CAPITOLO 24
«Principessa come diavolo hai fatto? Mi sono messo in contatto con Jessa e…», si bloccò di colpo rendendosi conto della sua posizione.
«Ora mi posso muovere? Ho dei crampi ovunque!», Leia era in bilico sul tetto del Falcon con la parabola della radio in mano.
«Ma certo… – lui accorse per aiutarla – Dai qua…», disse afferrandola.
«Allora, cosa mi stavi dicendo sulle squadre esterne?», chiese lei rialzandosi e massaggiandosi gli arti indolenziti.
«Ah, sì… Grandi notizie, ci vengono a prendere e ci trasportano via…», lui le prese una mano con naturalezza e cominciò a massaggiarla delicatamente.
«Ci trasportano? E con che astronave?», lei per il momento non badò alla sua manovra di approccio.
«Con quella del rappresentante hapano che ha appena raggiunto i nostri», rispose tranquillamente senza dar peso al suo gesto.
«Che cosa? – gli occhi di Leia si fecero più grandi, e in quel momento si accorse delle mani di lui – Oh Han, smettila, non ho niente!», esclamò ritirando in fretta il braccio, poi lo respinse e cercò di farsi strada per ritornare all'interno dell'astronave.
«Ehi, guarda che non stiamo facendo niente di male, perché scappi in questo modo?», le fece notare il pirata dapprima risentito. Subito dopo però cambiò espressione e le sorrise in modo accattivante, gli era ormai ben chiaro il motivo di tale comportamento e voleva metterla alle strette.
"Di nuovo quel sorriso…", pensò lei turbata, provò ad oltrepassarlo, ma lui le ostruiva il passaggio. Lo faceva apposta, voleva provocarla, stuzzicarla, istigarla ad una reazione, ed ora la fissava con sfrontatezza.
«Non sto scappando, voglio solo tornare dentro prima che gli imperiali ci scoprano, abbiamo già passato fin troppi guai per i miei gusti», contestò, ma evitando di guardarlo negli occhi.
«Hai paura che possa succedere di nuovo, non è vero?», gli disse puntandole l'indice e guardandola con un'intensità pericolosa.
«Non so di cosa stai parlando…», mentì lei.
Subito dopo però inciampò goffamente su un pannello malridotto nel tentativo di scansarlo e andò a finire dritta dritta dove temeva, cioè tra le sue braccia, trovandosi a pochi centimetri l'uno dall'altra.
«Ah no? Proprio non lo sai?», lui la tenne stretta, cogliendo al volo quell'inaspettata occasione.
«No! Non ricordo! Smettila e lasciami andare!», ripeté dimenandosi e facendogli perdere l'equilibrio e la presa.
«Sicura? – lui l'afferrò di nuovo, sembrava una lotta tra il padrone e la belva selvaggia, da addomesticare – Tutto questo non ti ricorda niente? Una superficie instabile… Le mani sporche e indolenzite… Se vuoi ti porto anche un macrofusore così l'atmosfera è perfetta».
"Maledetto pirata!", Leia scosse la testa, ma guardandolo si chiese quali strani poteri avesse quell'uomo per provocare simili effetti su di lei. Ormai non era più una ragazzina e pensava di essere in grado di controllare i propri sentimenti attraverso la ragione; sapeva quali erano i limiti oltre i quali era meglio non spingersi, però tutto il suo autocontrollo si esauriva miseramente di fronte a lui. Davanti al suo sguardo indagatore e sensuale e di fronte alle sue parole, si sentiva inerme, indifesa, incapace di nascondere le sue vere emozioni.
Non riusciva a capire, che cosa aveva di così particolare? Non aveva il buon carattere di Luke e sicuramente non era bello quanto Isolder. Eppure quando la guardava con quegli occhi… oh, ricordava bene cosa significava quella strana luce che li rendeva quasi dorati. E la sua bocca… beh, ricordava molto bene anche quella.
Distolse bruscamente lo sguardo dalle sue labbra e arrossì visibilmente.
«Il passato è passato Han», più che parlare con lui stava ripetendo questa frase a se stessa per autoconvincersi.
«Il passato a volte ritorna, per darci un'altra possibilità…», il contrabbandiere si avvicinò in maniera pericolosa, mentre lei era sempre più esasperata, se non agiva in fretta non sarebbe più stata in grado di fermarlo, sentiva le sue difese farsi sempre più deboli.
«Basta, lasciami in pace», detto questo, del tutto inaspettatamente e in maniera piuttosto brutale gli assestò un calcio su uno stinco, facendolo cadere rovinosamente.
Data la superficie assai precaria, lui scivolò per qualche metro, tentò di aggrapparsi al Falcon per non cadere, ma il pannello sul quale era appoggiato si staccò e alla fine rotolò giù.
Leia si sporse preoccupata per vedere se si era fatto male: d'accordo che il suo comportamento delle volte la irritava profondamente, ma non era certo sua intenzione ucciderlo!
«Han? Han? Va tutto bene?», lo chiamò preoccupata.
«No che non va tutto bene! – le gridò lui di rimando – Anzi, non c'è niente che va bene, maledizione! Ecco dove sono finiti gli imbecilli che hanno sbattuto contro l'albero!», Han era immerso fino alla cintura nel fango sottostante.
«Non dirmi che… Sono sabbie mobili?», lei avrebbe voluto sprofondare al suo posto.
«Sì, e ci sono dentro a piedi pari! Mi ero appena cambiato, accidenti!», lui si guardò attorno in cerca di un appiglio, ma non c'era niente a portata di mano.
«Okay, non agitarti, adesso trovo una corda e ti tiro fuori di lì…».
Leia corse nella stiva a recuperare una fune e poi tornò fuori più in fretta che poté.
«Ecco, prendi questa, legala alle braccia e alla cintura se ci riesci», esclamò lanciandogli la corda.
Han riuscì ad afferrarla, anche se ormai aveva solo la testa e le braccia fuori. Lei cercò con tutta la forza che aveva di tirarlo su, ma era troppo minuta e da sola non aveva la spinta necessaria.
«Bel modo di finire i discorsi questo… Beh, se proprio deve finire così… Sappi che ti perdono e non ti riterrò responsabile della mia morte, okay?», il contrabbandiere cercò di buttarla sull'ironia nonostante la situazione grottesca, ma ormai il fango aveva raggiunto la sua bocca e non riusciva più a parlare.
«Smettila di dire queste cose, ti tirerò fuori di lì in qualche modo… ho un'idea…», Leia lasciò andare per un attimo la fune e corse a recuperare il muletto che avevano rubato all'inceneritore.
Quando tornò ormai la testa di Han era scomparsa e le braccia stavano scivolando anch'esse verso il basso inesorabilmente.
«Han!!!», la principessa annodò la fune al muletto e poi tornò indietro a tutta velocità, finché il corpo del capitano Solo non emerse da quella pozza melmosa.
«Han!!! Han!!!», si affrettò a pulirgli la faccia dal fango e accostò il viso al suo naso per sentire se respirava ancora.
Attese per pochi, ma lunghissimi attimi, sentiva il suo cuore battere all'impazzata per l'angoscia.
«Mio Dio, non volevo farti questo! Han!!!», il panico si stava impossessando di lei e non riusciva a darsi pace, non poteva finire in quel modo, non per colpa sua… Un terrore puro si impossessò di lei.
«Han? Non puoi abbandonarmi così… Io… Non posso sopportare l'idea di perderti. Han!», di nuovo si avvicinò per sentire il suo respiro, ma il corpo continuava a rimanere immobile.
Provò a scuoterlo, incapace di rassegnarsi ad accettare l'ipotesi peggiore.
«Dai testa calda, reagisci ti prego! – gli accarezzò dolcemente i capelli e il viso – Non puoi… Non puoi lasciarmi così, non adesso che ti ho ritrovato! Abbiamo un discorso in sospeso, ricordi?… Han!!!», lei appoggiò il viso sul suo petto sperando di cogliere dei segni di vita.
Invece di sentire i battiti del cuore udì direttamente la voce di lui rispondere:
«Allora finiamolo questo discorso!».
Leia alzò la testa stupefatta, poi, vedendolo beato e sorridente, si rese conto che la stava prendendo in giro e così balzò in piedi e gli urlò adirata:
«Brutto idiota! Hai fatto tutta questa sceneggiata per farmi sentire in colpa?», l'espressione spaventata sul suo viso aveva lasciato il posto a due occhi di fuoco e pieni di rabbia per essere stata raggirata in maniera così meschina.
«Beh, in parte sì…», rispose Han rialzandosi e ridacchiando tra sé.
«Sei un caso senza speranza! Davvero, non smetti mai di stupirmi in negativo! Che cosa pensavi di ottenere?», lei lo puntò minacciosa.
«Esattamente quello che ho sentito… E magari una respirazione bocca a bocca non sarebbe stata male…».
Un ceffone tale da rovesciare un Wookiee si abbatté sulla faccia dell'incauto contrabbandiere prima ancora che avesse il tempo di chiudere la bocca.
Per qualche attimo rimase inebetito dal colpo, poi si rese conto che lei aveva gli occhi lucidi e le mani ancora tremanti dall'agitazione e capì di essere stato veramente un idiota per averla fatta soffrire così inutilmente.
«Scusami… E' che a volte non c'è altro modo per farti ragionare…», tentò di spiegare.
«E pensi che farmi impazzire sia la strada migliore? Dì la verità, non è questo che hai desiderato fin da quando ho messo piede su Urdur? Non hai fatto altro che prenderti gioco di me!», gli gridò in faccia.
«Quello che ho… cosa?– lui voleva dirle quello che sentiva veramente, ma le parole non erano mai state il suo forte, ormai era giunto il momento di agire – Vuoi davvero sapere quello che desidero da quando ti ho rivista?», le chiese puntando le mani sui fianchi.
«Sentiamo», lo sfidò la principessa parandosi davanti a lui a braccia incrociate.
Han la fissò per un lungo istante negli occhi con un'intensità tale da farle perdere istantaneamente tutta la sua spavalderia; il cuore di Leia cominciò a battere sempre più forte e si pentì di averlo esortato a continuare, i famosi campanelli d'allarme ormai somigliavano di più alle sirene spiegate di una base militare sotto assedio.
"E va bene, se proprio insisti principessa sarò costretto a giocarmi l'asso nella manica!", si convinse il pirata mentre le prendeva il viso tra le mani e l'attirava lentamente a sé.
Leia non era preparata a questa reazione e, colta di sorpresa, si ritrovò a chiudere gli occhi mentre lui annullava la distanza fra loro.
Pur ricoperta di melma la sua bocca era la cosa più dolce che avesse mai sentito, quelle emozioni che ormai non pensava più di poter provare tornarono prepotentemente a galla. Era come se di colpo fossero scivolati via tutti gli anni trascorsi lontani l'uno dall'altra, come se si fosse svegliata da un lungo sonno.
Lui poteva entrare in contatto direttamente con la sua anima, con la vera Leia: questo era il suo segreto, ora era tutto chiaro. Con lui non aveva più paura di andare oltre i limiti imposti dalla sua ragione, ed era meraviglioso perdersi in quell'oblio di sensazioni e trovarsi uniti dalla stessa irrefrenabile follia.
Con Isolder non era mai stato così… Con Isolder e con nessun altro…
Già, Isolder… suo marito…
Aprì gli occhi terrorizzata quando si rese conto di quello che stava facendo e con un notevole sforzo si staccò da lui, anche se le gambe stentavano a reggere il suo peso.
Han la studiò mentre lei cercava in tutti i modi di dirgli qualcosa senza però riuscire a formulare una sola parola, il forte conflitto che stava vivendo era nitidamente manifesto sul suo viso.
Tutte le illusioni alle quali si era aggrappata fino a quel momento erano cadute di colpo, sotto i suoi piedi si era aperto un baratro e lei ci era caduta dentro attratta da una forza invisibile. Quello che più la sconvolgeva era il fatto di essere stata felice di cedere, felice di disobbedire alla sua ragione e felice di sentirsi viva. Adesso riaffiorava il ricordo del primo bacio con Isolder e la sua mente, da sempre preziosa alleata nei momenti difficili, si divertiva malignamente proponendole l'imbarazzante confronto con quest'ultimo bacio scambiato con Han. Ricordava che, pur tra le braccia di Isolder il suo pensiero non aveva mai abbandonato il suo amato contrabbandiere, anzi, aveva sofferto perché non voleva fargli del male e non voleva tradirlo…
Ora, a ruoli invertiti, lei aveva sì pensato ad Isolder, ma solo per rendersi conto che con lui non aveva mai provato un sentimento così forte. Il suo cuore, costretto al silenzio per troppo tempo, le aveva urlato a gran voce la risposta che andava cercando da anni, non poteva più far finta di niente e continuare ad ignorare il suo appello, doveva rassegnarsi ad accettare la realtà.
Con un sospiro raccolse le poche forze rimaste e fece qualche passo indietro, guardandolo spaventata ed impietrita per la sua recente scoperta. Le mani di Han scivolarono lungo il suo viso e poi si persero nel vuoto, a quel punto sentì tutto il peso delle sue scelte passate gravarle sulle spalle come enormi macigni.
«Leia, non te ne andare…», lui la chiamò vedendola incamminarsi verso il Falcon.
La principessa fece finta di non sentire e continuò ad avanzare, aveva bisogno di tempo per riflettere su quello che era appena successo e di un appiglio per reggersi in piedi.
«Leia, aspetta, perché non ne parliamo invece di scappare via?», lui la raggiunse nell'atrio dell'astronave e chiuse il portello alle sue spalle.
«Che cosa c'è da dire?», lei si fermò quando Han la prese per mano, ma gli tenne le spalle girate incapace di reggere un nuovo confronto.
«Tu mi ami ancora…», le sussurrò con voce roca, evidentemente anche lui stentava a dominarsi.
«No…», scosse la testa mentre lacrime calde scendevano sul suo viso.
«La mia non era una domanda Leia, ho detto che tu mi ami ancora…», le prese entrambe le mani e l'attirò di nuovo vicina, poggiando il viso fra i suoi capelli e respirandone il profumo.
«No… – il suo fu poco più che un sussurro – Non ti amo ancora…»
Deglutì a malapena, poi fece un respiro profondo e prima che un nodo in gola le impedisse di parlare continuò:
«La verità è che non ho mai smesso…», ammise scoppiando in singhiozzi.
Lui la circondò con le sue braccia e la strinse forte a sé per farle sentire il suo appoggio, stavolta lei non oppose resistenza e si lasciò sostenere dal suo confortante abbraccio.
«Tu sei pazza, pazza furiosa, ma perché hai fatto tutto questo?», le posò un delicato bacio sulla guancia e piano piano la costrinse a girarsi.
«Perché?... Adesso non lo so più neanche io il perché. Fino a pochi giorni fa ero convinta di aver fatto la scelta migliore e invece… ho sbagliato tutto… Tutto!!!», picchiò un pugno sul suo petto poi crollò appoggiandogli la testa sulla spalla.
«Ehi, non dire così, – le disse alzandole dolcemente il mento per guardarla – tutti sbagliamo… anch'io avrei dovuto restarti vicino invece di lasciarti sola, il mio orgoglio ferito mi ha reso cieco, come vedi la colpa è anche mia».
«No Han, stavolta ho fatto tutto da sola. Ho scelto Isolder esclusivamente per questioni politiche, ho pensato che non sarebbe stato difficile volergli bene perché in fondo è un buon uomo… ho pensato anche di farmi odiare da te per renderti più facile il compito di dimenticarmi e rifarti una vita. Non ho fatto niente per me stessa, l'unica cosa che mi importava era il bene della Nuova Repubblica e della Galassia intera», si sfogò lei sentendosi profondamente in colpa.
«Lo so… – disse sfiorandole la fronte con le labbra – mi ci è voluto del tempo, ma l'ho capito, tu hai sempre creduto nella Nuova Repubblica e hai fatto quella che allora era sicuramente la scelta migliore, non devi rimproverarti per questo».
«Sì, ma guarda adesso… – i suoi occhi colmi di lacrime gli facevano male al cuore – I miei alleati sono diventati i miei peggiori nemici, ho messo in pericolo la vita di mio fratello e ho rovinato l'esistenza di altre due persone, oltre a condannare me stessa all'infelicità eterna».
«Leia, non possiamo prevedere il futuro e non possiamo tornare indietro per cambiare il passato… abbiamo solo un presente da vivere e questo è fatto di scelte…», appoggiò la fronte contro la sua costringendola nuovamente a guardarlo negli occhi.
«Già, e io le ho sbagliate tutte…», disse lei avvilita.
«No, non tutte. Hai sbagliato solamente pensando che io riuscissi a dimenticarti… e soprattutto sperando di liberarti di me così facilmente!».
Lei abbozzò un sorriso tra le lacrime e lui la baciò ancora con tutta la passione che aveva.
Questa volta Leia rispose con lo stesso trasporto, gli passò le mani dietro la nuca, tra i capelli e sul collo, accarezzandolo dolcemente, ma allo stesso tempo trattenendolo e rendendolo prigioniero del suo abbraccio. Meglio non pensare a quello che stava facendo, non voleva che la sua coscienza interferisse proprio in quel momento, eppure la vocina che ultimamente la tormentava adesso taceva, forse perché finalmente stava agendo nel modo corretto? Forse perché aveva dato ascolto al sentimento vero, al cuore e al tratto istintivo e sincero del suo essere?
No, in base alle regole del buon costume non era sicuramente quello il comportamento adatto ad una principessa, però adesso era Leia, Leia e basta, e non si sentiva in colpa per quello che stava facendo, anzi, tutto ciò le sembrava tremendamente giusto.
Non le importava se lui ormai l'aveva ricoperta di melma ovunque e non si chiedeva come mai d'un tratto si ritrovavano in ginocchio sul pavimento del Falcon. Vedeva solo le proprie mani scorrere sul suo torso nudo, sulle sue costole ammaccate e sulla sua schiena, ma non si ricordava in quale momento lui si era sfilato la camicia… o se magari era stata lei a farlo.
Per un attimo incrociò lo sguardo di lui e vide i suoi occhi incupirsi di desiderio. Si chiese se anche nei suoi bruciasse la stessa fiamma, soprattutto ora, mentre sentiva il pizzicore leggero della sua barba scendere lungo il collo e i suoi baci si facevano sempre più ardenti.
Non voleva fermarlo adesso. Non voleva fermarlo mai. Ne aveva bisogno come dell'aria, per troppo tempo era rimasta in apnea e si era negata quello spazio vitale, ma ora Leia respirava, ora Leia era viva e si aggrappava con tutta se stessa alla sua preziosa fonte.
Entrambi persero la cognizione del tempo e dello spazio, almeno fino a quando non sentirono il pavimento tremare sotto di loro e si resero conto che l'astronave si stava muovendo.
