Santana guardò Topolino come uno svitato che stravede per Disney, cercando di ricomporsi prima che la saliva le scappasse dalla bocca. Fortunatamente lui non l'aveva ancora notata, era distratto. Era dura dirlo con sicurezza, con la testa gigante e gli occhi fissi ma l'indizio era il telefono appeso all'orecchio gigante. Ma sul serio, funzionava?

Santana alzò lo sguardo e si trovò a vagare lontano dalla folla verso una parte più tranquilla del parco. Ad occhio e croce era una parte del parco off limits per il pubblico, a giudicare .. Non era in grado di capire cosa stesse dicendo ma non importava perché, e che cazzo, era Disney World dopotutto e lui era il pezzo forte, quindi doveva riattaccare con Minnie e fare il proprio lavoro.

"Ciao."

Topolino si girò e la osservò. Inclinò la testa per annuire e chiuse la chiamata prima di lasciar scivolare il telefono in tasca.

"Hai un minuto?"

Lui annuì, riuscendo in qualche mondo ad emanare una super fresca ed invitante atmosfera, stranamente senza parlare. Forse era per via di tutto l'allenamento a fare Topolino che non sclerava quando i fans lo perseguitavano nelle ore libere. O potevano essere le guance striate e secche di lacrime di Santana, il rabbioso livido rosso sulla sua guancia e in generale l'aria disperata e scompigliata che lo fecero avvicinare ed andarsi a sedere sul muro vicino Santana, che si sentì tornare improvvisamente a quando aveva sette anni e molto, molto piccola.

E ancora poteva essere che Santana era stata fortunata ed aveva trovato l'unico, vero, reale Topolino. Ah, giusto. Come se potesse succedere...

"E' strano, parlare ad un cartone animato. O ad un uomo in costume."

Topolino non disse niente e restarono seduti in amichevole silenzio sul loro trespolo sul lato del sentiero. Un'inarrestabile lacrima scivolò sulla guancia di Santana. Con sua sorpresa, Topolino la raggiunse e la spazzò via con il suo morbido bianco dito guantato.

"Ho perso la mia migliore amica." Santana fece un profondo ed esausto respiro. "Ed è tutta colpa mia, perché sono un'idiota che non riesce a dire le cose ad alta voce. Credevo che quello che pensano gli altri fosse più importante di lei. E mi sbagliavo."

Strinse entrambe le mani che giacevano sulle gambe e fece la domanda che così tante persone consideravano la più importante di tutte.

"Importa? Importa se lei è una ragazza ed io sono una ragazza?" Santana sbirciò di lato cercando non dare a vedere quanto disperatamente stesse sperando nella risposta. Lui la guardò e dopo un momento scosse la testa, poi alzò una mano e gentilmente picchiettò la sua fronte con un dito. Aveva detto tutto e niente, ma Santana sapeva cosa intendesse. Stupida.

"Sì, sono così stupida cazzo," si disse Santana "No, certo che non importa".

Topolino si piegò in avanti e la guardò. Si sporse e picchiettò un dito guantato sul suo petto.

"Cosa?" Santana tirò sul col naso, le ci volle un momento per assimilare quel gesto. "Il mio cuore?"

Lui scosse la testa.

"Oh." Santana si mise una mano sul cuore. "Parli dell'amore."

Topolino annuì.

"E' quello che conta".

Santana frugò nella tasca e ne tirò fuori la foto che avevano scattato prima che la parata le interrompesse, sorridendo. Nella prima foto Brittany sorrideva e Santana aveva gli occhi semi chiusi. Nella seconda stavano ridendo facendosi il solletico l'un l'altra. Le orecchie di Santana diventarono rosse per la terza foto quando vide il modo sdolcinato nel quale stava guardando Brittany come se fosse la cosa più bella del pianeta, mentre Brittany faceva una faccia strana alla fotocamera. Cavolo, era così ovvia. La quarta foto era oscurata da una cascata di capelli biondi, nient'altro era visibile nell'istantanea della verità: Brittany stava rivendicando le labbra di Santana fra le sue.

"Se riuscissi a dirlo, tutto questo andrebbe via. Tutto lo schifo dalla mia testa. Tutta questa cosa che non riesco a gestire senza tirare un pugno. Tutto questo schifo che non ha importanza ma ferisce Brittany. Devo soltanto dirglielo. Tre piccole parole."

Fece correre le dita quasi con rispetto sulle fotografie e le mostrò a Topolino.

"L'hai vista? Che domanda idiota, scommetto che vedi milioni di persone. Si chiama Brittany, ed è bellissima."

Con sua sorpresa Topolino annuì.

"Cosa, che è bella o che l'hai vista?"

Lui annuì ancora e puntò oltre la strada verso un nano rosso che adesso era visibile sopra una siepe.

"E' lì?" ansimò incredula. Questo tizio era davvero magico. Lui annuì.

"Devo andare." Santana saltò su. "Aspetta, un'ultima cosa. Tu e Minnie siete sposati?"

Topolino scosse la testa.

"Potresti avvertirne il desiderio. Presto. Fidati di me."

La sua testa si inclinò di lato come se lo stesse considerando. Alzò una spalla e annuì.

Santana sorrise e lo abbracciò forte. "Sei un grande. Grazie, capo. Ti devo un favore."

Lui la salutò mentre Santana saltava dal muro e seguiva il nano col cappello, poi si grattò dietro l'orecchio. Tirò fuori il cellulare e richiamò. "Ehi Minnie. Cosa c'è per cena?"


Santana scivolò fino a fermarsi, i piedi alzarono una nuvola di polvere mentre trovava il nano dove l'aveva seguito e dove sembrava avesse raggiunto la sua destinazione.

Era seduto nell'erba vicino ad un laghetto di papere come se fosse saltato fuori da un classico Disney. Era circondato dai suoi sei amici nani, fratelli o qualsiasi cosa fossero, tutti seduti intorno che ascoltavano attentamente ciò che la ragazza in mezzo a loro stava dicendo.

Santana deglutì realizzando che la ragazza era Brittany.

"Ehi", disse Santana dolcemente, facendo un passo avanti. Gli occhi spalancati di Brittany schizzarono su di lei e si trasformarono immediatamente in un broncio. Il cuore di Santana affondò un poco. Fece un profondo respiro cercando di non tradire le emozioni.

"E' lei?" ringhiò Brontolo, indicando Santana con un arrabbiato scatto del capo. Brittany annuì. "Hai fegato," scattò.

Santana fu presa alla sprovvista, la bocca si spalancò ed iniziò ad ansimare come un pesce fuor d'acqua mentre i sette nani l'assalivano verbalmente. "Cos-cos?" balbettò.

"Chi diavolo pensi di essere per trattarla così?"

"Campanellino piange negli spogliatoi. Ha due occhi neri, non può lavorare così!"

"Una totale idiota che non merita Brittany."

"Hai spezzato il naso a Campanellino".

"E il cuore a Brittany," disse Brontolo, non senza intenzioni maligne.

Se non fosse stato così spaventoso essere vicina a Brittany eppure così lontana, sarebbe stato divertente quando un gruppo anatre uscì dal laghetto e si diresse verso la banda di persone rumorose, unendosi al trambusto con i loro piccoli e brillanti occhi fissi su Santana.

"B!" la chiamò Santana sopra le teste "Mi dispiace. Parlami," la supplicò.

Fece qualche passo indietro mentre un gruppo di anatre arrabbiate continuavano a starnazzare sonoramente. Una la beccò sul piede. "Merda." La spintonò via con un calcetto gentile, consapevole dell'amore di Brittany per le anatre e degli occhi stretti di Brittany che controllavano ogni suo movimento. La papera, offesa, si lanciò su Santana e cominciò a beccarle lo stinco, subito aiutata dalle sorelle anatre. O erano tutte schierate con Brittany o stava vivendo un davvero strano incubo.

"Vattene, Santana," disse Brittany, il viso impassibile,

"Mi dispiace."

"Ti dispiace sempre. Lasciami in pace."

Il cuore di Santana si frantumò in mille pezzi mentre veniva trascinata via dalle papere violente. Santana si tirò su, quel nano "Brontolo" o qualsiasi di loro fosse, era sulla sua lista. Picchiettò la fiaschetta al suo fianco, almeno una cosa buona doveva riuscire da tutta questa situazione.

"E non tornare!" le gridò dietro un nano.

"Siete tutti sulla mia lista, cazzo!" strillò loro a sua volta inciampando alla cieca mentre la sua voce tremava e le lacrime oscuravano la sua visuale.

Tornò indietro fin dove Topolino aveva distribuito la sua saggezza ed il suo silenzioso buonsenso ma di lui non c'era traccia.

Santana si sollevò i jeans per vedere i segnacci rossi dove le papere l'avevano attaccata. Facendo un sospiro frustrato, si lasciò crollare incurante contro il muro con un rumore sordo. Aprì la fiaschetta di Brontolo e ne bevve un lungo sorso, sputandolo immediatamente come se avesse un sapore tremendo. Ahimè, conteneva succo di prugne.

Il suo telefono vibrò fornendole una gradita distrazione dall'incubo che stava vivendo. Impaziente di scappare dalla sobria miseria del momento, Santana frugò in tasca sperando intensamente che Brittany la stesse contattando. Era un messaggio da parte di Quinn. Che cosa accidenti poteva mai volere? A parte i consigli di cheerleading, naturalmente. Premette il tasto per aprire il messaggio e sussultò mentre parole arrabbiate, in grassetto e ancora peggio, in stampatello la fissavano. Ouch. Lo stampatello non era un buon segno.

'NON FARMI VENIRE LI' A PRENDERTI A CALCI NEL CULO STUPIDA STUPIDA RAZZA DI IMBECILLE'

Che cazzo? Primo, come accidenti fa Quinn a sapere cosa sta succedendo? Brittany deve averglielo detto. Beh, sì, okay. Me lo merito. Comunque, Q è sempre una stronza.

Il telefono cadde a terra e Santana lo osservò in una nube di depressione. Un luminoso involucro di plastica rosa soffiò dietro di lei con la brezza leggera ed atterrò ai suoi piedi. Stordita e dolorante in più di un punto del suo corpo, le ci volle un momento perché i suoi occhi si concentrassero per poi capirne il significato. Poteva voler dire una cosa sola. Si voltò di scatto e guardò vicino all'edificio dove Topolino stava facendo le sue chiamate illecite. Era un negozio di caramelle. E vendevano Pixy Stix.

Qualche minuto dopo tornò al suo nascondiglio con l'intero stock del negozio di 'Stix. Doveva ammetterlo, amava gli 'Stix. Di pane o Pixy, non importava. Strappò l'estremità facendo cadere una manciata di caramelle e le divorò. Se non poteva ubriacarsi, era sicuro come l'inferno che avrebbe fatto il pieno di zuccheri. E poi avrebbe ripreso il controllo. Il castello sarebbe stato un mucchio di detriti. Tutti sarebbero fuggiti dinnanzi a lei mentre il posto bruciava e i bambini piangevano. Forse.

Santana sedeva cupa aspettando che lo zucchero facesse effetto quando il suono di passi affrettati le fece sollevare lo sguardo e vedere Pinocchio correre mormorando "devo fare pipì. Devo fare pipì." La superò velocemente e scomparve dietro una porta dell'edificio opposto. Il cartello sul retro della porta recitava: 'Solo personale autorizzato'.

Santana si guardò attorno per controllare che nessuno stesse guardando poi corse dietro di lui infilando il piede oltre il divieto d'accesso proprio appena prima che la porta si chiudesse. Mwahahahhahahar! furono i suoi esatti pensieri.

Il posto brulicava di personaggi Disney. Ecco come si muovevano per il parco senza essere assaliti dai fan scatenati. Ecco dove era scomparso Topolino. Brittany lo avrebbe adorato. Potevano distendersi nell'attesa e lei poteva tendere un agguato ad ogni personaggio della sua lista e scattare la loro foto senza dover litigare con dei bambini urlanti. Un respiro si fece largo nel suo petto mentre apriva la bocca per parlare, ma si ricordò non avere Brittany al suo fianco.

La porta scattò silenziosamente dietro di lei e Santana cominciò ad esplorare l'area sperando di imbattersi ancora una volta in Topolino. Era tipo un boss, in maniera silenziosa. Lei poteva vedere tutto ciò che gli altri vedevano in lui. Vagò lungo il deserto passaggio segreto in preda alla tristezza. L'entusiasmo era scomparso subito senza la sua solare compagna con cui condividerlo. Non aveva nemmeno la forza di cercare il cadavere di Walt. Se fosse stata fortunata avrebbe potuto incontrare Campastronza, con il suo pugno, in quei cavolo di denti.


Brittany sbirciò dalla cima del muretto dietro il negozio di caramelle dove Santana qualche momento prima si era disperatamente abbattuta. Una preoccupata ruga si dipinse sulla sua fronte notando il cellulare di Santana senza la sua proprietaria sul suolo polveroso. Brittany corse e lo raccolse controllando messaggi o chiamate e leggendo l'ultimo di Quinn. E se Santana fosse stata rapita? O più probabilmente, e se avesse combinato qualcosa di stupido? Si sporse in avanti e afferrò un tubo vuoto di Pixy Stix. Uh oh, si metteva male. Molto male. Se Santana era sotto l'effetto delle Pixy Stix chissà cosa avrebbe potuto combinare, ed era tutta colpa di Brittany. Si sentiva malissimo. Non avrebbe mai dovuto mandarla via in quel modo e se ne era pentita vedendo il dolore sul viso di Santana mentre le diceva di andarsene. Adesso era anche peggio. C'erano delle caramelle di mezzo e dopo quello che era successo l'ultima volta che si erano abbuffate di Stix, non voleva nemmeno pensarci.

La sua mascella si serrò fermamente, a completare un cipiglio determinato. Avrebbe chiesto ad i suoi nuovi amici Disney di aiutarla. Aiutarla a riavere Santana al suo fianco, al posto al quale apparteneva, anche se la sciocchina aveva problemi con quell'indiscutibile fatto della vita. Finché erano insieme andava tutto bene. Più che bene, sarebbe stato giusto.


Santana stava rimbalzando su e giù sui talloni mentre saltava lungo il vicolo: lo zucchero aveva iniziato a fare effetto I film con i personaggi Disney erano dipinti sul muro, ogni scena connessa con una spolveratina di stelle luminose che correvano attraverso la rete di tunnel. A giudicare dai suoi piedi doloranti, a Santana stava venendo il sospetto che i tunnel fossero collegati a tutte le aeree del parco e non ci sarebbe voluto molto per trovarsi a Disneyland Paris. Si fermò davanti ad una scena tra Cenerentola e la fata madrina.

"Stronzetta fortunata," sospirò "Vorrei avere una fata madrina. Me ne servirebbe una proprio adesso"

"Ehi tu," la chiamò una voce dietro di lei.

Santana rimase impietrita. Era stata beccata. Il suo sangue pompò per tutto il corpo, adrenalina e zucchero infuriavano nelle sue vene. Lotta o fuga? Pah, Santana Lopez non scappa. Eccetto da B quella volta, ma non voleva pensarci. Fece un profondo respiro cercando di rallentare i battiti del suo cuore e di alzarsi sui tacchi, preparandosi allo scontro con gli occhi spalancati ed il suo sguardo di rimprovero perfettamente dipinto sul viso.

Santana restò a bocca aperta. La sua mascella quasi si schiantò in terra, sbalordita dalla persona che era sbucata apparentemente da chissà dove davanti a lei non appena finito di desiderare una fata madrina. Sembrava che Disney World stesse iniziando a diventare davvero magico, quando non faceva schifo e cercava di rovinarle la vita.

"Non è possibile," ansimò.

"Ehi bambina. Sembri diversa senza la tua bionda al braccio. Non ero sicura che fossi tu."

Santana socchiuse gli occhi e poi li riaprì controllando di non avere in qualche modo problemi di vista. No, era ancora lì. Quella cazzo di Barbra Streisand era in piedi davanti a lei.

"Resti lì ad acchiappare mosche o porti qui quel culetto ossuto e mi dai un abbraccio?"


Nota dell'autrice: Hahahahahahahaaaaa!