"Sei sicura di non voler andare prima tu?" chiese la giovane di colore alla sua compagna di alloggio, seduta sul letto matrimoniale presente nella stanza.
"Si, certo." rispose il guardiamarina Hoshi Sato, facendo un cenno affermativo con la testa. "Da quanto hai detto, sembra che tu conosca queste… docce soniche meglio di me. Forse è il caso di lasciarti capire bene come funzionano, prima che io combini qualche disastro…"
"Non credi di stare esagerando, Hoshi?" disse Uhura, ridacchiando tra sé. "E' solo una doccia, insomma."
"Una doccia di un'astronave del futuro di cui non conosco praticamente nulla, per essere precisi." disse la giovane asiatica, il suo volto attraversato da un sorriso privo di gioia. "Viaggio nello spazio da abbastanza tempo da sapere che anche le cose apparentemente innocue possono nascondere qualche sorpresa… guarda noi ad esempio: stavamo esplorando quella che pensavamo essere una semplice anomalia spazio-temporale... ed eccoci qua."
Il tono di voce della ragazza orientale si era fatto sempre più cupo ad ogni parola, e la cosa non era certo sfuggita alle raffinate orecchie del tenente Nyota Uhura: lo spaesamento e la paura del guardiamarina Sato erano evidenti, anche se questa si sforzava di nascondere tali stati d'animo. La giovane di colore non poté evitare di provare un moto di compassione nei confronti della sua compagna di alloggio… anche perché i timori della giovane orientale erano identici a quelli che provava anche lei.
"Senti… se vuoi…" cominciò a dire Nyota, in tono leggermente imbarazzato.
"Si?" chiese Hoshi, alzando la testa in direzione della sua coinquilina.
"Beh… po…possiamo farla insieme, la doccia… così ti mostro come si fa…" disse tentennando la ragazza di colore.
Il volto di Hoshi Sato abbandonò a poco a poco l'espressione di velata tristezza per assumerne una di sorpresa e imbarazzo, evidenziata dal rossore comparso sulle guance del guardiamarina. "N-no, non ti preoccupare." disse la giovane asiatica con voce tremante. "P…posso benissimo aspettare, non c'è problema…"
Le due giovani rimasero ad guardarsi negli occhi per un tempo indefinibile, prima che la più alta delle due si voltasse in direzione del bagno, interrompendo così il silenzio imbarazzante che si era creato.
"Va… va bene, allora vado io." disse Nyota, attraversando subito dopo la porta del locale adibito a servizi igienici, lasciando sola la ragazza orientale.
*Stupida, stupida… che cosa mi è venuto in mente? Che stupida!* fu il pensiero costante della giovane di colore mentre si toglieva i suoi indumenti uno dopo l'altro, lasciandoli cadere sul pavimento del bagno. Il suo tentativo di alleviare le paure della compagna di alloggio aveva finito solo per farla sentire ancora più a disagio, senza contare l'imbarazzo che lei stessa stava ora provando.
Per un attimo, quando aveva detto quella frase, Nyota aveva pensato che in fondo lei e Hoshi erano entrambe ragazze, e che essendo tutte e due bloccate in un ambiente a loro estraneo sarebbe stato meglio non separarsi, per cercare di mitigare l'un l'altra le rispettive paure. Solo in seguito aveva compreso che ciò che aveva appena proposto alla giovane asiatica era di porsi in una situazione particolarmente intima, insieme ad una perfetta sconosciuta, per un fine che, oltretutto, non era nemmeno obbligatorio: farsi una doccia non era effettivamente una priorità per le due prigioniere dello spazio-tempo, ma entrambe avevano sentito l'esigenza, poco dopo essere state lasciate sole dalla loro accompagnatrice, di liberarsi dallo stress della giornata di lavoro appena trascorsa - anche se in realtà erano passati diversi secoli da allora - nonché dal senso di smarrimento e timore dovuto alla loro situazione attuale. Nonostante ciò, quella della ragazza di colore sua era stata un'idea azzardata e non ponderata, e ora la giovane si sentiva in colpa per averla proposta.
Il tenente Uhura si sfilò dai capelli l'elastico volto a trattenere i suoi lunghi capelli neri in una coda di cavallo, lasciandoli sparpagliare sulla sua schiena. L'intrusa temporale del ventitreesimo secolo era ora completamente nuda, di fronte al cubicolo contenente quella che sembrava essere una normalissima doccia ad acqua corrente. Ma, come anche Nyota aveva ormai imparato durante i viaggi dell'astronave Enterprise, le apparenze potevano sempre ingannare.
La giovane si infilò del vano doccia, cercando con lo sguardo un qualche pulsante o manopola che attivasse il getto d'acqua ma, un istante dopo, il suo fine udito notò la comparsa di un suono costante e quasi impercettibile, e al contempo sentì il suo corpo attraversato da un leggero formicolio. Dopo il primo istante di smarrimento, Uhura capì che la doccia sonica era, in effetti, alimentata da una fonte a ultrasuoni, e non idrica come aveva presupposto all'inizio. Nel suo secolo Nyota aveva sentito parlare di una tecnologia sperimentale basata sul suono che permetteva di incrementare il potere pulente dei servizi igienici delle navi federali, così da ridurre il fabbisogno di acqua del vascello; non pensava però che tale sistema avrebbe soppiantato del tutto il tradizionale lavaggio con acqua e sapone.
Né avrebbe mai pensato che un tale sistema fosse così piacevole: Uhura sentiva l'intero corpo attraversato da leggere onde omnidirezionali che, oltre ad allontanare lo sporco e il sudore dal corpo, la stavano di fatto massaggiando in ogni punto possibile contemporaneamente, regalando alla giovane di colore una sensazione mai provata prima: piacevole, rilassante.
Ed eccitante.
Nyota, per un istante, provò imbarazzo per la reazione involontaria del proprio corpo a quelle vibrazioni, ma subito dopo decise di lasciarsi andare e di bearsi di quelle piacevoli sensazioni: in fondo, uno degli scopi di quel lavaggio era quello di cancellare lo stress accumulato, no? Quello che stava sperimentando in quel momento era, in fin dei conti, un ottimo sistema di relax.
La ragazza aveva appena finito di formulare quel pensiero che la luce del locale in cui si trovava si spense di colpo, lasciandola nel buio più totale.
"Co… che succede?" chiese Uhura al buio, iniziando a scuotere la testa in cerca di un qualche punto di riferimento, la paura della ragazza ritornata prepotentemente a farsi sentire.
"Scusa!" disse la voce di Hoshi da un punto distante, apparentemente dalla camera principale degli alloggi: il tono usato dalla giovane asiatica sembrava essere anch'esso spaventato, ma in essa era distinguibile anche una punta di imbarazzo e di senso di colpa. "Stavo cercando un sistema per regolare l'illuminazione, e quando ho detto la parola 'buio' si è spento tutto…" continuò la ragazza del ventiduesimo secolo.
"Ok, ok." disse Nyota, uscendo istintivamente dalla doccia e iniziando a muoversi a tentoni nell'oscurità. "Credo sia un comando vocale. Prova a dire la parola 'luce', vediamo se…"
Ma la giovane di colore non ebbe bisogno di concludere la frase: l'istante successivo le lampade del locale in cui si trovava si riaccesero, cosi come le altre fonti di luce presenti negli alloggi loro assegnati. Uhura si sentì subito più tranquilla.
"Grazie." disse Hoshi entrando nel bagno, il suo volto ricolmo di sollievo e gratitudine. "Non avevo idea che le luci si potessero controllare a voce, e…"
"Non ti preoccupare, mi sembra comprensibile che… ma cosa c'è?" chiese Nyota, osservando l'espressione di imbarazzo appena comparsa sul volto della sua compagna di disavventure.
"E-ecco… ehm… n-non è niente… è solo…" tentennò la giovane asiatica, spostando velocemente lo sguardo dal volto di Uhura al suo torso e viceversa.
Fu solo in quell'istante che la ragazza di colore si ricordò di essere completamente nuda, e cercò goffamente di coprire le proprie parti intime con le mani. Un secondo più tardi però cambiò idea: Hoshi era una ragazza, in fin dei conti, e mostrarsi nuda di fronte a lei non era poi una cosa tanto grave; inoltre un simile comportamento pudico da parte sua avrebbe solo avuto l'effetto di aumentare ulteriormente l'imbarazzo della giovane, e Nyota non aveva intenzione di causare altro disagio alla sua attuale compagna di stanza. In fondo, sia lei che Hoshi avevano già ben altri problemi al momento.
Così, sopprimendo l'imbarazzo, Nyota abbasso le mani lungo i fianchi, andando poi a guardare la ragazza asiatica dritta negli occhi e piegando al contempo le labbra in un sorriso, cercando di tranquillizzarla.
"Oh, non c'è problema. Siamo tra donne, in fondo." disse la giovane di colore, cercando con quelle parole di convincere anche sé stessa.
Il tenente Uhura e il guardiamarina Sato rimasero immobili ad osservarsi per alcuni secondi, prima che l'imbarazzo della ragazza proveniente dal ventitreesimo secolo tornasse nuovamente a crescere.
"O-ok." disse infine Nyota, distogliendo lo sguardo dal volto della ragazza orientale e riavvicinandosi al cubicolo della doccia sonica. "Penso che adesso finirò di lavarmi… già…"
"Ecco…" disse Hoshi alle spalle della giovane di colore, che voltò leggermente la testa all'indietro. "Io… penso che accetterò la tua proposta di poco prima, se non ti dispiace. A quanto sembra, da sola finirei solo per combinare guai…" concluse la giovane orientale, in tono evidentemente imbarazzato.
La posizione in cui si trovava il volto del tenente Uhura impedì alla ragazza asiatica di notare la momentanea espressione di forte imbarazzo comparsa sullo stesso, prima che la giovane di colore riuscisse a sopprimere nuovamente il suo disagio per la situazione che si era venuta a creare - nonché per quella che, evidentemente, si sarebbe verificata di li a poco -, riuscendo infine a dire: "D-d'accordo, se ti va…" entrando poi nuovamente nel vano doccia, che riprese ad emettere gli ultrasuoni di pulizia.
Nyota, percependo nuovamente le delicate vibrazioni soniche sul suo corpo, cercò di concentrarsi sulle sensazioni che le stesse le procuravano, intenzionata a lavare via, insieme allo sporco, anche l'imbarazzo che stava provando. Fu solo quando si rammentò quali erano stati, poco prima, gli effetti secondari di quel sistema di pulizia che comprese di aver sbagliato di molto i suoi calcoli: dover condividere quello stesso spazio ristretto con un'altra ragazza, entrambe prive di vestiti ed investite da quelle piacevoli sensazioni era un'idea assai più imbarazzante rispetto alla situazione verificatasi poco prima.
Però, al contempo, era anche eccitante.
Quest'ultimo pensiero, all'inizio formulato solo a livello inconscio dalla mente della giovane di colore, crebbe di intensità a poco a poco, alimentato dalle sensazioni derivanti dalla doccia sonica, nonché - e soprattutto - dai rumori provenienti dall'esterno del vano doccia, dovuti senza dubbio ai movimenti di Hoshi mentre si spogliava.
Ad un tratto Uhura, senza sapere come, si ritrovò a fissare la silhouette della ragazza asiatica attraverso il vetro opacizzato del vano doccia, osservando la sua compagna di viaggio temporale mentre si sfilava la parte superiore della sua uniforme, facendosela poi cadere lungo i fianchi. Prima che se ne rendesse conto, l'attenzione di Nyota si era completamente focalizzata su quell'immagine: non percepiva più le onde della doccia sonica sul suo corpo, se non a livello inconscio, e non pensava neanche più all'imbarazzo di poco prima; la sua mente era ora concentrata unicamente sul seguire i movimenti della giovane orientale intenta a spogliarsi. La ragazza di colore sentì crescere a poco a poco i battiti del suo cuore mentre la figura di Hoshi si liberava del resto della sua tuta, seguita poco dopo dal suo capo intimo superiore e da quello inferiore, arrivando a provare una leggera fitta al petto quando comprese che, a poca distanza da lei, si trovava un'altra ragazza completamente nuda.
Uhura non credeva di poter provare una simile tensione semplicemente a causa della vicinanza di un'altra persona - per di più di sesso femminile - e fu quindi con una certa sorpresa che, quando udì nuovamente la voce di Hoshi, si accorse di essere sobbalzata involontariamente.
"Allora… io entro, eh?" disse la ragazza orientale, evidentemente anch'essa imbarazzata e tesa.
Nyota non ebbe il tempo di rispondere a quella frase: pochi secondi più tardi il guardiamarina Hoshi Sato superò la sottile paratia di vetro del vano doccia ed entrò nello stesso, mostrando così alla sua compagna di naufragio e - ora - di stanza il proprio corpo nudo.
A quella vista, la giovane del ventitreesimo secolo non poté evitare di cominciare ad ammirare le forme della ragazza asiatica, iniziando al contempo a confrontare il proprio fisico con il suo: rispetto a Hoshi Nyota era più alta, i suoi capelli erano leggermente più lunghi e il suo seno era evidentemente più prosperoso, per non parlare dei suoi fianchi più torniti… ma per qualche motivo, la ragazza africana invidiava i fianchi snelli dell'orientale, la delicatezza dei tratti del suo viso, la sua corporatura più esile che suscitava un istinto di protezione…
In poco tempo Uhura si rese conto di essere attratta dall'esile figura nuda di fronte a lei, in un modo che non avrebbe mai creduto possibile, e all'improvviso si accorse di doversi trattenere dall'irrazionale quanto improvviso impulso che era comparso nella sua mente: quello di abbracciare Hoshi, di cullarla, di stringerla a sé.
Di baciarla con passione.
Mentre Nyota era impegnata a confrontarsi con istinti che non credeva di possedere, anche Hoshi si trovava in una situazione molto simile alla sua: il motivo per cui la ragazza orientale si era rifiutata di unirsi alla giovane africana sotto la doccia, quando questa gliel'aveva chiesto, non era stato solo per l'imbarazzo di doversi spogliare di fronte ad un'estranea, ma anche per il fatto che quell'estranea, agli occhi di Hoshi, risultava essere molto bella, attraente… desiderabile.
La giovane del ventiduesimo secolo, infatti, aveva già avuto esperienze di stampo saffico, sia con la sua compagna di equipaggio vulcaniana sia con altre donne, umane e non, quindi la visione di un corpo nudo femminile non poteva non far riaffiorare in lei i ricordi di quelle piacevoli esperienze, così come non poteva lasciarla indifferente in quanto ad eccitazione; di conseguenza, data la situazione in cui si era venuta a trovare, la ragazza orientale aveva cercato di evitare che i suoi istinti causassero alla sua compagna di naufragio temporale un disagio maggiore di quello che - indubbiamente - doveva già stare provando.
Successivamente, però, Hoshi aveva compreso - anche in seguito all'atteggiamento forzatamente tranquillo assunto dalla giovane di colore - che comportarsi normalmente avrebbe avuto effetti ben più benefici, sia sul suo stato d'animo che su quello della sua attuale coinquilina. E, in fondo, non era poi così strano che due ragazze si mostrassero senza vestiti l'una all'altra in una situazione del genere: lei stessa l'aveva fatto innumerevoli volte negli spogliatoi o nel locale docce dell'accademia…
Una volta spogliatasi ed entrata nella doccia, però, Hoshi si rese conto di aver sbagliato di molto i suoi calcoli: in quel caso non si trattava di condividere lo spogliatoio con altre ragazze nude, ma di essere a stretto contatto con una di loro - una con un fisico niente male, per di più; inoltre, le esperienze che la giovane asiatica aveva vissuto dai tempi dell'accademia avevano modificato di molto le sue reazioni ad una vista simile, senza contare l'inattesa sensazione di piacere causata dal sistema di lavaggio ultrasonico. Quel mix di sensazioni fisiche e non, contrariamente alle intenzioni di Hoshi, aveva incrementato ulteriormente la sua eccitazione, e la giovane orientale dovette presto costringersi a mantenere le braccia lungo il suo corpo, cercando di evitare che l'istinto la inducesse a portarle ad abbracciare il corpo nudo della ragazza nera di fronte a lei.
O di gettarsi su di lei per baciarla con passione.
"Hoshi…" disse Nyota Uhura, respirando pesantemente, i suoi occhi intenti a percorrere il corpo nudo dell'asiatica, dal suo pube, al suo seno fino a soffermarsi sul suo viso.
"Nyota…" disse Hoshi Sato, respirando anch'essa in modo lento e profondo, il suo sguardo calamitato da ogni curva del corpo nudo della giovane di colore, i suoi fianchi, il suo seno, focalizzandosi poi sul suo volto.
Gli occhi di Nyota si fissarono in quelli di Hoshi, e quelli di quest'ultima fecero lo stesso con i suoi.
Pochi secondi più tardi, come se lo avessero progettato insieme, le due naufraghe spazio-temporali si gettarono l'una tra le braccia dell'altra, sovrapponendo le loro labbra quasi con ferocia, iniziando a baciarsi come se non avessero atteso altro fino a quel momento.
Sia Hoshi che Uhura, in quel momento, erano pervase da emozioni contrastanti: desiderio, imbarazzo, eccitazione, confusione.
Ma entrambe stavano innegabilmente traendo piacere da quel bacio, così come dalla sensazione del reciproco contatto tra i loro corpi nudi.
Nessuna delle due giovani riuscì a comprendere quanto tempo rimasero ferme in quella posizione, intente a baciarsi e accarezzarsi a vicenda, ma fu solo quando Hoshi interruppe il bacio per andare poi a guardare sorridendo il volto della sua compagna di stanza che quest'ultima parve rendersi conto di quello che era appena successo.
"Oh… oh, accidenti…" cominciò a dire Nyota, nuovamente imbarazzata. "Mi… mi dispiace, io… io non so cosa…"
"Non ti preoccupare." la interruppe Hoshi, in un tono gentile e rassicurante e, un secondo più tardi le afferrò delicatamente una mano con la propria.
"Vieni." disse semplicemente la giovane orientale, senza smettere di sorridere, e un'istante più tardi uscì dal vano doccia, tirando gentilmente Uhura e facendola così uscire a sua volta dal cubicolo.
Nell'arco di un minuto, la ragazza del ventiduesimo secolo costrinse gentilmente la ragazza del ventitreesimo ad uscire dal locale adibito a bagno, conducendola poi verso il letto e, un secondo più tardi, la indusse a sdraiarsi sullo stesso, al suo fianco.
"Hoshi…" riprese a dire la ragazza di colore, ancora eccitata e confusa allo stesso tempo. "... io… io non so se…"
"Ssst…" disse Hoshi, premendo un dito sulle labbra della giovane nera. "Fidati di me." concluse, semplicemente.
Un secondo più tardi il guardiamarina Hoshi Sato riprese a baciare il tenente Nyota Uhura, accarezzandole al contempo il viso e le braccia, finché anche quest'ultima parve cedere del tutto alla passione e al desiderio, ricominciando a ricambiare il bacio e muovendo le braccia per esplorare il corpo della giovane asiatica, accarezzandola dolcemente dappertutto.
Ora, nel locale dell'astronave della Federazione Voyager, erano visibili due giovani nude sdraiate sul letto dell'alloggio, il contrasto tra le loro carnagioni reso ancora più evidente dal colore grigio del lenzuolo su cui erano stese, così come i loro movimenti sui reciproci corpi. Gli occhi delle due ragazze erano chiusi, le loro labbra erano impegnate in una dolce e delicata danza di contatti e separazioni, e le loro mani vagavano le une sul corpo dell'altra, come se entrambe volessero memorizzare ogni centimetro della pelle dell' - ormai - amante.
Dopo quella che alle due giovani sembrò un'eternità, Hoshi interruppe il suo bacio con la ragazza di colore, posizionandosi poi con un movimento fluido sopra di lei, a cavalcioni del corpo dell'africana. L'istante successivo, dopo un fugace sorriso rivolto alla coinquilina, la giovane asiatica iniziò a baciare prima il collo, poi il petto, e infine i seni di Uhura, provocando a quest'ultima diversi mugolii di piacere. Hoshi cominciò ad usare le labbra e la lingua per stimolare i capezzoli della ragazza nera, arrivando anche a succhiarli delicatamente, cosa che Nyota parve apprezzare non poco. Infine, l'asiatica riprese il suo lento movimento verso la parte più intima della compagna di naufragio temporale, muovendosi gradualmente all'indietro mentre tracciava una fila di baci lungo il torso, il ventre e il pube della giovane di colore, giungendo infine al boschetto di peluria nera che circondava il sesso della ragazza del - dal punto di vista di Hoshi - futuro.
Un secondo più tardi la giovane orientale allargò delicatamente le gambe di Nyota, avvicinandosi poi al suo fiore e iniziando a leccarlo.
Il tenente Nyota Uhura spalancò gli occhi e inspirò profondamente quando sentì la lingua della ragazza proveniente dal secolo precedente al suo venire a contatto della sua parte più privata, venendo subito dopo travolta dalle sensazioni che i movimenti dell'appendice di carne dell'orientale le stavano procurando: sensazioni per lei nuove e meravigliose. Nyota non aveva mai avuto rapporti saffici prima di allora, anche se non aveva mai avuto problemi all'idea di sperimentare incontri intimi con altre donne: semplicemente, i rapporti che la giovane aveva avuto con individui di sesso maschile - non tutti di specie umana - le erano sempre stati sufficienti per sentirsi appagata, e di conseguenza non aveva mai sentito la necessità di provare altri tipi di sessualità. La giovane africana non avrebbe mai creduto di dover essere scaraventata su una nave un secolo avanti nel futuro insieme ad una ragazza del passato, per vivere una simile esperienza.
Così come non credeva che essere toccata, baciata e stimolata oralmente da una donna potesse essere così piacevole.
"Hoshi... ah..." gemette Uhura, ormai del tutto pervasa dal piacere, e al contempo portò le mani sulla testa della ragazza orientale, spingendola poi verso di lei in un silenzioso invito a continuare.
Hoshi fu felice di sentir invocare il suo nome dalla compagna di naufragio temporale, così come fu lieta della leggera pressione che iniziò a sentire subito dopo all'altezza della nuca: entrambe le cose erano prove di come i suoi gesti volti a procurare piacere alla ragazza di colore stessero avendo effetto, e tale consapevolezza ebbe l'effetto di incrementare ulteriormente l'eccitazione della giovane asiatica, facendola desiderare di provare anche lei almeno parte del piacere che stava sperimentando la sua - ormai - amante.
Sfuggendo alla stretta di Nyota, la ragazza del ventiduesimo secolo si alzò in ginocchio, contemplando per un'istante il corpo nudo e ansimante della sua attuale coinquilina, e subito dopo intrecciò le gambe con quelle della nera, avanzando poi verso di lei fino a che i loro sessi non furono a contatto tra loro. Infine, dopo un ultimo sorriso eccitato in direzione della compagna di disavventure, Hoshi cominciò a muovere il bacino in su e in giù, facendo sfregare le proprie grandi labbra su quelle di Uhura, provocando così ad entrambe nuove ondate di piacere.
Nyota era rimasta leggermente seccata dall'interruzione del tocco della lingua dell'orientale sul suo sesso, e per un istante, vedendo la ragazza muoversi, non riuscì a capire che cosa avesse in mente di fare. Quando Hoshi si posizionò tra le sue gambe, però, la giovane di colore comprese quali erano le intenzioni della giovane del passato, e si affrettò a sistemarsi in modo tale da agevolare i suoi movimenti, ansiosa di sperimentare finalmente quella che era stata, tempo addietro, una delle sue principali fantasie erotiche. Non appena i fiori delle due ragazze vennero in contatto, Nyota emise un gemito di puro piacere, al quale si susseguirono molti altri ansimi e mugolii, sia suoi che della giovane orientale.
La scena che si stava ora svolgendo nell'alloggio della nave del ventiquattresimo secolo sarebbe stata eccitante per qualunque umano - e forse anche non - che avesse avuto modo di assistervi: due giovani nude, dalla carnagione e tratti somatici molto diversi l'una dall'altra, erano intente a stimolare i propri vicendevoli sessi, e al contempo stavano emettendo ansimi e gemiti di puro piacere che, insieme ai movimenti inconsulti delle loro teste, lasciavano ben intendere quanto intense fossero le sensazioni che entrambe stavano sperimentando in quel momento.
Le due naufraghe spazio-temporali continuarono a sfregare i propri sessi l'uno sull'altro per un tempo indefinibile, finché Hoshi non allungò una mano verso il pube della compagna di stanza, interrompendo per un'istante i suoi movimenti pelvici così da sistemarsi meglio sul materasso, e poi riprese i gesti appena interrotti, aggiungendo però agli stessi la stimolazione manuale del clitoride della giovane nera.
Uhura provò uno spasmo di piacere a quel nuovo contatto, e un secondo più tardi si affrettò a spostare la sua mano all'altezza del fiore dell'asiatica, desiderosa di ricambiare il piacere che questa le stava procurando. L'istante successivo Nyota cominciò ad accarezzare dolcemente con le dita il punto più sensibile del corpo di Hoshi, causandole un nuovo gemito di piacere e, al contempo, facendola sorridere divertita.
I movimenti delle due giovani si fecero a poco a poco più veloci e selvaggi, così come crebbero di intensità anche i loro ansimi e gemiti: evidentemente entrambe le ragazze erano sul punto di raggiungere il picco del piacere, e stavano cercando con quei gesti di innescare il proprio orgasmo - e al contempo di provocarlo l'una all'altra.
Hoshi e Nyota riuscirono nel loro intento pochi secondi più tardi, raggiungendo il climax quasi in contemporanea: le due ragazze emisero un gemito molto simile ad un urlo, piegando entrambe la testa all'indietro e facendo così ondeggiare i loro lunghi capelli neri; allo stesso tempo i loro corpi fremettero a causa dell'ondata di piacere che stavano provando, trasmettendo tali vibrazioni dal sesso dell'una a quello dell'altra, intensificando in tal modo ulteriormente le sensazioni di entrambe.
Quando l'esplosione di piacere fu scenata, le due giovani si lasciarono cadere di schiena sul letto della nave del futuro, ansimando pesantemente mentre percepivano i residui del loro orgasmo affievolirsi. Alcuni secondi più tardi, una volta che ebbe ripreso del tutto il controllo di sé, Hoshi districò le sue gambe da quelle della ragazza di colore, portandosi poi al suo fianco e sdraiandosi accanto a lei. I volti delle due compagne di naufragio spazio-temporale si voltarono l'uno verso l'altro, e su entrambi comparve un sorriso felice e sereno. Pochi istanti dopo, le mani delle due ragazze si intrecciarono tra loro quasi in automatico, in un gesto di fiducia, complicità e conforto reciproco.
"Hoshi..." cominciò a dire Uhura, senza smettere di sorridere. "E' stato... è stato..."
"E' stato bellissimo anche per me." la interruppe Hoshi, allargando ulteriormente il suo sorriso.
Il tenente Nyota Uhura e il guardiamarina Hoshi Sato rimasero immobili in quella posizione per alcuni minuti, senza parlare, felici della reciproca presenza e calore, ormai prive di ogni imbarazzo. Il silenzio della stanza, disturbato soltanto dal leggerissimo rumore dei motori della nave in sottofondo, fu interrotto poco più tardi dalla voce della giovane di colore, il cui volto presentava ora un'espressione di leggera curiosità.
"Ecco... ehm... quindi tu... sei..." disse tentennando la ragazza del ventitreesimo secolo, evidentemente indecisa su come porre la domanda che le era venuta in mente.
Hoshi, comunque, parve capire a cosa la compagna di naufragio temporale si riferisse.
"No, non è così." rispose l'asiatica. "Preferisco la compagnia maschile. Ma non mi dispiace... ecco... condividere momenti piacevoli con altre donne, se me ne si offre l'occasione... specie se si tratta di ragazze carine come te." concluse Hoshi, sfoggiando un sorrisetto divertito.
Nyota arrossì lievemente a quelle parole: non era abituata a ricevere apprezzamenti sul suo aspetto da un'altra ragazza, specie da una con cui aveva appena vissuto un'esperienza tanto intima e piacevole.
"Ma... quindi..." continuò la giovane di colore. "...l'hai... ecco... fatto... spesso, in passato?"
Il sorriso di Hoshi, a quella domanda, si allargò ancora di più: la ragazza orientale era divertita e anche eccitata dalla curiosità che la sua attuale coinquilina stava dimostrando per le sue pregresse esperienze di stampo saffico; era evidente che la giovane di colore non aveva mai vissuto situazioni come quella prima di quel momento, e l'idea di aver appena 'iniziato' la sua compagna di naufragio temporale ai piaceri dell'amore tra donne fece sentire Hoshi, in qualche modo, orgogliosa di sé stessa. Senza menzionare il desiderio che la giovane asiatica aveva cominciato a provare, ovvero di poter far vivere all'africana altre 'esperienze' di quel tipo il più presto possibile.
"Beh, si, è successo alcune volte." disse Hoshi in tono falsamente modesto. "Non mi sarebbe dispiaciuto ripetere più spesso quegli incontri... ma sai, è difficile tenere nascoste certe 'attività' su una nave piccola come la mia..."
La giovane orientale interruppe la sua frase, beandosi dell'espressione di stupore comparsa sul volto della ragazza nera, evidentemente colpita dalla sua implicita ammissione di aver fatto sesso saffico con una o più sue compagne di equipaggio.
"D-davvero?" chiese Uhura, girandosi al contempo su un fianco per guardare meglio la compagna di stanza, ora totalmente concentrata sulle sue parole.
"Si, certo." continuò Hoshi, ancora sorridendo. "Mi piacerebbe farti conoscere i membri del mio equipaggio, sono convinta che saresti sorpresa di... ma certo!" disse all'improvviso la giovane del ventiduesimo secolo, alzandosi in piedi subito dopo.
"Che... che succede?" chiese Nyota, stupita da quel gesto improvviso.
Hoshi si girò verso di lei, sorridendo. "Siamo su una nave del futuro, no?" le chiese. "Possiamo chiedere al computer di mostrare le foto dell'Enterprise... ecco... Computer?"
Non appena la ragazza orientale terminò di dire l'ultima parola, nella stanza si udì un leggero suono elettronico, dal quale Hoshi intuì che il sistema informatico della nave era pronto a ricevere istruzioni.
"Puoi mostrarci delle immagini dell'astronave NX-01 Enterprise?" domandò la giovane nuda, emozionata all'idea di poter far conoscere - anche se in modo unidirezionale - i suoi compagni di viaggio alla sua nuova amica e amante.
Un nuovo suono, stavolta più sgradevole, si diffuse nella stanza un istante più tardi.
*Sono spiacente.* disse una voce femminile. *Per consultare i dati richiesti è necessaria un'autorizzazione di grado delta o superiore.*
Quelle parole fecero sentire Hoshi leggermente delusa: aveva già immaginato cosa dire all'amica una volta che fosse comparsa l'immagine degli ufficiali di plancia sul monitor incassato nella parete del locale, così come aveva già pregustato il momento in cui Nyota avesse capito quale era stata la sua 'partner' nei suoi precedenti incontri saffici. Era certa che sarebbe stata più che sorpresa...
"E' inutile, Hoshi." disse Uhura, alzandosi dal letto e avvicinandosi alla compagna di naufragio temporale. "Non ricordi? Quella donna... Sette di Nove, se non sbaglio, ci aveva avvertito che non avremmo avuto accesso ai files storici."
"E' vero..." disse l'asiatica, quasi tra sé e sé. "...però... Computer, non c'è un modo per visionare i files che ho richiesto?"
*Il Ponte Ologrammi non ha subito restrizioni di accesso.* disse ancora la voce femminile.
"Il... il ponte ologrammi?" chiese Uhura, incuriosita da quel nome. "Che cos'è?"
Un nuovo suono si diffuse nell'alloggio della nave stellare Voyager, e un'istante più tardi il computer di bordo iniziò a descrivere le caratteristiche tecniche basilari dei locali noti come Ponti Ologrammi. I volti delle due giovani del passato assunsero gradualmente un'espressione sempre più stupita e interessata e, a poco a poco, nel caso di Hoshi, anche eccitata.
