7– Al bar

–È occupato questo posto?
–Veramente volevo starmene per conto mio.
–Capisco… ma è l'unico tavolo libero rimasto… le darebbe molto fastidio se mi sedessi lo stesso? Prometto che starò più zitto di una mosca col silenziatore. A meno che non sia lei ad aver voglia di parlare.
–Uhm.
–Lo prenderò per un sì.
–Fa' come ti pare, amico. Se hai tanta voglia di sciacquarti le budella.
–Solo ogni tanto, gentile messere. Solo ogni tanto. Ho imparato a tenerci alla salute.
–Buon per te. Vedi solo di farti i fatti tuoi.
–Brutta giornata?
–Può essere.
–…Non bisogna vergognarsi per aver fatto soltanto il proprio dovere.
–E adesso da dove ti esce questa battuta?
–Nulla, sir. Non intendevo essere indiscreto. Forse è solo che riconosco a occhio i militari. Lo sono stato anch'io… in un certo senso, lo sono ancora.
–In un certo senso?
–Difficile da spiegare.
–Ah. Si vede che non hai idea di COME è davvero. Se fosse tutta questione di una brutta giornata, basterebbe aspettare il giorno dopo.
–Immagino di sì.

–…
–Di'. Cosa faresti se sapessi… di avere solo un mese di vita?
–Domanda difficile. Non morirei, immagino.
–Voglio dire, se non avessi proprio altra scelta.
–Stessa cosa. Non morirei.
–Se si potesse rispondere così.
–È malato, sir?
–Non tecnicamente. Ma tra un mese mi rimandano al fronte.
–Non è proprio la stessa cosa…
–Come se lo fosse. L'ultima volta mi sono beccato una bomba quasi in faccia. Sono stato mesi in ospedale anche solo per riprendere a camminare. E ora che non sono ancora del tutto in forma, vogliono che torni lì. È una condanna a morte sicura.
–In effetti non è una cosa simpatica. Ma io non getterei così presto la spugna, fossi in lei.
–E che altro posso farci? Oltre a ubriacarmi. Non l'ho voluta io questa guerra. Non me ne frega niente del motivo per cui stanno combattendo. Terreni petroliferi o altro. Mi sono arruolato perché non avevo soldi. Non sapevo fare nessun altro mestiere. E ciononostante non ho saputo proteggere tre miei compagni in quell'attacco. Un attimo stavamo ridendo insieme… e quello dopo puf, spariti. Non voglio certo buttar via così la mia vita. Certi giorni viene da pensare…
–…Ma perché è toccato proprio a me di essere me?
–Ecco, appunto. A te non viene mai voglia di essere qualcun altro?
–Oh, certo. Non può neanche immaginare QUANTE volte, sir. Ma in definitiva… qualcun altro chi?
–Mah. Magari qualcuno che sappia fare un mestiere diverso dal soldato. Magari qualcuno che sappia fare qualcosa della sua vita. E che riesca a non farsi trovare dalla morte quando viene a cercarlo.
–Penso che chiunque possa essere tutto quello che vuole. Bisogna solo avere abbastanza immaginazione. È come recitare.
–E pensi che in questo modo si possano fregare anche le bombe? O le malattie? Recitando?
–Forse basta crederci tanto da diventare davvero quel che desideri essere. Forse in questo modo anche tutto il mondo ti crede. Come quando fai immedesimare il pubblico dal palcoscenico.
–Un po' troppo fantastico per me. E dove starebbe la fregatura?
–Ah, la fregatura è che se credi davvero a quello che sei diventato, allora non sei più qualcun altro. Hai solo cambiato te stesso. E allora non è detto che tu riesca a nasconderti.
–Insomma, la morale sarebbe… che puoi trasformarti, ma non puoi sfuggire a te stesso.
–O il contrario. Non puoi sfuggire a te stesso ma puoi trasformarti.
–Har. Ben detto. Sei un tipo acuto. Dopotutto mi stai simpatico. Ti offro da bere.
–Alla sua salute.
–E dammi del tu. Non mi hai ancora detto il tuo nome.
–Lo faccio apposta. La morte non può trovarmi se non sa chi sono.
–Giusto.
–Le dirò solo soprannome e numero di matricola.