Grazie delle recensioni a: Mary Silenciosa, Mia Brower Graham de Andrew, Charlotte, MariaGpe22: I tormenti interiori non lasciano scampo e se Candy ormai si è arresa all'evidenza del suo sentimento per Terence, Albert sta vivendo qualcosa di molto simile, dove la fuga non è sufficiente a curare il suo cuore. E non è Catherine l'infermiera che potrà sanarlo...
Riassunto dei capitoli precedenti: Albert si sveglia in piena notte con suo nipote Anthony davantie confessa all'apparizione che vorrebbe tanto che lui fosse vivo. Così, per una strana macchinazione del destino, in una sorta di mondo parallelo, alla caccia alla volpe Anthony non muore e lui e Candy si fidanzano. Vanno insieme alla Saint Paul School, dove lei conosce Terence (già incontrato sulla nave) e comincia a nutrire per lui un interesse che porterà, tra mille tormenti e sensi di colpa per Anthony, alla rottura definitiva con quest'ultimo. Candy comincia a chiedersi se questa sua relazione con Terry la allontanerà dai suoi amici mentre Albert, in Africa, stringe un legame più forte con l'infermiera che somiglia a Candy.
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Londra, autunno 1913
"Smettila di camminare, mi stai facendo venire il mal di testa!", borbottò Neal dando un morso alla mela e appoggiandosi al tronco dell'albero alle sue spalle.
"Ma non capisci?!", lo fronteggiò Eliza esasperata. "Ora che Anthony è libero potrei essere io la sua fidanzata, ma finché quella Candy gli ronza intorno, lui non avrà occhi che per lei!".
Il fratello approfondì il cipiglio, smettendo di masticare: "E tu sei davvero convinta che gli ronzi intorno? A dire la verità le poche volte che l'ho vista era sempre in compagnia di quel Terence".
"È proprio questo il punto!", ribatté allargando le braccia. "Li vede insieme e si strugge, si ricorda di ciò che è stato e rimane cieco davanti all'unica donna che lo ama veramente!".
A quella frase, Neal scoppiò a ridere forte ed Eliza poté notare la mela mezzo masticata nella sua bocca spalancata. Fece una smorfia disgustata e incrociò le braccia al petto, accigliandosi.
"Tu lo ami veramente? Dici sul serio? A me ricordi solo il racconto della volpe e dell'uva", commentò alzando le spalle e deglutendo il boccone.
"Che vuoi dire?!", quasi ringhiò.
Neal, però, non parve colpito dalla sua rabbia: "Voglio dire che dai l'impressione di volerti accaparrare tutti i ragazzi che s'innamorano di Candy. Finché ci trovavamo in Scozia sospiravi anche tu per Terence, mentre ora che non puoi più averlo sei tornata a prestare la tua attenzione ad Anthony. Ma temo che ti sia andata male lo stesso!".
Mentre Neal ricominciava ridere, Eliza avvertì il sangue affluire al volto, la rabbia che diventava una sorta di melassa densa che le scorreva nelle vene. Dovevano essere tutti ciechi per non rendersi conto di quanto poco contasse quell'orfana e non accorgersi del valore di Eliza Lagan.
Ma Eliza Lagan è anche molto intelligente e sa come giocare le proprie carte...
Portò una mano chiusa a pugno sul mento, restringendo le palpebre e sostituendo la rabbia con fredde riflessioni: un'idea cominciò a prendere forma nella propria testa e... oh, aveva così tante sfumature che si complimentò con se stessa prima ancora di articolarla per bene!
"Sai, Neal", cominciò in tono gelido e discorsivo. "Terence è un bel ragazzo, ma è anche molto sfacciato. E Candy, con le sue origini, potrebbe davvero essere una ragazza libertina".
Il ragazzo rallentò il processo di masticazione e inarcò le sopracciglia: "Davvero la pensi... oh, capisco". Sorrise, comprendendo di certo che si sarebbe occupata lei stessa di fare in modo che sembrasse così.
"Quei due", disse accennando col mento verso la scuola, "s'incontrano di nuovo di nascosto. Sarebbe molto sgradevole se accadesse di notte e in un luogo isolato. Persino Anthony ne rimarrebbe sconvolto".
"Già, sarebbe una situazione davvero compromettente, non c'è che dire!". Neal lanciò in aria il torsolo e lo riprese al volo, cominciando ad avviarsi verso la scuola: i rintocchi della campana annunciavano che la pausa era terminata.
Eliza si riavviò i capelli e lo affiancò: "Bene, credo che oggi sarò impegnata a scrivere". Pregustando quel momento, immaginando già il tenore dei messaggi, sentì una fitta di eccitazione nel petto.
In un colpo solo, se tutto fosse andato bene, si sarebbe liberata di Candy, vendicata di quell'arrogante di Terence e conquistato Anthony.
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L'aria fredda della notte sembrava penetrarle nelle ossa e Candy si strinse addosso il cappotto che aveva infilato direttamente sopra alla camicia da notte con una mano, facendosi luce con la lanterna che sorreggeva nell'altra.
Vieni nelle stalle, devo dirti una cosa importante
Terry
Non ci aveva pensato due volte a uscire dopo aver ricevuto quel messaggio sotto la porta e quando infine arrivò all'entrata, il battente si aprì con un cigolio che aveva qualcosa di sinistro: per un breve istante, ripensò alla cavalcata con lui in pieno giorno, a contatto con il suo corpo, e il desiderio di rivederlo fu più forte della prudenza.
"Terence...?", lo chiamò e la luce di un'altra lanterna provenne dall'interno.
"Sono qui". Il suo viso, alla luce fioca, sembrava più giovane e quasi sperduto.
"Perché mi hai fatta venire?", chiese dalla soglia.
Lui sbatté le palpebre, facendo un paio di passi che fecero frusciare il fieno sotto i suoi piedi: "Sei tu che mi hai scritto che avevi qualcosa d'importante da dirmi".
Il momento in cui negli occhi di Terence vide riflessa la propria comprensione, Candy capì di essere perduta. Non si stupì molto quando alle sue spalle tuonò la voce di suor Gray, ovviamente seguita da quella di Eliza. D'istinto, si avvicinò al ragazzo e si scambiarono uno sguardo allarmato.
"Siete il disonore della scuola!", disse la religiosa alzando su di loro una lanterna che sembrava bruciare di tutte le fiamme dell'inferno. E il demone che l'accompagnava era Eliza, il cui sorriso aveva in effetti qualcosa di mefistofelico.
"Quindi è vero quello che si dice: vi incontrate qui tutte le notti!", insinuò con le braccia incrociate e lo sguardo pieno di malizia.
Candy aprì la bocca per accusarla e si sentì morire: cosa avrebbero raccontato al prozio William? E cosa avrebbe pensato di lei Anthony? Al suo fianco, anche Terence stava facendo le sue deboli rimostranze, ma non c'era nulla che potesse scagionarli e in breve furono separati da una furente suor Gray assieme ad altre sorelle che rimanevano mute quasi fossero pietrificate da tanta indecenza.
Non abbiamo fatto niente di male, non è giusto!
Fuori dalla stalla, la temperatura le parve persino scesa di svariati gradi e, con orrore, Candy si accorse che, mentre Terence veniva riaccompagnato verso la scuola, lei veniva condotta in un angolo nascosto del giardino. Sotto le pantofole che non aveva neanche cambiato, sentiva scricchiolare le foglie secche e sulle caviglie pizzicare l'erba alta. La costruzione bassa aveva tutta l'aria di essere un magazzino chiuso da una pesante porta di ferro e la visione da incubo fu completata dal sibilo di Eliza che, prima di andarsene su ordine di suor Gray, disse: "Questo è il posto che ti meriti".
Il tonfo del massiccio uscio le parve tanto definitivo che Candy fu quasi sicura che avrebbe svernato lì dentro, ammalandosi per il freddo e gli stenti. Sedette a terra, sconfitta, appoggiando la schiena e rannicchiandosi contro il muro di nudi mattoni. Appoggiò la lanterna al suo fianco, su una cassetta di legno che rappresentava il comodino. Per giaciglio, del fieno secco.
Dalle stelle alle stalle e tutto per colpa di Eliza!
No, forse non era corretto, rifletté mentre si avvolgeva le braccia intorno nell'inutile tentativo di riscaldarsi. La colpa era stata sua e anche di Terence, per aver creduto a un biglietto simile. Per quanto fosse forte il sentimento che li legava, nessuno dei due avrebbe messo in pericolo l'altro attirandolo fuori della scuola di notte. A dirla tutta, forse era stato pericoloso persino saltare tra gli alberi per raggiungere le stanze dei ragazzi, anche se Candy cercava di farlo sempre dopo la ronda notturna.
Quella sera, invece, si era lasciata incastrare come una novellina e la cosa peggiore era che Eliza avrebbe potuto raccontare chissà cosa ai suoi amici! Non che non si fidasse del loro buon senso, ma di sicuro avrebbe alimentato il dubbio sulla sua reputazione, nonché su quella di Terry, e ciò poteva rivelarsi un guaio di dimensioni epiche.
Neanche il cappotto la scaldava più, ormai il gelo era arrivato fin nell'anima. Era davvero tutto finito? Sarebbe rimasta imprigionata fino a che non avessero deciso di cacciarla? Avrebbe dovuto tornarsene in America con la coda tra le gambe, additata come una ragazza poco seria, ripudiata dalla famiglia Ardlay e senza neanche poter rivedere i suoi amici: quel pensiero la fece piangere e s'impose di non essere tanto pessimista.
Forse l'avrebbero ascoltata e suor Gray si sarebbe premurata di sentire le versioni sua e di Terence prima di prendere decisioni drastiche. Sì, doveva essere così!
Non era a quel costo che voleva guadagnarsi la liberta, deludendo chi credeva in lei.
In breve, il torpore s'impossessò del suo corpo infreddolito e il sonno la reclamò, precipitandola in un oceano oscuro e senza sogni.
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Anthony non stava dormendo, ma il trambusto che sentì lo fece accorrere nel corridoio: un senso di panico gli avvolse le viscere quando vide la porta della stanza di Terence aperta e Stair sulla soglia, che affermava di essersi sbagliato sul suo conto.
Le gambe lo portarono all'interno della camera, dove Terence si stava rialzando e Archie lo fronteggiava con i pugni chiusi e il corpo teso, in una chiara postura che indicava il colpo appena dato.
"Non sono stato io", disse Terence riprendendo la posizione eretta e mostrandogli un foglio.
"Cosa è successo?", domandò palesando la sua presenza e facendoli voltare tutti contemporaneamente. Lo fissarono come se fosse un fantasma e fu Stair a rispondergli.
"Candy è stata rinchiusa nella cella di punizione della scuola", disse come se fosse in imbarazzo.
Anthony si sentì mancare e si appoggiò allo stipite, quindi fece pochi passi e raggiunse Terence, pronto a emulare suo cugino: non ci voleva un genio per capire che la colpa era sua e se persino Archie lo aveva colpito...
"Eliza ci ha teso una trappola". Terence non si era scostato e non cercò di evitare il colpo, tuttavia quella frase lo bloccò. Stava perdendo la ragione: la sua Candy rinchiusa in quel luogo di cui aveva a malapena sentito parlare dai suoi compagni in storie che sfioravano l'horror? Possibile che, da quando lo aveva lasciato, Candy si mettesse ancora di più nei guai?
Gli strappò di mano il foglio e capì ciò che i suoi di colpo taciturni cugini parevano non avere il coraggio di confessare: "Vi siete... incontrati in piena notte nelle stalle? E vi hanno colti sul fatto?!".
"Stavamo solo cercando di capire chi potesse averci teso un tranello simile e la colpevole è arrivata con un tempismo perfetto con cinque suore al seguito, tra cui suor Gray", spiegò senza fare neanche il cenno di indietreggiare e guardandolo dritto negli occhi.
Stava ancora decidendo se fidarsi o meno, visto che conosceva bene quella vipera di Eliza, quando Archie parlò alle sue spalle: "E perché dovremmo crederti?".
Terence fece una smorfia di fastidio arricciando le labbra: "Se non mi credete venite con me a liberarla. Stavo proprio per uscire quando il damerino è venuto qui e mi ha preso a pugni. E a quanto pare si è portato la cavalleria".
"Posso stenderti benissimo anche da solo", grugnì Archie.
"Lo stesso vale per me", confermò Anthony. "Ma non lo faccio solo per un motivo, Granchester: ed è che voglio liberare io Candy, ma parlando con suor Gray, non rischiando di metterla ancor più in cattiva luce facendola fuggire. Qualcosa mi dice che sei la peggior disgrazia che potesse capitarle".
Il silenzio calò pesante nella stanza e Anthony comprese di essere a un bivio. Nessuno lo avrebbe fermato se avesse colpito Terence, perché nonostante non fosse il diretto colpevole, in qualche modo Candy era stata imprigionata a causa della relazione che aveva intrecciato con lui. La mascella del ragazzo si contrasse e anche i suoi pugni si strinsero: colui che gli aveva rubato il cuore di Candy non pareva disposto a farsi insultare senza reagire.
Il momento sospeso passò e, quasi tremando per lo sforzo di contenersi, Anthony disse: "Dobbiamo pensare a Candy, ora".
Il suo avversario rilassò le spalle e annuì: "Sono d'accordo".
"Se andiamo adesso da suor Gray rischiamo di farla infuriare ancora di più e peggiorare la situazione di Candy", si fece avanti Stair. "Io credo sia meglio aspettare domattina".
"E farla dormire in quel tugurio col rischio che le venga una polmonite?!", scattò Archie, mentre stava per dire lo stesso.
"Credo... che non abbia tutti i torti, per quanto mi costi ammetterlo. Suor Gray sembrava pronta a cacciarla stanotte stessa. Forse, se andiamo da lei domattina molto presto, sarà più disposta ad ascoltarci. Ammesso che ci creda". Anthony si volse per affrontare Terence e, senza più seguire la ragione, lo afferrò per il collo della camicia, strattonandolo.
Incollò lo sguardo al suo e i loro nasi quasi si sfiorarono: "Se Candy si ammala o viene espulsa dalla scuola, ripudiata dallo zio William o anche solo derisa ancora una volta per colpa tua da Eliza, giuro che stavolta ti pentirai di aver conosciuto questo coltivatore di rose che sembra venire dal secolo scorso!", gli sibilò lasciandolo andare di scatto con una spinta.
Terence barcollò per un solo istante, quindi si risistemò la camicia fissandolo con serietà: "Credimi quando ti dico che fare del male a Candy era l'ultima cosa che volevo".
Anthony lo guardò con disprezzo e sentì una mano toccarlo sul braccio: "Andiamo, non abbiamo più niente da fare qui. Questa lettera è la prova che Candy è stata incastrata, suor Gray dovrà perdonarla. E se Eliza negherà, noi saremo pronti a ribattere per convincerla che è la sua grafia", disse Stair. Ma, mentre usciva dalla stanza, Anthony non distolse gli occhi dai suoi, in una muta conversazione, e si accorse che anche Archie stava facendo lo stesso. L'unico a rimanere serio e composto fu Stair, che li indusse a tornare nelle proprie stanze.
Tuttavia, Anthony seppe che quella sarebbe stata una delle notti più lunghe della propria vita.
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Poteva liberarla in qualche modo e fuggire con lei, oppure restarsene lì seduto contro il freddo muro esterno trasmettendole la sua vicinanza, anche se lei non poteva saperlo. Stava già dormendo? Tremava per il gelo e il timore di deludere lo zio William? Terence non lo sapeva, ma era convinto che non avesse paura. Non la sua Candy, così forte e coraggiosa, così sprezzante del pericolo ma amante della vita. Candy, che poteva arrampicarsi su un albero come una scimmietta ma desiderava rendere felici le persone attorno a sé.
È per questo che ha titubato a lungo prima di lasciare quell'Anthony...
E adesso? Eliza aveva rovinato ciò che tra loro era appena cominciato: perché se davvero Candy avesse passato dei guai, lui non l'avrebbe più rivista. Che senso aveva restare in quella scuola se non aveva la sua piccola Tarzan Tuttelentiggini accanto?
Se fossi più grande, ti porterei via con me.
Guardando il cielo nero punteggiato di stelle, dove qualche nuvola viaggiava pigra tentando di oscurarle, Terence capì che aveva una strada sola davanti a sé: un via che gli avrebbe consentito di salvare Candy e realizzare anche il suo sogno. Ma per farlo, al momento doveva rinunciare a lei e quello sì che faceva male. Era come se si stesse pugnalando all'altezza del cuore.
Nessuna nube deve oscurare Venere.
Non avrebbe permesso che una serpe come Eliza oscurasse la luce fulgida di quella ragazza che vibrava quasi di luce propria.
"Sono qui, Candy. Ti aiuterò io", mormorò nella notte, respirando l'aria fredda e chiudendo gli occhi. Chissà se lei poteva sentirlo nei suoi sogni.
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Stair stava parlando con Archie della sua nuova invenzione per liberare Candy, qualora suor Gray non avesse creduto alla loro versione, ma lui non lo stava più ascoltando.
Anthony aveva deciso che non avrebbe più sofferto per lei, tuttavia vivevano a pochi passi di distanza, in quel collegio che sembrava enorme eppure non lo era. E quello che era accaduto la sera prima aveva gettato un'ombra cupa nel suo cuore.
Anche se si trattava solo di una trappola di Eliza, sapere che Terence si era incontrato da solo con Candy nelle stalle in piena notte lo stava rendendo furioso, irrazionale, quasi non conoscesse affatto la ragazza dolce e gentile di cui un giorno si era innamorato.
La gelosia lo aveva roso tutta la notte, perché si era ripetuto mille volte che se Candy non si fosse innamorata di quel bellimbusto non si sarebbe mai ritrovata in un guaio simile.
Deciso a chiarire subito le cose, si volse verso Archie e Stair, immersi in una conversazione in un angolo del giardino. Stava per obiettare che era inutile prepararsi discorsi troppo complessi, tanto valeva andare subito da suor Gray con quel foglio e vedere come avrebbe reagito, quando vide proprio lui, Terence Granchester, avanzare verso di loro con le mani in tasca e l'espressione cupa di chi abbia perso qualcosa d'importante.
Non l'hai avuta che per poco tempo e le hai già rovinato la vita!
Non si accorse di marciare verso di lui con intenzioni bellicose finché non sentì qualcuno trattenerlo per un braccio: "Ehi, cugino, ricordati come abbiamo deciso di agire, prima di fare di nuovo a pugni con lui e rimetterti nei pasticci: vogliamo che suor Gray ci ascolti, no?", gli rammentò Stair.
Anthony rilassò i muscoli. Solo un po', ma abbastanza per fronteggiare Terence mentre si fermava a pochi passi da loro. Alle proprie spalle, sentiva la presenza tesa dei suoi cugini e si domandò cosa ne fosse stato del vecchio ragazzo pacifico e tranquillo che adorava stare nel roseto di sua madre.
Amare e perdere Candy mi ha cambiato così tanto...
"Si vede che vuoi picchiarmi. Vuoi farlo da ieri sera. Ma lascia prima che ti dica due cose: ti ribadisco che tra me e Candy non è successo nulla di disdicevole. E lei sarà presto libera". Per un attimo rimase basito: era la prima volta, dacché lo conosceva, che Terence Granchester era serio e persino composto.
"Come fai a saperlo?", chiese Archie.
"Perché l'ho chiesto personalmente a suor Gray e... le ho detto che voglio essere punito anche io. Non credo che abbia creduto alla storia della trappola di Eliza, ma non ha più importanza".
"Non le sarebbe accaduto nulla se tu le fossi stato lontano!". Anthony tremava di rabbia, di disappunto. Ma, soprattutto, non sopportava che lei soffrisse a causa di quel ragazzo arrogante che ora cercava di rimediare a un guaio che lui stesso aveva contribuito a creare.
Eccola, la libertà che tanto anelavi. Oh, Candy...
Terence chiuse gli occhi, chinando un poco la testa, e la rabbia dentro Anthony si sgonfiò quando disse: "In un certo senso hai ragione. Avvicinarsi a me le ha bruciato le ali... forse, dopotutto, sarebbe stato meglio se fosse rimasta con te".
Il pugno partì prima ancora che potesse rendersi conto di ciò che stava facendo. Mai in vita sua avrebbe creduto di diventare così aggressivo. E infatti, il pugno fu debole e andò a vuoto o, perlomeno, fu bloccato dalla mano di Terence.
"Dovevi pensarci prima, Granchester! E adesso dimmi come fai ad avere la certezza che lei sarà libera e non verrà espulsa!".
"Perché me ne vado io".
Sbatté le palpebre e sentì le espressioni di stupore di Archie e Stair alle proprie spalle. "Che cosa?!".
"Rinnego il mio cognome e... mi allontano da Candy perché smetta di avere problemi a causa mia. Abbiate cura di lei, per favore". I lineamenti di Terence erano tesi in un'espressione di immensa tristezza e Anthony immaginò il medesimo dolore sul viso di Candy quando lo avrebbe saputo.
E non lo sopportò.
"Lei... potrebbe soffrirne". Anthony sussultò di sorpresa alle sue stesse parole, che contraddicevano il bisogno di vederlo lontano da Candy per sempre. Tuttavia, il desiderio di renderla felice trascendeva persino il suo stesso amore. Sì, aveva sofferto. Sì, la voleva ancora accanto. Ma, sopra ogni altra cosa, non voleva che smettesse di sorridere.
Le labbra di Terence si stirarono in un sorrisetto amaro, eppure gli parve che i suoi occhi fossero lucidi: "Magari potrebbe tornare con te e vivere una vita serena, tutto sommato. Mi sono illuso davvero che fra noi potesse funzionare, ma quella serpe di Eliza ha rovinato tutto e ora voglio solo che la sua reputazione sia salva. Non... credevo... di amarla così tanto da rinunciare a lei".
Anthony spalancò gli occhi, sconvolto da quella rivelazione che era lo specchio stesso di ciò che provava lui. E sentì che un nuovo sentimento si faceva strada dentro di sé: il rispetto. Rispettava e ammirava il ragazzo scapestrato e irruento che gli aveva portato via Candy perché, pur di fare il suo bene, si stava facendo da parte.
"Non so se vorrà tornare al mio fianco, ma so che per lei ci sarò sempre. Quello che stai facendo è... ammirevole", ammise senza smettere di fissarlo. Non immaginava che sarebbe passato dall'odio al rispetto con tanta facilità.
Terence alzò una mano con la chiara intenzione di stringergliela e si ritrovò a un bivio: perdonare e guardare avanti, sapendo che comunque l'aveva persa per sempre; oppure vivere in un sordo e inutile rancore. E Anthony non conosceva il rancore. Era furioso e colmo di amarezza, ma era pronto a riconoscere il pentimento vero nelle persone.
"Buona fortuna, qualunque cosa tu decida di fare", gli disse e fu come se Archie e Stair fossero stati contagiati dalla sua reazione pacata, perché lo salutarono allo stesso modo. Fu un saluto piuttosto freddo, ma si lasciarono da uomini adulti e non da ragazzi in preda al risentimento.
Mentre lo vedeva allontanarsi, con la schiena curva nella quale non era rimasto quasi nulla del ragazzo ribelle che era la disperazione delle istitutrici, udì Archie mormorare: "Lo dimenticherà e tornerà con te, ne sono certo".
Anthony non rispose, continuando a seguire la figura di Terence. No, Candy non lo avrebbe dimenticato così facilmente. Perché il suo cuore puro e sincero aveva scelto e ne aveva avvertito le vibrazioni il giorno stesso in cui Granchester era entrato nelle loro vite.
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"Siete il disonore del collegio!".
"Eliza, sei stata tu!".
"Era un tranello!".
"Vi date appuntamento tutte le notti in una stalla...".
Le voci si accavallarono ancora nella mente di Candy, mentre il freddo della cella umida le penetrava nelle ossa. Come diavolo era potuto succedere? Come avevano potuto lei e Terry farsi ingannare così da Eliza, credendo a dei biglietti falsi?! Si era addormentata chiedendoselo e si era risvegliata allo stesso modo.
Rannicchiandosi di nuovo sul giaciglio improvvisato su cui aveva dormito poco e male, rendendosi conto a malapena che le prime luci dell'alba filtravano dalle aperture nel muro, Candy pensò allo zio William e ad Albert: il primo l'avrebbe diseredata su due piedi, se la verità non fosse venuta a galla; il secondo... beh, forse l'avrebbe semplicemente aiutata.
Cercando di farsi forza, si alzò in piedi confidando che con il nuovo giorno le cose sarebbero state più chiare come i raggi di quel sole che arrivava persino lì dentro. Avrebbe fatto sputare a Eliza la verità a costo di picchiarla, parola sua! Sì, decisamente con la luce i pensieri sembravano essere tornati ottimisti!
Forte di quella convinzione, accolse con sollievo e stupore la suora che la fece uscire, accompagnandola nella sua stanza. Non le parve vero di poter respirare l'aria fresca della mattina e sentire di nuovo il fruscio delle fronde degli alberi e l'odore dell'erba. Era come se fosse stata rinchiusa per giorni, invece che per una sola notte.
Libertà... e io che pensavo di dover passare qui tutto l'inverno. Che sciocca, sono stata!
"Posso vedere suor Gray? Le assicuro che io e Terence non abbiamo fatto mai nulla di male! A proposito, anche lui è stato punito?". Tentò, ma le domande incontrarono il silenzio e le risposero solo le labbra strette sul viso composto della donna e il fruscio della lunga veste scura. Il corridoio non le era mai sembrato tanto lungo e tetro, quasi un prolungamento della cella ormai lontana.
"Deve rimanere nella sua camera per una settimana e potrà solo seguire le lezioni", disse la sorella dai gelidi occhi grigi prima di defilarsi senza degnarla di altre parole.
Candy si lasciò cadere sul letto con un verso di disappunto, ma anche con un certo sollievo: era abituata a tutto, ma avere un materasso dietro la schiena era sempre più piacevole che un duro pavimento con un po' di paglia.
Le ore le parvero interminabili e più di una volta Candy si affacciò dalla finestra, sbirciando il cortile nella speranza di vedere Terence. In realtà, non riuscì a scorgere nemmeno Anthony, Annie e gli altri e si sentì non meno imprigionata di prima.
Decisa a venire a capo di quella situazione, uscì e bussò all'ufficio di suor Gray, guadagnandosi un'occhiata tanto fredda che avrebbe congelato l'Africa. Aveva disatteso l'ordine di non uscire, ma non aveva alcuna intenzione di restare lì ad arrovellarsi per tutta la giornata.
"Per questa volta non verrà espulsa dalla scuola", sentenziò con un tono così stizzito che fu certa volesse dirle il contrario.
Al sollievo per non dare un dispiacere allo zio William, si mescolò lo sconcerto.
"Quindi mi crede? Io e Terence siamo stati ingannati!".
"Basta così! Torni nella sua stanza e ci rimanga come è stato stabilito o cambierò idea!".
Il dialogo non era certo il punto forte delle istitutrici e della direttrice, così Candy ubbidì cercando di capire cosa fosse accaduto per farla tornare sui suoi passi in modo così repentino.
Se ne tornò nella sua stanza appisolandosi di tanto in tanto e risvegliandosi con un vivo senso di allarme, sognando di uno zio William infuriato che le puntava contro un dito nodoso, di un Terence che non le rivolgeva più la parola e di occhi amici che la guardavano come l'avrebbe guardata Eliza. Sognò Anthony con le lacrime agli occhi che le diceva quanto fosse deluso da lei. E sognò miss Pony e suor Lane che richiudevano la porta della Casa di Pony senza lasciarla entrare. E lei bussò e bussò, gridando che non aveva fatto nulla di male, che non era stata colpa sua...!
Candy si alzò dal letto di scatto, detergendosi il sudore dalla fronte e recandosi in bagno per sciacquarsi il viso e svegliarsi definitivamente: preferiva rimanere vigile che immergersi nei fantasmi dei suoi timori più reconditi. Assaggiò appena il pranzo dal vassoio che le lasciarono intorno a mezzogiorno e aprì il suo diario per scrivere ciò che le era accaduto.
Frustrata, attese che scendesse la sera per fare quello che aveva sempre fatto: stavolta, però, la stanza nella quale si voleva lanciare dai rami degli alberi non era quella di Archie e Stair o di Anthony. Ma quella di colui che aveva immaginato di andare a trovare solo poche settimane prima.
Un giorno raccoglierò abbastanza coraggio per chiederti perdono, te lo giuro. Sei importante per me e non voglio che tu esca dalla mia vita. Mio dolce, dolcissimo Anthony...
Si poteva avere il cuore diviso in due? Candy se lo chiese per l'ennesima volta mentre atterrava con un salto agile dal tronco dell'albero sul balcone di Terry. Di certo, si trattava di due amori profondi, ma ben distinti e non era disposta a perdere nessuno dei due, anche se colui che le aveva dedicato una rosa fosse rimasto semplicemente il suo più caro amico.
Che futuro posso avere con Terence? Davvero è possibile che noi...
Di colpo, i suoi pensieri furono interrotti dall'anomalia di quella camera: era chiusa e buia, al contrario delle imposte. Con mano tremante, Candy accese la lampada sulla scrivania di Terence, cogliendo persino l'odore della sua lozione e del tabacco nell'aria, e vide la lettera.
Un messaggio per lei.
Prima ancora di aprirlo, Candy capì di averlo perso e gli occhi si riempirono di lacrime. E, infatti, se n'era andato. Era partito per l'America e lei era rimasta sola, col cuore spezzato e dopo aver spezzato anche quello di Anthony.
Non è giusto... perché lo hai fatto, Terry?!
Candy uscì barcollando nel corridoio e si strinse la lettera al petto quasi fosse lui, anelando il suo abbraccio, anelando anche solo un ultimo bacio.
"Avete sentito? Terence si è fatto cacciare dal collegio. E tutto per difendere quella smorfiosa!". Le voci degli studenti le ferirono le orecchie e il cuore e lei cominciò a tremare.
Lo aveva fatto per lei? Si era addossato la colpa pur di liberarla? Terence, che le era parso così appassionatamente egoista in quel suo amore pure sincero ed esclusivo. Il ragazzo ribelle che desiderava avere qualcosa di suo e l'aveva trovato in lei, che gli aveva consegnato non senza titubanze il proprio cuore.
Cosa le rimaneva, adesso?
"Parte domattina con la nave".
Fu quell'ultima frase a smuoverla dal suo stato quasi catatonico e Candy si staccò dalla parete cui si era appoggiata. Camminò, poi corse. Si precipitò nella propria stanza e prese gli ultimi soldi che le erano rimasti, senza riflettere.
E, mentre usciva di nuovo sul balcone per arrivare fino al cancello principale e cercare una carrozza, vide una sagoma nel cortile. Sulle prime, si ritrasse spaventata. Tuttavia, quando riconobbe Anthony, capì che il confronto non poteva essere rimandato.
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Candy saltò con agilità su un ramo e scese senza problemi lungo il tronco. Seguì i suoi movimenti con un brivido, ma certo che sarebbe arrivata a terra sana e salva come sempre. Come nella vita.
"Anthony...".
"Ti ho vista nei corridoi. Stai andando da lui per salutarlo o per tentare di fermarlo, vero?".
Lei distolse lo sguardo e arrossì: "Si è preso tutta la colpa per non farmi espellere dalla scuola. Io... devo almeno ringraziarlo".
Anthony sospirò: "Quindi stai scappando di nascosto solo per ringraziarlo, Candy? Davvero?". Ci aveva provato con tutto il cuore. Aveva tentato disperatamente di rimanere distaccato. Si era persino convinto che quello di Terence fosse stato un gesto davvero nobile. Ma proprio non ci riusciva. La sua dolce Candy, che gli aveva ispirato una rosa dai colori tenui, con i suoi capelli d'oro, le guance arrossate e gli occhi verdi luminosi, forse non lo amava più come prima, ma faceva ormai parte di sé.
Del suo cuore e anche della sua carne. Del suo sangue.
Quasi non credette ai propri occhi quando lei lo abbracciò di slancio, affondando il viso sul petto e stringendolo forte. "Perdonami, Anthony! Io ti ho amato, ti ho amato davvero tanto e... ti voglio bene. Tanto, tanto bene! Ho bisogno di te, della tua dolcezza, del tuo calore... Però non posso lasciar andare Terence. Io...".
Con tutta la gentilezza di cui fui capace, pose le mani gelide ai lati del suo capo, inducendola ad alzarlo per guardarlo. Voleva che lo facesse, altrimenti non sarebbe riuscito a dirle addio: "Dillo, Candy. Quel giorno non l'hai detto, ma lo stai dimostrando in ogni tuo gesto. Dillo e basta, e forse allora potrò anche cominciare ad accettarlo".
Il mento di Candy tremava, le lacrime erano brillanti nella luce lunare e il desiderio di baciarla per asciugarle divenne un bisogno quasi fisico. Ma Anthony si trattenne, perché sapeva che stava per udire parole
"Io lo amo...".
che lo avrebbero gettato in un abisso senza fine, fatto urlare di dolore senza voce, spezzato il cuore in mille pezzi. Eppure le aveva appena dette e lui era lì, disperato ma forte. E volle essere la sua roccia.
"Allora corri, vai da lui. Non perdere tempo!". La voce si alzò e il proprio corpo si irrigidì, costringendola a sciogliere la sua stretta.
"Anthony, io...".
"Sbrigati, Candy!". La spinse via, conscio che se fosse rimasta avrebbe visto le lacrime nei suoi, di occhi. E non voleva farsi vedere piangere da lei. Non voleva che si sentisse in colpa o lo compatisse.
"Io... grazie, Anthony... ti voglio bene... te ne vorrò per sempre!". Un ultimo singhiozzo e Candy si voltò e corse dal suo nuovo amore.
Avevi torto, Terence. Lei non tornerà da me.
Anthony attese che uscisse dal grande cancello per crollare. Le gambe gli cedettero e si ritrovò in ginocchio, regredendo all'età di tre anni, quando era morta sua madre.
E pianse, in singhiozzi sommessi e silenziosi. Pianse finché non ebbe più forze e decise di rientrare in camera sua a raccogliere i cocci della propria vita.
- § -
Candy si accasciò sulla ringhiera, mentre la luce di una nuova alba tingeva il cielo di rosa acceso, riflettendosi sul pelo dell'acqua. La nave era così vicina che quasi le sembrò di poterla toccare, ma si era allontanata dal molo quel tanto che bastava per risultare irraggiungibile come un puntino lontano.
Pensava di aver toccato il fondo ventiquattro ore prima, nella cella di reclusione piccola e fredda. Invece, ora, il freddo lo sentiva fin dentro l'anima.
"Signorina? Vuole che la riporti indietro?". Come in sogno, Candy si voltò e incontrò lo sguardo interrogativo del cocchiere. Gli aveva chiesto di far correre i cavalli, ma era stato tutto inutile: Terry se n'era andato e il suo cuore affondava in quel mare dietro di lui.
"No, grazie. Non ho più soldi". Era la verità, aveva speso gli ultimi per rincorrere un amore impossibile che aveva appena cominciato a sbocciare.
E per il quale ho fatto soffrire Anthony.
Quante volte ancora si sarebbe crogiolata nei sensi di colpa? Se lo chiese mentre l'uomo la guardava perplesso e poi la lasciava lì da sola, a ripensare a tutto tranne che al modo di rientrare.
Era stata combattuta tra l'amore rassicurante e tenero di Anthony e quello impetuoso e ardente di Terence per molto tempo, prima di arrendersi a quest'ultimo. Aveva commesso quel sacrilegio piangendo lacrime di sangue e rabbrividendo per l'aspettativa di quella che poteva diventare l'avventura più intensa della propria vita.
E per colpa di uno scherzo crudele si ritrovava da sola, tremante mentre sanguinava dentro, con una storia mai iniziata davvero.
Perché te ne sei andato così lontano, Terence? Avresti potuto sacrificarti per me senza fuggire al di là dell'Oceano. Quando ti rivedrò, adesso?
Avevano ragione Patty e Annie. Terence non era un ragazzo affidabile, anche se si era comportato in maniera nobile: alla fine il sentimento che provava per lei non gli aveva impedito di andarsene troppo lontano. Possibile che volesse inseguire qualche sogno, magari perché si era riappacificato con sua madre? Lui amava tanto il teatro, forse...
Di colpo, mentre faceva qualche passo incerto verso la strada principale, Candy comprese che tutti stavano seguendo la propria strada tranne lei. Si era semplicemente arresa alla volontà dello zio William, convinta che diventare una signorina colta fosse la maniera migliore per ricambiarlo per la sua estrema gentilezza.
Ma forse non era così. Forse doveva dimostrare sia a lui che a se stessa che poteva farcela con le proprie gambe, a dispetto della sofferenza e della solitudine. Non aveva forse avuto i primi dubbi su Anthony proprio per il destino che l'avrebbe attesa diventando un giorno sua moglie?
Lì a Londra c'erano Anthony, Archie, Stair, Annie e la sua nuova amica Patty. Tuttavia, quel luogo non le apparteneva. Si volse verso l'oceano e capì che poteva seguire Terence e la propria strada e forse le due vie si sarebbero persino incrociate, un giorno.
D'improvviso, si sentì di nuovo forte, di nuovo se stessa.
Cercò un passaggio fino alla Saint Paul School e tornò in camera senza che nessuno la vedesse, approfittando della pausa per il pranzo. Scrisse un messaggio per i suoi amici e uno a parte per Anthony, riempì l'ultima pagina del diario che le aveva regalato lo zio William e compose anche un breve biglietto per lui, ringraziandolo e scusandosi.
Lasciò tutto sulla scrivania e mise poche cose nella sua valigia. Il giorno dopo, avrebbe visto nascere l'ultima alba al collegio londinese.
- § -
Archie si rese conto dello sforzo che stava facendo Stair per tirarlo su di morale: era il medesimo che aveva tentato di fare lui con Annie solo qualche ora prima. Ma nulla, neanche le sue battute sciocche mentre erano seduti sulla collina della scuola poterono aiutarlo.
Era preoccupato per Candy e sapeva che Anthony si era persino chiuso in camera sua senza voler vedere nessuno. Da quel che aveva raccontato, era stato proprio lui a spingerla al porto, il giorno prima: nessuno di loro avrebbe mai immaginato che Candy sarebbe scappata per seguire Terence Granchester solo poche ore dopo.
Il biglietto laconico, la sua stanza vuota e il diario da consegnare allo zio William. Aveva intravisto un preoccupato Georges Villers entrare nell'ufficio di suor Gray e poi null'altro. Non era rimasto altro di Candy.
Candy, che aveva amato in silenzio, certo che sarebbe stata felice con Anthony, scegliendo la dolce Annie che lo amava teneramente e che stava tentando con tutte le proprie forze di ricambiare. Ma trasformare quell'affetto devoto in amore sarebbe stato come chiedere a Candy di rimanere al fianco di suo cugino pur avendo consegnato il cuore a Terence.
E aveva odiato Terence, con tutte le proprie forze: perché preferiva saperla al sicuro con Anthony che con quel bellimbusto. Non si era intromesso, pur avendo desiderato prenderlo a pugni a sua volta. E alla fine, pur ammirando il suo ultimo gesto, aveva avuto ragione: Granchester aveva spezzato il cuore di Candy e l'aveva allontanata da tutti loro.
"È inutile struggersi, fratello", disse Stair all'improvviso come leggendogli dentro.
Archie si volse di scatto: "Avremmo potuto...!".
"Niente! Non avremmo potuto niente. Candy sa decidere da sola. Neanche Anthony è riuscito a fare nulla e ora è a lui che dobbiamo stare vicino. Sono sicuro che andrà tutto bene e avremo presto sue notizie".
"Sei ottimista, tu", borbottò abbracciandosi le ginocchia e accigliandosi.
"Devo esserlo per forza, sono un inventore!", ribatté quasi fosse la cosa più ovvia del mondo.
Quella risposta lo spiazzò e lo fece sorridere. Sì, decisamente avere suo fratello vicino gli era di grande aiuto: era stato lui quello più riflessivo, la sera in cui avevano incrociato Terence e Candy era stata rinchiusa in punizione. Era stato lui che era riuscito a farsi raccontare della trappola di Eliza, riconoscendone persino la grafia. Ed era stato lui, tanto tempo prima, a dirgli che dovevano guardarla da lontano, perché il suo cuore apparteneva a Anthony.
Archie si alzò in piedi, il vento autunnale gli scompigliava i lunghi capelli. Ormai, l'estate era davvero finita.
- § -
Mio caro Anthony,
al tuo fianco ho vissuto uno dei periodi più felici della mia vita. Sono arrivata a Lakewood con l'illusione di ritrovare il mio Principe della Collina e invece ho trovato te. Mi sei stato tanto caro che non mi è importato che non avessi mai terminato di raccontarmi di quel ragazzino che vedevi al fianco di tua madre e che poteva essere lui. Sai, ora sono certa che fosse tuo parente, perché vi somigliate molto, anche se i vostri occhi sono un po' diversi: entrambi mi avete detto che sono più carina quando rido che quando piango.
Dolcezza, tenerezza, amore... questo è esploso nel mio cuore per te, mio dolce Anthony, ed ero sincera quando ti dissi che mi piacevi per quello che eri e non perché somigliavi al mio principe di bambina.
Darei metà della mia giovane vita per risparmiarti tanta sofferenza e per aver continuato ad amare te. Ma non potevo mentirti, non meritavi nulla di meno della mia trasparenza. Ed è per questo che ti sto scrivendo.
Non sto solo seguendo Terence, nella speranza remota di rivederlo. Sto seguendo la mia strada. Mi sono resa conto che ero tanto concentrata sul mio cuore da dare poco spazio a me stessa: e io non sono tagliata per diventare una signora. Ho scritto una lettera di scuse allo zio William, ma gli sarò sempre riconoscente perché grazie a lui ho potuto conoscere te e tutti i miei meravigliosi amici.
Un giorno ci rivedremo, ne sono sicura.
Ti abbraccio con tutto il mio cuore.
Candy
Grazie, sei stato una bella parentesi nella mia vita, buona fortuna. Era questo, in sostanza, che gli stava dicendo Candy? Anthony si passò una mano tra i capelli, restando col capo chinato per qualche istante.
No, non era così e lo aveva capito molto bene. Non doveva essere illogico. Candy aveva dato grande importanza al loro rapporto e soprattutto aveva sempre rispettato il tenero sentimento che li aveva uniti. Cercando di restare lucido, ricordò i giorni in cui lei sembrava scivolargli come acqua fra le dita e il tormento che l'affliggeva era come una nebbia onnipresente nel suo sguardo.
Capì che aveva lottato a lungo contro quel sentimento che stava, suo malgrado, prendendo il posto di quello che avevano condiviso. Teneva a lui così tanto che era terrorizzata all'idea di farlo soffrire e aveva tentato di resistere senza successo.
Chiuse gli occhi e prese un respiro profondo, recandosi sul piccolo balcone per prendere una boccata d'aria fresca. Candy lo era stata e Anthony sarebbe sempre stato grato alla vita per avergliela fatta incontrare. Tuttavia, la presenza di Terence Granchester aveva troncato sul nascere tutti i suoi sogni e le illusioni di un futuro insieme.
O forse no?
Nella lettera Candy non confessava forse di voler seguire la propria strada da sola? Davvero sarebbe stata disposta a sposarlo rimanendo in una sorta di gabbia dorata?
"Io non ti avrei mai rinchiusa del tutto, Candy", mormorò alle stelle, come se potessero portarle il suo messaggio.
Ma forse non le sarebbe bastato e ormai era troppo tardi. Non c'era nulla che potesse fare, se non terminare i propri studi e sperare di rivederla, un giorno. Rivederla felice, fosse anche al fianco di Terence.
Anthony si appoggiò alla ringhiera, giurando di nuovo che quelle sarebbero state le ultime lacrime che avrebbe versato per lei.
- § -
Africa, Kenya, fine inverno 1914
Albert si lasciò ricadere seduto sul letto.
Il suo corpo era rimasto teso per tutto il tempo in cui era stato in piedi a leggere l'ennesima lettera di Georges. Ma ora poteva rilassarsi.
Candy era tornata alla Casa di Pony, in apparenza sana e salva, e stava decidendo cosa fare della sua vita dopo essere scappata da scuola: quando il suo fidato braccio destro gli aveva comunicato che era sparita dalla Saint Paul School, aveva perso dieci anni della propria. Forse anche qualcosa in più. Di sicuro qualcuno aveva notato i capelli bianchi.
Catherine lo ha notato.
Sospirò, scuotendo la testa e piegando con cura la missiva. La sua vita stava diventando una fuga continua e non andava bene. Era fuggito da Chicago per ritrovare se stesso e a breve sarebbe dovuto fuggire anche da quel campo base perché, dopo quello che era accaduto tra lui e Catherine, le cose gli stavano sfuggendo di mano.
Era impossibile non notare che la ragazza si stava innamorando di lui. E Albert non voleva deluderla, né spezzarle il cuore. Davvero aveva creduto alle sue parole, quando gli aveva assicurato che non gli avrebbe mai chiesto nulla di più che un rapporto libero?
Non era mai stato molto ferrato nei rapporti con l'altro sesso, troppo occupato a pensare ai propri doveri o a nascondersi. Tuttavia, non era tanto ingenuo da non accorgersi degli sguardi che gli lanciava Catherine anche quando non erano soli.
E quella storia era andata indubbiamente troppo avanti, complici momenti di debolezza che non dovevano esistere. Ora capiva che l'amicizia tra uomo e donna aveva un limite invalicabile, superato il quale era semplicemente impossibile non avvicinarsi all'amore.
Gli dispiaceva molto deluderla e si sentiva davvero in colpa nei suoi confronti: tra i due, lui avrebbe dovuto essere quello dotato di maggior esperienza e giudizio, perlomeno per una questione anagrafica.
Invece cosa aveva fatto? Si era lasciato trasportare dall'attrazione che Catherine esercitava su di lui contravvenendo alle sue stesse regole, oltre che a quelle imposte dalla famiglia, e aveva varcato quel confine.
Chiuse gli occhi per un breve istante, quindi li riaprì, guardando fuori dalla finestra della capanna. Qualcuno bussò piano e Albert lo invitò a entrare.
"Scusami, il dottor Hernandez chiede di te alla condotta. Credo ci sia una nuova epidemia di febbre gialla", disse contrito Amir.
Albert annuì: "Arrivo subito, lasciami solo prendere un camice pulito".
Mentre si preparava per supportare quel medico che gli aveva insegnato come auscultare correttamente un battito cardiaco e persino quali fossero le migliori tecniche di rianimazione, Albert comprese che, al termine di quell'emergenza, avrebbe dovuto spostarsi.
Gli sarebbe piaciuto arrivare al confine con l'Egitto, per vedere le Piramidi e studiare gli animali locali. Ma, soprattutto, qualcosa dentro di sé scalpitava per allentare i legami che lo tenevano ancorato agli Ardlay. Non gli bastava più aver messo tra loro miglia di distanza, voleva mettersi in discussione e cavarsela da solo.
Proprio come... beh, come aveva fatto la sua piccola Candy.
Ora che sapeva che stava bene, poteva rilassarsi un po' e pensare alla prossima tappa del suo viaggio. Magari avrebbe atteso ancora qualche settimana per interrompere i contatti, giusto per lasciar passare l'inverno e vedere se Candy avesse ancora bisogno dello zio William.
Dopodiché, avrebbe smesso di dare notizie a Georges sui propri spostamenti e avrebbe tagliato i ponti per un po'.
La cosa più difficile, rifletté mentre entrava nella condotta dove erano già in fila alcuni uomini e donne con dei bambini piangenti tra le braccia, sarebbe stata dire addio a Catherine.
Ma doveva farlo prima che potesse soffrire troppo. Non poteva illuderla che fra loro sarebbe nato qualcosa in più di una profonda amicizia. Troppo profonda per restare tale.
Aveva già il suo bel daffare a tenere le briglie del cavallo imbizzarrito che era diventato il suo cuore, da quando aveva scoperto in Candy la donna che sarebbe potuta diventare al suo fianco.
- § -
Londra, fine inverno 1914
Stair osservò il profilo di Anthony mentre sembrava assorto nelle lezioni. Tuttavia, sapeva che non era così.
Suo cugino stava cercando stoicamente di trattenere i propri sentimenti, ma da quando Candy se n'era andata non era più lo stesso. Aveva notato i primi cambiamenti quando lei si era dimostrata interessata a Terence e ora erano ancora più evidenti.
Il suo cuore è spezzato e non ci sono né una Annie, né una Patty per curare la sua ferita.
Cercando di riportare gli occhi sul libro e l'attenzione alle parole della suora che spiegava loro dei passi della Bibbia, Stair comprese che quel paragone non calzava appieno.
Con Archie aveva condiviso un sentimento molto profondo per Candy. Anzi, mentre lui aveva tentato di trattenerlo chiuso nel proprio cuore prima ancora che arrivasse a livello cosciente, si rendeva conto che per suo fratello la situazione era stata ben più difficile.
Lo aveva visto aggrapparsi ad Annie quasi stesse imponendosi di amarla e non dubitava che prima o poi ci sarebbe riuscito davvero. Per lui, invece, sentirsi attratto da Patricia era stato più naturale, forse perché erano molto più simili tra loro. O forse perché era stato più bravo a incatenare sul nascere qualcosa che non avrebbe mai potuto essere.
Anthony invece aveva vissuto con Candy il suo primo amore ed era stato subito corrisposto. Il loro rapporto era così limpido e bello che sia lui che Archie avevano davvero scorto un futuro insieme.
Invece, il carattere irruento e ribelle di Terence aveva fatto scattare qualcosa nella loro amica, destabilizzandola da quel rapporto che sembrava idilliaco.
Forse fin troppo idilliaco.
Candy era una ragazza che amava arrampicarsi sugli alberi, saltare le mura della scuola e dire sempre quello che pensava. Lei e Anthony erano mondi opposti, perlomeno da quel punto di vista. Eppure poteva dirsi che si completassero a vicenda e non dubitava che li legasse un affetto profondo.
Ma era sufficiente per far rimanere insieme due persone?
Stair riportò gli occhi su Anthony e colse il suo cipiglio in apparenza concentrato: dentro di sé, però, sapeva che stava pensando a Candy.
Ci sarebbe voluto molto tempo perché tornasse il ragazzo spensierato e allegro di una volta: la vita lo aveva colpito duramente, prima lasciandolo orfano di madre e poi facendogli perdere Candy. Suo padre, poi, era come se non facesse parte della sua esistenza, perché era sempre in mare.
Rifletté che anche per lui e Archie le cose non erano molto diverse e non solo perché il prozio William prendeva per tutti le decisioni più importanti, come quella di farli studiare in quel college prestigioso. Ma anche perché i loro genitori, obbedendo al patriarca del clan, era come se si scrollassero dalle spalle ogni altra responsabilità. Di fatto, con i figli a studiare all'estero, erano sempre impegnati per lavoro o eventi sociali.
"Cornwell!", Stair saltò sulla sedia così di fretta che questa si rovesciò con un gran fracasso e tutti si volsero a guardarlo, scoppiando a ridere. Era tanto perso nei suoi pensieri che non si era reso conto di essere distratto.
Si scusò, contrito, soffocando le proprie risa quando suor Kreiss cominciò a minacciare tutti di farli camminare per mezzora con la Bibbia sulla testa se non avessero smesso all'istante.
E Stair smise quando si accorse che Anthony era l'unico a non ridere.
