RICORDARSI DI CARICARE COPERTINA!
[Storia originariamente pubblicata in forma cartacea a cura dello Star Trek Italian Club, che ha graziosamente concesso il permesso di pubblicazione in forma digitale. La copertina e tutti i disegni sono di Chiara Falchini.]Capitolo XII
Qualche ora dopo, Viviana riaprì gli occhi; era notte fonda, le luci soffuse e la bassa vibrazione dei motori a curvatura conciliavano il sonno, così la giovane donna si riaddormentò.
Quando tornò ad aprire gli occhi, trovò Beverly accanto al letto.
"Ben svegliata, Viviana", la salutò la dottoressa, "Come ti senti?"
Viviana deglutì e sentì la gola secca.
"Acqua", disse con voce rauca. Beverly andò a prenderne un bicchiere: nessun ipospray, nessun medicinale al mondo è efficace contro la sete come un bel sorso d'acqua fresca.
Con un'occhiata di gratitudine alla donna più anziana, Viviana si tirò su a sedere e bevve lentamente, poi tornò ad appoggiarsi sul cuscino.
"Mi sento tutta rintronata", rispose infine alla domanda iniziale di Beverly.
"È normale, dopo quello che hai passato", affermò la dottoressa con tono rassicurante, preparando nello stesso tempo il rimedio adeguato e poi iniettandoglielo con la siringa ipodermica, "Meglio?", le domandò. Viviana annuì: il senso d'intontimento era scomparso.
"Gli altri come stanno?", volle sapere.
"Benissimo, riprenderanno servizio oggi stesso. Quanto a te, ti ci vuole qualche giorno di riposo."
"Meglio di no", dissentì Viviana, "Non voglio starmene in ozio a rimuginare sull'accaduto. Preferisco rimettermi al lavoro, voglio scoprire esattamente in che modo ho mandato in tilt il computer."
Beverly non protestò: sapeva perfettamente quanto il lavoro poteva essere d'aiuto, in un caso come quello. Anche a lei era capitato di gettarvisi a capofitto, in momenti particolarmente drammatici della sua vita.
"E va bene", disse quindi, "ma solo a patto che tu te la prenda con la massima calma, d'accordo? E se non lo fai, ti prometto che ti faccio ricoverare d'autorità, chiaro?"
"Chiarissimo, dottoressa."
Viviana si recò anzitutto nel proprio alloggio per un bel bagno ristoratore. Era appena uscita dalla vasca, quando udì il cicalino dell'ingresso.
"Avanti", disse, e la porta scivolò di lato rivelando Riker e Deanna, di nuovo in uniforme. Entrarono.
"Siamo venuti a constatare di persona che stai bene", disse la betazoide, sorridendo. Viviana ricambiò il sorriso:
"Sto bene", confermò, poi, rendendosi conto che a quei due non poteva, né voleva nascondere niente, aggiunse, "...o quasi."
"Bryan, vero?", disse Riker, in tono sommesso. Lei annuì:
"Già. Sapete, non riesco a capacitarmi che fosse solo un ologramma, io lo sentivo così... vero, così vivo", scosse la testa, sconsolata, "Perdere la testa a quel modo, per un sogno... Devo essere pazza"
"No, che non sei pazza, Viviana", la contraddisse dolcemente Deanna, "Hai solo vissuto troppo intensamente un sogno, un bellissimo sogno... Se tu stessa sai che è tale, allora non sei pazza."
La giovane donna si morse un labbro, poi annuì, dandole ragione.
"Stavo andando in sala macchine a trovare Geordi", disse quindi, "Volete venire con me? Così scopriremo cos'è successo esattamente."
"Siamo qui per questo", dichiarò Riker, con un sorriso.
Poco dopo ponevano piede in sala macchine. La Forge li vide e venne loro incontro.
"Felice di rivedervi, signori", disse, con un largo sorriso che smentiva la formalità delle parole.
"Felici di essere tornati", ribatté Viviana, stringendogli un braccio con riconoscenza, "Allora, ci spieghi cosa gli è preso, al computer?"
La Forge glielo illustrò in poche parole.
"Accidenti!", brontolò Viviana, "Tutto per un ordine formulato avventatamente... E come sei riuscito a risolvere la questione?"
"Non è stato merito mio", ammise il capo ingegnere, "È stato il tenente Saunders ad avere l'idea: una scarica forzata di naniti specificatamente programmati solo per rimuovere il blocco. Anche Barclay ha fatto un bel lavoro con il teletrasporto. Comunque, una volta tolto di mezzo l'impedimento, abbiamo spento il programma."
Viviana fu colpita da un pensiero; per un istante, una speranza assurda le sorse nell'animo:
"Avete salvato la partita?"
"Ehm... veramente no."
Deanna percepì in lei delusione, ma anche un certo sollievo. Aveva compreso da sola che, per lei, era molto meglio così.
"Avete fatto un buon lavoro", disse Riker, "Dove sono Barclay e Saunders? Vorremmo ringraziarli."
"Barclay non è in servizio, in questo momento, ma lo potete trovare più tardi", rispose La Forge, sfiorando poi il comunicatore sul petto, "La Forge a Saunders, può venir qui, per favore?"
"Certamente, arrivo", rispose l'interpellato. Al suono di quella voce, Viviana aguzzò le orecchie: non era quella di...? Poi scrollò leggermente la testa: non doveva farsi suggestionare, non poteva permetterselo.
Pochi istanti dopo, Saunders sopraggiunse alle loro spalle.
"Eccolo", disse La Forge, ed i tre si girarono. Viviana, di colpo, sbiancò.
"Lieto di rivedervi sani e salvi, signori", dichiarò Saunders, rivolto ai due ufficiali, "Tenente Saunders, piacere di fare la sua conoscenza, signorina Morgante", si presentò poi, porgendole la mano, "Sono un appassionato di ologiochi, ed un suo ammiratore."
Viviana aveva gli occhi sgranati.
"Bryan...", boccheggiò. Fu il modo in cui lo pronunciò: improvvisamente, anche Deanna riconobbe nel tenente Brian Saunders il misterioso spadaccino Bryan Darksword. Non aveva la barba ed i capelli erano corti, ma non c'era alcun dubbio che fosse lui. Ecco perché le era famigliare... il computer non aveva creato il personaggio dal nulla, ma si era basato su di una persona realmente esistente!
Viviana, sotto shock, vacillò leggermente. Saunders si affrettò a sorreggerla, afferrandola per un gomito.
"Si sente male, signorina?", domandò, preoccupato. Il suo tocco, così concreto, reale, riuscì a convincere Viviana di non essere preda di un'allucinazione, di non essere andata fuori di testa. In qualche modo, riuscì a riprendersi.
"Va tutto bene, grazie", lo rassicurò, "Solo un malore passeggero, dovuto allo stress", alzò i suoi magnifici occhi verde-azzurri su Saunders, che si sentì annegare in essi. Le tenne il gomito molto più a lungo del dovuto.
"Non ci posso credere", sussurrò Riker a Deanna, avendolo a sua volta riconosciuto.
Deanna sorrise tra sé, incredula; nel corso della sua vita, le era capitato di assistere agli eventi più strani, alle combinazioni più assurde, ai casi più insoliti, ma questo li superava tutti di gran lunga: un computer che si travestiva da destino ed assurgeva al ruolo di deus ex machina era davvero il colmo.
Scosse la testa: era proprio vero che le vicende della vita reale sono spesso più fantastiche del più visionario dei romanzi.
Viviana e Saunders erano ancora lì impalati a guardarsi negli occhi.
"Vorrei sapere esattamente com'è stato scoperto il difetto", disse la giovane donna, tanto per dir qualcosa.
La Forge prese fiato per rispondere, ma la doppia occhiataccia che si beccò da Riker e Deanna lo indusse a richiudere immediatamente la bocca. L'espressione beata sulla faccia di Saunders infine lo illuminò sulla situazione, ed il capo ingegnere non nascose un sorriso, di cui però i due che ne erano la causa neppure s'accorsero.
"Sto per andare a pranzo", disse Saunders, "Se vuol farmi compagnia, sarò più che lieto di spiegarle tutto."
"Con molto piacere, tenente."
"La prego, mi chiami Brian."
"Ed io sono Viviana", replicò lei, accettando il braccio che lui le porgeva. Di colpo si ricordò delle buone maniere e si rivolse agli altri, "Volete unirvi a noi, Will, Deanna... Geordi?"
"Uh, no, no! Grazie", si precipitò a dire Deanna.
"Siamo in servizio", spiegò Riker, riuscendo con un certo sforzo a far sembrare normali voce e faccia.
"Ehm, io ho un impegno", si scusò La Forge, "Grazie lo stesso."
"Ah, bene", scappò detto a Saunders, "Cioè, voglio dire... sarà per un'altra volta!", aggiunse, tentando maldestramente di rimediare alla propria gaffe.
"Certamente", annuì Riker, la cui espressione granitica era clamorosamente smentita dalla luce monellesca che brillava nei suoi occhi azzurri. Scambiò uno sguardo sorridente con Viviana, che ammiccò nella sua direzione con aria complice. Non avevano bisogno di parole per comprendersi: lui le stava dicendo che era felice per lei, e lei lo ringraziava.
"Ha mai assaggiato il plomeek vulcaniano?", domandò Saunders, avviandosi.
"Sicuro!", rispose Viviana, "Piuttosto, lei ha mai assaggiato i bìgoli co l'arna? Sono una specialità tipica del luogo in cui sono nata..."
"Allora devo assolutamente provarli..."
Si allontanarono lungo il corridoio.
"Mai visto niente di simile", dichiarò La Forge, "È come se avessero preso una botta in testa!"
Riker fece una smorfia, improvvisamente colpito da un pensiero spiacevole:
"Durerà?"
Deanna stava ancora guardando nella direzione in cui erano scomparsi Viviana e Saunders, leggendo in loro con i suoi sensi di betazoide.
"Direi che hanno ottime probabilità, Will", lo rassicurò, "Veramente ottime."
Si scambiarono un sorriso, mentre La Forge, che non conosceva i retroscena, li osservava leggermente confuso; non poté però por loro domande, perché venne chiamato da un tecnico e dovette tornare ad attendere ai propri doveri. Riker e Deanna fecero altrettanto, tornando in plancia.
"Tutto bene?", s'informò il capitano Picard.
"Tutto è bene quel che finisce bene, signore", dichiarò Deanna, sedendosi al suo posto alla sinistra della poltrona di comando. Il capitano assunse un'espressione perplessa e guardò Riker in cerca di una spiegazione.
"La storia ha avuto un epilogo inaspettato, signore", rispose il primo ufficiale, accomodandosi alla sua destra, senza rendersi conto di essere altrettanto ermetico di Deanna, "Ma è tutto a posto, grazie."
Picard inarcò le sopracciglia, spostando lo sguardo dall'uno all'altro dei suoi due ufficiali e cercando invano di indovinare la ragione per la quale entrambi avevano quel sorrisetto soddisfatto e leggermente ebete sulla faccia.
Decise di indagare più tardi.
"Guardiamarina Ro, rotta per la Base Spaziale Dodici", ordinò quindi, "Velocità curvatura quattro."
"Sissignore", rispose la timoniera, la bella bajoriana Ro Laren, "Rotta calcolata ed inserita, signore."
"Attivare", ordinò il capitano.
Agile ed elegante, l'Enterprise scattò in avanti e, in un lampo di luce abbacinante, balzò nell'iperspazio.
F I N E
