le chiese convinto.
«No, non stavo pensando a questo… – gli rispose sorridendo – Comunque per ciò che è accaduto prima non posso incolparti di niente perché stavo per fare la stessa cosa, solo mirando un po' più in basso!».
Il pirata rise nonostante il dolore alle costole, sapeva bene i danni che poteva provocare quella piccola e apparentemente innocua creatura.
«Già però adesso siamo in un bel guaio, sai dove hanno portato Jessa?», le domandò ricomponendosi.
«E' con Luke, sono rinchiusi nella parte opposta della base, ma so che mio fratello ha già pensato a come fuggire, loro non sospettano che sia un Jedi…».
«Molto bene, allora non dobbiamo far altro che aspettare che Luke e Jessa vengano a prenderci e nel frattempo possiamo rilassarci un po', che ne dici principessa?», Han incrociò le mani e le appoggiò dietro la testa per mettersi più comodo contro il muro.
«Con te è impossibile rilassarsi! – ed era evidente che Leia intendesse in tutti i sensi – Comunque non ci verranno mai a prendere, ho dato l'ordine a Luke di avvertire al più presto possibile i più elevati esponenti della Nuova Repubblica riguardo il pericolo imminente che incombe sulla Galassia, non deve perdere del tempo inutile per causa mia».
«Per causa tua no, ma per causa mia sì, accidenti! Non ho intenzione di sacrificarmi per la Nuova Repubblica! Non un'altra volta. Sto ancora accusando le conseguenze della prima!», Han si alzò di scatto con inaspettato vigore date le sue condizioni e si avvicinò a lei.
«Non capisco a cosa ti riferisci», mentì Leia, in realtà era quello il discorso che voleva affrontare, ma sembrava che lui avesse trovato per primo il coraggio d'iniziare.
«Ah no? Non ti è chiaro? Strano, sei stata proprio tu la diretta responsabile, possibile che non ti ricordi?», lui le girò le spalle e si avvicinò alle sbarre per studiare la posizione dei comandi di spegnimento del generatore di energia.
«La decisione l'abbiamo presa in due, o almeno io ho preso la mia parte, tu dov'eri?», gli rinfacciò lei, decisamente non era quello il modo con cui aveva pensato di affrontare l'argomento!
«Tu hai deciso anche per me e la stessa cosa stai facendo ora. Ma io voglio essere libero di decidere il mio destino e di scegliere per cosa vale la pena sacrificarsi. Non capisco perché ti devi sempre mettere in mezzo!», dal fondo della cella racimolò alcuni frammenti di cemento, frutto di chissà quali torture nei confronti dei precedenti occupanti di quell'angusto buco.
«Essere libero… è quello che hai sempre voluto e per questo ti ho lasciato andare, anche se mi è costato molto», forse ammettere le proprie pene poteva aiutare a farlo ragionare.
«Immagino!», Han si tolse la giacca e fece qualche prova di lancio per cercare di colpire il quadro dei comandi.
«Immagini? – Si infuriò lei di fronte alla sua ironia – Immagini un bel corno! Tu sei sparito nel nulla senza neanche darmi il tempo di spiegarti e io per questo provo ancora dispiacere, ma mi rendo conto che è impossibile parlare con te come con le persone normali», ora lo guardava furibonda, con gli occhi fiammeggianti.
«Scusa principessa – le disse allontanandola per paura di colpirla involontariamente – che dovevo fare secondo te? Dovevo starmene lì a guardare mentre tu sposavi un altro? Avevi già Luke come testimone di nozze, io a cosa ti servivo ormai? – le rivolse un sorriso amaro, poi si girò nuovamente dall'altra parte – Credimi, è stato meglio così. La mia vita è stata uno schifo da allora, ma almeno adesso ho la soddisfazione di sentirti dire che comunque per qualcosa mi ricordi: per il dispiacere che ti ho arrecato!».
Lei tornò ad avvicinarsi minacciosa, come poteva essere così insensibile? Continuava a tirare pezzi di cemento senza neanche degnarsi di guardarla in faccia.
«Sì, ho provato dispiacere perché io, al contrario di te, credo in certi valori e quando non riesco a rispettarli mi sento colpevole. Ma in fondo perché perdo tempo tentando di spiegartelo, tu vivi solo per te stesso!», esclamò allargando le braccia, esasperata da quell'ostinazione.
La mira di Han si faceva sempre più precisa tuttavia doveva fare economia perché il materiale a sua disposizione si stava esaurendo velocemente. Si mise a rompere i frammenti più grossi pestandoli sotto i piedi e indubbiamente quella discussione gli dava una forza e una convinzione maggiore nel compiere tale operazione.
«Solo perché non credo nelle stesse cose in cui credi tu non significa che io non abbia dei valori», disse lui evitando di proposito il suo sguardo.
«Ah sì? – lei lo fissò con aria interessata incrociando le braccia sul petto – Allora illustrameli dato che mi sfuggono in questo momento: mi hai salvato la vita sulla Morte Nera per ottenere la ricompensa, sei entrato nell'esercito dell'Alleanza per far colpo su di me e hai abbandonato la Nuova Repubblica quando io ormai non avevo più niente da offrirti…».
«Giusto – stavolta il contrabbandiere interruppe i suoi tentativi per guardarla dritto negli occhi, se questo era davvero quello che pensava non aveva capito niente di lui – E allora non è abbastanza chiaro?».
«L'unica cosa chiara è che non credi nella Nuova Repubblica», la foga del discorso l'avevano portata ad avvicinarsi sempre di più, ora solo la differenza di altezza li separava.
«Eppure è semplice…», Han scosse la testa incredulo.
«Spiegami allora», lo sfidò lei.
«Sei tu…», sbottò picchiettandogli l'indice sulla fronte e stavolta Leia fu costretta ad indietreggiare.
«Io cosa?», disse confusa.
«Tu sei la mia Nuova Repubblica, tu sei l'unica causa in cui credevo – si fermò per un istante, soppesando il significato di quelle parole tanto importanti – …e perdendo te ho perso tutto, ti è chiaro adesso? Più semplice di così! Speravo che andandomene e liberandoti della mia scomoda presenza almeno tu fossi felice, ma mi sbagliavo, – esitò ancora un istante – rivederti e capire che il mio sacrificio è stato del tutto inutile mi fa sentire un fallito, ancora di più di quando ho realizzato che non facevo più parte dei tuoi progetti per il futuro», ammise tristemente.
Appena chiuse la bocca si pentì di quello che le aveva appena confessato, come aveva detto a Luke non voleva la sua pena e la sua compassione… Ma sul viso di Leia non c'era traccia di pena o compassione, la sua espressione era indecifrabile.
Lei non aveva mai sospettato una tale profondità di sentimenti da parte sua, era stata egoista a pensare solamente al proprio dolore ed era rimasta senza parole pensando che, nonostante tutto, quella era la più bella dichiarazione d'amore che avesse mai sentito.
Per pochi ma lunghissimi istanti rimasero a guardarsi negli occhi senza sapere cosa fare, infine Han si voltò nuovamente per riprendere la sua opera. Per un attimo aveva sperato che anche lei si aprisse, che gli dicesse che non era stato solo una breve parentesi nella sua vita, ma evidentemente si sbagliava ancora una volta. Eppure quella luce che aveva attraversato i suoi begli occhi neri… come poteva essere solo compassione?
Il rumore dei sassi contro il quadro comandi continuava regolare, Han era riuscito a spegnere qualche spia, ma purtroppo non aveva ancora colpito il comando di apertura delle celle e ora aveva un'agitazione tale addosso che non riusciva nemmeno lontanamente ad avvicinarsi all'obiettivo, la sua mano non era più ferma come prima, ma tremava impercettibilmente.
Leia era rimasta impietrita a guardarlo, migliaia di parole si affollavano nella sua mente, ma nessuna riusciva a concretizzarsi in suono finché, totalmente fuori controllo, le uscì:
«Scusa».
Lui si fermò un attimo, come se qualcosa lo avesse colpito nel profondo dell'anima, annuì sorridendo e poi, lanciando un altro frammento disse:
«Okay, adesso siamo di nuovo pari, che ne dici se ci mettiamo una bella pietra sopra? Sono troppo vecchio per queste cose!».
In verità non erano ancora alla pari, lei gli aveva porto le sue scuse, ma non aveva ancora espresso tutto ciò che doveva: lui pensava di essere stato lasciato in quanto non più corrisposto, la credeva innamorata di Isolder e non sapeva di quanto si stava sbagliando.
«Sì, ma non è tutto…», ora o mai più pensò Leia.
«Non è tutto? Per Dio che altro ci può essere?», lui si girò sorridendole sollevato, il suo fardello era stato scaricato e ora si sentiva molto meglio.
Guardandola negli occhi però tornò a farsi serio e sentì il suo cuore accelerare i battiti, possibile che l'istinto che lo aveva sempre guidato fosse così abbagliato da lei?
"Lo so, – la sua mente continuava a ripetersi – lo so! Coraggio dimmelo Leia, ti prego…".
«Io…», lei voleva fargli capire quello che provava senza però incoraggiarlo, il passato era passato e, anche se sapeva che la fiamma dell'amore non era del tutto spenta, non poteva permettersi di rovinare quello che aveva costruito fino adesso, con il sacrificio di entrambi.
Han lanciò un pezzo di cemento senza nemmeno prendere la mira, il suo sguardo era fisso su di lei, poteva leggere i suoi pensieri senza avere i poteri eccezionali di Luke e stavolta era certo che non potevano esserci errori di interpretazione in ciò che sentiva.
"Lo so! Lo so quello che stai per dire", lui fissava le sue labbra rimaste leggermente schiuse, aspettava solo di sentire quelle parole e poi…
In quel momento le sbarre laser si disattivarono e rimasero accese solo le luci di emergenza, evidentemente l'ultima scaglia lanciata dal contrabbandiere aveva centrato il bersaglio.
I due si voltarono increduli verso l'entrata aperta della loro cella e poi tornarono a guardarsi in maniera interrogativa.
Anche se desiderava più di ogni altra cosa approfondire l'argomento, Han decise che era meglio sfruttare quell'inaspettato colpo di fortuna:
«Vieni con me altezza, il nostro sacrificio per la Nuova Repubblica può attendere!», le sorrise fiducioso.
Così dicendo la prese per mano e si gettò lungo i corridoi del settore di detenzione, non aveva la più pallida idea di dove andare, ma dopotutto lui era sempre il mago dell'improvvisazione, qualche cosa gli sarebbe di sicuro saltata in mente.
