RICORDARSI DI CARICARE COPERTINA!
Capitolo XI
Dopo il pasto, lady Gwyneth li invitò a trascorrere la serata nel suo salotto, dove un menestrello allietò le loro orecchie con musiche e storie. Ad un certo punto, Alisander, per far colpo su Deanna, strimpellò alcune arie su di un cembalo, dimostrando una certa abilità; Fiona lo accompagnò con la sua bella voce in una ballata.
Stanchi per la lunga camminata di quel giorno, ben presto gli ospiti si ritirarono, profondendosi in ringraziamenti alla castellana. Viviana attese che gli altri si fossero allontanati per rivolgersi alla dama:
"Lady Gwyneth, la vostra ospitalità è squisita, e saremmo lieti di approfittarne per alcuni giorni. Purtroppo, impegni urgenti ci chiamano altrove, e dovremo ripartire già domani mattina."
La castellana si dimostrò dispiaciuta:
"È un vero peccato, per noi è un piacere alquanto raro avere degli ospiti. Siete sicura che non possiate trattenervi almeno un altro giorno, sorella Viviana?"
"Purtroppo non è possibile, milady, e lo dico con rammarico."
"Capisco. D'accordo, allora farò preparare dei viveri da viaggio, e vi darò dei cavalli", Viviana tirò il fiato per protestare, ma la nobildonna glielo impedì con un gesto, "Sono certa che troverete il modo di ripagarmi o di restituirli: Bryan Darksword mi ha parlato molto bene di voi tutti, ma in particolar modo di voi, sorella Viviana", aggiunse con un sorriso. La giovane donna si sentì arrossire come una ragazzina colta in flagrante, ma si dominò:
"Siete molto generosa, milady. La vostra fiducia è ben riposta."
Si congedò con un inchino e salì in camera. Era stanca, ma non aveva un filo di sonno, così aprì la porta-finestra ed uscì sul balcone. Si appoggiò alla balaustra, alzando gli occhi al cielo stellato; tentò invano di riconoscere le costellazioni, ma il mondo di Spada & Magia era totalmente frutto d'invenzione, comprese le stelle che vi brillavano, che quindi non assomigliavano a nessuna configurazione nota.
Il lieve rumore di una porta che veniva aperta la fece voltare; sulla soglia di una delle camere apparve l'alta sagoma di Bryan. Scorgendola, le rivolse un cenno di saluto e la raggiunse.
"Stavi ammirando le stelle?", domandò in tono affabile.
"Già", confermò lei, laconica, "Mi concilia il sonno", fece per allontanarsi, "Ti auguro la buonanotte."
Bryan le sbarrò il passo, tanto che lei quasi gli sbatté contro.
"Ho fatto qualcosa di sbagliato?", volle sapere il guerriero.
"No, niente...", rispose lei, sorpresa, "Perché questa domanda?"
"Forse allora ho sbagliato a capire?", insistette Bryan. Viviana si sentiva piuttosto confusa:
"A capire cosa?"
"Credevo...", Bryan s'interruppe, fece un passo di lato e si appoggiò alla balaustra, fissando il cortile sottostante con sguardo vacuo, "Non sono molto bravo in queste cose", proseguì, "passo la maggior parte del mio tempo a combattere per questa o quella causa, non certo a corte, così non ho mai imparato l'arte di parlare alle donne. Ma... tu mi piaci, Viviana. Credevo fosse lo stesso per te. Non ho mai incontrato una donna come te, e vorrei conoscerti meglio", girò il viso verso di lei e, a sorpresa, si tolse la maschera, "Me lo permetterai, o mi terrai a distanza come stasera?"
Viviana si sentiva in preda ad un terremoto emotivo. La dichiarazione di Bryan non la coglieva certo di sorpresa, ma le parole che aveva scelto, così franche e dirette, disarmanti nella loro semplicità, l'avevano profondamente colpita. Si trattava solo di un ologramma, ma si comportava in maniera così... vera! In accordo col suo carattere, non poté fare a meno di rispondere con altrettanta franchezza:
"Anche tu mi piaci, Bryan, mi piaci davvero molto", confessò quindi, ma era consapevole di dover trovare una ragione per non andare oltre quel punto, "Solo che... domattina dobbiamo ripartire."
"Allora verrò con voi", dichiarò semplicemente il guerriero, "So d'aver fatto l'incontro della mia vita, e non ti lascerò andar via tanto facilmente!"
Il suo tono sincero ad appassionato la turbò profondamente. Incapace di controllarsi, gli si avvicinò e gli posò la mano sul braccio. A livello conscio, il suo intento era semplicemente quello di partecipargli la sua comprensione, ma fu ciò che accadde dopo a corrispondere in realtà al suo vero desiderio.
Il suo tocco parve innescare una miccia dentro Bryan, che si voltò e, di repente, la prese tra le braccia. Prima che Viviana realizzasse quello che stava per succedere, abbassò il viso sul suo e la baciò. Per un istante, solo per un istante, Viviana pensò di ribellarsi, ma l'emozione l'afferrò in un vortice irresistibile, così simile al suo primo bacio di fanciulla da farle piegare le ginocchia. Si aggrappò alle ampie spalle di Bryan e, la mente obnubilata da una tempesta di sensazioni esaltanti, ricambiò appassionatamente il bacio.
In sala macchine, l'agente della sicurezza osservava ciò che stava accadendo con il dovuto distacco professionale: nel corso della sua carriera, gli era capitato di dover assistere a scene ben più scabrose di un bacio, per quanto passionale.
Intanto, La Forge e Barclay stavano aiutando Saunders nella preparazione della scarica di naniti destinata a dissolvere il blocco al computer.
"Ci siamo quasi", annunciò Saunders.
Sul terrazzo del castello di Kwynagh, Viviana e Bryan erano ancora avvinti l'uno nelle braccia dell'altra, mentre si scambiavano baci sempre più infuocati. La giovane donna si sentiva girare la testa; per lei, il tempo si era fermato, nulla più esisteva all'infuori di loro due e del desiderio che la travolgeva come marea montante, un desiderio che trascendeva la carne per infondersi nell'anima e nel cuore. Il mondo avrebbe potuto andare a pezzi, e non se ne sarebbe accorta.
Con un movimento apparentemente privo di sforzo, Bryan la prese in braccio e la portò in camera.
"Pronti", disse Saunders.
"Esegua", ordinò La Forge, la voce tesa dall'aspettativa. Il tenente premette un unico tasto, e la scarica entrò bruscamente nei circuiti del computer. In pochi istanti, i naniti raggiunsero il blocco, lo esaminarono e lo attaccarono. Fu questione di pochissimo, ma ai tre in attesa parve una mezza eternità.
"Blocco rimosso!", annunciò Barclay, concitatamente. Saunders s'illuminò come un albero di Natale, e La Forge gli sorrise:
"A lei l'onore, tenente."
Saunders si erse in tutta la sua considerevole statura e scandì:
"Computer, terminare programma Spada & Magia sul ponte ologrammi due."
"Eseguito", rispose semplicemente il computer.
Sdraiata sul letto, Viviana contraccambiava i baci e le carezze di Bryan; il cuore le batteva all'impazzata, con colpi talmente forti da farle quasi male, e si sentiva tremare nel corpo come nell'anima.
Nella sua mente, Bryan non era ormai più soltanto un ologramma - se mai lo era veramente stato - ma aveva assunto tutto lo spessore, la dignità e la statura di un essere umano in carne ed ossa, e lei era pronta ad amarlo con tutta se stessa. Non si era mai resa conto del freddo e buio vuoto che c'era dentro di lei, relegato in un remoto angolo della sua anima, ignorato, nascosto. Era come se, per tutta la vita, non avesse fatto altro che aspettare Bryan; ora finalmente lo aveva incontrato, e lei poteva infine dirsi completa.
Ci fu come un prolungato, sommesso sibilo, poi d'un tratto Viviana si sentì mancare tutto intorno a sé. Con un grido, cadde di schianto a terra, battendo dolorosamente la schiena.
Tutto era scomparso - Bryan, la camera, gli abiti.
Come preda di un incubo, si guardò attorno, ciecamente, faticando a mettere a fuoco lo sguardo sul reticolo di linee gialle che delimitava i contorni del ponte ologrammi. A poca distanza, Deanna, Riker e Data, l'una sdraiata, gli altri in piedi, si osservavano in giro smarriti.
Il primo a riprendersi fu Data.
"Il programma è stato spento", annunciò. A Riker e Deanna occorsero alcuni secondi prima di comprendere ciò che aveva detto, tant'era stata la sorpresa; rendendosi conto di essere seminudi, si affrettarono a recuperare gli abiti reali per coprirsi. Data, che non si era cambiato, non ne ebbe invece bisogno.
Viviana era come paralizzata, incapace di realizzare l'accaduto. Il respiro spezzato, le membra abbandonate, gli occhi sbarrati, si guardava freneticamente attorno, alla disperata ricerca di ciò che più non era... che non era stato mai.
Deanna percepì tutto il suo tormento, e ne fu scossa. Soltanto la sua considerevole esperienza, che le aveva insegnato il distacco emotivo indispensabile alla sua professione, le impedì di gridare per l'angoscia, tuttavia non poté frenare le lacrime: raramente aveva sentito tanta sofferenza. Possibile che fosse causata dal fortuito incontro con un semplice ologramma? Eppure era così: ricordò il dolore di Riker per la perdita di Minuette, un dolore che ogni tanto riaffiorava nonostante il tempo trascorso. Desiderare qualcosa, o qualcuno, che non si potrà mai avere è forse la peggior forma di tortura dell'anima che esista al mondo.
Corse ad abbracciare Viviana, che le si aggrappò come un naufrago ad una tavola di legno, e cercò di proiettare nella sua mente una sensazione tranquillizzante.
Viviana non parlava, preda di una lotta furibonda per la riconquista di almeno una parvenza di lucidità. Fortunatamente, aveva una personalità forte, equilibrata e volitiva, e Deanna comprese sollevata che, sebbene profondamente ferita, la sua psiche non avrebbe riportato danni permanenti.
Fuori della porta d'accesso al ponte ologrammi due, Worf era in impaziente attesa che La Forge gli desse il permesso di entrare. Al suo fianco c'erano due agenti della sicurezza, ma nessuno impugnava armi.
Finalmente il klingon udì la voce del capo ingegnere:
"La Forge a tenente Worf, via libera."
Worf si avvicinò alla doppia porta, che era stata chiusa e da cui avevano rimosso il campo di contenimento rivelatosi inutile, ed ordinò seccamente al computer di aprirla.
La scena che apparve agli occhi suoi e dei suoi subordinati aveva dell'incredibile: Riker, in piedi a poca distanza, indossava soltanto un paio di calzoni; Deanna, inginocchiata a terra, rivelava piedi scalzi sotto la lunga veste; Viviana, tra le braccia della betazoide, era seminuda e scarmigliata. L'unico che poteva dirsi d'aspetto normale, a prescindere dall'insolito abbigliamento, era l'androide Data.
Worf, che era stato pronto a precipitarsi contro qualsivoglia pericolo, parve congelarsi sulla soglia mentre si guardava attorno senza capire. La mimica facciale di un klingon smarrito è molto simile a quella di un klingon infuriato, e Riker pensò bene di correre ai ripari dicendo ad alta voce:
"Va tutto bene, tenente, stia calmo!"
La postura di Worf si rilassò visibilmente, e Riker respirò meglio: aveva già avuto a che fare con klingon furibondi, ed era un'esperienza che non amava ricordare. Si rese conto che si era preoccupato per niente non appena Worf aprì bocca per chiedere:
"Come state, tutti?"
Non era certo una domanda che avrebbe fatto se avesse appena dominato un attacco d'ira.
Riker guardò in direzione di Deanna e Viviana:
"Fisicamente stiamo benissimo, grazie, Worf", rispose, "ma temo che sia meglio portare Viviana in infermeria."
Si infilò la camicia di pelle che aveva indossato sotto l'armatura, poi si avvicinò alle due donne.
"Come sta?", domandò a Deanna. Il consigliere stava cullando Viviana come una bambina.
"È sconvolta. Dev'essere successo qualcosa, immediatamente prima che il programma fosse disattivato. Molto probabilmente vi era coinvolto Bryan. È meglio portarla in infermeria e darle un sedativo."
"Ce la porto io", disse Riker, chinandosi sull'amica. La prese in braccio e si guardò attorno, ma Data lo aveva preceduto ed arrivò con il mantello di Viviana, che aveva recuperato dal suo zaino. La coprirono, non tanto per una questione di pudore, dato che non c'erano particolari tabù riguardanti la maggiore o minore quantità di pelle esposta, bensì molto più semplicemente per non farle prendere freddo, la temperatura della nave essendo regolata per persone vestite ed attive, e non nude ed immobili.
In infermeria, la dottoressa Beverly Crusher fece scorrere velocemente lo scanner medico sulla giovane donna, trovandola preda di un forte stress emotivo, e le somministrò un ipospray sedativo che la fece addormentare quasi subito.
Riker si sentiva in colpa.
"Non sono riuscito ad impedirlo", mormorò. Deanna non ebbe bisogno che le spiegasse a cosa si stava riferendo.
"Hai fatto del tuo meglio, Will", gli ricordò, "ma al cuore non si comanda. Viviana semplicemente non ha potuto impedirsi di innamorarsi di Bryan."
Beverly aveva sentito:
"Cosa vuoi dire, Deanna?"
Il consigliere le raccontò la vicenda per sommi capi mentre veniva a sua volta visitata.
"Sei leggermente disidratata", disse Beverly, somministrandole un ipospray adeguato, "Brutta storia", aggiunse poi, cominciando a visitare anche Riker, "Danni psicologici?"
"Rilevanti, ma non irreparabili", rispose la betazoide, "Ha uno spirito molto forte, si riprenderà presto."
"Ma la cicatrice emotiva rimarrà", osservò Riker in tono amaro. Deanna non ribatté nulla: a questo, non c'era rimedio alcuno.
