9– In chiesa

–Ehi.
–Oh, anche tu qui? Non credevo frequentassi certi posti.
–Diciamo che ho mangiato una bistecca con un amico… e tornando a casa mi è venuta voglia di sedermi per un po' in silenzio. E tu? Stavi meditando o cosa?
–No. Mi piace solo la tranquillità. Certe volte… vengo semplicemente qui per stare un po' a pensare con calma. È un bel posto.
–Già. Si può dire lo stesso di me, immagino.
–Ci sono tante persone diverse… mi piace osservarle. Vedere le loro espressioni. Pregano, o stanno semplicemente in silenzio… chiedono aiuto per i loro problemi, oppure non si aspettano aiuto ma solo la forza di affrontarli da sole.
–Credi che qualcuno le ascolti? Chissà se saranno esaudite.
–Credo che meritino di essere ammirate tutte, solo perché si sforzano di fare del loro meglio. Ogni tanto… be'… mi avvicino io e chiedo se posso dar loro una mano.
–Si potrebbe dire che sei stato mandato tu come risposta alle loro preghiere. Ah, ah.
–Non pretendo tanto. Qualche altra volta, ascolto e basta. E quando non c'è nessuno… penso a tante cose della mia vita… chissà, forse è il mio modo di pregare. E guardo… quell'immagine sull'altare. Mi conforta molto.
–Quell'angelo biondo.
–Sì.
–Già. Ho visto che avevi lo sguardo fisso da quella parte. Somiglia a qualcuno, non è vero? A dir la verità, anch'io ogni tanto passo di qui per vederlo.
–Tu?
–Per me somiglia a un'altra persona. Tutti abbiamo i nostri angeli, sai. Chi perde il suo come me. Chi lo trova, come te.
–Non volevo… mi spiace.
–Ehi, è tutto a posto. Non è mica colpa tua. Di cosa ti scusi, di essere felice? Sarei una carogna se ce l'avessi con te per questo. Anche se devo ammettere che un po' ti invidio. O ti ho invidiato in passato. Ma non conta. È normale vedere ovunque l'immagine della persona che abbiamo nel cuore. Nei momenti belli della vita… e in quelli brutti. Per questo vengo qui. Per vederla sorridere. L'angelo sorride… e io penso che anche lei sia felice.
–Hai bisogno di credere che il tuo angelo stia bene.
–Ho imparato che a volte non basta credere né pregare perché quel che vorremmo sia vero. Però… non si può fare a meno di farlo. Di sperare. Anche rischiando di restare delusi. Io spero che lei sorrida e che sia fiera magari di ciò che faccio. Almeno qualche volta.
–Questo è quasi pregare, non è vero?
–Già. Forse sono rimasto un sentimentale, in fondo. E tu? Non avresti bisogno di venire qui. Il tuo angelo puoi vederlo quando vuoi. Tu per cosa preghi?
–Perché possa per sempre sorridere così.
–Sì, ti capisco. Questo, tu e io l'abbiamo sempre avuto in comune, non è vero? Nonostante le nostre differenze. Loro… chissà se sanno quanto ci sentiamo debitori nei loro confronti.
–Senza di loro… non saremmo quelli che siamo. Non potremmo andare avanti. O forse ci ridurremmo soltanto a sopravvivere, arrabbiati con tutti… indifferenti a tutto il resto…
–Sono loro a fare di noi degli uomini, anziché dei bruti qualunque.
–Sì. Forse è proprio questo che significa essere angeli. Fare la differenza per chi ti sta accanto.
–Ed essere migliori che possiamo è tutto quel che possiamo fare per ripagarle.
–Per questo anche tu vieni qui, non è vero?
–Sai, non so tu ma ho notato che quella signora anziana al primo banco… sembra proprio avere l'aria affranta. Magari ha bisogno di aiuto per qualcosa.
–Infatti. Vai tu o vado io?
–Vai tu, io con questo ceffo rischierei di spaventarla. Vediamo se possiamo fare anche oggi la nostra buona azione quotidiana. In nome dei nostri angeli.
–D'accordo. E dopo… visto che hai già pranzato, che ne dici se ti offro un drink?