Una volta raggiunto il suo alloggio, nella privacy di quelle mura familiari, Severus si tolse il mantello, si versò un bicchiere di vino elfico, prese un enorme tomo dalle proporzioni esagerate e poi si accomodò sulla sua poltrona preferita. Quella verde con i braccioli usurati, proprio di fronte al camino. Si massaggiò le tempie con vigore, era ancora profondamente contrariato, sia per il comportamento irresponsabile di Potter, che per quello accondiscendente e lassista del preside.
Cercò di scacciare quei pensieri irritanti, per concentrarsi unicamente sul suo compito e cioè risolvere i disastri che solo Harry-James-testa-di-legno-Potter, era in grado di creare! Tale padre tale figlio!
Mentre sfogliava le pagine consunte ed ingiallite, in cerca di una soluzione al rompicapo della pozione d'amore, si chiese perché Dumbledore lo avesse reso partecipe della conversazione intercorsa tra lui e il marmocchio sopravvissuto. Non gli interessavano le assurde giustificazioni del moccioso, sapeva già che era l'unico e il solo colpevole di ciò che era accaduto nel corridoio. Strinse i bordi del tomo ricordando l'espressione di Potter mentre parlava con Dumbledore. Aveva mentito in merito alla questione della pozione. Il senso di colpa era stampato a chiare lettere sul quell'insopportabile volto sfacciato, perfino un idiota se ne sarebbe accorto! Eppure nonostante l'evidenza, Dumbledore aveva lasciato correre, ancora una volta, giustificando il comportamento scorretto del suo prezioso Golden Boy.
Non sprecherò il mio tempo, ad assecondare i capricci di un adolescente viziato e arrogante! Non questa volta...Questa volta le cose andranno diversamente, Potter! Ti costringerò ad ammettere tutte le tue colpe e posso assicurarti che verrai punito per le tue malefatte!
Preparati Potter, scoprirò come hai infinocchiato Lumacorno e lo farò quando meno te lo aspetti! Avrai convinto Dumbledore che sei il suo perfetto Golden Boy, ma io so di cosa sei capace!
Sì, avrebbe smascherato il moccioso e avrebbe costretto il preside a ricredersi. Una volta che gli avrebbe sbattuto in faccia la prova inconfutabile che il moretto era un moccioso: arrogante, viziato e bugiardo, proprio come suo padre.
Chiuse il tomo, afferrò il bicchiere e mentre degustava un altro sorso di quel dolce liquido scarlatto ghignò, sì stavolta il marmocchio avrebbe imparato la lezione nel modo più duro...e cioè, che a giocare con il fuoco prima o poi ci si scotta!
Aveva il fiatone. Dopo essere uscito dall'ufficio di Dumbledore, era sfrecciato alla torre dei Griffyndor. Doveva controllare che il libro del principe fosse al sicuro nel suo baule. Aveva paura che il preside avesse letto la sua mente e che avesse mandato Snape o la Mc Gonagall a recuperarlo. Salì le scale che portavano al dormitorio maschile a due a due, non appena entrò nella stanza prese la bacchetta, sciolse gli incantesimi che proteggevano il suo baule e lo aprì. Il libro era al sicuro tra il mantello di suo padre e la mappa dei malandrini, i suoi beni più preziosi. Lo afferrò e quando lo strinse a se, si sentí sollevato.
Gli era dispiaciuto mentire al preside, ma non avrebbe rinunciato all'unica cosa che era appartenuta al suo "amico speciale".
Harry era certo che se avesse detto la verità sulla ricetta che aveva usato per preparare il filtro d'amore, Snape avrebbe preteso di vedere il libro e poi glielo avrebbe confiscato solo per il gusto di fargli un dispetto. E non solo, lo avrebbe accusato di aver barato in pozioni, cosa che aveva già insinuato più di una volta, da quando i suoi voti erano migliorati. Non poteva permetterlo. Poteva sopportare gli insulti pregevoli, le calunnie e persino le ingiuste punizioni di Snape, ma non avrebbe permesso a niente e a nessuno di prendere ciò che era suo!
Certo che il destino sapeva essere beffardo a volte, se non avesse costretto Ron a seguire la classe di pozioni, quel volume sgangherato sarebbe finito chissà dove.
Con quei pensieri in mente, sfogliò le pagine consunte e tra le varie pergamene che erano scivolate fuori dalla copertina, trovò un piccolo foglietto stropicciato. Da un lato c'erano dei vecchi appunti di aritmanzia, ma dall'altro c'erano altre confidenze.
...non posso andare avanti così!
Oggi è stata l'ultima volta, che ho permesso a quegli idioti la fuori, di umiliarmi!
Sono stanco di sentire gli altri studenti che mormorano alle mie spalle, compresi quelli della mia casa, come se fossi io l'unico ad essere sbagliato!
Come se loro, fossero tutti perfetti! Beh non lo sono. Sono solo degli ipocriti, tutti quanti!
Possono tenersi le loro stupide famiglie perfette, i loro soldi, le loro amicizie di convenienza!
La mia dedizione per lo studio, non è un crimine! Cosa c'è di male nel voler ottenere la conoscenza, nel voler sperimentare cose nuove, nel volersi mettere alla prova!
Un giorno non lontano dimostrerò a tutti il mio valore. Non sarò più deriso a causa del mio stato di sangue o del mio cognome. Forse allora mi vedrai con occhi diversi anche tu.
Non vedo l'ora di andarmene da questo posto, a volte mi sento soffocare...
Harry rimase impietrito leggendo quelle poche frasi, perché anche lui si sentiva solo ed incompreso, il più delle volte. Anche quel senso di soffocamento gli era familiare. Di certo le motivazioni dietro a quegli stati d'animo avevano una radice diversa, ma più leggeva i pensieri del principe più si sentiva vicino a quel giovane dall'animo tormentato.
Beh a dire il vero lui non era del tutto solo, aveva Ron ed Hermione al suo fianco, ma anche se erano degli ottimi amici, non avrebbero mai compreso i suoi sentimenti fino infondo. E come potevano? Avevano un passato felice, delle famiglie amorevoli a supportarli e tutta una vita davanti. Lui a differenza loro, non aveva una famiglia su cui contare. L'unico su cui avrebbe potuto fare realmente affidamento era...Sirius, ma era morto a causa sua, come i suoi genitori.
E come se tutto questo non fosse stato già abbastanza orribile, aveva anche una sentenza di morte appesa sulla testa, a causa di un pazzo esaltato, che lo aveva designato come rivale, quando era appena un bambino!
Sospirò, decise di scacciare quei pensieri infausti e di concentrarsi su quella mezza pergamena che stringeva tra le dita.
Mancava solo una settimana alla tanto sospirata Festa di San Valentino. Tutta la scuola era in fermento. L'allegria e l'amore si potevano respirare un pò ovunque all'interno delle antiche mura del Castello di Hogwarts. Beh, fatta eccezione per una stanza nelle viscere del castello, situata nei sotterranei, in uno dei corridoi più isolati. E cioè negli appartamenti di Severus Snape.
Tra tutte le feste insulse ed idiote, questa è la peggiore! Istituire addirittura un ballo a cui sarò costretto a partecipare, insieme a quella massa di teste di legno che non faranno altro che rendersi ridicoli balbettando frasi stucchevoli, ingurgitando una quantità di dolciumi esagerata. Dumbledore questa volta ha davvero esagerato!
La sola idea di partecipare al ballo lo mise di cattivo umore. Aveva bisogno di rilassarsi, così si mise a distillare un filtro contro le pozioni d'amore ed uno per il mal di stomaco. Una volta terminata la fase di imbottigliamento, decise di dedicarsi a qualcosa di più impegnativo, l'antidoto di Potter. Più osservava la pergamena con la lista degli ingredienti, che il marmocchio aveva utilizzato per preparare la pozione, più si convinceva che quella fosse la "sua" ricetta, con l'aggiunta delle piume e del caffè. Una gentile concessione dei suoi Slytherin.
Doveva accertarsene prima di preparare l'antidoto. Non poteva basarsi solo sulle sue supposizioni, perchè se si fosse sbagliato rischiava di avvelenare Potter, non che gli fosse realmente dispiaciuto, ma di sicuro Dumbledore e Minerva avrebbero preteso la tua testa su un piatto d'argento.
Stanco di essere il solo a dedicare tempo ed energie per risolvere i problemi del suo studente più odiato, decise di porre fine ai suoi dubbi e alle menzogne di Potter, una volta per tutte.
Con una sferzata della sua bacchetta evocò l'orario delle lezioni del fastidioso Golden boy. Era arrivato il momento di fare una bella chiacchieratina. Un luccichio sinistro apparve negli occhi color ossidiana del mago vestito di nero, quando si rese conto che non avrebbe dovuto aspettare poi molto.
Harry sospirò atterrito, mentre cercava di strozzare un piccolo pezzo di pergamena.
Ron si avvicinò alla spalla sinistra del suo migliore amico, per sapere cosa lo angustiava "Amico, che cos'è?"
"Guarda tu stesso!" sbottò. "Non riesco a crederci! Riesce a trovare una scusa per mettermi in punizione, anche se quello che succede non è colpa mia!"
"Beh che ti aspettavi, voglio dire è Snape!" rispose il rosso come se fosse la cosa più ovvia del mondo.
"Quel bastardo mi ha dato un'intera settimana di punizione, con Gazza!"
Il rosso fece una smorfia, pensando che Harry non si sarebbe affatto divertito le sere avvenire. Gazza era un orribile magonò rancoroso e sadico, che godeva nel tormentare i malcapitati che finivano nelle sue sporche grinfie. Anche se doveva ammettere, suo malgrado, che era preferibile scontare una punizione con lui piuttosto che con Snape.
Le ginocchia e la schiena gli dolevano come l'inferno. Erano passate quasi tre ore, da quando aveva iniziato a strofinare il pavimento della sala grande ed aveva pulito appena metà della stanza. Adagiò la spazzola nel secchio, e poi si stiracchiò, cercando di dare un pò di sollievo alle spalle e alle braccia.
"Rimettiti al lavoro Potter o resteremo quì tutta la notte!" Sbraitò Gazza.
Bastardo...guardalo come gode!
"Uh il marmocchio sembra molto arrabbiato, non è vero Miss Purr? Forse il principe di Gryffindor sperava di cavarsela più facilmente...peccato. Ho ricevuto ordini precisi dal professor Snape di non farti battere la fiacca!"
Al solo sentir nominare Snape, Harry scattò il piedi. Perchè quel dannato pipistrello doveva tormentarlo sempre e comunque!
Il vecchio custode accarezzò il suo gatto sulla testa e poi con aria beffarda disse "Torna al lavoro Potter, o dovrò riferire a Snape che ti sei rifiutato di eseguire le sue istruzioni e lui aggiungerà altri giorni alla tua punizione."
Il giovane Gryffindor sentì il sangue ribollire nelle vene, voleva tirare la spazzola in faccia all'uomo, così almeno avrebbe chiuso quella sua dannata boccaccia! Ma poi avrebbe pagato a caro prezzo quel momento di soddisfazione. Ringhiò mentre immergeva la mani nel secchio per riprendere il gravoso compito. Con la coda dell'occhio intravide uno dei prefetti di Slytherin che si avvicinava al magonò per consegnargli una pergamena.
"Sei sicuro che sia del professor Snape?" domandò dubbioso l'uomo.
"Certamente, me lo ha consegnato di persona"
"Bene...se è così allora" poi si voltò infastidito verso Harry e aggiunse "Puoi andare per stasera..ma ti aspetto domani dopo le 8!"
Il ragazzo d'oro non se lo fece ripetere due volte, si allontanò in tutta fretta per tornare alla Torre. Mentre percorreva i corridoi quasi deserti del castello, si chiese quale divinità lo avesse graziato quella notte, visto che mancava ancora un ora al coprifuoco.
Angolino dello scribacchino:
Bene, bene maghi, streghe ecco il nuovo/vecchio capitolo.
Fatemi sapere cosa ne pensate!
Un abbraccio
Lady
