Il Ballo (parte 2)

"... il Principe Mezzosangue"

Non appena quelle parole uscirono dalle labbra del Slytherin, il suo cuore iniziò a battere all'impazzata e si rese conto di aver smesso quasi di respirare. Un enorme sorriso genuino abbellì il viso del Gryffindor. "S-sei davvero... tu" lo sentì mormorare con un sussurro così lieve, che era stato quasi impercettibile.

Severus non aveva mia visto quegli occhi smeraldini scintillare in tale maniera. Per un attimo anche il suo cuore perse un battito. Se solo Lily lo avesse guardato almeno una volta, con quello sguardo. In effetti nessuno lo aveva mai guardato con tale adorazione. Che diavolo stava pensando? Era Potter...Harry Potter! Poco più di un ragazzino e non uno qualsiasi, un Gryffindor, il figlio di Lily e di quel bastardo di James Potter e infine il prescelto che doveva annientare il Signore Oscuro. Si schiarì la gola, cercando di riportare sotto controllo i suoi pensieri.

Harry era rimasto imbambolato a fissare "il suo principe". Santo Godric, ho passato settimane intere a pensare a lui ed ora eccolo proprio qui, davanti a me. Dio è così sexy, misterioso, forte, sicuro di se stesso. Adesso voglio proprio sapere tutto di lui! Merlino, sono talmente emozionato che non so nemmeno cosa dire. Come reagirà quando scoprirà che ho trovato e poi perso il suo libro? E se si risentisse perchè ho letto le sue note e le sue lettere? Forse non dovrei dirglielo...Oh vorrei che lui capisse quanto i suoi pensieri mi hanno aiutato a...

Non riuscì a formulare il resto dei suoi pensieri, perchè una forte spinta che proveniva dalle sue spalle, gli fece perdere l'equilibrio. Chiuse gli occhi mentre caracollava a terra aspettandosi di sentire un impatto doloroso.

"Ma che diavolo fai? Alzati!" sibilò Severus.

Harry riaprì gli occhi all'istante. Era praticamente sdraiato sul Slytherin, che aveva trascinato a terra con sé, che aveva attutito l'impatto. Si irrigidì, quando si rese conto che una delle sue mani era posata sul torace del corvino e l'altra sul suo...Oh Santissimo Merlino che figuraccia! Adesso come mi alzo senza palpeggiarlo? Sentì dei passi concitati venire nella loro direzione. "Signor Weasley e Signor Malfoy! Mai mi sarei aspettata un comportamento così deplorevole, cosa direbbero le vostre famiglie se sapessero dell'accaduto? Dovreste vergognarvi! Dieci punti in meno, a testa!" Harry fissò la sua capo casa, era stato più volte sottoposto al suo biasimo. "Ora scusatevi subito con il Signor Potter e la sua...oh ma è... ehm, con il suo cavaliere?!". Il Golden Boy quasi sorrise, quando vide il suo stupore, per il fatto che fosse in compagnia di un ragazzo. L'attenzione della vice preside fu presto riportata sui due trasgressori. "Posso assicuravi che se foste venuti da soli al ballo, sareste già in punizione! Tuttavia, non desidero rovinare la serata alle Granger e Parkinson, quindi non costringetemi a farlo. Vi avviso, se dovessi intravedere qualsiasi ulteriore interazione ostile tra voi due, mi premurerò di assegnarvi un'intera settimana di punizione con il Signor Filtch, a partire da stasera! Sono stata chiara?"

Entrambi i ragazzi, si affrettarono a scusarsi seppur controvoglia sia tra di loro, che con Harry e il suo accompagnatore. Infine si allontanarono così come la Mc Gonagall. Nel frattempo sia Harry che Severus si erano finalmente rialzati.

Merlino che imbarazzo! Dov'è un cavolo di Basilisco quando serve? Penserà che sono un idiota o un maniaco. A quel punto Harry lanciò un sguardo fugace al ragazzo dai capelli corvini, sembrava furioso!

Severus era livido! Dannati marmocchi idioti! Grazie a quelle due teste di legno di Weasley e Malfoy, Potter l'imbranato gli era caduto addosso e sembrava piuttosto desideroso di restarci. Infatti si era alzato in tutta calma, mentre lo palpeggiava e si strusciava su di lui! Schioccò le labbra, pronto a ridurlo in cenere con le sue parole più velenose, quando il ragazzo iniziò a scusarsi. "Mi...Mi dispiace. Davvero. Oh Merlino, io sono...non volevo. E' che non mi sono accorto che erano dietro di me. Scusami, io...!" e poi si coprì il viso con entrambi i palmi della mani. "Io non volevo toccarti..." il suo viso era di un colore più intenso, di quello sullo stendardo di Grofondoro.

Quel gesto gli ricordò di nuovo Lily. Anche lei era solita coprirsi il volto quando era imbarazzata. E Potter era più che imbarazzato, probabilmente si sentiva mortificato. Essere umiliato in presenza della propria infatuazione, era una sensazione orribile, lo sapeva bene. Dopo quella breve riflessione la sua rabbia svanì, grazie al ricordo di lei. E poi se doveva essere del tutto onesto, il ragazzo non aveva alcuna colpa di ciò che era accaduto. "E' stato un'incidente indipendente dalla tua volontà. Avanti togliti quelle mani dal volto, non sei un Tassorosso."

Invece di sentirsi sollevato, Harry arrossì ulteriormente. Merlino stava andando tutto a rotoli! Sospirò. Non riusciva più a guardare il principe in faccia. L'unica cosa sensata da fare adesso, era salire sulla torre di astronomia e buttarsi giù! Beh forse era un pò estremo, ma dopo l'accaduto, avrebbe fatto meglio ad andarsene con una scusa qualsiasi, almeno sarebbe riuscito ad evitare altre figuracce. No, non sono un codardo! Non sono scappato davanti a Voldemort, non scapperò davanti alla mia cotta! Che diamine, forse sarebbe stata la sua unica occasione di trascorrere del tempo con il Slytherin, non l'avrebbe sprecata!

Così si fece coraggio, e si asciugò i palmi sudati sui pantaloni. Poi si voltò e senza proferire parola, andò dritto al tavolo delle bibite e prese altri due punch, visto che i precedenti erano finiti sul pavimento. Al suo ritorno ne allungò uno al Principe. "Non so tu, ma io-io ho ancora la gola secca. Magari, ecco...potremmo berlo nei giardini, penso sia meno rischioso " e accennò un sorriso sbilenco.

Severus aveva osservato con attenzione il Golden Boy. Un istante prima, gli era sembrato che volesse fuggire e quello successivo gli porgeva un drink analcolico, sforzandosi di essere disinvolto. Se avesse potuto scegliere, si sarebbe scolato qualcosa di molto più forte: un Cognac o un wishky d'annata, suo malgrado accettò il calice. Entrambi bevvero il contenuto tutto d'un fiato. Di certo il liquido rossastro non era appagante come un buon liquore, ma il mix fruttato con l'aggiunta di un po' di zenzero e una componente frizzantina, almeno era fresco e dissetante.

Scrutò a lungo il ragazzo, non aveva bisogno di usare la leggilimanzia su di lui, per sapere quanto bramasse la sua compagnia. Decise di assecondarlo, con il preciso intento di risolvere l'enigma che ormai Harry James Potter rappresentava. Quando aveva letto le confessioni scritte dal Gryffindor, inizialmente non gli aveva creduto, ma aveva cambiato idea e voleva saperne di più.

"Grazie. Non ho più sete". La reazione del ragazzo a quelle poche parole fu immediata. Tristezza. "Gradirei comunque fare due passi. La sala è un po' troppo affollata per i miei gusti".

Ah grazie a Merlino! Pensavo se ne sarebbe andato!
I due ragazzi poggiarono i bicchieri vuoti sul tavolo e poi s'incamminarono verso il portone d'entrata.

L'aria era piuttosto pungente. Le notti di febbraio erano sempre molto rigide. L'inverno scozzese era qualcosa alla quale ci si abitua piuttosto facilmente, vivendo in una delle scuole di magia più prestigiose al mondo. La candida neve, l'oscurità della foresta proibita, il lucente strato di ghiaccio del Lago Nero, la protezione delle catene montuose tutt'attorno lo rendevano un piccolo pezzo di paradiso. Aveva amato il castello ancor prima di vederlo di persona, lo aveva sempre considerato casa, un luogo in cui poter tornare grazie ad Albus, un luogo per cui valeva la pena combattere. Si voltò a guardare il ragazzo al quale era stato affidato questo ingrato compito. Difendere il mondo magico dal Signore Oscuro. Potter avrebbe avuto bisogno di tutta la sua forza, di tutto il suo coraggio e delle sue abilità, per affrontarlo.

"Prima hai detto una cosa che non riesco a togliermi dalla mente. Se non ricordo male, che alcune cose non si possono cambiare a prescindere da quanto lo desideriamo o da quanto ci impegniamo. E' una riflessione molto profonda per un ragazzo della tua età. Questa affermazione non è riferita solo all'esperienza vissuta con il tuo professore di Pozioni o sbaglio?".

Non voleva parlare di questo, avrebbe rovinato quella sorta di fragile intesa che si era creata tra loro. Il principe non sapeva chi fosse e per lui andava bene così. Eppure quel profondo senso di solitudine, di incomprensione pesavano enormemente sul suo cuore. Chiuse gli occhi. Questo ragazzo aveva sofferto parecchio proprio come lui, lo aveva letto in quei pensieri segreti affidati al suo libro. Forse, poteva rispondere solo a questa domanda e poi magari avrebbero ballato al chiaro di luna, proprio lì sulle rive del lago Nero, come un principe di Slytherin e quello di Gryffindor. Ma così sarò costretto a dirgli la verità. Sospirò, non c'era altro modo, non voleva mentire anche a lui. E sia.

"Devo dirti una cosa, prima di rispondere" affermò Harry con solennità. "Io...so delle cose, su di te".

Severus si fermò e si voltò stampandosi in faccia un'espressione sorpresa. Così ha deciso di dirmi del libro. Interessante. Non me lo sarei aspettato da Potter.

"Prima ti ho detto che quest'anno le cose in pozioni vanno meglio". Oh dai diglielo! Il libro in fondo era a scuola, non lo hai rubato da casa sua! "Ma il merito non è di Lumancorno, il mio nuovo professore...ma di un libro. Uno che ho trovato nell'armadio delle forniture scolastiche, all'inizio dell'anno. Era il tuo libro, di quando studiavi qui".

Severus socchiuse gli occhi a sua volta. Sapeva che il ragazzo aveva letto del suo passato, ma un conto era saperlo, un altro era discuterne. Potter sapeva che era un emarginato, che aveva amato qualcuno che non lo ricambiava. Era umiliante. Un'antico rancore gli strinse lo stomaco, poi il petto ed infine la gola. Riaprì gli occhi, ardevano di rabbia inespressa. Fece un passo verso il Gryffindor. "Il mio vecchio libro di pozioni?" Sibilò con freddezza.

Harry annuì.

Un altro passo verso il Golden Boy. "Dunque hai letto anche le mie note personali e i miei pensieri più privati"

Harry annuì di nuovo.

Lo sguardo e il tono di Severus si fecero se possibile ancora più glaciali. "Perchè non lo hai detto subito, quando hai capito chi ero! Volevi prenderti gioco di me..." e poi si voltò per andarsene.

"NO! Aspetta!" Sbottò Harry e lo afferrò per un braccio. "Ti prego aspetta! Mi dispiace! Lasciami spiegare... Per favore...per favore, ti prego, fammi spiegare ".

La serata aveva preso una piega troppo personale, voleva andarsene prima di aggredire il moccioso. Avrebbe trovato un altro modo, per restituire il libro al ragazzo. Ma quelle parole pronunciate in maniera così disperata, erano state le stesse con le quali molti anni prima aveva supplicato Lily. Se lei lo avesse ascoltato, forse alcune cose sarebbero andate in maniera diversa. Così si voltò, incrociò le braccia al petto e attese. Vediamo come te la cavi adesso Potter., vedi solo di non farmi infuriare!

"Non è come credi. Io non prendo in giro le persone. Soprattutto non lo avrei mai fatto con te, non dopo quello che ho letto. Mi dispiace di non averti detto prima, che ce lo avevo io. Avevo paura che fraintendessi le mie intenzioni. Il tuo libro è stato...l'unica cosa che mi ha aiutato a sopravvivere in questi lunghi mesi. Tu, i tuoi pensieri, i tuoi racconti, siete stati come una linfa vitale per me. Non ho mai avuto molte cose nella vita. E quelle a cui tenevo mi sono state strappate via con la forza. Ho perso i miei genitori quando avevo solo un anno, da allora ho vissuto con miei zii e mio cugino. Loro mi odiano, da quando sono stati costretti a prendersi cura di me. L'unica persona che mi ha voluto sinceramente bene, era il mio padrino, ed è morto pochi mesi fa, a causa mia. Io non volevo più...non avevo più la forza di..." ma la frase gli morì in bocca. "Tu-tu mi piaci molto. Mi piacevi anche prima di stasera e, quando ho capito chi eri, avevo paura di non essere abbastanza per te, così non ho detto nulla, sperando di stare un pò con te". Al termine del suo discorso il suo volto era di una sgargiante tonalità di rosso.

Severus sospirò. Non c'era ombra di menzogna in quelle magnifiche iridi smeraldine. Dannazione, perchè si era messo in una situazione simile? Cosa avrebbe dovuto fare adesso? Confortarlo? Non era bravo in questo genere di cose. La gentilezza, il conforto non gli erano familiari.

Harry si avvicinò all'ex Slytherin, erano ad un passo l'uno dall'altro. "Senti, mi dispiace, avrei dovuto dirtelo, ma... possiamo fare finta, che non sia successo? Quando mi hai invitato, hai detto che volevi passare solo una bella serata, l'ho sperato anche io. Sai, vorrei qualcosa di bello da ricordare in futuro. Balla con me, quì, adesso. Balla con me e basta, senza pensare a nulla."Severus esitò. "Balla con me, mio Principe." lo esortò ancora.

Potter sperava...la speranza era un motivatore potente. E Severus allora cedette. Lo prese per la vita e iniziò a danzare sotto la luna, in riva al lago nero. Il suo sguardo si perse in quelle pozze verdi, e lesse involontariamente l'anima del ragazzo.

Vide la solitudine, il dolore, il rifiuto, la paura di perdere coloro che amava. Sentì la paura di dover affrontare il Signore Oscuro, la paura di morire da solo e non amato. Severus non riuscì a proferire una sola parola. La sua testa girava, molto più velocemente dei loro piedi. Cosa diavolo stava facendo? E soprattutto perchè? Il ragazzo era il figlio della sua nemesi. Era il figlioccio di quel cagnaccio pulcioso di Black e lui li detestava entrambi, nonostante fossero passati a miglior vita. Avrebbe voluto disperatamente allontanare il Gryffindor, ma non poteva. La vita del ragazzo, era così simile alla sua. Non poteva farlo, ma lo voleva. In quel momento, Potter era come una lastra di acciaio incandescente, che lo ustionava con le sue emozioni travolgenti. Mentre si sforzava, di allontanarsi da quel contatto mentale fortuito, in un angolino della sua mente sperimentò anche l'amore: l'amore per i suoi amici, per il castello, per la vita che sognava e che avrebbe voluto vivere e...per lui, il principe! Quindi, insieme a quella massa di sofferenza c'era anche l'amore e la speranza di un domani migliore. Era piccola, come la fiamma di una candela, ma c'era!

Harry era felice. Il principe alla fine era rimasto lì, con lui. Il suo cuore batteva all'impazzata. Questo sarebbe stato uno dei ricordi più felici di tutta la sua vita. In quel preciso momento tutto era perfetto. Il silenzio della notte attorno a loro, le braccia di quel ragazzo dagli occhi d'ossidiana che lo cingevano, la luna, il riverbero del lago. Dio se avesse potuto scegliere un momento in cui fermare la sua vita, sarebbe stato senza dubbio questo! E così si abbandonò a quelle dolci sensazioni e si lasciò avvolgere completamente da quel sentimento, e senza pensare a niente, si avvicinò al volto del Slytherin e lo baciò sulle labbra con delicatezza.

Severus si bloccò all'istante. Le labbra di Potter erano sulle sue e lo stavano baciando! Sentiva l'ardente desiderio del giovane nei suoi confronti e questo lo sconvolse. Lo spinse lontano con una forza quasi brutale, tanto che il Gryffindor cadde a terra. "Che diavolo ti salta in mente POTTER! "

Harry spalancò gli occhi! Mise la mani a terra e si rialzò, era confuso e ferito dalla reazione del Slytherin. "Tu...tu sai chi sono? Io pensavo che tra di noi...che tu e io... che anche tu..."

"Non ci sarà mai un noi! Mi hai sentito ragazzo? MAI!" Si era sempre definito una persona razionale. Si era sempre vantato di sapersi controllare. Era sicuro di poter gestire qualsiasi situazione. Ma non questa. Potter aveva passato un limite invalicabile. Le sue emozioni erano di una tale intensità, che quasi si era abbandonato a quel bacio, ai suoi occhi di smeraldo, a quel candore che emanava. Per un attimo si era sentito come una falena vicino alla fiamma. Una sola volta si era concesso di indulgere in un sentimento simile e lo aveva distrutto. Devo calmarmi e devo andarmene, subito! Non poteva restare a specchiarsi in quegli occhi feriti. Non era stato in grado di negargli nulla in passato e forse non ci sarebbe riuscito nemmeno ora. Invece di alzare i tacchi, fece l'errore di scrutarli ancora un secondo, lo desideravano. Con amore. Con desiderio. Erano troppo pericolosi, portavano a galla troppe emozioni, troppi ricordi, troppo dolore.

"Se non volevi stare con me, perchè mi hai invitato? Perchè lo hai fatto?"

"La serata finisce qui. Torna subito al castello" Sentenziò Severus con durezza, evitando di guardarlo in faccia.

"NO! Non ti lascerò andare via così! Ci deve essere un motivo! Ho almeno il diritto di sapere perchè, mi hai invitato e poi respinto! Prima mi hai accurato di prenderti in giro... Tu mo hai mentito! Tu sapevi esattamente chi ero. Perchè mi hai invitato? Per ridere di me con tuo cugino e i suoi amici, non è così?"

Quegli occhi accusatori...non di nuovo.

Vedendo che il Slytherin non aveva nessuna intenzione di rispondere, si avvicinò e lo spinse contro un albero. "Dimmelo!" urlò mentre schiacciava il suo corpo su quello di Severus in modo da tenerlo bloccato. A quel punto lo baciò una seconda volta, ma stavolta fu rabbioso e irruento.

"Dannazione a te, Potter! Sei proprio come tuo padre! Prendi quello che vuoi come se fossi il padrone del mondo!"

"Che centra mio padre, adesso?"

Severus era furibondo. In quella posizione, si sentì intrappolato, come quando James Potter lo sottometteva ai tempi della scuola. Così afferrò il ragazzo e lo spinse a sua volta contro il tronco dell'albero, le loro posizioni si erano invertite, la loro vicinanza era snervante e inopportuna
"Non hai ancora capito vero? No certo che no. Come potresti..."

Harry non riusciva a crederci, un attimo prima era tra le braccia del principe e si sentiva al settimo cielo ed ora lo stava tenendo schiacciato contro un albero, mentre urlava contro di lui. Perchè tutto andava sempre a finire in modo orribile? Perchè le cose più assurde capitavano sempre a lui?

"Dimmelo! Me lo devi!" urlò ostinatamente il Gryffindor, mentre lo scuoteva strattonandogli la giacca.

Severus lo inchiodò al tronco, i suoi occhi d'ossidiana bruciavano di rabbia. "Non ti devo niente. Sei proprio come tuo padre. Pigro, arrogante!". Non credeva realmente a quello che stava dicendo, ma la forza dell'abitudine e il desiderio di ferirlo, erano più forti di quello strano senso di compassione che sentiva nei confronti del ragazzo. Era compassione? Simpatia? Comprensione? Cameratismo? Pietà? Qualunque cosa fosse, non voleva pensarci. Doveva schiacciarla. Potter doveva smettere di provare dei sentimenti per lui. Doveva odiarlo, quello era l'unico modo per continuare a proteggerlo.

Harry spalancò gli occhi quando comprese chi aveva di fronte. "P-Snape? NO!"

"Si Potter, sono proprio io". Ghignò con fare sprezzante. Poi senza aggiungere altro afferrò dalla tasca una fiala, conteneva l'antidoto dall'Amortentia. Aveva finito di prepararlo la sera precedente.

"Prendilo, è l'antidoto."

Il Gryffindor non si mosse. Guardò la fiala che il suo principe, no, che Snape gli aveva sbattuto rudemente nella mano. Non poteva essere vero. Questo era un orribile incubo e lui stava per svegliarsi. Si! Certo, si era addormentato nel suo letto, aveva perso il ballo e tutti i pensieri che aveva per la testa, avevano dato vita a questo incubo surreale.

"Prendilo subito! O finirai per saltarmi addosso di nuovo!" sibilò sprezzante Severus, come se la sola idea fosse ripugnante.

Harry allora stappò meccanicamente la fiala e la ingerì. Snape, no il principe...era Snape. Impossibile! Forse l'uomo aveva letto il suo libro e aveva capito, che si era preso una cotta per il giovane pozionista. Poi aveva messo in piedi tutta questa pantomima, per umiliarlo. Si ma certo, il principe non poteva essere Snape, era troppo intelligente, divertente e bello per essere...Merlino il pipistrello lo avrebbe raccontato ai suoi Slytherin! La sua vita era finita! Si sentiva umiliato, ferito, distrutto. In passato l'uomo lo aveva sminuito, deriso, aveva cercato di espellerlo, ma quello che aveva fatto stanotte, andava oltre qualsiasi cattiveria. Stanotte gli aveva tolto la sua dignità e i suoi sogni.

Abbassò la testa privo di forze. Cosa sarebbe successo adesso? Dio lo aveva baciato due volte! Quando se ne sarebbe ricordato, Snape lo avrebbe ucciso. Di sicuro l'unto bastardo lo aveva fatto per vendicarsi di suo padre? Di Sirius? Delle figuracce causate dall'Amortentia? Era difficile capire perchè lo avesse fatto. Forse la risposta era persino più semplice. Perchè Harry James Potter esisteva. Proprio come aveva fatto Sirius, riferendosi a Snape. Gli sovvenne una frase che aveva scritto in una delle lettere indirizzate al principe...le colpe dei padri ricadranno sui loro figli. Ed eccolo li, il torto causato da suo padre, proprio di fronte a lui, che si stava prendendo la sua vendetta.

"Perchè lo ha fatto?" chiese ferito.

Severus non rispose alla domanda. "Torna al castello Potter. " Severus non aveva nessuna intenzione di affrontare il discorso in quel momento, sia lui che i ragazzo erano turbati e arrabbiati.

"Questo è tutto quello che ha da dire? Ha letto la mia lettera e ha deciso di prendere l'identità del principe per ferirmi? Beh complimenti ci è riuscito, spero sia contento adesso!" A quel punto alzò lo sguardo per guardare l'uomo. Nei suoi occhi c'era una tempesta.

"Non usare quel tono con me, moccioso arrogante! Vattene prima che ti metta in punizione! Merlino mi è testimone, che ne hai un disperato bisogno! " rispose con durezza Snape, mentre guardava di sfuggita il ragazzo. Gli occhi di Potter erano così feriti, così carichi di dolore...non riusciva a sopportare di vederli così.

"Io non sono mio padre, guardi! Mi guardi in faccia!" e a quel punto Harry si strappò la maschera dal volto. "Perchè devo continuare a pagare per qualcosa che non ho fatto? Perchè mi odia a tal punto, da togliermi l'unica cosa a cui tenevo? Perchè? Il principe...io mi ero innamorato di lui! Può deridermi quanto vuole per questo, non mi vergogno di provare dei sentimenti per qualcuno...Lei ha rubato la sua identità...io..."

"No Potter. Io sono il principe mezzosangue".

Quelle parole pronunciate come una sentenza, decretarono la rottura di una diga, che a lungo il Golden Boy aveva disperatamente cercato di trattenere. I suoi occhi si fecero velati e le lacrime iniziarono a cadere contro il suo volere. Non voleva piangere davanti a Snape, ma si sentiva uno straccio. Aveva bisogno di sfogarsi e poi ormai che differenza poteva fare? Snape aveva cose ben peggiori da raccontare a quel punto. E poi grazie a quel pensiero assurdo, iniziò a ridere.

"Solo a me poteva capitare! Solo io potevo innamorarmi di qualcuno che mi odia, ma in fondo è la storia della mia vita, che si ripete ancora e ancora". E la sua risata di fece più forte. "Giusto, mi sembra giusto! Sirius la tormentava solo perchè esisteva, e lei ha fatto altrettanto. Ma ora lui non c'è più e io...Dio perchè lo ha fatto? Per una volta non poteva ignorarmi, come fanno tutti!"

Quando la risata si trasformò di nuovo in pianto, Severus si perse nuovamente nella mente del ragazzo. Era sconvolto, le sue emozioni erano un vero caos. Quella luce tanto ardente, che aveva scorto prima, mentre ballavano si era quasi spenta! Ed era stata colpa sua. Dannazione voleva dare uno scopo al ragazzo e invece glielo aveva tolto! Motivare qualcuno non era decisamente la sua specialità anzi era totalmente negato! Doveva rimediare, in qualche modo. Voleva rimediare. Così misurando attentamente le parole disse: "Non era mia intenzione prendermi gioco di te. Comprendo perfettamente il tuo particolare stato d'animo. Tutti almeno una volta hanno sofferto per questioni amorose. Il mio intento, era unicamente quello di restituiti quel dannato libro. Tuttavia comprenderai, che non desideravo sapessi, che ero stato io a restituirtelo. Ho una reputazione e un ruolo da difendere". Così estrasse dalla tasca il volume, lo ingrandì e lo scaraventò nella mani del Gryffindor. "Ecco prendi, ora è tuo."

"E cosa dovrei farci adesso? Se lei è veramente il principe allora...Lei mi odia. Io...Dio, come ho potuto essere così stupido? Perchè mi sono fidato? Avrei dovuto capire, che c'era sotto qualcosa. La gente si avvicina a me,solo perchè sono il dannato prescelto, quindi o per la mia fama o per uccidermi. Perchè mi sono illuso, che stavolta sarebbe stato diverso?" Stupido! Sei un vero stupido!

"Smettila Potter, il vittimismo non ti si addice."

"Io non faccio la vittima. Volevo solo..." Harry voleva odiare Snape, ma la spiegazione del professore era stata...lui era stato, comprensivo. Snape era stato più simile al principe che a se stesso.

"So cosa desideri, l'ho letto in quelle poche pagine che hai scritto e lo hai esternato più di una volta stanotte. Un giorno non lontano, troverai ciò che stai cercando". Dopo un attimo di silenzio si costrinse ad aggiungere "Non era mia intenzione causare questo genere di disagio ."

Harry voleva disperatamente credere alle sue parole, perchè questo significava che il principe non lo aveva preso in giro. "Io vorrei che tutto questo non fosse successo. Vorrei tornare indietro nel tempo, per riavere il mio principe. Anche sapendo che è lei" e in un momento di follia, baciò di nuovo l'uomo.

La prima cosa che percepì stavolta, fu l'umidità sulle guance del ragazzo. Stanotte Potter lo aveva baciato tre volte: la prima in maniera timida e gentile, la seconda furente e appassionata e la terza disperata e rassegnata. Stavolta però a differenza della altre due, non si ritrasse e non lo allontanò.

Quando Harry si rese conto, di ciò che aveva fatto si allontanò, come se fosse stato schiaffeggiato "Io... Io Merlino sto impazzendo! Perchè non mi ha fermato?"

"Sei solo sconvolto e in gran parte è per "merito" mio". Rispose ironico Severus.

"Lei...Io...Noi..." e iniziò ad iperventilare "Merlino santissimo... sto per morire...sta per uccidermi"

"Calmati...non ti punirò."

Harry lo fissò come se Snape fosse pazzo. "No, lei non capisce...mi è piaciuto! Oh Santo Godric...l'ho detto ad alta voce, vero?"

"Sei un adolescente sconvolto e in piena crisi ormonale, è del tutto normale. Adesso calmati"

"No...NO! Oh santissimo Merlino" Quando ho baciato Cho, non mi è piaciuto per niente, ok calma lei era una ragazza! E' normale che non mi sia piaciuto, sono gay! Ma non mi è piaciuto nemmeno con quel Tassorosso e lui era carino! O Meglio con lui un pochino sì, ma con...Oh Godric Divino! Non riusciva nemmeno a pensarlo. Con il principe...con Snape invece sì! Ok sono impazzito!

Il ragazzo era nel panico! E stava facendo tutto da solo, l'idiota emotivo. Forse avrebbe dovuto stordirlo. Così almeno avrebbe smesso di farneticare cose incomprensibili. Era evidente che anche stavolta aveva sbagliato il suo approccio. Ma che diavolo avrebbe dovuto fare? Era stato duro e non aveva funzionato .Era stato comprensivo e aveva peggiorato le cose. Merlino gli era testimone avrebbe preferito trovarsi al cospetto dell'Oscuro in questo momento, almeno lì sapeva perfettamente come comportarsi. Mai, in tutti gli anni in cui era stato professore, si era trovato in una situazione così imbarazzante!

"Potter... Smettila POTTER!"

Il ragazzo sentendo gridare il suo nome, si fermò.

"Siediti" sbottò il pozionista. Vedendo che il Golden Boy non obbediva aggiunse "Potter siediti subito o Salazar mi è testimone, ti incollo al suolo!"

"Non posso stare seduto! Ho bisogno di...aria!"

Severus a quel punto lo afferrò per un braccio e lo costrinse a sedersi, poi fece altrettanto.

"Guarda il lago Nero e respira lentamente"

"No...io, non...posso"

"Ascolta solo la mia voce. Inspira, conta fino e tre e poi espira. Lentamente così..."

Dopo un paio di minuti, il Gryffindor sembrava essersi calmato. Lo vide appoggiare la testa sulle ginocchia, che aveva tirato al petto. "Credevo che il suo scopo fosse quello di vedermi ridotto in miseria".

"I pregiudizi spesso ci inducono a credere, cose non vere" rispose Severus mentre osservava la superficie del lago.

"Avrebbe dovuto lasciarmi soffocare. Sarebbe stato meglio per tutti. Perchè mi ha aiutato? Poteva farsi gli affari suoi, nessuno lo avrebbe scoperto..." bofonchiò il Gryffindor "... un Gryffindor di meno"

"Temo, che il nostro onnisciente preside, non avrebbe gradito la prematura dipartita di uno dei suoi studenti, neanche di una testa di legno come te".

Harry sbuffò al nomignolo. "Grazie, per avermi salvato...di nuovo".

Il ragazzo non è così insopportabile dopo tutto, rimane una testa di legno impulsiva ma non è affatto come suo padre.

"Potrebbe togliersi quella maschera adesso?"

Severus non si era nemmeno reso conto, di indossarla ancora. Così afferrò la bacchetta e sibilò "Evanesco".

Harry fissò il volto del ragazzo che gli sedava accanto. Non era esattamente come quello che aveva visto nei ricordi dell'uomo l'anno precedente. Il suo naso era dritto e un po' più piccolo, il che rendeva i suoi lineamenti più aggraziati. Era...carino. La sua espressione non era arcigna e segnata come quello di Snape.

"Ora cosa succederà?" chiese Harry mentre giocherellava con le dita.

"Ora torneremo al castello e fingeremo, che tutta questa storia, non sia mai accaduta Potter".

"Ma è accaduta! Io non sono sicuro di poterlo...dimenticare".

"Lo farai, con il tempo".

Facile per lui dirlo. Sono io quello che è innamorato di...cosa ? Dell'idea di quello che è stato in passato? Del suo se più giovane? Di una parte che è nascosta dentro di lui? Può anche essere gentile se vuole, e affascinante e sexy... No, non devo pensare a queste cose! E' Snape, è vecchio, è il mio professore, è il pipistrello...ma è anche il principe.

"Potter...POTTER!"

"E'...sì, cosa?" quando si voltò, vide che Snape era di nuovo...Snape. "Quando lo ha fatto?"

"Mentre tu sognavi ad occhi aperti. Dovresti smetterla, questa è una cattiva abitudine."

Era strano vedere gli occhi del principe, sul volto di Snape. Era sicuro che dopo stanotte, non sarebbe mai più riuscito a vedere l'uomo di fronte a lui, solo come un bastardo insensibile. Arrossì, all'idea di sapere cosa si provasse, a baciare Severus Snape. Si chiese se avrebbe provato le stesse cose, se lo avesse baciato adesso. Sgranò gli occhi...Smettila cretino! Te la sei cavata fino adesso, per Merlino sa quale miracolo!

Il ragazzo era un vero disastro. Le sue emozioni erano talmente evidenti, che anche un cieco avrebbe capito cosa stava immaginando! Anche se il moccioso non avesse parlato con nessuno, prima o poi qualcuno avrebbe capito, che era accaduto qualcosa di strano tra di loro. La Granger, tanto per fare un esempio, o Silente, ipotesi ben peggiore. Potter aveva rivalutato l'opinione che aveva su di lui, non sarebbe mai riuscito a tenerlo nascosto.

"Spero ti sia chiaro, che le informazioni apprese l'uno sul conto dell'altro e tutto ciò che è accaduto stanotte, deve restare tassativamente un segreto, per chiunque. Nulla deve differire nel nostro comportamento".

"Va bene. Ma qualche volta, quando siamo soli, lei potrebbe..." Potrebbe cosa? Invitarmi a fare una passeggiata? Essere più carino? Baciarmi? Merlino sono pazzo!

"Potter, considera tutto ciò che è accaduto stanotte, come una sorta di tregua. Detta tregua, finisce ora. Una volta tornati al castello, sarà tutto esattamente com'è sempre stato. Tu l'insopportabile Golden Boy e io il malvagio pipistrello dei sotterranei". Scorse l'esatto istante in cui tristezza inondava il viso del ragazzo. Merlino odiava essere lui a causare quello sguardo, ma era necessario. Per il suo ruolo di spia, per la sicurezza di Potter e per stroncare immediatamente le ridicole fantasticherie del Gryffindor nei suoi confronti.

"Mi mancherà molto. Lei...ehm...lui, il principe...sa, era bello sognare che qualcuno potesse capirmi. Solo perchè sono io, Harry."

Severus chiuse gli occhi, conosceva la sensazione. La solitudine era una cattiva consigliera. "Potter hai i tuoi amichetti, confidati con loro come hai fatto con...il principe in quelle lettere e in breve tempo tutta questa faccenda, sarà solo un ricordo."

"Loro non capirebbero. Hanno le loro famiglie amorevoli a supportarli, ad amarli. Hanno un destino libero da Vold...da Tu-sai-chi. Io non ce l'ho e credo neppure. Ora le cose che ho letto, hanno tutto un altro significato". Harry a quel punto si avvicinò all'uomo, chiuse gli occhi e iniziò a parlare vicino al suo orecchio. "Grazie per aver reso meno difficili questi mesi, non so come avrei fatto senza di te. Mi mancherai da morire. Voglio dirti, che anche adesso che ho scoperto chi sei...quello che provo per te, non è poi così diverso. So che sembra assurdo eppure è così. Addio mio principe...io ti..."

Il discorso e la dolcezza del ragazzo, lo avevano colpito. Non avrebbe potuto lenire quel dolore nelle vesti di Severus Snape, ma c'era una cosa che poteva fare e l'avrebbe fatta. Si avvicinò a sua volta e rispose bisbigliando "Un giorno troverai quell'amore che stai cercando, Harry...ti basterà aspettare il momento giusto, la prossima volta". Poi afferrò la bacchetta, la puntò alla tempia del ragazzo-sopravvissuto e mormorò un'ultima parola "Oblivion".

Severus entró con delicatezza nella testa del Golden Boy, per accertarsi che l'incantesimo non creasse alcun danno.
Lentamente tutti i ricordi di quella serata svanirono o furono manipolati, uno dopo l'altro. Solo allora comprese, quanto i sentimenti di Potter per lui, fossero profondi. Al ragazzo davvero non importava, che lui fosse il principe. Quella piccola dimostrazione di comprensione e apertura che aveva concesso al ragazzo, giù al lago, aveva mitigato quasi 6 anni di incomprensioni e pregiudizi. Sciocco ragazzo sentimentale! Se non farai attenzione, qualcuno ti strapperà il cuore dal petto con un cucchiaio e lo farà a pezzi e...sarebbe un vero peccato.

Bene tutto era sistemato. Dopo il suo intervento, Potter avrebbe ricordato di aver fatto passato una piacevole serata con un giovane misterioso. Terminato un pò troppo prematuramente, a causa di una richiesta tassativa di comparizione, nel suo ufficio. Al suo arrivo, il Golden Boy avrebbe trovato un elfo, che gli avrebbe consegnato una fiala di vetro con un liquido trasparente, e un foglio di istruzioni, poco gentile.

Potter,

questo è l'antidoto per la tua condizione. Ci tengo a precisare che se non fossi stato coinvolto, ti avrei lasciato bollire nel tuo brodo, forse avresti imparato qualcosa dalla tua stupidità! Dopo sei anni di lezioni, mi auguro che tu, sia almeno in grado di prendere una semplice pozione, rispettando i tempi e la posologia, senza la mia supervisione. Ti aspetto domani mattina in infermeria alle 9.00 in punto per una verifica. Non tardare e non toccare niente!

Professor S. Snape

Inoltre prima di uscire dall'ufficio, Potter avrebbe avuto la sua occasione di recuperare il libro e con esso, le fantasie sul suo amato principe Mezzosangue. Questo era davvero tutto quello di cui aveva bisogno.

Dopo aver pronunciato l'incanto, Severus si scostò dal Golden boy, lo fissò intensamente. I suoi occhi smeraldini erano ancora velati. In quell'istante decise che non si sarebbe più intromesso nella vita privata del ragazzo nel tentativo di aiutarlo, vista la disastrosa esperienza. Prima di sparire nella notte, impartì l'ultima istruzione "Adesso, puoi tornare alla torre Potter. Riposa. Ti aspettano giorni difficili in futuro. Sappi che in un modo o nell'altro il principe Mezzosangue veglierà su di te, sempre".

FINE 1

Angolino dello scribacchino:

Buona sera maghi, streghe, babbani, bene siamo giunti alla fine di questa storia! E' stato un piccolo esperimento per vedere se potevo creare una Ship diversa dalla Severitus... direi che sono soddisfatta! Mi sarebbe piaciuto capire cosa ne pensate voi, ma nessuna vocina si è fatta sentire, spero che la storia sia piaciuta a qualcuno.

Scrivo su diversi siti e, per chi mi conosce sa che, quasi sempre c'è una sorpresa! E stavolta c'è!

Ho creato un finale alternativo...Quindi aspettate ad archiviare la storia perchè in settimana posto il secondo finale...un pò più birichino!

Vi auguro sogni d'oro e d'argento.

Kiss

Lady