RICORDARSI DI CARICARE COPERTINA!
[Storia originariamente pubblicata in forma cartacea a cura dello Star Trek Italian Club, che ha graziosamente concesso il permesso di pubblicazione in forma digitale. La copertina e tutti i disegni sono di Chiara Falchini.]Capitolo VIII
Il computer era leale. L'incontro con il drago rosso era previsto per l'intero gruppo, che aveva buone possibilità di cavarsela, e non per un suo singolo membro. Purtroppo, la frana che avrebbe dovuto coinvolgerli tutti aveva preso soltanto sorella Viviana: mastro Data gli aveva rovinato la scena. Così, al computer non rimaneva che una scelta, come gli avevano appena efficacemente suggerito: creare un personaggio non giocante, cioè un'olografia in grado di interagire con i personaggi giocanti, ossia gli avventurieri, ma ininfluente ai fini dello svolgimento complessivo del gioco.
Con la spaventosa velocità dei suoi sofisticatissimi processori, il computer cercò un personaggio adeguato per indole ed esperienza nella banca-dati dell'Enterprise, lo trovò, ne estrapolò un'immagine olografica adatta al contesto, le conferì la personalità indicata nella scheda, inventò una storia compatibile con il gioco e la inserì nel mondo immaginario di Spada & Magia con l'unico scopo di togliere sorella Viviana dal guaio in cui l'aveva, peraltro involontariamente, cacciata.
Viviana fissava il drago negli occhi incandescenti, consapevole che tra un istante sarebbe stata avvolta nelle fiamme del suo fiato; darsi alla fuga non sarebbe servito a nulla, quei grossi bestioni erano di un'agilità sorprendente e sarebbe stata raggiunta in un istante senza sforzo alcuno, senza che la creatura nemmeno si scomodasse ad alzarsi in volo.
Non morirò veramente, sarà solo un'illusione, in realtà sarò viva e vegeta e senza un graffio, tentò di dirsi, ripetendolo in continuazione, come una litania, cercando di creare un rifugio per la sua mente, in modo che potesse sfuggire alla pazzia cui poteva indurla una morte fasulla, ma terribilmente reale.
Il drago rosso la guatava, malevolo e crudele, preparandosi ad arrostirla in una fiammata.
All'improvviso, i suoi spaventosi occhi color della lava infuocata si spostarono alle spalle di Viviana.
"Guarda e sottomettiti, drago!", si udì una voce maschile gridare, pochi metri dietro alla giovane donna, "Questo è l'Amuleto dei Draghi, non puoi nulla contro di esso."
Viviana non osò staccare lo sguardo dalla grande creatura rossa; per un lungo istante, il drago rimase perfettamente immobile, gli occhi fissi su chi aveva parlato, chiunque fosse. Poi, con sua somma meraviglia, Viviana lo vide abbassare lentamente la grande testa triangolare coronata da puntute scaglie ossee ed assumere un atteggiamento sottomesso, smentito però dallo sguardo spavaldo.
"Vieni dietro di me", disse l'uomo alle spalle di Viviana, a bassa voce in modo che solo lei udisse, "Presto!"
La monaca non se lo fece ripetere due volte ed un istante dopo osservava il drago da dietro l'ampia schiena di un uomo altissimo, rivestito di un corsetto a scaglie e con un grande scudo che gli pendeva dalle spalle; un elmo di foggia vagamente nipponica gli copriva la testa, da sotto il quale fuoriusciva una coda di cavallo di lunghi capelli corvini.
Appena in tempo: infuriato dal fatto che la preda gli stesse sfuggendo, il drago aprì le fauci e soffiò il suo micidiale alito infuocato. Le fiamme avvolsero i due malcapitati, e Viviana urlò di paura. Poi di botto smise: le lingue di fuoco si aprivano a pochi centimetri davanti all'uomo, giravano loro intorno e si richiudevano dietro, senza sfiorarli. Sentiva un po' di calore, ma nient'altro. Dovette soffocare una risata isterica, dovuta al sollievo: si era completamente dimenticata della proprietà particolare dell'Amuleto dei Draghi, in grado di proteggere dalla magia specifica di ciascun drago: nel loro caso, trattandosi di un drago rosso, dal fuoco.
Le fiamme si esaurirono, lasciando dietro di sé un sentore di ozono simile a quello del phaser.
"Cosa volevi dimostrare, drago?", domandò il guerriero con voce dura, "Vedi da te che la tua magia non ha potere sull'Amuleto."
Ancor più furibondo, il drago soffiò un'altra, più micidiale zaffata di fuoco, che s'infranse contro l'invisibile barriera dell'Amuleto. Ne seguì una terza, poi una quarta, ed infine il drago esaurì la sua forza magica. Del fumo nero gli saliva dalle narici mentre guatava il suo avversario con occhi terribili, ma il guerriero non si fece impressionare punto.
"Lasciaci andare, drago", gli ordinò con fermezza, "Hai già consumato il tuo fuoco."
Il drago ruggì di frustrazione. Avrebbe potuto precipitarsi contro di loro e schiacciarli, ma la vista dell'Amuleto, che tanto potere aveva su di lui ed i suoi consimili, lo frenava.
"Così sia, umano", disse quindi, con voce cavernosa, "Ma solo se mi mostrerai la tua faccia, in modo che in futuro io possa riconoscerla."
"Non vedo come tu possa impormelo", ribatté il guerriero, in tono leggermente derisorio, "tuttavia voglio accontentarti: dovrai ricordarti molto bene di Bryan Darksword, perché, se un giorno dovessimo incontrarci nuovamente, non sarò così clemente, con te. Non credo di doverti rammentare che l'Amuleto dei Draghi assorbe la magia draghesca o la può rimandare al mittente, a discrezione del possessore."
Così dicendo, il guerriero si tolse la maschera di cuoio nero che gli copriva la parte superiore del viso e che Viviana, da dietro, non aveva finora notato. Scoprì un volto fiero e nobile, dal colorito olivastro, lunghi occhi scuri come la notte, naso affilato, bocca decisa incorniciata da barba e baffi nerissimi.
Il drago aveva perso parte della sua arroganza.
"Poiché non hai avuto timore a mostrarmi il tuo volto, né a rivelarmi il tuo nome", annunciò, "io ti dirò il mio: sono Ruthork Firebane. Potete andarvene indisturbati dal mio territorio, ma non rimettetevi più piede, né tu, né la donna."
"Puoi starne certo!", borbottò Viviana a denti stretti, voltandosi ed incamminandosi in fretta nella direzione da cui era venuta; il guerriero le stette alle calcagna, e non rallentarono finché non furono ben al di fuori della vista del drago.
"Ben fatto, computer", disse Saunders, ed a La Forge e Barclay che lo guardavano senza capire spiegò, "La scena era stata molto probabilmente prevista per tutto il gruppo, non per la sola Viviana, che non aveva scampo. Così, il computer ha creato quello che in linguaggio tecnico si definisce un personaggio non giocante, che interagisce con i giocatori ma senza influire sulla storia complessiva, in modo da aiutarla", fissò pensieroso lo schermo, che inquadrava Viviana e Bryan di spalle mentre si allontanavano dalla tana di Ruthork Firebane, ed aggrottò la fronte, "Non so, quel personaggio mi ricorda qualcuno..."
"Un momento, ora è sorpresa", disse Deanna, riferendosi a Viviana, "Sento il suo sollievo... È intervenuto qualcosa, o qualcuno, a trarla d'impaccio. Ecco, adesso è al sicuro, lo spavento sta passando. Uhm...", s'interruppe ed aprì gli occhi, "Credo che abbia incontrato una persona... affascinante", sorrise. Riker, tornato indietro dalla sua inutile corsa, la guardò perplesso:
"Affascinante?", indagò, scettico. Deanna annuì:
"Almeno, lei lo trova tale", confermò, ma non aggiunse altro, essendo la discrezione parte fondamentale del suo lavoro, "Piuttosto, invece", aggiunse, "ho percepito anche il resto dell'equipaggio dell'Enterprise. Si stanno dando molto da fare per aiutarci, anche se non ho idea di come intendano procedere."
"Beh, se non altro ora sappiamo che si sono accorti della nostra situazione", commentò Data, "Sono certo che Geordi sta facendo tutto ciò che è in suo potere per farci uscire da qui."
Riker, che conosceva bene l'amicizia tra l'androide ed il capo ingegnere dell'Enterprise, annuì:
"Può starne certo, signor Data."
Pochi istanti dopo, erano di nuovo in cammino.
Quando infine Viviana si sentì sufficientemente al sicuro, si fermò e si voltò verso il suo inaspettato soccorritore.
"Chiunque tu sia, Bryan Darksword, io ti ringrazio", disse, "Ti devo la vita."
"Non c'è di che", ribatté il guerriero, con molta modestia, indirizzandole un sorriso; denti bianchissimi balenarono nella barba scura, più folta di quella di Riker, ma ugualmente curata, "Posso sapere il tuo nome?"
"Sono Viviana, una monaca", si presentò lei, porgendogli la mano. Lui la prese e, a sorpresa, gliela baciò galantemente, come si sarebbe convenuto ad una dama d'alto rango. Lusingata, Viviana non seppe bene che faccia fare e si limitò a contraccambiare il suo sorriso.
"Vieni", disse Bryan, "è meglio allontanarci ancora un poco."
Camminarono in silenzio per un paio di chilometri; nel tragitto, Viviana ebbe agio di osservare meglio il suo salvatore. Era alto almeno un metro e novanta, al pari di Riker, ma probabilmente, tolto il flessibile corsetto, era più magro, anche se le gambe, strettamente avvolte in brache di pelle nera, e le braccia, nude ad esclusione di due copriavambracci di cuoio borchiato, rivelavano una solida muscolatura; sul petto, appeso ad una catena, portava un grande medaglione di rame con un intricato disegno, d'indubbia fattura magica; dal cinturone gli pendeva una spada di uno strano metallo scuro, da cui con ogni evidenza gli derivava il soprannome; portava stivali al ginocchio di morbido cuoio nero, nonché paramani, a scaglie come l'armatura.
Tuttavia, non era il suo aspetto, per quanto attraente, a colpirla in modo particolare; no, era qualcosa ad un livello più profondo, un'aura che lo circondava e che parlava di nobiltà d'animo, lealtà, senso dell'onore, coraggio e forza morale, un'aura che la affascinava come non le era mai accaduto prima. Doveva fare uno sforzo non indifferente per ricordare che si trattava solo di un ologramma - non pensava infatti che qualcuno fosse riuscito ad intrufolarsi nel gioco in svolgimento, non dopo che il computer li aveva praticamente intrappolati al suo interno.
Un ologramma... ma il cui magnetismo lo rendeva più vivo e reale a lei di qualsiasi altro uomo avesse mai incontrato.
Infine si fermarono a riposare, e Bryan fece l'atto di coprirsi il volto.
"Posso chiederti per quale ragione porti una maschera?", domandò Viviana. Bryan la guardò, sorpreso della domanda, e lei alzò le mani:
"Scusami, non volevo essere indiscreta."
"Oh, no, non lo sei affatto", la rassicurò lui, "Non è un segreto, ma se non sai che cosa significa, devi venire da molto lontano", Viviana annuì per confermare e Bryan proseguì, "Appartengo al Clan dei Senzavolto. Siamo un clan di guerrieri mercenari, uomini e donne che si guadagnano la vita vendendo la loro spada. La nostra fedeltà a chi ci paga è indiscutibile... finché chi ci paga è fedele a noi, oppure non si riveli un pazzo od un traditore nei confronti del Grande Re, cui tutti dobbiamo la nostra fedeltà suprema", le sorrise, ma il suo sguardo era serio, "Poiché mi hai visto in faccia, devo chiederti di fare solenne giuramento di non rivelare mai la mia identità a chicchessia, per nessuna ragione."
"Ma certo", disse subito Viviana, "Hai la mia parola di monaca. O desideri qualcosa di più formale?"
"No, conosco i tuoi pari e la tua parola mi basta."
Viviana imitò Bryan, che si era alzato; vide che lui stava fissando la roccia su cui si era seduta, sulla quale spiccava una macchia di umidità.
"Sono caduta nel fiume", spiegò, "Stavo percorrendo quella cengia lassù", indicò con la mano, "assieme ai miei tre amici, quando una frana mi ha fatto scivolar giù e finire in acqua. Quando ho trovato il drago, stavo cercando della legna per accendere un fuoco ed asciugarmi."
"Allora", disse Bryan, "prima che ti buschi un malanno, sarà meglio farlo subito, sorella."
"Solo Viviana, ti prego", si schermì lei, un poco a disagio per il titolo che spettava al suo personaggio, "Finché camminiamo, non sento freddo", aggiunse. Bryan pensò che la sua riluttanza fosse dovuta al drago:
"Sta' tranquilla, Ruthork Firebane non ci disturberà più, non dopo aver visto all'opera l'Amuleto dei Draghi."
"Non ne dubito", spiegò allora Viviana, "il problema è un altro: non ho abiti di ricambio."
Bryan ci rimase come un baccalà; sotto la maschera, la giovane donna immaginò senza fatica che diventasse rosso come un pomodoro.
"Perdonami, Viviana!", balbettò, "A volte ho il tatto di un toro alla carica...", scosse la testa, mortificato, "Beh, posso prestarti il mio mantello, dovrebbe coprirti da capo a piedi."
Si tolse lo scudo dalle spalle, rivelandovi sotto un piccolo zaino da cui estrasse un manto grigio scuro accuratamente ripiegato.
"Puoi cambiarti mentre cerco la legna", disse, porgendoglielo.
"D'accordo", disse lei, accettando l'indumento.
Poco dopo, era avvolta nel mantello ed i suoi abiti giacevano sulla roccia, mentre Bryan si dava da fare per accendere il fuoco con i rami secchi che aveva raccolto; poi, il guerriero prese gli indumenti umidi e li tenne sospesi a turno davanti alla fiamma, passandoli a Viviana via via che si asciugavano. Nel frattempo fecero un po' di conversazione.
"Che metallo insolito", osservò la giovane donna, riferendosi alla spada. Bryan ne sfiorò l'elsa con una sorta d'affetto.
"È un'arma antica", raccontò, "che viene tramandata nel nostro clan di generazione in generazione, non necessariamente di padre in figlio. La leggenda narra che una notte cadde una stella a poca distanza dalla casa di un Senzavolto, il quale il giorno dopo trovò un grumo di metallo nero; lo fece forgiare nella spada che vedi, e da allora è sempre appartenuto ad un membro del clan. C'è chi la ritiene un'arma magica, ma finora non c'è alcuna prova concreta a dimostrarlo. Io l'ho ricevuta da una mia zia, e da allora ho assunto il soprannome di Darksword, Spadascura, come tutti i precedenti proprietari", le porse la casacca asciutta e le sorrise, "Dove sei diretta, con i tuoi amici? Se avete bisogno di una guida, sarò lieto di accompagnarvi."
Viviana non era una ragazzina inesperta: qualcosa nell'atteggiamento di Bryan le fece capire che il guerriero desiderava prolungare il loro incontro e la sua offerta era un mezzo per farlo. Questo presupponeva un interesse da parte sua... ma Spada & Magia non prevedeva risvolti romantici, né tantomeno erotici. Di nuovo, doveva essere il computer, il quale, per amor di verità, aveva inserito quella variante. Beh, bastava che lei declinasse l'offerta, e l'affascinante Bryan Darksword se ne sarebbe andato, risucchiato nei processori che attendevano allo svolgimento del gioco. L'attrazione che sentiva per lui - un ologramma - non era naturale, ed era pericoloso per il suo equilibrio emotivo indulgervi: un conto è che sia il fruitore a scegliere un gioco sentimental/erotico, del tipo di quelli che avevano reso famoso il locale del ferengi Quark sulla stazione spaziale Deep Space Nine, ed un altro è che sia il gioco a scegliere per il fruitore. Meglio darci un taglio subito, e via.
"Prima però devo ritrovarli, i miei amici", si sorprese invece a dire, invitandolo chiaramente ad aiutarla nell'intento.
"Ma certo", fu pronto ad accettare Bryan, alzandosi. Voltò le spalle a Viviana per permetterle di finire di rivestirsi e spense il fuoco usando terra e ghiaia.
Viviana constatò che anche lo zaino si era asciugato a sufficienza, così se lo rimise in spalla; poco dopo, ripresero il cammino.
