Quattro.

Non lo aveva mai sentito urlare in quel modo. Mai.

E sì che nella loro vita erano state quasi infinite le occasioni per lui di farlo. Naruto urlava sempre, in fondo. Tutte le sue emozioni erano urlate, come se lui non fosse capace di rapportarsi col mondo se non in modo rumoroso, e Sasuke poteva anche capire, perché fosse così. Da bambino lo aveva saputo solo a livello istintivo, ma poi, dopo essere tornato a Konoha, dopo aver passato davvero del tempo a conoscere, quel biondo rompiscatole che aveva riempito il suo silenzio di luce e pace e liti e abbracci sgraditi e casa … allora era riuscito a capire, perché Naruto era stato convinto di poterlo comprendere, tanti anni prima. Non per la perdita, ma per la solitudine che si portava dentro e che pesava e gli curvava le labbra in un sorriso e lo faceva urlare, urlare …

Ma il dolore … lo aveva già sentito urlare, dire e sussurrare il suo nome con "dolore". Ferito, arrabbiato, confuso, eccitato, offeso, felice. Ridendo, piangendo, ringhiando e mormorando.

La sua voce aveva espresso tutte le sfumature di quelle emozioni. O almeno Sasuke aveva sempre supposto così.

Eppure quei richiami disperati, che lo avevano interrotto nel bel mezzo di una discussione accalorata con Sakura sul suo stato di salute ma soprattutto sul motivo per cui il suo chakra era ancora latitante (e prevedeva di esserlo ancora a lungo), e che erano cresciuti in intensità e terrore mentre lui e la ragazza gli si avvicinavano a passo tanto spedito quanto poteva esserlo nelle condizioni di convalescenti semi azzoppati, erano tutta un'altra cosa.

Perché Sasuke non lo aveva mai sentito così … perso.

E poi, quando aveva chiesto conferma della sua identità con quel modo goffo e incerto, quando si era aggrappato a lui, come se fosse l'unica sicurezza rimastagli … era stato sconvolgente. Perché quello accanto a lui non era stato il ragazzo dall'ego ipertrofico e dalle certezze scolpite nella roccia, quello che nonostante i suoi rifiuti di ascoltarlo non era mai retrocesso di un passo, quello che non si arrendeva mai e per cui la parola "impossibile" non era neppure degna di essere imparata, ma un bambino. Spaventato e solo, alla ricerca di rassicurazioni che gli dicessero che era al sicuro dai mostri che un tempo avevano abitato anche il suo armadio.

Ma lui aveva avuto Itachi e la mamma a giurargli che non esistevano i mostri, e che poi controllavano lo stesso per lui, giusto in caso nel frattempo qualcuno non li avesse inventati. Naruto era stato solo. E ora di nuovo si ritrovava al buio in un posto estraneo, e i mostri erano di nuovo là e lui era di nuovo disperatamente SOLO e incredibilmente angosciato per quella che doveva percepire come la propria esclusione dal mondo …

Eppure era anche così bugiardo! Non fosse stato per Sakura, lo avrebbe preso a sberle quando si era messo a ridere e li aveva liquidati come a dire che se la sarebbe cavata da solo, dattebayo (Glielo aveva praticamente letta nella mente, quell'esclamazione idiota!)!

Come se loro non fossero necessari.

Come se lui non fosse necessario! Come se LUI non avesse diritto a far parte della sua vita, dopo tutto quello che gli aveva fatto subire! Come se quell'usuratonkachi avesse dato per scontato che loro … che LUI lo avrebbe abbandonato a se stesso: cieco e sordo, in una stanza vuota ed estranea, senza nessun aiuto.

E poi si offendeva se lo chiamava Dobe!

Così, prima che Sakura potesse strillargli che non si colpisce in testa un idiota che è già tarato mentalmente e che recentemente aveva subito un altro danno ad aggravare la cosa, gli colpì la spalla buona e poi la fronte enfatizzando il gesto e accertandosi di toccare una zona (rara) non troppo coperta da bende, come faceva suo fratello con lui quando era bambino. Sapendo che Naruto, tra tutti, avrebbe capito. Gli aveva raccontato, in fondo, quel particolare riguardo ad Itachi. Gli aveva detto, una notte, dopo che entrambi avevano bevuto troppo e lui si era fatto prendere dalla nostalgia, là steso sull'engawa di casa a fissare la notte stellata in sua compagnia per ignorare l'anniversario della morte di suo fratello, cosa quel gesto significasse per lui.

Quindi lo prese per mano, tirandolo leggermente a sé, sperando che cogliesse anche il significato di quel gesto, lo stesso che Naruto aveva fatto allora, prima di chinarsi in avanti e abbracciarlo.

Naruto per un secondo parve perplesso, poi arrossì sotto le bende, e chinò la testa lasciandosi sfuggire un minuscolo "oh" che quasi risultò muto. Ma le dita prima inerti nella sua stretta, si strinsero timidamente attorno alle sue. Dobe …

Alzò quindi gli occhi ad incontrare quelli intenti di Sakura, dall'altro lato del lettuccio. - Lo porto a casa con me, Sakura.

- Sasuke ne abbiamo già parlato. Come pensi di fare?

- Mi arrangerò.

- Sasuke … -/- Ho detto che lo porto a casa.

Le dita di Naruto stavano sudando e parevano aggrapparsi alle sue. Rafforzò la presa e la risoluzione che aveva preso diverse ore prima, quando si era svegliato in ospedale e aveva scoperto cosa era successo dopo che lui era svenuto, pochi secondi dopo che Kakashi era arrivato in loro soccorso e lui aveva informato il jonin di dove si trovasse il biondo.

Sakura pareva non essere felice di lui, perché aggrottò le sopracciglia e sbuffò agitando le mani in aria con fare impaziente. - Per le prossime settimane, sarà completamente dipendente dagli altri, te ne rendi conto? Non è che abbia una gamba rotta e basta, e non è che sappiamo per certo quando gli effetti di quel veleno dureranno. In circostanze normali, Kurama gli guarirebbe le ferite alla testa in pochi giorni, ma così dobbiamo affidarci al tempo e alle cure esterne.

Che senso aveva constatare l'ovvio? Kurama non sarebbe stato più disponibile, e gli effetti del veleno non sarebbero svaniti più in fretta. Tutto quello che potevano fare era prendere atto che il veleno non era mortale, ma solo fastidioso, e curare le ferite nel modo normale. Questo però non avrebbe influito di una virgola sulla sua decisione: non avrebbe lasciato Naruto là un minuto in più dello stretto necessario.

Sakura dovette leggere la sua determinazione, perché fece un sospiro esasperato appoggiandosi pesantemente ai braccioli della sedia a rotelle sulla quale era confinata a causa della rottura della caviglia e dei legamenti del ginocchio. – Diciamocela tutta, Sasuke. Tu non sei la persona più paziente al mondo, e lui non è il malato più tranquillo sulla faccia della Terra. Inoltre hai perso molto sangue, lassù. Sei in convalescenza anche tu. Come pensi di poterti prendere cura di te stesso e di lui senza dare in escandescenze alla prima occasione o strapparti i punti che ti hanno dato? Già avergli evitato prima di cadere dal letto te ne ha strappati almeno due, e non cercare di negarlo, che vedo il sangue pure da qui. È meglio che entrambi vi concentriate a riprendervi in pace e tranquillità per il tempo che ci vorrà. E questo per lui sarà più facile in ospedale, dove ci sono persone che possono occuparsi delle sue esigenze particolari e che sono pagate per essere comprensive e pazienti. Potrai venire a trovarlo quando vorrai anche quando ti dimetterò. Lo sai che non ti impedirò di farlo, no?

Sasuke negò col capo, senza obiettare che lei pure era ferita e in convalescenza e quindi non era lei quella che avrebbe potuto dargli (o togliergli) il permesso di fare qualcosa, là dentro. Perché il medico del Team 7 era Sakura, e tutti sapevano che pestare i piedi cercando di curare o mettere bocca in quello che lei decideva fosse meglio per quelli che le appartenevano senza il suo esplicito permesso, significava sfidare la morte. Era un dato di fatto, non una cosa contestabile, e pure lui non si sarebbe mai azzardato a sfidare mamma-chioccia-Haruno su quella realtà.

– Io me ne vado domani. E gli infermieri sono degli estranei. E non potranno stargli vicino ventiquattro ore su ventiquattro. Lo porto a casa con me.

Questo non significava ovviamente che non potesse contestare tutto il resto.

- Sasuke! Per una volta nella vita cerca di essere ragionevole!

Assottigliò gli occhi, contrariato come sempre dal suo rifiuto a fare subito quello che lui desiderava. Dove era finita la cara vecchia Sakura, quando aveva bisogno di lei? - Io sono la quintessenza della ragionevolezza, Sakura. E non ti permetterò di lasciarlo in questo stato più del necessario!

Fissò fermamente la ragazza, sfidandola a contestare quelle affermazioni. Lei aprì la bocca come per dire qualcosa, poi la richiuse. Poi la riaprì. Quindi si passò una mano tra i capelli e, sospirando appena, sbuffò.

Sasuke seppe di aver vinto ancora prima che lei parlasse.

- E va bene. Non capisco perché ancora mi impunto a discutere con voi. Siete entrambi talmente cocciuti che se dovessi demolire casa potrei usare le vostre teste! E non azzardarti a sembrare così compiaciuto di te, dannazione!

Gli agitò un dito sotto il naso, cosa non facile data la sua posizione seduta, più in basso rispetto alla sua e dall'altro capo del letto, e lo ammonì con gli occhi che rifulgevano di verdi minacce. – So che non riuscirò a convincerti a stare qui un secondo più del necessario, quindi non ci proverò neppure. Ma sappi che Naruto avrà bisogno di una linea flebo e antidolorifici e cure assidue da parte di un medico almeno per altri tre giorni. Lo schiacciamento della parte sinistra del suo corpo non è cosa da poco, anche se è stato molto fortunato a non farsi sfondare … - la voce le si incrinò di paura - … il torace e il cranio da quelle rocce. Quindi non pensare che prima di allora ti permetterò di portarlo via, chiaro? Mi dovrai dimostrare di essere in grado di prenderti cura di lui e di te stesso, prima che ti permetta di andartene via da qui con lui, mi sono spiegata? E dovrai essere dannatamente convincente, Uchiha, perché altrimenti te lo puoi scordare che ti affidi il mio Naruto! E non è finita qui. Controllerò che l'ambiente in cui hai intenzione di ospitarlo sia adeguato e consono alle sue necessità, verrò ogni mattina e ogni sera a controllare e cambiare le medicazioni di entrambi, non accetto obiezioni in merito, e mi accerterò che entrambi mangiate e stiate bene e se mi accorgo che uno solo di voi ha le occhiaie ti picchierò fino a farti uscire tutta la tua maledetta ragionevolezza dal corpo, chiar … - Sakura si fermò singhiozzando e si coprì gli occhi appallottolandosi per quanto possibile sulla sedia a rotelle.

- È tutta colpa mia … - pianse alla fine.

Oh, ma per tutti … - Non dire scemenze.

Lei alzò di scatto il capo, fissandolo con lacrimosa rabbia. – Non sono scemenze! Se fossi stata con voi, non sarebbe successo nulla! Quando non sono con voi, riuscite sempre a farvi male, in un modo e nell'altro! E io sono stufa di dover essere quella che vi rattoppa e deve sorridere e essere rassicurante! NON È GIUSTO! Avrei dovuto stare più attenta! Invece sono caduta come una deficiente, e ora guardami! Sono bloccata su questa dannata sedia per il prossimo mese! E Naruto è in quello stato e non so quanto ci vorrà per sapere quando si riprenderà e ancora peggio dipende completamente dalla tua presenza per sentirsi al sicuro! Oh! Ti odio così tanto!

Sasuke alzò gli occhi al soffitto, esasperato dal suo comportamento teatrale. – Oh, ma andiamo! Il fatto che ti sia rotta una gamba è stato un incidente, e ti sei strappata i legamenti mentre venivi ad aiutarci, anche se ti concedo che questo secondo incidente sia stato generato dalla tua idiozia. Se questa ti pare una ragione intelligente per sentirti responsabile per noi, allora mi duole comunicarti che sei più egocentrica di quanto non pensassi. Se vogliamo essere precisi, è colpa inizialmente di quell'idiota che si è fatta sedurre e poi derubare mentre stava scappando dal marito dopo avergli rubato il gioiello che poi ha chiesto a noi di recuperare, non trovi? Chi è tanto cretino da concedersi una scopata con un perfetto estraneo in piena fuga?

Sakura lo guardò ad occhi spalancati per abbastanza tempo da fargli sospettare, solo vagamente, eh, di aver detto una cosa stupida. Poi li socchiuse e chiese con tono sospettoso. – Sai che anche se mi stai consolando, e goffamente devo aggiungere, i miei termini di rilascio non cambieranno, vero?

La incenerì, profondamente offeso. – Primo, non stavo facendo nulla del genere; secondo, se lo stessi facendo non sarebbe di certo in modo goffo; e terzo, so perfettamente che le condizioni non cambieranno. Non avrei sprecato il mio tempo con te, se fossi stato convinto del contrario.

Per tutta risposta lei sospirò e spostò la sedia a rotelle più vicino al letto, quindi chinò la testa sul materasso accanto alla mano fasciata di Naruto che sussultò leggermente a quel contatto lieve, chiamando con voce piccola: - Sakura-chan?

Sakura prese la mano distesa inerte accanto alla sua testa e se la posò sui capelli. – Oh, sta' zitto … - mormorò a Sasuke prima di chiudere gli occhi.

- Sas'ke? Che succede? Sas'ke? Sakura-chan stai male?

Lei negò. E Naruto emise un altro di quei tremanti e flebili "Oh …".

Sasuke decise allora che era troppo stanco per cercare una sedia, e lo era anche per resistere alla sensazione di debolezza e stordimento che si era riacutizzata mentre sosteneva quella discussione stressante e inutile. Quindi trascinò la sua linea di flebo più vicino al letto, riportò in orizzontale il letto e si distese di fianco a Naruto, grato del fatto che il braccio che gli pulsava non fosse quello sinistro.

- Sas'ke?

Silenzio. Formulò nel palmo della sua mano. Poi gli sospirò sul collo "Dobe" perché era vero, e gli appoggiò il mento sulla sua spalla facendolo sussultare, perché lo divertiva sempre constatare quanto il più piccolo contatto iniziato volontariamente da lui fosse in grado di rendere Naruto così nervoso. Quindi chiuse gli occhi mentre anche il Dobe si rilassava.

Sarebbe stata una lunghissima convalescenza.