L'indomani, svegliandosi, Kisame si accorse di essere solo nel letto. Si alzò di scatto trafitto dal terrore, Itachi era andato via di nuovo? Si ricordò appena in tempo di essere completamente nudo quindi infilò una canottiera grigia e dei boxer per uscire in fretta dalla stanza. Passando dal salotto tirò un sospiro di sollievo scorgendo la spada sottile di Itachi ancora accanto a Samehada. Un odore delizioso di crostata investì il suo naso sensibile, cosa che lui adorava! Un sorriso scoprì i suoi denti triangolari mentre si dirigeva in cucina, gli sembrava di volare dalla gioia. Trovò Itachi di spalle che stava apparecchiando la tavola, non solo aveva sistemato il disastro che aveva fatto lui la sera prima, ma gli aveva anche fatto il suo dolce preferito; ultimamente dormiva poco e poi spariva in bagno per diversi minuti credendo che lui non lo vedesse. Itachi indossava una maglia smanicata nera molto aderente con il collo alto e pantaloni dello stesso colore. Si era finalmente rimesso uno dei suoi elastici rossi che spiccava nei capelli corvini, d'altronde quella cosa orrenda che gli aveva dato Naruto, Kisame si era affrettato a buttarla via. Lo squalo lo fissava incantato, le movenze aggraziate, le braccia candide... Kisame si avvicinò silenzioso, gli scansò con una mano la lunga coda nera per baciarlo sulla nuca, poi lo abbracciò dicendogli all'orecchio: "Siediti ora, faccio io"

Itachi non fece obiezioni, Kisame si mise dei guanti e tolse la crostata dal forno notando che non era perfetta come sempre, il suo amico stavolta era andato un po' storto del disegno.

"Ti adoro, Itachi, lo vuoi un dolcino?" Kisame cercava di tentarlo per fargli mangiare qualcosa tirando in ballo le cose che più gli piacevano.

Itachi accennò un sorriso e Kisame gli mise davanti un piattino con due spiedini di dango, preparò anche un tè alla ciliegia per entrambi mettendo di nascosto un sacco di zucchero nella tazza dell'amico, ultimamente lo vedeva spesso in preda alla sonnolenza, chiudeva gli occhi anche stando in piedi e lui non capiva il motivo. Kisame si sedette iniziando a divorare la sua crostata senza nessuna grazia, come sempre quando mangiava, tagliava dei grossi pezzi con un coltello e poi li faceva sparire in bocca con due morsi: "Sei favoloso, sai sempre cosa mi piace!"

Itachi mangiava con grazia i suoi dolcetti per la felicità di Kisame preoccupato che non si nutrisse abbastanza. Aveva iniziato da quelli rosa, Kisame lo aveva previsto, erano i suoi preferiti; si era sporcato le labbra di glassa, Kisame, trovando la cosa irresistibile, si allungò sul tavolo per ripulirlo con un bacio. Itachi, sia pur lentamente, aveva finito tutto ciò che Kisame gli aveva offerto.

"Così mi piaci, vedrai che ora ti sentirai meglio" Kisame gli sorrise.

"Grazie, Kisame, ora vado ad allenarmi"

"Vuoi che vengo con te?"

"No grazie, fai pure la tua manutenzione a Samehada"

Aveva bisogno di non averlo intorno per un po', di liberarsi la mente e non pensare né a lui né a Naruto.

Itachi si alzò ma, mentre si avviava a prendere i suoi kunai, inciampò maldestramente nel piccolo tavolo davanti al divano, si rimise subito in piedi rotolando sul pavimento.

"Che ti prende? Fai attenzione!" Kisame era davvero sorpreso.

"Lo hai spostato per caso, Kisame?"

"Non saprei, e se anche fosse?"

"No, niente..." Itachi prese i suoi kunai e uscì alla svelta.

Kisame iniziò a prendersi cura di Samehada ma non poté fare a meno di ripensare alla scena, a quanto pare Itachi non ci vedeva quasi più. Quando ebbe finito decise di andare a vedere cosa stesse combinando. Si diresse nel punto in cui di solito si allenavano non molto lontano da casa che avevano disseminato di bersagli e di manichini, si portò anche Samehada, non si sa mai.

Si fermò a distanza, per il momento aveva deciso di non farsi vedere.

"Forse non mi vedrebbe nemmeno a un metro di distanza" pensava con amarezza Kisame.

Decise di avvicinarsi di più, guardava Itachi volteggiare nell'aria, i capelli neri al vento, ultimamente li teneva molto lunghi, con quello smanicato nero aderente era ancora più bello che con la sua divisa grigia, un angelo moro...

Almeno a vedere da lì sembrava avere ancora l'agilità che lo aveva sempre contraddistinto, leggero e silenzioso, sembrava fatto di luce e di vento. Itachi mancò due dei bersagli, colpì gli altri anche se non al centro, uno dei kunai sfiorò la guancia di Kisame che sobbalzò sorpreso e spaventato, la situazione era più grave di come pensava e la cosa che era più difficile da accettare era che probabilmente aveva dato un duro colpo alla sua vista usando lo Sharingan contro di lui pur di andarsene con Naruto. Lo amava a tal punto, dunque? Kisame si rendeva conto che per lui non avrebbe mai fatto una cosa del genere, non sarebbe mai riuscito ad amarlo, qualunque cosa avesse fatto.

"Io invece ti amo, mascalzone" pensava Kisame con le lacrime agli occhi "sei il mio tesoro, la mia vita!"

Itachi si voltò nella sua direzione per capire che fine avesse fatto il kunai, senza scorgere il suo amico sebbene fosse molto vicino.

Kisame scorse un ragazzino che si avvicinava a Itachi, decise di rimanere nascosto seppure pronto ad intervenire se quello avesse creato dei problemi. I due si misero a parlare, più che altro parlava il giovane mentre Itachi annuiva, poi l'altro se ne andò. Itachi si riavviò i capelli da davanti al viso con una mano poi chiuse gli occhi rimanendo a prendersi l'aria fresca sulla faccia: la notizia evidentemente lo aveva turbato. Kisame decise di uscire allo scoperto facendo finta di essere arrivato in quel momento: "Itachi, che ne dici se andiamo a farci una bevuta stasera? È da tanto che non usciamo"

"Va bene, tra poco arrivo" Itachi era veramente pallido, Kisame notò che gli tremavano le mani.

"Rimani vestito così, stai veramente bene"

"Come vuoi, Kisame"

La voce di Itachi era dolce, ma Kisame aveva l'impressione lo assecondasse in tutto solo perché gli faceva pena.