[Storia originariamente pubblicata in forma cartacea a cura dello Star Trek Italian Club, che ha graziosamente concesso il permesso di pubblicazione in forma digitale. La copertina e tutti i disegni sono di Chiara Falchini.]

Capitolo II

Nei giorni successivi, Viviana fu molto indaffarata, ma il suo lavoro le piaceva immensamente e non le pesava affatto occuparsene anche dieci, dodici ore filate, tantopiù che una buona parte consisteva nel collaudare le modifiche apportate, ovvero giocare sul ponte ologrammi.

Passò la maggior parte del tempo libero assieme a Riker, sia a conversare, sia in attività sportive: tra l' altro, entrambi erano infatti eccellenti artisti marziali, e se Riker era certamente più forte di lei, Viviana era sicuramente più agile, così gli incontri finivano spesso e volentieri in parità. I primissimi giorni preferirono rimaner soli, a rievocare i vecchi tempi ed a raccontarsi le loro avventure, ma a poco a poco Viviana conobbe anche gli altri amici del primo ufficiale, il quale assistette senza sorpresa alla sua integrazione immediata nel gruppo: ricordava perfettamente la sua eccezionale comunicativa ai tempi dell'accademia, quando tutti facevano a gara per esserle amici e lei aveva una parola gentile per tutti, sebbene con nessuno avesse instaurato un rapporto anche solo lontanamente paragonabile a quello esistente tra loro due. Ricordava anche come molti avessero equivocato la natura della loro amicizia, ma allora come adesso nessuno dei due se ne era mai dato pensiero.

Viviana ebbe reazioni vivaci a tutti: il klingon Worf, capo della sicurezza, la entusiasmò ("tenente, lei è la perfetta incarnazione del guerriero, col suo permesso la prenderò a modello per il mio prossimo gioco fantasy"); l'androide Data, secondo ufficiale della nave, la emozionò ("comandante, ho sentito parlare moltissimo di lei, è un vero onore conoscerla"); la dottoressa Beverly Crusher, medico capo della nave, la colpì ("dottoressa, lei ispira una fiducia totale nelle persone, non mi stupisce che la considerino un medico formidabile"); il capitano Jean-Luc Picard, poi, la affascinò, ma stranamente la intimidì pure, e fu quindi a Riker che confidò il suo pensiero ("se dovessi scegliere qualcuno a cui affidare la mia vita, sarebbe lui"). Con La Forge instaurò un perfetto tandem di lavoro ("comandante, non ho mai conosciuto un ingegnere come lei, rigoroso e fantasioso nello stesso tempo"); quanto a Deanna Troi, non fu difficile che tra loro si creasse un certo clima di complicità, di cui Riker si trovò spesso a far le spese, essendo volentieri il bersaglio di scherzi e lazzi di entrambe. La cosa però non gli dispiaceva punto, perché tutt'e due avevano misura e garbo, e non giungevano mai ad urtarlo, neppure lontanamente.

Passò così una decina di giorni, ed infine Viviana si dichiarò soddisfatta del proprio lavoro, con la piena approvazione di La Forge.

"Non rimane che collaudare le modifiche sul campo", sorrise la donna, già pregustando il fatto, "Ho giusto un nuovo gioco di genere fantasy da sperimentare prima della pubblicazione, ed avevo in mente di invitare un gruppo di persone. Che ne dici, Geordi, ti andrebbe di provare?"

"Mi piacerebbe, ma qualcuno deve rimanere a controllare la cosa dall'esterno, e vorrei farlo di persona", rispose il capo ingegnere, "Però puoi contare su di me per il secondo collaudo."

"D'accordo, allora chiederò a Will e Deanna se vogliono venire con me, pensi che il capitano Picard acconsentirà?"

"Non vedo perché no, se ha bisogno di loro in plancia li può sempre chiamare col comunicatore", diede un colpetto alla spilla dorata che portava al petto, "La Forge a capitano Picard."

"Qui Picard, dica pure", ripose la voce del capitano.

"Siamo pronti per il primo collaudo, signore. Se lei permette, la signorina Morgante vorrebbe chiedere al comandante Riker ed al consigliere Troi di partecipare, in modo da avere il punto di vista dei fruitori finali. Intende proporre un gioco di ambientazione fantasy."

"Certamente, se non hanno impegni; attenda."

In plancia, il capitano Picard si rivolse ai due ufficiali:

"Numero Uno?"

"Mi presterò volentieri", rispose Riker sorridendo. Deanna assentì:

"Anch'io."

Inaspettatamente, intervenne Data, l'androide dalla pelle dorata:

"Chiedo il permesso di unirmi al gruppo, signore."

Picard esitò impercettibilmente: non era consueto congedare dalla plancia contemporaneamente il primo ed il secondo ufficiale, ma del resto si trovavano in pieno territorio federale, ed in caso d'emergenza poteva richiamarli all'istante.

"Vada pure anche lei, comandante", decise pertanto, "Signor La Forge?"

"Sì, signore?"

"Il comandante Riker ed il consigliere Troi la raggiungeranno immediatamente in sala macchine. Il comandante Data chiede se può partecipare al collaudo."

La Forge lanciò un'occhiata a Viviana, che annuì con entusiasmo, e rispose:

"Ma certamente, con molto piacere."

"Bene. Picard, chiudo."

Con un gesto, congedò i suoi tre ufficiali, che lasciarono la plancia sul turboascensore di dritta.

Nella cabina, Deanna domandò:

"Data, le posso chiedere la ragione della sua richiesta? So che lei normalmente predilige le ambientazioni poliziesche per mettere alla prova le sue capacità deduttive ed analitiche, mentre Viviana ha parlato di un'avventura fantastica."

L'androide annuì:

"È vero, ma vorrei esplorare il lato fantasioso dell'attività ludica umana, per meglio afferrarne alcuni aspetti che mi risultano ancora oscuri."

Riker sorrise: Data era davvero instancabile nella sua ricerca di comprensione dell'umana natura, pur essendo perfettamente conscio che tale ricerca non avrebbe mai avuto fine. Gli tornò alla mente il loro primo incontro, quando lo aveva trovato sul ponte ologrammi intento a fischiettare, o almeno a provarci, e gli aveva irresistibilmente ricordato il personaggio della favola di Collodi, Pinocchio.

Giunsero in sala macchine, dove Viviana aveva appena concordato con La Forge i controlli da effettuare durante il funzionamento del ponte ologrammi col generatore potenziato. Li vide arrivare e si girò verso di loro con un sorriso di benvenuto:

"Eccovi qua! Venite, dovete inputare i dati del personaggio che volete interpretare: il gioco ha una trama predefinita, ma le sottotrame variano enormemente a seconda del numero di giocatori e delle caratteristiche dei personaggi giocanti."

Deanna era disorientata e chiese spiegazioni:

"Interpretare personaggi? Cosa vuoi dire?"

"Vedo che non conosci i giochi di ruolo. Beh, dobbiamo immergerci in un mondo di fantasia, dove esiste solo una tecnologia molto rudimentale e la magia funziona", spiegò Viviana, "I personaggi devono essere compatibili con questo mondo, non potreste quindi essere degli astronauti, degli ingegneri o dei cibernetici. Ecco, questo è un elenco di possibili scelte, ma se vi viene in mente dell'altro, non c'è problema ad inserirlo."

Sul monitor apparve una sequenza di definizioni: cavaliere, guerriero, mago, guaritore, pastore, scudiero, ladro, monaco, paggio, cuoco, cacciatore... Riker sollevò un sopracciglio, senza comprendere.

"Uhm... e come facciamo a scegliere?", volle sapere.

"Si seleziona una categoria e si esaminano le varie caratteristiche. Il miglior sistema è quello di scegliere un personaggio che si avvicini il più possibile alla propria personalità... Per esempio, io ti vedrei bene nei panni di un cavaliere", selezionò la voce e gli fece vedere le caratteristiche principali del personaggio: forza, coraggio, dirittura morale, lealtà.

"Mi rimetto a te, sei tu l'esperta", disse il primo ufficiale, e Viviana inputò nel gioco il suo personaggio come Lord Riker, cavaliere.

"Scegli pure anche per me", disse Deanna. Viviana sorrise e digitò Lady Deanna, maga; le caratteristiche della sua categoria erano intelligenza, sensibilità, forza di volontà, intuitività.

A questo punto anche Data si affidò a lei:

"Cosa mi consiglia, signorina Morgante?"

Viviana non esitò un momento ed inputò Mastro Data, cacciatore; il personaggio era deduttivo, agile, astuto e veloce.

Infine immise nel database del gioco anche il suo personaggio come Sorella Viviana, monaca. Riker per poco non scoppiò a ridere, salvo poi soffocare la propria ilarità non appena scorte le caratteristiche della categoria: saggezza, controllo psicofisico, equilibrio, formidabile pratica di arti marziali.

Non c'era che dire, Viviana stava dimostrando una fine conoscenza della personalità di ognuno di loro, nonché di se stessa.

"Direi che siamo un gruppo ben assortito", commentò la giovane donna, alzandosi, "Andiamo a vestirci adeguatamente e poi tuffiamoci nell'avventura."

"Buon divertimento", augurò loro La Forge, che aveva seguito tutto con un sorriso, "Approfitto della pausa per andare ad accogliere il tenente Saunders."

"È tornato dalla licenza?", s'informò Riker.

"Sì, riprende servizio subito."

Si salutarono, ed una mezz'ora dopo i quattro avventurieri erano davanti all'ingresso del ponte ologrammi due. Un osservatore casuale avrebbe probabilmente pensato di essere preda di un'allucinazione, ma sull'Enterprise non era inconsueto vedere gente abbigliata nelle fogge più strane, per cultura o per moda, pertanto nessuno ci fece più di tanto caso. Riker aveva indossato un'armatura leggera a placche metalliche, composta di giaco, paraspalle e gambali, e dietro la schiena gli pendeva uno spadone a due mani; Deanna aveva invece una lunga veste viola che scendeva in morbide pieghe attorno alla sua amabile figura; Data era abbigliato con una corta tunica, calzamaglia e stivali leggeri, tutto in colori mimetici verdi e marroni, arco e faretra in spalla; Viviana infine vestiva una casacca rossa a mezza coscia ed ampi pantaloni neri che si restringevano alla caviglia. Tutti erano dotati di uno zaino contenente razioni di cibo da viaggio, acqua ed equipaggiamento vario.

"Computer, caricare programma Spada & Magia", disse Viviana al pannello di controllo esterno, "Eseguire."

"Programma caricato ed in esecuzione", rispose il computer dopo un istante appena. Viviana si avvicinò alla grande doppia porta, che si aprì davanti a lei su di un paesaggio boschivo. Si voltò verso gli altri e sorrise loro:

"Che l'avventura abbia inizio!"

Entrarono, e le porte si chiusero alle loro spalle con un sospiro idraulico.

Mentre il gruppetto si preparava, La Forge andò ad accogliere il suo subalterno di ritorno dalla licenza.

"Bentornato a bordo, tenente Saunders", lo salutò, non appena questi si materializzò sulla pedana del teletrasporto, "Si è divertito, su Risa?"

L'uomo, circa della sua età, era alto e snello, ma possedeva muscoli d'acciaio, come La Forge aveva scoperto a sue spese durante i loro incontri di lotta; i corti capelli neri mettevano in risalto i suoi lineamenti esotici e gli occhi a mandorla indicavano recenti antenati esquimesi.

"Sì, grazie, comandante La Forge", rispose Saunders, scendendo dal teletrasporto. I due uomini si strinsero la mano con calore: ciascuno dei due rispettava enormemente l'altro, e insieme lavoravano molto bene. Le più recenti migliorie all'erogazione d'energia dei motori a curvatura erano stati il risultato di una cooperazione proficua, ed il capo ingegnere non aveva esitato a dare a Saunders la parte di merito che gli spettava. Inoltre, era stata di Saunders la brillante idea di iniziare una collaborazione con i naniti evoluti. Originariamente, i naniti erano dei minuscoli robot derivati dall'atomo, dotati di gigabytes di memoria tali da poter essere programmati per entrare nelle cellule danneggiate di un organismo e di aggiustarle; durante un esperimento di laboratorio, alcuni erano sfuggiti al controllo e si erano installati nel computer di bordo. Interagendo tra di loro, avevano sviluppato una coscienza collettiva ed erano diventanti senzienti, al punto che era stato loro assegnato il pianeta Kabin Alpha 4 perché si evolvessero senza interferenze esterne; quando tuttavia era stato loro proposto di collaborare con gli altri esseri senzienti della Federazione, si erano dichiarati d'accordo ed ora alcuni erano a bordo, in speciali contenitori sigillati dove vivevano indisturbati fin quando non erano chiamati ai compiti loro assegnati. Come i loro parenti naniti medici, si erano rivelati degli ottimi aggiustatori dall'interno, solo che invece di agire a livello atomico su cellule viventi, agivano su chip e componenti della memoria del computer. La collaborazione doveva essere ancora perfezionata, ma aveva rivelato grandi potenzialità.

"Com'è andata avanti la sala macchine senza di me, signore?", s'informò allegramente il tenente, mentre s'incamminavano lungo il corridoio curvo.

"Se l'è cavata", rispose La Forge sullo stesso tono, "Quando sarà di ritorno", aggiunse, "voglio presentarle una persona che forse, data la sua passione per gli ologiochi, conosce già di fama: Viviana Morgante."

Saunders fece tanto d'occhi:

"La famosa ideatrice di giochi di ruolo?", trasecolò, "E che cosa è venuta a fare, a bordo dell'Enterprise?"

"La Flotta Stellare l'ha ingaggiata per migliorare il generatore olografico", spiegò La Forge, fermandosi davanti al turboascensore, "Ha fatto un gran lavoro, in questi giorni, e proprio adesso sta provando un suo gioco assieme al comandante Riker, al consigliere Troi ed al comandante Data."

"Accidenti, mi sarebbe piaciuto esserci", dichiarò Saunders, seguendo l'altro nella cabina arrivata nel frattempo, "M'intendo un poco di programmi olografici, nonché di giochi di ruolo: avrei potuto approfondire l'argomento."

"Beh, ritengo che Viviana si fermerà ancora alcuni giorni per mettere perfettamente a punto le sue modifiche al generatore olografico - non siamo che al primo collaudo generale - pertanto, se vuole, potrà lavorare con noi."

"Grazie, sarà un piacere, comandante."

La cabina si fermò al ponte 7, dove Saunders aveva il proprio alloggio, e La Forge lo congedò:

"Ci vediamo più tardi in sala macchine. Potrà seguire con me il collaudo, d'accordo?"

"Sissignore, a tra poco."

In quel momento, i quattro avventurieri entravano sul ponte ologrammi.