Scusate per le tante parolacce. Non giudicate, imprechereste anche voi.
Terzo giorno - Studios di Hollywood
La lista doveva sparire. La lista doveva morire. La lista doveva essere distrutta.
"San?" La voce sommessa di Brittany penetrò attraverso l'annebbiamento nel quale si era persa la sua mente. Santana stava guardando diritta davanti a sé, il suo petto si muoveva costantemente su e giù al ritmo dei suoi respiri profondi. Le sue nocche erano bianche a causa della presa stretta sulla mano di Brittany e la sua mascella faceva male da quanto era serrata.
"Cosa c'è?" ringhiò a denti stretti.
"Puoi allentare un pochino la stretta mortale sulla mia mano?" Santana la lasciò andare completamente per afferrare il suo ginocchio. "Vuoi scendere dalla giostra?" domandò Brittany cautamente.
"No."
Al momento erano sedute, in attesa, già legate nell'ascensore per la Torre del Terrore. Urla e ticchettii meccanici e rumori affrettati potevano essere uditi attraverso i muri.
Brittany guardò in basso verso le sue mani ordinatamente piegate in grembo. Non poteva durare ancora molto. Per Brittany era chiaro che Santana avrebbe dato presto di matto su una di queste giostre e avrebbe probabilmente ucciso qualcuno. Rifiutando di ammettere di essere spaventata o di non voler fare le giostre più spaventose non era d'aiuto. Lo stava facendo soltanto per far piacere a Brittany e Brittany lo sapeva.
"San. Voglio scendere."
Santana voltò la testa per guardare Brittany, le sue narici leggermente allargate nel tentativo di respirare. "Sono su questa cazzo di giostra. Stiamo sulla giostra e non parlarmi finché non è finita."
La fronte di Brittany si increspò mentre osservava la goccia di sudore farsi strada lungo la guancia di Santana. "Santana," disse delicatamente "Voglio davvero scendere."
Santana strinse gli occhi gli occhi e la sua voce suonò indecisa mentre chiedeva "Davvero?"
"Sì," Brittany le regalò un sorriso timido "Possiamo andare allo zoo oggi?" Il viso di Brittany divenne sfuocato mentre gli occhi di Santana si riempivano di lacrime.
"Davvero?" Ripeté, la voce in uno strangolato singhiozzo.
Brittany le sorrise. "Davvero", annuì mentre la luce tornava negli occhi di Santana. Santana fece un profondo respiro di sollievo, poi la vettura nella quale erano sedute iniziò a muoversi. Indietro. Nel buio.
"Bastardo," sibilò Santana. Chiuse gli occhi ma avvertì la mano di Brittany scivolare sul dorso della sua e non la lasciò per l'intera corsa.
Fuori alla luce del sole e nella sicurezza della solida, terra ferma, le ragazze erano sedute su un cumulo erboso, la testa di Santana riposava sulle sue braccia incrociate sulle ginocchia. Stava dondolando leggermente. "Cosa facciamo adesso?" mormorò fra le ginocchia.
"Quello che vuoi. Non dobbiamo seguire per forza la lista."
"Dammi quella lista," Santana tirò fuori la mano e Brittany gliela passò a malincuore.
"Rock 'n' Roller Coaster," sospirò Santana. "Okay. Andiamo."
"Cosa? No."
"B. E' quella più grande. E' la più veloce. Quella di cui parlerai per settimane."
"Non devo andarci per forza."
"E' sulla lista, devi farla."
"Dovrei andarci da sola."
Santana apparve sconcerta all'idea. "Non puoi farlo. Ci andremo insieme."
"No, S." disse Brittany fermamente.
"Questa è l'ultima a poi… niente più montagne russe. Mai più."
"No, non dobbiamo andarci."
"Hai una lista da completare. E vuoi la tua foto su quella."
"Non devo."
Brittany era stata orgogliosa della lista e Santana non l'avrebbe rovinata per lei. Doveva essere finita, al diavolo la voglia di vomitare. "Non ho ancora vomitato su una giostra. Devo raggiungere questo obiettivo almeno una volta prima di fermarmi. Lo faremo e non voglio sentire altro."
'La Rock 'n' Roller Coaster è la montagna russa più veloce del Disney World Resort. Ha un'accelerazione da 0 a 100 chilometri orari in 2.8 secondi. I piloti la sperimentano con 4.5 g (44 m/s²) quando entrano nella prima inversione, più di un astronauta al lancio spaziale dello shuttle.'
Bene, fantastico. Naturalmente Santana aveva letto l'introduzione all'entrata dell'attrazione. Certo che l'aveva fatto. Ma solo per smettere di vedere Brittany lanciarle sguardi ansiosi come se si aspettasse da un momento all'altro un violento crollo di Santana. Magnifico. Quella giostra aveva un solo vantaggio. Più veloce sarebbe andata, prima sarebbe finita.
Una criniera di capelli biondi pendeva verticalmente verso terra. Accanto ad essa, una cascata di capelli neri faceva esattamente la stessa cosa. Le nocche di Santana erano quasi visibili attraverso la pelle da quanto afferrava stretta la sbarra davanti a sé. ""No, no, no, no, no, no, no, no. Non sta succedendo."
Signore e signore vi preghiamo di rimanere calmi, abbiamo rilevato un problema tecnico. L'elettricità dovrebbe essere ripristinata fra qualche minuto. Grazie per la collaborazione. Buona giornata!
"Collaborazione?" borbottò Santana con tono di pura desolazione mentre erano appese per aria, sospese in cima al giro della morte, le carrozze si erano fermate a metà della corsa. Era come uno spaventoso e reale incubo.
"Dobbiamo parlare," dichiarò Brittany calma, apparentemente imperturbata dalla situazione nella quale si trovavano.
"Adesso?" squittì Santana "ADESSO! In caso tu non l'avessi notato siamo a testa in giù. Come puoi voler parlare adesso? Mentre siamo bloccate a testa in giù su una giostra che si è rotta a testa in giù? Siamo appese in aria! COSA?"
"Mi stai urlando contro," l'accusò Brittany piano.
"OH, SCUSA. COSA VUOI CHE FACCIA?"
"Calmati. Sì, voglio parlare adesso. Perché così non puoi scappare."
"Col cavolo." Quando le parole dell'altra attecchirono, Santana si voltò lentamente e la guardò con gli occhi spalancati. Si metteva male.
"Di noi. E di quello che è successo a Las Vegas." Brittany interruppe nervosamente il contatto visivo e si spostò sul sedile.
"Smettila di muoverti B," la supplicò Santana "Fai dondolare tutto."
"Tranquilla, non si romperà."
"Oh, grandioso. Mi si sono fissate in testa le immagini di noi che precipitiamo verso la morte, grazie."
"Voglio che tu mi dica la verità per una volta."
"Bene. Okay. Vuoi la verità? Te la dico la verità. La verità è che odio le montagne russe. Le odio, cazzo. Mi viene da vomitare al solo pensiero. E questo, questo è il mio incubo. Ora posso morire dopo aver vissuto il mio peggior incubo, grazie per averlo chiesto."
"Siamo sposate." Brittany interruppe il suo terrorizzato sproloquio. Questo la zittì. Santana non disse niente, trattenendo il respiro e, fortunatamente, quando riprese a respirare, la giostra si stava muovendo. "Ti infastidisce?" insistette Brittany.
Santana ansimò prima di domandare. "Perché? A te secca?"
"No."
La mancanza di aria più il sangue alla testa e la mente intorpidita dalla paura complottarono per farla parlare senza pensare. "Allora non infastidisce nemmeno me."
"Non credi che dovremmo parlarne?"
"No! Credo che dovremmo scendere da questa cazzo di giostra prima che faccia causa a questo cazzo di parco!" urlò Santana a pieni polmoni affinché tutti potessero sentire. "Credo di odiare Disney World. Le giostre fanno schifo e non vendono alcolici. Voglio tornare a Las Vegas." E con questo Santana scoppiò a piangere disperatamente.
La giostra si mise in moto e le carrozze tornarono lentamente indietro alla stazione (Santana era convinta di aver commesso un terribile crimine contro gli addetti alla giostra in una vita precedente).
Santana si gettò su una panchina vuota e si cullò la testa fra le mani per cercare di riprendere il controllo. Colpì la mano di Brittany che cercava di confortarla. "Penso che tu abbia fatto abbastanza," mormorò. Brittany distolse lo sguardo, ferita.
Santana aveva smesso di piangere ma nella sua testa divampavano adrenalina, sangue ed emozioni e lei era seduta e fumava di rabbia in silenzio cercando di ricomporsi.
Brittany era momentaneamente distratta da un gruppo di bambini che correvano urlando di gioia attraverso il prato verso uno dei loro personaggi preferiti che passeggiava sul sentiero: Campanellino.
Brittany guardò malinconicamente Santana che era seduta ancora con la testa fra le mani e decise che fosse meglio lasciarle un po' di spazio e darsi una calmata. "Torno fra qualche minuto," disse delicatamente, ma Santana non l'ascoltò. Rivolse un sorriso sospetto a Campanellino e seguì i bambini. Non poteva succedere niente di male. Voleva conoscere Campanellino e fare una foto insieme, era sulla lista, ed avrebbe dato a Santana l'opportunità di calmarsi.
Santana guardava furiosamente il terreno. Non stava andando come se l'era immaginato. C'erano troppe persone che urlavano, tutte felici, lei odiava le giostre veloci e Brittany non smetteva di lanciare indizi sul parlare di sentimenti e cazzate varie.
Paura e panico si trasformarono lentamente in vergogna ed imbarazzo. Che stronza, urlare contro Brittany era davvero la cosa peggiore che potesse fare. Avrebbe ucciso chiunque avesse osato fare lo stesso con Brittany. Aveva molte scuse da farle.
Con un profondo sospiro alzò lo sguardo per vedere Brittany sorridere da un orecchio all'altro per qualcosa che le stava dicendo Campanellino. La fata (che ironia) mise il braccio sulle spalle di Brittany e si abbracciarono mentre un pensieroso turista scattava una foto. In un attimo una nebbia rossa scese su Santana, strinse gli occhi e si alzò dalla panchina, l'adrenalina che scorreva ancora nelle vene.
Camminò con passo pesante dove Campanellino stava praticamente molestando Brittany non esitando a spingere via alcuni bambini di sette anni. "Toccala ancora e ti faccio il culo!" urlò in faccia all'altra donna.
"Credo tu stia sbagliando," Campanellino tentò di allentare la tensione "E non dire parolacce davanti ai bambini, per favore."
"Togli quelle manacce dalla mia... mia... mia..." A corto di parole, Santana ringhiò e diede una brusca spinta sul petto di Campanellino facendola barcollare all'indietro.
"Prendi questo, stronza," Campanellino ribatte in maniera molto poco Disneyana e spinse a sua volta Santana.
Oh, pietà per il folle che ostacola Santana Lopez.
Santana la colpì con forza sul naso e, non aspettandosi una rissa vera e propria a parte alcune spinte e prese per i capelli, Campanellino volò indietro e cadde per terra, forte, le ali schiacciate sotto di lei con piccola soddisfazione di Santana.
"Smettila!" urlò Brittany e afferrò Santana prima che tornasse alla carica. Campanellino si stava contorcendo a terra tenendosi stretto il naso. Fra le sue dita apparve un rivolo scuro di sangue che gocciolò sulla sua mano. Intorno, i bambini stavano guardando a bocca aperta finché uno singhiozzò sonoramente facendo scoppiare a piangere anche tutti gli altri. Iniziò così una reazione a catena e tutti i bambini sotto i dieci anni, qualcuno anche di più, cominciarono a piangere.
Santana si voltò e tentò di liberarsi dalla presa di Brittany. "Che stai facendo, B? Lasciami."
Brittany trattenne saldamente Santana per la spalla e cercò di calmarla. "Devi calmarti."
"Ha cominciato Campastronza".
Brittany era sull'orlo delle lacrime, guardando Santana come se non la riconoscesse, gli occhi colmi di dolore e delusione. "Sei incredibile certe volte."
La lasciò andare e Santana la guardò impotente mentre si allontanava, preoccupandosi per lo sguardo che aveva visto sul volto di Brittany. Brittany andò ad aiutare Campanellino mentre Santana, in una sorta di confusione mentale, la osservò pulire il sangue e le lacrime che scivolavano sul viso di Campanellino. Mentre Brittany guidava la malconcia fata attraverso l'impressionato pubblico e senza preavviso, Campanellino fece una piroetta e colpì Santana con un violento gancio sinistro mandando indietro entrambe le ragazze.
"Basta!" urlò Brittany e trascinò via Campanellino verso l'infermeria lasciando Santana da sola con il suo caratteraccio.
A Santana faceva male la testa, le sue guance erano in fiamme dove Campastronza l'aveva colpita e le nocche pulsavano per il gancio destro sferrato. "Ho bisogno di bere."
Dov'erano quegli stupidi nani? Erano l'unica opportunità che aveva per procurarsi dell'alcol. Non si erano presi la briga di usare le loro carte di identità false perché non è qualcosa che tu associ naturalmente a Disney World. Se non li avesse trovati c'era una sola altra opzione, qualsiasi cosa per alleviare tutti quei cazzo di sentimenti e lei non ci voleva proprio pensare.
In lontananza individuò un nano, un nano vero, non era in grado di riconoscerli come Brittany. Probabilmente si chiamava Stupidottolo o Cretinolo o qualcosa del genere. Adesso Santana associava automaticamente tutti i nani alle fiaschette appese al fianco ogni volta che ne vedeva uno, così si affrettò a corrergli dietro. Seguì il suo scintillante cappello rosso che vagava su e giù fra persone, disgustosamente normali, felici, emozionalmente stabili, che si godevano la loro vacanza. Bastardi. Momentaneamente distratta dalla nauseante ed inappropriata gente felice (considerando alla quale aveva appena partecipato), Santana perse di vista il fastidioso nano.
Vagò quasi stordita non sapendo cosa fare, dove andare o dove trovare Brittany e chiedere il suo perdono. Cosa accidenti avrebbe dovuto fare adesso?
Questa era la vacanza da sogno di Brittany e Santana stava facendo un ottimo lavoro per rovinarglielo. Si trovò nuovamente in quel familiare vicolo cieco: Incapace di fare un passo avanti, di aprire la sua anima a Brittany, di ritagliarsi il suo cuore e porgerglielo su un piatto, ed era debilitante.
Aveva bisogno di qualcuno che sapesse cosa fare. Qualcuno che non l'avrebbe giudicata. Qualcuno saggio ed esperto. Alzò lo sguardo per vedere il topo in persona in piedi di fronte a lei.
Topolino.
