8– Sui binari
–Non starà pensando di dormire qui?
–Uh? Buonasera. Be', c'è poco da fare. Ho perso l'ultimo treno di mezzanotte (2) e non ho spiccioli per dormire fuori. Anche lei è nelle stesse condizioni, giusto?
–Più o meno. A me non importa dove dormo. Ma è una notte freddina… potrebbe prendersi un malanno.
–Anche lei, se è per questo. Straniero, vero? Non si è ancora abituato ai nostri orari?
–Qualcosa del genere. Credo che non mi ci abituerò neanche in un milione di anni… ma in realtà volevo solo un posto tranquillo dove riflettere. Ho perso la cognizione del tempo. Un po' di spiccioli comunque io li ho. Se vuole possiamo andare insieme in un locale qui vicino che conosco. Beviamo qualcosa e ci facciamo dare un paio di brande per stanotte nel retrobottega. Poi me li restituirà.
–Non approfitterei mai… ci siamo appena conosciuti…
–Non si faccia problemi. E poi, se qualche poliziotto la vedesse così potrebbe prenderla per un barbone. Passerebbe un brutto quarto d'ora.
–In effetti… d'accordo, vorrà dire che approfitterò della sua gentilezza. Però con l'intesa che la ripagherò.
–Naturalmente. Forza, non è lontano da qui.
–Almeno presentiamoci. Così potrò dire a mia moglie che ho fatto tardi per bere con un amico. Mi chiamo Matsuo, Matsuo Hidetani. Piacere.
–Piacere mio.
–Yawn… che ore saranno?
–Dovresti bere un po' meno. Hai già l'aria piuttosto abbattuta senza aggiungerci anche l'alcol. Domani sarai uno straccio. Come farai col lavoro?
–Ooh, non ti prerc… precorc… precoccuupare, amico. Tuuuuutto a posto, sai.
–Tutto a posto perché al lavoro non devi andarci, vero? Ti hanno licenziato?
–…Come fai a saperlo?
–Solo una supposizione. Mi sembrava strano che una persona con un abito così elegante passasse la notte sulle panchine della stazione. In realtà non era perché non avessi i soldi, giusto? Semplicemente non ti andava di tornare a casa.
–Huff… io..
–Non volevo essere importuno.
–…No. Hai ragione. Non volevo affrontare mia moglie con una notizia del genere. Non che non mi avrebbe capito… è la donna più gentile e comprensiva del mondo… ma è proprio per questo che non me la sento. Abbiamo tre figli piccoli e lei fa già così tanti sacrifici. Con che faccia posso presentarmi a dirle che non potremo più contare sul mio stipendio?
–Cosa è successo di preciso?
–Non è stata colpa mia.– La mano si contrae sul bicchiere. –Ho sempre fatto il mio lavoro più coscienziosamente possibile. Ma c'è crisi, bisogna ridimensionare il personale, e io ero tra quelli con meno anzianità di servizio. Così, da un momento all'altro e senza un vero motivo, eccomi in mezzo a una strada. Sempre perché sono favoriti solo i raccomandati… Questo mondo non è giusto.
–So che per molte persone è così. Però… è DAVVERO quello che ti è capitato?
–Cosa ti fa pensare che non lo sia?
–In realtà niente. Se non forse il tuo atteggiamento. È come se fossi TU quello convinto che non sia vero.
Il volto sospettoso, sulla difensiva, si ammorbidisce dopo un attimo. Rilascia la testa sulla mano arruffandosi i capelli. –…Be'… forse è così. Me lo sto chiedendo. Certo che sei perspicace, tu.
–Me lo dicono in tanti.
–È da oggi pomeriggio… quando ho ricevuto la notizia… che mi chiedo con chi devo prendermela. È soltanto una fatalità, è un'ingiustizia, oppure… è possibile che sia stata in qualche modo colpa mia? Me la sono cercata? Ho fatto qualcosa di sbagliato, non sono stato abbastanza preciso… ho convinto i miei superiori di essere sacrificabile? È un inferno. Credimi, nessun inquisitore sarebbe stato più spietato a scavare nella mia vita di quanto sono stato io in queste ultime ore. Mi sono passati per la mente tutti i dettagli degli ultimi tre anni. Quella volta che sono arrivato in ritardo… quell'altra che mi sono ubriacato e ho lavorato coi postumi della sbornia per un giorno intero… forse non sono stato esattamente preciso al cento per cento in tutti i progetti che ho presentato? Ho tralasciato qualcosa? Ho preso un giorno di troppo di permesso per malattia? Continuo a pensarci e ripensarci, ma non sono certo di nulla. Non sono stato un santo, un impiegato impeccabile, certo… ma non ho neanche fatto mai errori gravi… nulla per cui IO avrei licenziato qualcuno al loro posto. Eppure… se almeno potessi lamentarmi di qualcun altro con la coscienza a posto… potrei tornare a casa triste, ma perlomeno a testa alta. Invece, se il responsabile fossi io… non potrei più guardare mia moglie negli occhi. È questo che mi rode.
–In ogni modo, anche saperlo non cambierebbe nulla.
–Cambierebbe come mi sento io.
–Già. Credo di capirti. Ma tutti commettono errori, prima o poi.
–La differenza è che i miei… quelli di chi è come me… non vengono perdonati.
–Da te stesso o dagli altri?
–Non so. Da entrambi. Tutti sembrano disposti ad essere indulgenti con chiunque appartenga al loro gruppo. Ma non tollerano sbagli dai sottoposti. Questo l'ho notato ovunque sono andato. Loro sbagliano come tutti, ma da noi invece pretendono la perfezione. La scusa più valida… per chi comanda è solo uno stupido pretesto. E spesso non ti viene data neanche la possibilità di rimediare. So che sbagliare è semplicemente umano. Ma che speranze ho… vivendo in un mondo che non vuole che io sia umano?
–E comunque… ormai per me è finita. Sono stato licenziato senza referenze. Praticamente, è come se avessero mandato a tutti il messaggio che non so fare il mio lavoro. Nessuno mi assumerà più, in queste condizioni. E alla mia età, tornare a mendicare di porta in porta per farmi dare un posto da uomo delle pulizie… no, non ce la farei. Non ne ho le forze. Non più. Tanto varrebbe che mi avessero ammazzato.
–Allora cosa pensi di fare? Non puoi non tornare più a casa, questo è certo.
–Già. Anche questo è vero. Mia moglie… ne morirebbe, se non mi vedesse più. Domani troverò il coraggio di affrontarla. Domani… dopo qualche altro bicchierino. Ma poi?
–Poi… credo tu sia il tipo che si rimboccherà le maniche e cercherà un altro lavoro. Anche da uomo delle pulizie. E anche se dovessero rifiutarti cento volte. In questo momento sei scoraggiato, ma credo che tu sia il tipo che lotta e si risolleva.
–Sembri molto sicuro di te, per uno che mi conosce da poche ore. Alla fine… io non sono niente di speciale. Non sono un tipo così eccezionale. Altrimenti, tanto per cominciare non mi sarebbe successo questo.– Lo sguardo si perde nel bicchiere. –Ero fiero di me, sai? Pensavo di essere il migliore a fare il mio lavoro, che nulla avrebbe potuto dare problemi a me o alla mia famiglia. E invece ora ho dovuto sbatterci il muso.
–Credi che quelli che ce la fanno si sentano eccezionali?– Lo sguardo dello sconosciuto si fa lontano. –Non credo che esistano al mondo persone più eccezionali delle altre. Non ci sono… dei nati privilegiati. Ci sono solo persone normali che cercano di fare del loro meglio. Siamo tutti simili. Le cose capitano e basta. Non è che capitino solo a chi ha la forza per affrontarle. Tante volte non è neanche colpa di nessuno, altrimenti almeno potresti sfogarti picchiando il responsabile. C'è chi affronta la situazione e chi si lascia andare a fondo. A volte vai a fondo anche se hai lottato, e a volte ti risollevi anche senza fare niente… e ho conosciuto tante persone degne, capaci, che non ce l'hanno fatta. Mentre altri che erano scesi veramente in basso sono risaliti ed hanno avuto onori e fama quando meno se l'aspettavano… e a volte non del tutto per merito loro. Anche questo, semplicemente… capita.
–Vuoi dire che non c'è un senso?… A niente?… Non potrei vivere così.
–Io so che tu ce la farai.
–Non…
–Ce la farai. Perché ami la tua famiglia. Lo sentivo da come parlavi di loro. Ce la farai perché hai tre figli piccoli e una moglie che ti vuol bene e non ti accuserà di quello che è successo. Chi può contare solo su se stesso, chi deve combattere solo per se stesso, può anche lasciarsi andare. Ma tu hai la fortuna di avere qualcuno che ti ama. Devi lottare per loro. E puoi contare su di loro. È questo che ti aiuterà a venirne fuori. Credimi. Io lo so.
–È… è capitato anche a te qualcosa del genere?…
–Qualcosa del genere. Mi è capitato di perdere tutto. E di riavere altre cose. Spesso perché ho combattuto. Ma più spesso perché avevo degli amici accanto. Un senso c'è nella vita… solo che a volte non è quello che crediamo noi. È semplicemente la forza che ci dà chi ci ama.
–Io… credo di capire.
–Lo sapevi già. L'hai solo dimenticato per un attimo. Non si è forti quando non si cade. E neanche quando si cade e si riesce a rialzarsi. Si è forti… quando si ha un motivo per combattere.
–Potrei perdere di nuovo.
–Questo non ti fermerà.
L'uomo tira su col naso vigorosamente, asciugandosi gli occhi col polsino. Quindi si tira in piedi. –Scusami. Devo andare a telefonare a casa.
–Era anche ora. Ti ordino un altro drink per quando torni?
–No. Lei… sarà anche troppo preoccupata per me. E quando tornerò a casa, non voglio essere in uno stato ancora peggiore di questo. Dopotutto dovrò darmi da fare fin da domani. Ma innanzitutto voglio chiederle scusa.
–Ce la farai.
–Sei un buon amico, sai.
Barcolla allontanandosi verso il telefono. Sospiro. Mi alzo e chiedo il conto. Esco lasciando i soldi sul tavolo, più qualcosa per un posto letto fino a domani. È un po' scortese partire senza salutare. Ma di certo Matsuo avrebbe insistito per restituirmi tutto.
In realtà sono io che sto restituendo qualcosa. Alle persone come lui che mi hanno aiutato a venirne fuori quando è toccato a me vedere tutto buio. Anche lui, quando starà meglio, se ne ricorderà e aiuterà altri. Così va avanti il mondo. Lo so.
Come so che per lui andrà meglio.
Non lo incontrerò più sui binari che piange su se stesso. Forse non lo incontrerò più e basta.
Ma non è detto che poche ore non bastino, per restare amici una vita.
(2) Già. A quanto pare, i giapponesi vivono con la sindrome di Cenerentola… tutti i treni finiscono le corse a mezzanotte, e se perdi l'ultimo sei bloccato fuori a meno che tu non abbia i soldi per il taxi. Per questo molti locali d'altro genere, come le fumetterie, forniscono brandine o camerette gratuite a poco prezzo per i nottambuli che hanno fatto troppo tardi.
