CAPITOLO 27

«Ehi capitano, siamo atterrati su Urdur, hai intenzione di scendere o per caso ti sei affezionato a questa bella astronave hapana?», Jessa trovò Han alle prese con le riparazioni del Falcon.

«Io odio le astronavi hapane, grazie a questa meraviglia tecnologica si sono danneggiati anche i piantoni di atterraggio del mio Falcon», borbottò bruscamente, nel frattempo si era tolto il fango di dosso, ma aveva già le mani sporche di morcia.

«Su coraggio, indossa la tua uniforme e datti una sistemata, ci aspetta un incontro con i vertici supremi della Nuova Repubblica».

«Chi ti dice che io voglia partecipare?», il contrabbandiere continuò a trafficare con un fascio di fili evitando di guardarla.

«Temo che la tua presenza sia indispensabile», Jessa si avvicinò a lui con la scusa di aiutarlo.

«Io indispensabile? Per quei quattro babbei della Nuova Repubblica? Se per undici anni hanno fatto senza di me non penso di essere diventato così importante tutto in un colpo», replicò inacidito.

«No, non lo sei per loro, ma per la principessa sì…», lei tolse il saldatore dalle mani di Han prima che si fondesse una mano, fissandolo con fermezza.

«La principessa è in grado di affrontare quei viscidi politici senza di me, anzi, io rischierei solo di fare dei danni», lui riprese il saldatore e continuò cocciuto il suo lavoro.

«Leia ha bisogno di averti vicino, non ti è richiesto altro», lei gli cavò con la forza il saldatore dalle mani e lo gettò fuori dal Falcon.

«Ehi! Si può sapere che diavolo fai?», se non altro Jessa era riuscita a catturare la sua attenzione.

«Vai ad indossare l'uniforme e scendi da questa astronave, è un ordine!», gli intimò in tono perentorio.

«E perché dovrei starti a sentire? – brontolò lui – Non ci tengo a rivedere quei brutti musi della Nuova Repubblica, non mi hanno mai rispettato e non appena hanno avuto l'occasione mi hanno voltato le spalle, io non…»

«Han! Non per loro, per la principessa…», lei gli si piantò davanti con i pugni sui fianchi.

«Quando Leia tornerà 'la principessa' si dimenticherà ben presto di Han Solo», nonostante la sottile ironia il suo tono era carico di amarezza.

«Se Han Solo fugge tutte le volte che deve affrontare un confronto è normale che ci si dimentichi di lui», sapeva di ferirlo con queste parole, ma era l'unico modo per farlo ragionare.

«L'ultima volta sono sparito per il suo bene», disse lui offeso.

«E allora stavolta se proprio devi uscire di scena fallo a testa alta, tanto peggio della volta scorsa non può andare».

Han avrebbe voluto replicare, ma in cuor suo sapeva che aveva ragione.

Tornò nella sua cabina farfugliando qualche cosa di incomprensibile e scagliando pugni qua e là, ma nonostante i suoi modi rudi Jessa era convinta che alla fine l'avrebbe ascoltata, era sicura che per Leia avrebbe fatto qualsiasi cosa.

"Sotto sotto sei un brav'uomo, – si ritrovò a pensare mentre si univa agli altri per terminare i preparativi dell'imminente incontro – anche se fai di tutto per nasconderlo alla fine la tua vera natura emerge sempre… e per causa sua ti ritrovi sempre nei guai!".

Leia se ne stava seduta impazientemente nell'hangar della base di Urdur, Jessa non le aveva permesso di partecipare ai preparativi e così era stata costretta a restarsene lì a guardare mentre tutti correvano a destra e a sinistra.

Nonostante le avessero assicurato che anche il capitano Solo avrebbe partecipato all'incontro, di lui non c'era traccia e la cosa contribuiva a rendere quell'attesa ancora più penosa e snervante.

"Lui non verrà… Perché dovrebbe farlo? Certo, come biasimarlo… rivedere tutte le persone che lo hanno tradito… E se lo supplicassi di venire? – pensò in un attimo di follia tra sé e sè – Ho bisogno di lui… deve venire… Ma come posso pretendere una cosa simile? Proprio io…".

«Principessa Leia, tutti i membri del consiglio della Nuova Repubblica sono arrivati, vogliamo andare?», la voce di Garynn interruppe i suoi pensieri.

«Sì… certo», Leia diede un'ultima occhiata in giro poi fu costretta ad incamminarsi verso la sala ricevimenti della base, appoggiandosi al braccio di Luke.

«Ehi un momento, manca il mio accompagnatore», li bloccò Jessa, cercando di perdere tempo.

«Signorina, se per lei va bene la accompagno io…», Garynn rimase sorpreso da quell'eccesso di formalità e offrì il suo braccio alla donna.

«Oh non se la prenda, ma io ho già il mio accompagnatore… eccolo che arriva», rispose la donna con un sorriso trionfante.

Il cuore di Leia si fermò per un istante vedendo il capitano Solo comparire nella sua impeccabile uniforme nera, sarebbe rimasta delle ore a guardarlo, ma sapeva che l'inviato di Isolder la stava controllando e quindi evitò di incontrare lo sguardo di Han e cercò di camuffare il suo stato d'animo scambiando qualche parola con Luke.

Si chiedeva quale opinione si fosse fatto di lei, se capiva che i suoi modi freddi erano solamente dovuti al fatto che per il momento voleva che la loro relazione rimanesse segreta e che Garynn non si accorgesse di niente… se per lui poteva esserci di nuovo una storia o se invece era stata solo una piccola e insignificante distrazione.

Il cavaliere Jedi, sentendo la stretta sul suo braccio farsi sempre più forte, cominciò ad elencare le misure di difesa che avrebbe proposto alla riunione per distrarre l'hapano, ma mentre parlava scambiò uno sguardo con la sorella che voleva dire "Hai visto? Che ti dicevo!" e sorrise vedendola così radiosa, nonostante l'agitazione.

Leia non aveva il coraggio di guardare verso il capitano Solo e non stava seguendo una sola parola di quello che Luke diceva agli altri, l'unica cosa che sentiva era solamente lo sfiorare leggero delle sue dita contro il braccio di Han quando i corridoi erano abbastanza grandi da permettere di stare tutti affiancati.

Anche se involontariamente, la sua mano non perdeva occasione di cercare quella di lui, le bastava quel breve contatto, una piccola carezza, per sentirsi pervadere da una sensazione di calore e di sicurezza indefinibile.

Giunti davanti alla porta di entrata della sala ricevimenti Leia fu nuovamente presa dal panico, non si sentiva ancora pronta per affrontare tutte quelle persone che tanto si aspettavano da lei, non aveva ancora deciso come combattere contro la Regina Madre e non aveva idea di cosa fare con Isolder.

"Oh Han, se almeno fossi sicura di quello che provi per me…", pensò in preda all'angoscia.

Chiuse gli occhi e prese un gran respiro per cercare di dominare le sue emozioni. In quel momento il contrabbandiere sciolse tutti i suoi dubbi prendendole la mano e stringendola saldamente con la sua, solo per un attimo, ma sufficiente a trasmetterle tutta la forza dei suoi sentimenti.

Leia non disse niente, ma sorrise riaprendo gli occhi, lucidi per la gioia, poi con riluttanza lasciò la sua presa e affrontò la riunione, con una forza e una determinazione del tutto rinate.