Capitolo III

Deanna si guardò attorno estasiata.

"È fantastico, Viviana", dichiarò, "Mi ricorda i boschi di Betazed."

"A me ricorda invece le foreste della Normandia", disse Riker. Data, pur mantenendo la sua solita espressione neutra, diede la netta impressione di star aggrottando la fronte:

"Per la verità, signori, in questo bosco riesco a vedere cinque varietà di piante terrestri, otto betazoidi, sette andoriane, cinque klingon...", scorgendo gli sguardi impazienti degli altri s'interruppe, "Voglio dire, è un'incongruenza."

Viviana ridacchiò:

"Obiettivamente è vero, Data", ammise senza difficoltà, "ma il mio intento non è di riprodurre un ambiente in modo realistico, bensì in modo da suscitare una sensazione di famigliarità e di atavismo. Le piante che vediamo appartengono a pianeti che almeno uno di noi ha visitato; se tra noi ci fosse stato un vulcaniano, il programma avrebbe creato anche piante di Vulcano, per un deltano, piante di Delta, e via discorrendo, più o meno a parità di condizioni climatiche."

Uno scoiattolo gigante andoriano attraversò balzelloni la radura che si apriva davanti a loro, si fermò un istante a fiutare l'aria, poi si dileguò tra le piante sull'altro lato.

"Lo stesso dicasi per gli animali", aggiunse Viviana, "a cui sono state aggiunte alcune creature fantastiche che non vi voglio anticipare per non rovinarvi la sorpresa."

Si incamminarono nella radura; il sole era tiepido e l'aria profumata, ed il ruscello che scorreva sul lato occidentale del prato boschivo mormorava la sua canzone immutabile. Deanna immerse una mano nell'acqua e la ritirò sgocciolante.

"È incredibile!", esclamò, "Non solo vedo le gocce, ma sento la pelle bagnata. È straordinariamente realistico."

Riker l'imitò, poi bevve un sorso.

"Ehi, ha proprio il sapore dell'acqua", constatò meravigliato. Data intervenne:

"Signore, le devo far osservare che l'acqua non ha sapore."

Riker sorrise:

"Al contrario, amico mio. A volte ha un sapore dolcissimo."

Ancora una volta dal viso dell'androide trasparì perplessità.

"Le faccio un esempio: lei è nel bel mezzo di un deserto assolutamente arido, sta per morire di sete, trova una fonte e beve a sazietà", cercò di spiegare Riker, "In quel momento, le assicuro che l'acqua, per quanto insapore, le parrebbe più prelibata di qualunque nettare."

Data elaborò brevemente il concetto.

"Anche se io non posso morire di sete per mancanza d'acqua, signore, ritengo d'aver capito", annunciò poi, "È come se non potessi più cambiare i miei fluidi lubrificanti per molto tempo e poi, inaspettatamente, ne trovassi un deposito che mi permetta di rinnovarli. Sì, credo che anch'io assocerei il fatto ad una sensazione di piacere."

Viviana aveva seguito lo scambio solo distrattamente, intenta a provare su di sé gli effetti dell'acqua olografica. Immerse un dito, ne bevve un po', poi a sorpresa vi si buttò. Allo scroscio del tuffo, tutti si voltarono.

"Viviana, cosa combini?", volle sapere Riker, entrando in acqua per aiutarla a rialzarsi. Lei stava sorridendo di soddisfazione ed accettò l'aiuto.

"Stavo provando la sensazione degli abiti bagnati addosso", spiegò, "Devo dire che mi sembra veramente di essere zuppa."

Uscì dall'acqua con il primo ufficiale, poi si tolse la casacca e la strizzò, la rimise e trattò allo stesso modo i pantaloni. Non era imbarazzata dalla presenza degli altri: Riker l'aveva vista in condizioni più discinte ai tempi dell'accademia, Deanna era una donna come lei e Data un androide privo di emozioni.

Riker le chiese:

"Dimmi una cosa: se sono un cavaliere, dov'è il mio cavallo?"

"Buona domanda", ribatté lei, finendo di rivestirsi, "Per avere un cavallo, bisogna disporre di denaro, e per disporne, dobbiamo guadagnarcelo. Tu ed io possiamo per esempio batterci a duello per denaro; Deanna può usare le sue arti magiche di guarigione e di divinazione; Data può abbattere qualche animale da cacciagione e rivenderlo", si riassettò alla meglio, "Proseguiamo?"

Si incamminarono, inoltrandosi nel bosco. Riker osservò preoccupato gli abiti bagnati della sua amica.

"Se il programma è tanto realistico, non è che ti buscherai un raffreddore?", indagò, "Qui non c'è la dottoressa Crusher armata della sua siringa ipodermica..."

Viviana scosse il capo:

"No, il sottoprogramma di protezione non lo permette, e non permette neppure la simulazione di altre malattie. Gli avversari possono colpirti, perfino ucciderti, ma non sentiresti dolore né vedresti sangue; semplicemente, in proporzione alla gravità del danno subito, ti vedresti diminuire la capacità di contrattaccare. In qualsiasi caso, è sempre possibile curarsi o farsi curare - Deanna, in quanto maga, ne ha la capacità fin da ora, oppure il programma ti fa trovare qualche pozione curativa - o addirittura di essere resuscitati da un mago di alto livello. Il gioco s'interrompe e si deve ricominciarlo daccapo solo se tutti i giocatori muoiono. Gli avversari che incontreremo sono adeguati al livello di abilità dei giocatori, che ho regolato molto basso perché voi tre siete tutti dei principianti. Via via che la vostra abilità crescerà, il programma provvederà automaticamente a adeguare il livello di difficoltà", gli sorrise, "Se sconfiggiamo gli avversari troppo facilmente, non c'è divertimento, no?"

Una lepre attraversò il sentiero che serpeggiava tra gli alberi. Fulmineo, Data incoccò una freccia e tirò: la bestiola cadde trafitta e l'androide andò a prenderla per riporla nel carniere che gli pendeva dalla cintura. Riker e Deanna erano leggermente scossi: da oltre due secoli ormai non era più necessario uccidere gli animali per nutrirsi, potendo i sintetizzatori alimentari ricreare perfettamente qualunque tipo di cibo partendo dalle sue componenti atomiche; il programma era talmente realistico che, per un istante, avevano dimenticato che si trattava solo di una finzione.

Viviana, abituata alle esigenze dei giochi fantasy, non vi fece caso.

"Bel tiro, mastro Data", si complimentò, "Può fruttarci qualche soldo, oppure possiamo mangiarcelo stasera per cena", si rivolse agli altri due, "Ovviamente, anche il cibo è solo un'illusione olografica ed in realtà non mangeremmo un bel niente; tuttavia, se le mie modifiche risulteranno efficaci, avremmo una sensazione di sazietà uguale a quella che proveremmo se ingerissimo veramente del cibo."

Si rimisero in cammino, e dopo un poco Deanna domandò:

"Viviana, non mi hai ancora spiegato in che modo il mio personaggio lancia le sue magie."

"Incantesimi", la corresse l'altra, rallentando in modo di permetterle di raggiungerla, "Nel tuo zaino c'è il tuo Libro Magico: ti spiegherà come muovere le mani e qual è la parola-chiave relativa all'incantesimo che vuoi lanciare. Non tutti gli incantesimi descritti nel Libro sono alla sua portata: via via che il tuo livello d'esperienza si alzerà, potrai usarne sempre di più, fino ad arrivare ai più potenti. Ricorda anche che ogni incantesimo consuma una determinata quantità di energia: la tua riserva crescerà con l'esperienza, ci penserà il computer a calcolare ogni volta consumo e rimanenza."

"E come faccio a recuperare l'energia spesa?"

"Cibo e riposo", rispose sinteticamente Viviana, "Nello zaino ci sono anche delle razioni da viaggio ad alto contenuto calorico, un equivalente delle moderne razioni d'emergenza, se vogliamo."

"Molto bene. Possiamo fermarci un attimo? Così posso studiare i miei incantesimi, non si sa mai quando possono servire."

"D'accordo, lady Deanna. Lord Riker, mastro Data?", chiamò Viviana, "Facciamo una piccola sosta, la nostra maga desidera studiare."

Deanna si sedette su di un masso, tirò fuori dallo zaino il Libro e si mise a studiarne il contenuto. Seguendo il suggerimento di Viviana, Riker estrasse lo spadone e si esercitò in un immaginario duello. Data non aveva bisogno di allenarsi al tiro con l'arco, possedendo forza e mira più che adeguate a quell'arma, mentre Viviana si dedicò all'esplorazione del mondo creato da lei e dal computer, assaggiando, annusando, palpando, ascoltando, osservando i più minuti particolari, meravigliandosi della precisione e del realismo che il generatore olografico modificato era riuscito a dare ad ogni cosa. Tenne però sotto controllo il suo entusiasmo: era ancora troppo presto, e lei mirava sempre a risultati più che soddisfacenti, pertanto doveva verificare attentamente ancora moltissimi particolari.

Deanna aveva una memoria fotografica, il che le permise di memorizzare gli incantesimi alla sua portata nel giro di dieci minuti. Stava per riporre il Libro, quando un forte rumore di rami spezzati ed un grido femminile la fecero saltare in piedi.

"Mettimi giù, brutta bestiaccia!", strillava Viviana. In un istante, Deanna, Riker e Data furono sul posto da cui udivano provenire le grida, ma la giovane donna era sparita. Uno schianto sopra le loro teste li fece schizzar via, appena in tempo per evitare di essere travolti da un grosso ramo che piombò giù da un'enorme sequoia. Alzando gli occhi, scorsero tra le fronde un gigantesco ragno, nero e peloso, che teneva Viviana tra le mostruose mandibole; non possedeva forza sufficiente a stritolarla, tuttavia lei non riusciva a liberarsi, nonostante tempestasse di pugni le ganasce chiuse attorno al suo corpo.

"Data, cerchi di colpirlo con una freccia in un punto vitale!", gridò Riker, precipitandosi ai piedi dell'albero su cui era appollaiato il mostruoso ragno, "Stia attento a non colpire Viviana, io mi arrampico."

L'androide prese accuratamente la mira, ma Viviana si dibatteva furiosamente nella stretta della bestiaccia e lui non riusciva ad avere un tiro sicuro. Il sottoprogramma di protezione non gli avrebbe permesso di ferire veramente la giovane donna, ma non sarebbe stato realistico scoccare per questo la freccia. Riker avrebbe detto che non sarebbe stato divertente. Il fitto intrecciarsi di finzione e realismo disorientava Data: gli umani erano esseri davvero complessi, una materia di studio inesauribile... ed una meta forse irraggiungibile, per lui.

Tutto questo gli passò per la mente nel giro di pochi nanosecondi. Trovò un tiro sicuro e scoccò la freccia, che andò a piantarsi esattamente tra gli occhi sfaccettati dell'enorme ragno, il quale però non si scrollò neppure. Forse doveva colpirlo in un occhio, pensò Data, preparandosi a tirare nuovamente.

Intanto Riker era arrivato appena ai primi rami, e Viviana urlava imprecazioni ed improperi all'indirizzo del mostro.

Deanna allungò una mano, tracciò un simbolo nell'aria e mormorò una parola. Il ragno parve preso da improvvisa paralisi.

Riker si bloccò, alzando gli occhi per appurare la causa di quell'inaspettata immobilità, e Viviana rise di sollievo:

"Brava, Deanna, hai usato l'incantesimo giusto!"

Data abbassò l'arco e ripose la seconda freccia, ormai inutile, nella faretra. Viviana lanciò un'occhiataccia a Riker, ancora fermo ai rami più bassi:

"Allora, lord Riker, volete muovere le chiappe e venire a liberarmi?!"

Deanna scoppiò a ridere a quell'uscita, ed anche il primo ufficiale sogghignò. Penando un poco, perché non era abituato ad arrampicarsi come le scimmie, raggiunse l'amica e l'aiutò a districarsi dalle mandibole del ragno. Guardandolo di sghimbescio, gridò una domanda a Deanna:

"Quanto durerà l'incantesimo, lady Deanna?"

"Una decina di minuti ancora", lo rassicurò lei dal basso, "Potete prendervela comoda."

Quando infine tornarono a terra, Viviana si complimentò col gruppo:

"Vi siete comportati molto bene, alla vostra prima avventura: bravi! La vostra esperienza è stata incrementata, sarà il computer a darvi notifica del passaggio al livello superiore, facendovi trovare un biglietto o mandandovi un messaggio o quant'altro sarà compatibile col gioco e con la situazione", li sogguardò uno ad uno, "Vi siete divertiti?"

"Da matti!", ammise Deanna ridendo, "Non avrei mai creduto che fare la maga sarebbe stato tanto entusiasmante!"

Anche Riker era sorridente:

"È stato fantastico, anche se ho potuto fare ben poco."

"Arriverà anche il tuo momento, Will, non preoccuparti", ribatté Viviana, "Siamo appena all'inizio."

Data cercava di ordinare quell'esperienza in uno schema logico, ma non ci riusciva.

"Non capisco", ammise, "La situazione era, direi, abbastanza spaventosa, con la signorina Morgante... voglio dire, sorella Viviana... nelle fauci di un essere mostruoso, tuttavia voi affermate di esservi divertiti."

"Ma certo, Data", spiegò Deanna, "Finché si tratta di una finzione, ci si diverte nelle situazioni più insolite. Se questa fosse stata realtà, non ci sarebbe stato nulla di divertente."

Data assimilò la notizia e la aggiunse alla già enorme massa di dati che aveva raccolto nel corso degli anni sui comportamenti più disparati, spesso per lui incomprensibili, dell'Uomo, un vero compendio della natura umana, dal quale sperava che un giorno scaturisse la chiave per la sua propria umanità.

Non si rendeva conto che, per certi aspetti, lui era più umano di certi esseri umani in carne ed ossa.

"Credo di comprendere, ora", disse quindi, "Il divertimento sta nel fatto che si tratta di un gioco, e pur nella frenesia del momento, voi non ve ne dimenticate mai."

"Se ce ne dimenticassimo", disse Riker, "significherebbe che non riusciamo più a distinguere la realtà dalla fantasia, il che sarebbe indice di gravi turbe psichiche."

Data annuì, concordando.

"Bene, sarà meglio allontanarci", intervenne Viviana, "prima che quella bestiaccia si riprenda."

Tornarono indietro a raccogliere gli zaini, abbandonati per correre in soccorso alla monaca, e poi si incamminarono nuovamente.

Nel frattempo, in sala macchine, La Forge e Saunders stavano tenendo d'occhio i complessi diagrammi che visualizzavano il funzionamento del programma in corso.

"Sta andando a meraviglia", constatò La Forge, indicando un sinusoide, "Il tempo di reazione si è più che dimezzato."

"Incredibile", commentò Saunders, "Quella ragazza è un vero genio", controllò un altro diagramma, "Sono pronto a giurare che si stanno divertendo come matti, là dentro."

"Lo credo anch'io", concordò il capo ingegnere, "La prossima volta, faremo in modo di esserci anche noi."

Il tenente annuì con enfasi.