Grazie delle recensioni a Mia Brower Graham de Andrew, MariaGpe22, Sincity12345: Ed ecco comparire anche Albert, smemorato e che fugge gettando Candy nella disperazione. Di certo, la ragazza sta passando un momento di transizione sia con Anthony che con Terence, ognuno sta cercando la propria strada e ancora non si sa dove condurrà.
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Riassunto dei capitoli precedenti: Albert si sveglia in piena notte con suo nipote Anthony davantie confessa all'apparizione che vorrebbe tanto che lui fosse vivo. Così, per una strana macchinazione del destino, in una sorta di mondo parallelo, alla caccia alla volpe Anthony non muore e lui e Candy si fidanzano. Vanno insieme alla Saint Paul School, dove lei conosce Terence (già incontrato sulla nave) e comincia a nutrire per lui un interesse che porterà, tra mille tormenti e sensi di colpa per Anthony, alla rottura definitiva con quest'ultimo. Candy comincia a chiedersi se questa sua relazione con Terry la allontanerà dai suoi amici mentre Albert, in Africa, stringe un legame più forte con l'infermiera che somiglia a Candy. Intanto, gelosa del successo di Candy con i ragazzi che le piacciono, Eliza tende una trappola a Terence e Candy e lui si fa espellere dalla scuola al posto suo. Candy deciderà di raggiungerlo, fuggendo da Londra. Lo rivedrà brevemente dopo un lungo periodo di silenzio, mentre si allontana con un treno. E incontrerà di nuovo Anthony a Lakewood, ribadendogli che vorrebbe restare sua amica. Albert giunge in ospedale senza memoria e Candy si prende cura di lui, finché un giorno non sparisce improvvisamente...
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Inverno 1916/1917
*"Albert, ti avevo già detto che quando ho visto Terence sul ponte della nave l'ho scambiato per Anthony?".
Albert osservò Candy che si era voltata mentre sistemava i vestiti sul filo appeso alla finestra: "Sì, certo. Lui è stato il tuo primo amore", ricordò.
"Sì! Cioè, no! Il mio primo amore è stato il Principe della Collina, tanto tempo prima...".
Sbatté le palpebre ed emise un lieve fischio: "Tanto tempo prima?! Cos'eri, ancora in fasce?".
"No, ma lo sai che sono una ragazza precoce", scherzò finendo di appendere degli asciugamani.
Scosse la testa e sospirò: Candy gli parlava quasi fosse la sua amica del cuore e, se da un lato ne era lusingato, dall'altro si ritrovava sempre più spesso a dover chiudere a chiave dentro di sé i propri sentimenti. Prima che traboccassero, come l'acqua dalle pentole quando la sua dolce e sbadata infermiera decideva di cucinare; prima che fossero visibili come i rammendi che tentava di fare sulle magliette e che spesso non reggevano più di due giorni; ma, soprattutto, prima che lo costringessero a fuggire di nuovo gettandola nella disperazione.
Perché Candy voleva che restasse con lei e desiderava ardentemente aiutarlo a guarire. Glielo aveva gridato, disperata, inseguendolo in quel parco dove si era rifugiato, sostenendo che se lo aveva trovato era perché lo conosceva molto bene.
E finalmente, Albert aveva capito. Aveva compreso che l'interesse di Candy per lui andava al di là del rapporto infermiera-paziente: loro si erano davvero conosciuti nel suo passato e questo aggiungeva a tutta la storia qualcosa di ancora più incredibile.
Chissà se anche nell'altra vita io provavo lo stesso per lei...
In alcuni momenti, Albert si era persino illuso che la stessa Candy avesse bisogno di lui come qualcosa di più di un amico: ma era un'ipotesi che scartava con decisione nel momento in cui ricominciava a parlargli di Terence con gli occhi che brillavano come stelle.
"Non... vuoi sapere come è finita tra me e Anthony e come mi sono innamorata di Terry?", chiese richiudendo la finestra dove avevano appeso insieme le tendine nuove e sedendosi al tavolo. Il giorno dopo sarebbe partita per New York e forse sarebbe stata l'ultima volta che l'avrebbe vista, anche se lei spergiurava che non lo avrebbe mai lasciato solo così, di punto in bianco.
Il biglietto che ha ricevuto da Terence è di sola andata. Le sue intenzioni sono abbastanza eloquenti...
Cercando di non soffermarsi su quei pensieri, Albert sedette di fronte a lei: "Me lo racconterai solo se ne avrai voglia. Lo sai che sono disposto ad ascoltarti, però non ti obbligherei mai a dirmi qualcosa che non vuoi".
Poteva un solo sorriso colmo di affetto fargli accelerare così il battito cardiaco? A quanto pareva era appena accaduto...
"Voglio raccontartelo e voglio farlo prima che mi vengano a prendere Stair e gli altri!", disse alzando il mento in un gesto risoluto.
Lui si accomodò meglio sulla sedia: "Parla pure, allora, sono tutto orecchi!".
Candy prese un respiro profondo, iniziando a narrargli del loro incontro a Londra, quando si erano visti prima che lui partisse per l'Africa e avesse l'incidente. Si chiese brevemente se il loro rapporto di amicizia fosse già così profondo e la risposta gli arrivò abbastanza chiara.
"Allora, mi stavo accorgendo che Terence stava mostrando... un certo interesse nei miei confronti e lui e Anthony avevano persino fatto a pugni. Quel giorno erano in punizione e io sono venuta a confidarmi con te".
Albert spalancò gli occhi: "Da quello che mi hai raccontato, Anthony è un ragazzo molto pacifico e tranquillo, doveva essere proprio furioso!".
Lei si morse il labbro, a disagio: "In effetti... lo era. Aveva scoperto che Terence mi aveva baciato". Si accigliò, cercando di immaginare il ragazzo innamorato che doveva essersi sentito derubato di qualcosa di prezioso. Non poteva che provare empatia nei suoi confronti. "Il problema è che quel bacio mi ha confermato che anche lui non mi era del tutto indifferente. Solo che non ebbi il coraggio di confessartelo e da quel giorno le cose sono... cambiate totalmente".
Rimase in silenzio, non osando dire nulla per non interromperla: Candy sembrava molto combattuta e si stava tormentando le mani sul tavolo.
"Adoro Anthony, è un ragazzo dolce e pieno di buoni sentimenti. In quei mesi tentai con tutte le mie forze di non innamorarmi di Terence, perché mi sembrava pura follia lasciare una persona così speciale per un ragazzo irruento come lui. Eppure, quell'irruenza e quella fragilità al contempo mi avevano già conquistata. Avrei dato metà della mia vita per non far soffrire il mio Anthony, tuttavia durante le vacanze in Scozia... è successo. Ho capitolato davanti a Terry e ho spezzato il cuore al ragazzo più gentile che avessi mai conosciuto".
"Candy...". Albert tirò fuori un fazzoletto dalla tasca e glielo porse quando si rese conto che grosse lacrime avevano iniziato a scenderle sulle guance.
Lei lo prese e le asciugò. "E sai qual è stata la cosa più assurda? Che per un sacco di tempo non ci siamo più visti! Io mi sono quasi nascosta da tutti i miei amici perché mi sentivo giudicata e mi vergognavo di aver fatto una cosa tanto orribile, come se innamorarmi di un altro fosse una colpa! E quando finalmente mi sono rivista con Terence... beh, è successo che Eliza Lagan ci ha teso una trappola e lui si è fatto espellere da scuola al posto mio".
Albert non conosceva quella Eliza Lagan, ma quel poco che sapeva di lei gliela rendeva tutt'altro che simpatica: "Mi hai riferito che ti sei imbarcata clandestinamente, vero?".
"Già, proprio così", sospirò Candy chiudendo per un attimo gli occhi. "Ed eccoci qui. Anthony sta studiando agraria dopo un periodo di punizione e ci scriviamo spesso, ma questo lo sai meglio di me perché qualche volta mi hai consegnato le sue lettere. Non lo vedo dalla sera in cui mi sono mobilitata con Archie e Stair per cercarti".
"È un mucchio di tempo! Perché non è mai venuto a trovarti? E se non ricordo male... mi hai raccontato che nemmeno a Londra abbiamo avuto modo di conoscerci". Albert intrecciò le dita sulla tovaglia candida.
Candy alzò le spalle: "Non ha mai amato gli zoo, eppure mi ha fatto molte domande su di te. Anche prima di essere punito dalla zia Elroy mi aveva detto che voleva conoscerti, poi grazie all'intercessione di suo padre è potuto partire e non voleva perdere altre lezioni. Così ora vive in Georgia e chissà quando lo rivedrò".
"Posso chiederti come mai volesse conoscermi?", chiese divertito, inarcando un sopracciglio.
"Beh, ecco...". Il rossore improvviso di Candy lo spiazzò. "La verità è che non ha mai digerito molto che io abbia dormito nella tua capanna quando mi hai salvata dalla cascata. Secondo lui mi sono fidata troppo... di un uomo più grande di me".
Albert si ritrovò a deglutire a secco: "Non posso dargli torto, Candy. Io conosco me stesso solo dai racconti che mi fai tu, non posso sapere che tipo di persona fossi".
"Ti ho già detto di non metterti strane idee in testa! Tu sei davvero la persona più generosa e altruista che io abbia conosciuto! A parte Anthony, ovvio...". La sua veemenza lo colpì e Albert sentì il calore delle sue parole racchiuderlo in una sorta di abbraccio benefico.
Eppure, il dubbio era sempre in agguato. Lo avevano accusato di essere una spia e di fatto Candy non conosceva che il suo nome e l'aveva incontrato quasi sempre per caso.
"Va bene, Candy, io ti sono grato per la fiducia che riponi in me. Tuttavia non posso fare a meno di comprendere il giovane Anthony. Anche io sarei preoccupato per te, sapendoti vicino a qualcuno che non conosco, capisci?".
Candy gli sorrise di nuovo: "Non conosci neanche Terence, eppure domani andrò da lui".
"È... diverso", disse distogliendo gli occhi e concentrandosi sul vaso di fiori al centro della tavola. "Terence è il ragazzo di cui ti sei innamorata e confido che tutto ciò che di positivo hai trovato in lui valga ogni briciolo del tuo cuore".
Gli era costato dire quelle parole, ma erano più vere di quanto avesse voluto. Nel suo mondo ideale, Albert non avrebbe perso la memoria, avrebbe avuto la stessa età di Candy e magari...
Il suono di un clacson la fece trasalire: "Sono loro, sono arrivati!", saltò su Candy con un grande sorriso. Chissà cosa avrebbe comprato per andare a incontrare il suo Terence. Al momento sembrava di nuovo felice come una bambina che stia per andare al Luna Park. E, nonostante il tenero sentimento che diventava sempre più preponderante, Albert amò la felicità di Candy: era così abbagliante che oscurava qualunque pensiero poco meno che egoistico provasse. La sua gioia valeva oro anche se non corrispondeva affatto con la propria. "Ti serve qualcosa, visto che andrò in giro per negozi?".
Albert scosse la testa, vedendola sistemarsi il cappellino tre volte prima di riuscire a metterlo dritto: "Non ho bisogno di nulla, se non del tuo sorriso. Ora vai e divertiti! Io vi aspetto qui per la cena".
Candy uscì ridendo e Albert fu lieto di seguirla con gli occhi dalla finestra fino a che la macchina di Stair non partì.
Si poteva amare a tal punto qualcuno da desiderare che fosse felice anche al fianco di un altro?
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Josephine lo stava aspettando e Anthony sospirò, avvicinandosi alla colonna del porticato che collegava la sala principale alle stanze degli studenti. L'atmosfera gli ricordò i giorni alla Saint Paul School: persino il sole filtrava alla stessa maniera, creando delle ferme ombre parallele e gettando quelle delle fronde degli alberi in movimento sugli spicchi di luce.
Ma lì non c'era una ragazzina dai capelli biondi e il viso pieno di lentiggini. C'era una ragazza dalla chioma castana e liscia, che si volgeva verso di lui con un timido sguardo azzurro.
"Ho pensato... che potremmo studiare insieme per prepararci meglio all'esame di domani", disse con una vocetta bassa e un'inflessione incerta.
"Josephine, mi dispiace, ma preferirei studiare da solo", rispose nel modo più gentile possibile. Cercare di superare quello che era un amore non corrisposto non significava che dovesse illudere quella povera ragazza, che era comunque così gentile e meritevole di qualcuno che l'apprezzasse davvero.
"Ma non puoi restare sempre da solo, Anthony!", si volse con veemenza, intrecciando le mani al petto come in preghiera. Il nastro rosso che le teneva indietro i capelli sulla fronte si sciolse e fu portato via dal vento.
D'istinto, fece qualche passo nella sua direzione, alzò il braccio e lo afferrò. Fu allora che la timida Josephine si appoggiò al suo petto in un tentativo goffo di abbraccio che lo gelò sul posto. Anthony abbassò la mano, restando in silenzio per qualche istante, sentendo il corpo minuto di lei tremare contro il proprio, il suo respiro affannoso, persino il calore delle guance che divennero rosse come il tramonto imminente.
"Jos...".
"Ti prego, non respingermi! Diventiamo almeno amici, vuoi?".
"Non smettere di scrivermi e di essere mio amico".
"Non voglio ferirti o illuderti, Josephine. Se solo tu volessi...".
"Non mi ferirai! Non più di quanto stai facendo ora. Lascia solo che ti stia vicina fino alla fine di questo anno scolastico. Dopo, forse, dovrò tornare in Francia per continuare gli studi e non ti rivedrò più. Lasciami almeno un caro ricordo...".
Gli occhi pieni di lacrime e supplica lo fecero capitolare e Anthony annuì piano, rilassando le braccia e portandogliele sulle spalle. Lei gli allacciò le proprie dietro la schiena, singhiozzando, varcando quel confine che non avrebbe mai voluto superassero.
Ma erano due anime sole e disperate, che male c'era a farsi compagnia? A donarsi un po' di calore reciproco?
Amici, solo questo...
Anthony la tenne stretta a lungo prima che smettesse di piangere.
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La notte ammantò New York come un presagio di morte.
Ma Susanna non era morta, no. Tuttavia era come se lo fosse. Pallida, devastata e mutilata, era viva solo fisicamente.
"Verrà anche quella tua amica alla prima, non è vero?", gli aveva chiesto dal suo letto di ospedale qualche ora prima.
"Chi?".
"Candy Ardlay...".
Susanna sapeva, Susanna era cosciente del fatto che loro due erano innamorati. Tanto cosciente che aveva persino cercato di dividerli nascondendogli delle lettere. Ma ora, mentre gli riversava addosso come veleno gelido la sua colpa, Terence non poteva odiarla. Solo provare una pena immensa.
Perché era vero, nonostante lei tentasse di scusarsi: se non lo avesse salvato da quel riflettore, lui avrebbe benissimo potuto essere al suo posto. Oppure morto.
Terry non capì come Susanna potesse accusarlo e subito dopo chiedere perdono, supplicandolo persino di essere felice con Candy. Mentre usciva dalla porta, praticamente cacciato dalla ragazza, aveva ben compreso il tormento interiore che l'affliggeva.
Due sentimenti contrapposti. Da un lato il desiderio di tenerlo legato a sé in nome del suo sacrificio; dall'altro quello di non renderlo infelice.
Eppure Terence capì che sarebbe stato infelice comunque e che il senso di colpa non gli avrebbe mai permesso di godere appieno di un rapporto con Candy. Susanna sarebbe stata sempre come le ombre della sera che si riversavano spettrali dalla finestra: sarebbe stata la foglia al vento, la sagoma ignota di un passante, un ramo nudo che veniva scosso da una folata improvvisa.
E avrebbe continuato ad avvelenare la sua vita e quella della donna che amava.
Seduto sul letto, mani sul viso, Terence si chiese dove avrebbe trovato la forza, il giorno dopo, di andare a prendere Candy alla stazione fingendo che andasse tutto bene. O di dirle la verità prima che le illusioni divenissero palpabili fra loro.
Non l'aveva ancora stretta fra le braccia e già l'aveva persa.
"È dunque questo il mio destino? Recitare nella vita una parte che non mi calza come fosse un palcoscenico a me sgradito?", chiese con voce rotta alla stanza silenziosa.
E fu proprio il silenzio a rispondergli.
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La neve. Le scale. Le lacrime di Terry nel loro ultimo abbraccio. La neve. I lampioni di New York. Il carillon di Stair. Il treno verso il ritorno. La neve. Il gelo. La febbre. La zia Elroy. Le braccia calde di Albert.
Il treno corre sui binari nella notte gelida e lo scompartimento è così pieno che molte persone sono in piedi. Siedo al mio posto, guardando fuori senza vedere nulla: persino le mie lacrime sembrano congelate. D'un tratto, sento il pianto di un bambino e vedo una coppia in piedi, alla mia destra, che cerca di cullarlo. D'istinto, mi alzo e dico loro di prendere il mio posto, sforzandomi di sorridere: sono così belli insieme! Sono l'illusione stessa che avevo avuto di una vita con Terence. Una famiglia. L'amore. Un futuro mano nella mano. Ma tutto è stato spezzato, rotto, disintegrato.
"Lasciami andare! Non voglio vivere in questo modo!".
"Non voglio che tu muoia!".
La stringo forte sull'unica gamba che le è rimasta e Susanna si lascia cadere a terra piangendo. Terence arriva sulla terrazza ventosa solo in quel momento e, quando la prende fra le braccia, io capisco che è finita.
E sono di nuovo sul treno, nella realtà presente, con il passato così vicino che pare a un passo da me. Potrei quasi afferrarlo e riavvolgerlo. Toccando le mani di Terry che mi si stringono intorno alla vita mentre lui versa lacrime silenziose sul mio collo.
E dirgli ti amo, non ti lascio. Resto, nonostante tutto.
Ma non è così, non può e non deve essere così. Nessuno dei due avrebbe lasciato che accadesse. Cammino verso una delle porte di uscita e la apro nonostante il treno sia ancora in movimento. Lo schiaffo ghiacciato del vento e della neve mi colpisce come una carezza gentile: quello che ho appena ricevuto è un milione di volte peggiore.
Sono fredda dentro. Sono fredda fuori. La mia coscienza svanisce e forse potrei anche morire qui. Mi importa? Forse sì, ma l'oblio è così confortante! Così... tanto... confortante...
I suoi gesti, mentre infilava la camicia da notte rosa di flanella e udiva un rumore d'acqua provenire dalla sala da pranzo, furono meccanici e pieni di quei ricordi che si avvicendavano nella mente come una pellicola cinematografica. Come i sogni di un delirio da febbre.
Meccanici furono i passi che la condussero davanti ad Albert, fermo di fronte a lei con uno straccio umido in mano. Meccaniche furono le lacrime che le bagnarono le guance. Eppure, nuovo calore e nuovo gelo si alternarono quando lei si gettò contro il suo amico e lui l'accolse, ma gli raccontò tra i singhiozzi il triste epilogo della sua storia con Terry.
E gli raccontò di Susanna, stringendo forte le coperte del suo letto, dove lui l'aveva riportata sostenendola.
"Ho tentato di dirle di lasciarmi Terry, ma non sono riuscita...".
"Non sarei riuscito nemmeno io al tuo posto. Non è forse anche per questa sua lealtà che Terry si era meritato il tuo affetto, Candy?".
Il viso caro di Albert era sempre lo stesso, eppure qualcosa era cambiato impercettibilmente, ma in maniera inesorabile da quando lo aveva ritrovato l'anno prima: era tornato sereno e saggio e quella serenità e quella saggezza entrarono in lei come le sue parole.
Candy rivide con gli occhi della mente l'immagine fugace di Terence: i contorni le apparvero sbiaditi, come se lui fosse in un'altra dimensione, già lontano dalla sua vita. Restava la sofferenza di aver perso un ragazzo speciale che l'aveva conquistata con la sua passione bruciante, arsa viva con quel sentimento così forte, eppure stupita per la sua maturità e altruismo.
Lealtà...
Sapeva che Terence l'amava e che avrebbe voluto che restasse. Lo dimostrava il fatto che aveva dovuto spendere i suoi ultimi risparmi nel biglietto di ritorno che lui non le aveva comprato. Ma una cosa sarebbe stata farlo per tornare da Albert in attesa che guarisse, una cosa era stata chiedere un posto sul primo treno per Chicago per lasciarsi alle spalle un amore mai sbocciato.
"Cerca di riposare un poco, devi essere stanca". Candy si costrinse a tornare a quella realtà che aveva il volto confortante del suo amico e finalmente riuscì a rendersi conto di cos'altro fosse cambiato in lui.
"Albert, hai tagliato i capelli".
"Beh, era ora direi, non potevo legarli con un nastrino, ti pare?".
Se eliminare la folta barba lo aveva ringiovanito di almeno dieci anni, tagliare i capelli lo faceva sembrare quasi un suo coetaneo.
"Perché non potevi?", disse sentendo affiorare, incredibilmente, un leggero sorriso. Non perché glielo dovesse, per ripagarlo della sua gentilezza. Lo fece perché Albert aveva davvero il raro potere, quasi magico, di donare un po' di serenità al suo cuore martoriato.
Ridendo, Albert dichiarò che se scherzava si sentiva di certo meglio e, in una certa misura, dopo aver pianto tanto doveva dire che era vero. Mentre lui usciva per fare la spesa, Candy cercò di immaginare cosa le sarebbe accaduto se, dopo essere stata cacciata dalla zia Elroy da casa Ardlay, si fosse ritrovata da sola.
Non avrei retto a un colpo simile. Forse sarei morta davvero.
Invece, per sua fortuna, aveva un angelo custode al proprio fianco che era anche un suo paziente, ricordò. L'unica differenza era che adesso avevano bisogno uno dell'altra quasi in egual misura.
Senza perdere il leggero sorriso che le incurvava le labbra, Candy scivolò nel sonno. Ne fu trascinata fuori e catapultata in un incubo nel momento in cui una vicina l'avvisava che Albert aveva appena avuto un incidente.
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Anthony strinse i lembi della lettera che gli aveva inviato Candy fin quasi ad accartocciarla e si costrinse a calmarsi. D'altronde, nella fine della storia tra lei e Terence non c'era nulla di immorale.
Sai, Anthony, Terry ha preferito rimanere accanto a Susanna perché gli ha salvato la vita ed è rimasta invalida. Sapevo che desiderava avermi con sé per sempre, l'ho avvertito nel suo abbraccio e nelle sue lacrime. Tuttavia, sono stata io a indurlo a prendere la decisione corretta, perché vedevo la sua lotta interiore. Ora che tutto è finito e mai davvero cominciato, c'è una parte di me che vorrebbe riavvolgere la pellicola fino all'inizio di questa storia. Vorrei non aver mai conosciuto Terence? Non lo so, ma di sicuro vorrei non essermi mai innamorata di lui e avere ancora te nel mio cuore. Tuttavia, la vita non è un film che possiamo cambiare a nostro piacimento e siamo i registi del nostro destino solo fino a un certo punto: non possiamo modificarne le scene o il corso per fargli prendere strade diverse. Sto cercando di ricostruirmi, dedicandomi al mio lavoro e ai miei pazienti.
Candy continuava la lunga lettera chiedendogli come andasse, dicendogli che era sempre felice per lui e che non vedeva l'ora di riabbracciarlo. Sperava che potesse tornare per le vacanze di Natale anche per stare accanto ad Archie, che dopo la partenza di Stair per il fronte era sempre triste e preoccupato. Lei avrebbe sempre pregato che tutto andasse bene e, anzi, si ritrovava spesso in chiesa assieme a Patty.
Anthony si lasciò cadere sulla poltrona accanto alla scrivania e guardò fuori dalla finestra la natura gelida e nevosa. Sì, sarebbe tornato per le vacanze di Natale. Per Archie, per la zia Elroy, persino per la dolce Patty che doveva soffrire tanto. E doveva tornare anche per la sua Candy, pur se non era affatto sicuro di essere in grado di consolarla come un amico.
Il suo cuore testardo gli gridava che Candy poteva essere sua, contro la logica e il buon senso. Non sarebbe stato certo con una ferita recente che sarebbe tornata da lui
vorrei non essermi mai innamorata di lui e avere ancora te nel mio cuore
visto che lo considerava solo un caro amico. Il dolce, primo amore di gioventù. Anzi, forse neanche il primo, visto che il misterioso Principe della Collina lo precedeva. Candy si era lasciata indietro due persone che avrebbero potuto renderla felice.
Ma io sono qui: sono libero, vivo e... ti amo ancora tanto...
Anthony non poteva negare che il suo legame con Josephine fosse speciale, a modo suo. Sulla scrivania c'era ancora il libro che gli aveva prestato e che, per ironia della sorte, racchiudeva le più importanti opere di Shakespeare: era certo che quel Terence le avesse interpretate tutte o quasi.
Tuttavia, Josephine non era Candy e a breve si sarebbero separati. Forse persino subito dopo le feste natalizie.
Con un sospiro, si alzò dalla poltrona e sedette alla scrivania per risponderle. Non era standole lontano che sarebbe guarito, ora lo sapeva. E allora, sarebbe diventato più forte e sarebbe stato il suo sostegno anche da vicino, per quanto gli studi glielo permettessero.
Intinse la penna nel calamaio e le raccontò del suo imminente ritorno.
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"E dimmi, Candy, hai già avvisato Anthony che vivi con Albert?", le chiese Patty quando furono uscite fuori dalla chiesa dove avevano pregato per il ritorno di Stair.
Sussultò, sentendosi come quando Annie le aveva fatto la medesima domanda per Terence. In verità, a lui lo aveva scritto, sapendo che lo conosceva e che avrebbe capito, ma ad Anthony no e lo confessò alla sua amica.
"In realtà ha espresso più volte il desiderio di conoscerlo, ma non c'è stata mai occasione, per un motivo o per un altro. Io credo... che dovrei presentarglielo come si deve, prima".
Patty inclinò un poco il capo e si strinse il bavero del cappotto: quel giorno faceva davvero freddo.
"Se gliene hai parlato avrà capito che è una brava persona, di che ti preoccupi?".
Già, di che si preoccupava, visto che Anthony era solo un caro amico, proprio come Albert? Candy affrettò il passo, indicandole una caffetteria dove potevano prendere una cioccolata per scaldarsi: "Temo che Anthony sia un po'... geloso della mia amicizia con Albert", spiegò incontrando gli occhi perplessi di Patty dietro le lenti. "Secondo lui, quando mi ha salvata alla cascata non sarei dovuta restare alla capanna per una notte intera, considerando che all'epoca era uno sconosciuto. Ora capisco che avrei dovuto farli incontrare prima. Immagina cosa penserebbe di me sapendo che viviamo insieme. Tu e gli altri lo conoscete da anni, ormai, ma lui ne ha solo sentito parlare".
Si accomodarono a uno dei tavoli ed entrambe si sfilarono i guanti strofinandosi le mani per lenire la sensazione di freddo.
"Candy, ma quindi Anthony è ancora innamorato di te, vero?".
Lei annuì, addolorata: "Gli ho scritto di come è finita con Terence e lui mi ha risposto... che vuole starmi vicino. È stato dolce e gentile come sempre, ma temo che speri in un nostro riavvicinamento".
Patty la guardò da sopra gli occhiali, abbassando un poco il viso: "E tu? Ci speri?".
Candy sospirò, non sapendo cosa rispondere: "Non lo so, davvero. So solo che quella ferita sanguina ancora e se non fosse stato per Albert e per la sua vicinanza sarei impazzita di dolore. So che vorrei tanto innamorarmi di nuovo di Anthony, ma non posso decidere una cosa simile".
"No, certo che no".
Il cameriere giunse per chiedere cosa desiderassero le signorine ed entrambe ordinarono una cioccolata bollente. Mentre la sorseggiavano in silenzio, Candy chiese a Patty come stesse la zia Elroy.
"Quando sono andata a trovare Annie l'ultima volta sembrava invecchiata di molti anni, poveretta. Nonostante il suo carattere difficile mi fa molta pena vederla così. Abbiamo parlato un po' di Stair e io mi sono messa a piangere... devo dire che però lei è molto più forte di me".
Candy sorrise: "È una donna di un'altra epoca e ha i suoi princìpi. La forza interiore è di certo il suo pregio maggiore. Anche se non mi può vedere io la rispetto e la ammiro, a differenza di Eliza e suo fratello. Lei ha sulle spalle una notevole responsabilità, considerando che il prozio William spesso le dà indicazioni da lontano e lei non può discuterle. Chissà se lo incontrerò mai...".
Patty si morse il labbro inferiore, posando la tazza: "Sai, gira voce che stia molto male".
Candy alzò il viso di scatto: "Come?! Allora non mi sbagliavo!".
Patty scosse la testa: "Oh, Candy, pensi ancora a quello che è successo più di un anno fa?". Aveva raccontato a Patty e agli altri del fugace incontro con Georges, mentre si recava alla villa per cercare Anthony e gli altri, il giorno in cui Albert era scomparso. "Di certo Georges aveva preoccupazioni di tipo diverso, allora".
"Sì, forse hai ragione... possibile che la zia Elroy non si sbottoni mai su di lui, neanche con voi?".
Patty fece spallucce: "Persino Archie non sa che faccia abbia e dove viva al momento. Deve essere un uomo tanto eccentrico che preferiscono che stia lontano dalla famiglia come desidera, piuttosto che dare il cattivo esempio. Sembra che ami molto viaggiare, anche se ora è probabile che sia fermo da qualche parte".
Candy guardò il liquido denso e corroborante nella propria tazza: "Vorrei tanto poterlo incontrare e ringraziarlo di persona. Ogni tanto gli ho scritto, ma mi ha sempre risposto Georges in sua vece".
"Stai tranquilla", disse Patty posando una mano sulla sua attraverso il tavolo. "Sono certa che lo zio William sa quanto gli sei grata. Non dimenticare che era d'accordo con il fatto che tu volessi diventare un'infermiera e immagino abbia approvato persino gli studi di Anthony".
Le sorrise, traendo conforto da lei e ricordandosi che doveva sostenerla a sua volta. Certo, aveva perso Terence e faceva ancora tanto male. Ma aveva accanto degli amici meravigliosi che non la facevano mai sentire sola e il lavoro dei suoi sogni cui dedicarsi.
A breve avrebbe anche rivisto Anthony e si sarebbe preparata per accoglierlo, presentandogli Albert e dimostrandogli quanto tenesse alla sua amicizia. Sperava solo che non soffrisse troppo per lei.
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Anthony girò la busta per controllare che l'indirizzo fosse corretto e chiese all'autista di fermarsi. Aveva combattuto contro se stesso per giorni interi prima di prendere quella decisione e, alla fine, il cuore aveva prevalso sulla ragione.
Avrebbe incontrato Candy da solo per leggere nei suoi occhi un barlume di speranza o la condanna definitiva e non poteva certo farlo alla villa assieme alla zia e a tutti gli altri: non sapeva neanche se l'avrebbero invitata per passare le festività con loro o che tenore avrebbero avuto queste ultime, visto che Stair si era arruolato in guerra.
"Torna pure alla villa, prenderò un taxi per tornare", disse dal finestrino aperto.
"Ma... signorino Brown...".
"Stai tranquillo, me la posso cavare".
Ed era vero. Anthony aveva imparato che vivere fuori dal confinamento forzato di casa Ardlay lo rendeva molto più libero e indipendente, anche se si trattava di un ambiente scolastico come la Saint Paul School. A differenza di Londra, però, in Georgia era da solo e poteva uscire quasi ogni giorno. Non che lo facesse così spesso, tuttavia gli era capitato di andare in una caffetteria con i compagni di corso e persino con Josephine e per la prima volta in vita sua aveva fatto acquisti in piena autonomia.
Josephine... chissà se ti rivedrò mai.
La sua amica sarebbe rientrata in Francia per le festività natalizie o almeno quello era il piano. Con la guerra in corso, andare in Europa era pericoloso quasi quanto arruolarsi.
La punta di preoccupazione, acuminata e pressante al centro del petto, si dissolse non appena Anthony si ritrovò davanti alla porta di casa di Candy. Il cuore batteva forte e le mani erano sudate.
Potrebbe non essere in casa.
Quel pensiero lo congelò nell'atto di bussare: era così impaziente di rivederla che non ci aveva proprio pensato. Pazienza, l'avrebbe attesa sulle scale o chiesto al portiere se avesse una copia della chiave.
Prendendo un respiro profondo, bussò e quando gli aprì un uomo fu sicuro di aver sbagliato casa.
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Albert aprì la porta con un largo sorriso, certo di trovarsi davanti una Candy in netto anticipo. Invece vide un giovane dai capelli e dagli occhi poco più scuri dei propri: nonostante quelle sottili differenze e nonostante non ricordasse nulla del proprio passato, fu come guardarsi in uno specchio le cui lancette fossero state messe indietro nel tempo di qualche anno.
Sbatté le palpebre quando un dolore incipiente, che s'irradiava dalle tempie alla fronte e poi alla nuca, gli annebbiò quasi la vista. Persino il senso di nausea fu così forte che fu costretto a deglutire.
"Abita qui Candice White?", chiese il ragazzo inclinando un poco la testa, come se fosse insicuro. Albert capì che il suo malessere doveva essere ben evidente sul volto.
Chiuse gli occhi, cercando di dominare quell'insolita reazione, e rispose con voce appena tremante: "Sì, ma al momento non c'è, si trova al lavoro. Se vuoi puoi entrare ad aspettarla, non dovrebbe metterci molto, sei un suo amico?".
L'altro si irrigidì e l'aria divenne ostile. Non fosse stato per i suoi vestiti eleganti e l'aria da ragazzo perbene, forse si sarebbe preoccupato. "E tu chi sei? Il suo domestico?".
Albert rimase per un attimo perplesso. Tecnicamente era lui a svolgere la maggior parte delle faccende di casa, ma sentirsi definire così gli solleticò quasi una nota d'ilarità: "Diciamo che sono un suo paziente e l'aiuto a tenere la casa in ordine", tentò facendogli ancora cenno di entrare, aprendo di più la porta e mostrando l'interno con un braccio.
"Candy si porta a casa i pazienti, dunque?". Ora Albert era certo che il ragazzo fosse non solo arrabbiato, ma persino geloso. Un'idea cominciò a farsi strada nella sua mente, sempre più preponderante.
Ciononostante, capì che non era il caso di rimanere sull'uscio di casa a discutere: "Ascolta, ragazzo, di qualunque cosa tu voglia parlare con Candy potrai farlo al massimo entro mezz'ora, quando sarà a casa. Possiamo rimanere sul pianerottolo per tutto il tempo a dare spettacolo ai vicini, oppure puoi entrare e ti offro una tazza di caffè. Cosa preferisci fare?". Il tono rimase controllato, ma il sospetto ormai era divenuto certezza.
Finalmente, con movimenti lenti ma arrendevoli, il ragazzo entrò in casa e lui poté chiudere la porta. Albert lasciò che si guardasse intorno, sospirando leggermente. Capì che avrebbe dovuto dargli delle spiegazioni e in fretta, prima che la cosa degenerasse.
Di colpo, sgranò gli occhi per guardarlo come se lo riconoscesse e Albert credette davvero che la strana sensazione di poco prima fosse fondata.
"Tu sei Albert?!".
Sbatté gli occhi, incredulo: "Mi... conosci?".
"Vivete qui da soli?", chiese ignorando la domanda, coi pugni chiusi e la postura rigida di chi sia pronto ad attaccare.
Albert lo guardò negli occhi: "E tu sei Anthony, non è vero?". E, dannazione, mentre lui spalancava le palpebre con sommo stupore, la testa gli mandò un'altra fitta che lo costrinse a passarsi una mano tra i capelli reprimendo un grugnito di dolore.
Che diavolo c'era in lui che non andava? Quel ragazzo faceva parte del passato di Candy, non del proprio. Ed era anche molto arrabbiato.
Come se non si fosse accorto del suo gesto, esclamò: "E tu come lo sai?!".
Albert si costrinse a respirare profondamente per non cedere alla sensazione di svenimento che lo stava attanagliando senza alcun motivo apparente e abbassò la mano, dicendo con voce affannata ma via via sempre più ferma: "Candy mi ha parlato di te. Io sono solo un suo amico e ora sono diventato suo paziente perché ho perso la memoria tempo fa. E, proprio in nome della nostra amicizia, mi aiuta vivendo con me". Era inutile negare l'evidenza, sperava solo che quell'Anthony fosse di larghe vedute come Archie e gli altri.
"Vive da sola... con un uomo?!", gridò invece lui facendolo quasi sobbalzare. Albert si trattenne dal guardare il soffitto, esasperato. "Sei lo stesso Albert che dopo averla salvata dalla cascata l'ha tenuta in casa sua una notte intera?".
"Raga... Anthony, calmati, va bene? Ti posso assicurare che il nostro è un semplice rapporto di amicizia e che non c'è nulla di disonorevole in questa convivenza, né in quel salvataggio che conosco solo perché me lo ha raccontato lei. Ho perso la memoria, come ti ho detto". Albert comprendeva quanto le sue parole potessero suonare poco convincenti a una persona così prevenuta. Ma era la pura e semplice verità. Nonostante i sentimenti che cercava, ogni giorno, di reprimere a forza nel fondo del proprio cuore, il loro rapporto era davvero tutto lì.
Anthony rimase fermo a guardarlo con il respiro affannato, le narici leggermente dilatate e gli occhi spalancati come se volesse picchiarlo. Albert, d'istinto, tese i muscoli per schivarlo o perlomeno attenuare il colpo, semmai fosse arrivato. Invece, così come era comparsa, quella velleità scemò e lui parve sgonfiarsi mentre, con gesti lenti, allontanava una sedia dal tavolo e vi si lasciava cadere come privo di forze.
Albert si rilassò e osò fare un passo verso il ragazzo, che ora si era preso la testa fra le mani, i gomiti sul tavolo: "Prima mi lascia per quell'attore, poi va a vivere con un... amico. Mi farà diventare matto".
Se poco prima Albert si era preoccupato che Anthony potesse fare una scenata di gelosia, ora si ritrovò quasi a provare empatia nei suoi confronti: in qualche modo, poteva capire la sua sofferenza. Scelse di non dire nulla, trattandosi di qualcosa di troppo personale da affrontare, e si dileguò nella cucina attigua per prendere la caraffa di caffè e un paio di tazze. Gliene porse una quasi in un gesto di pace e lui lo fissò con sospetto prima di accettarla.
"Ti assicuro che sono molto bravo a fare il caffè, ma se preferisci qualche altra cosa...", propose con un sorriso.
Lui la prese senza distogliere lo sguardo: "E quali altre cose fai, per Candy?".
Albert finse di non notare il tono quasi ironico di quella domanda e rispose semplicemente: "Ci dividiamo i compiti. Quando lei lavora io cucino e metto in ordine e lo stesso fa lei quando sono fuori". Evitò accuratamente di confessare che lui cucinava in entrambi i casi perché lei ai fornelli era un piccolo disastro. Al pensiero, un lieve sorriso gli increspò le labbra e dovette mordersi le guance per reprimerlo.
Gli occhi blu rimanevano nei suoi. Lo trapassarono, scavandogli nell'anima per interminabili istanti. "Tu sei innamorato di lei", disse Anthony all'improvviso facendolo indietreggiare come se avesse ricevuto il pugno che non gli aveva dato poco prima. Era arrivato al punto che solo parlando di lei si scopriva così facilmente?
"Ma che cosa stai dicendo?". Pessima idea negare in quel modo, ma la reazione di difesa era stata tanto istintiva quanto impetuosa. Lo aveva davvero punto sul vivo a sorpresa.
Ancora una volta, invece di arrabbiarsi come sembrava stare per fare, Anthony posò la tazza e lasciò ricadere la testa fra le mani: "Dannazione, lo sapevo! Ovunque vada fa strage di cuori! Sospetto che persino i miei cugini abbiano avuto una cotta per lei!".
Albert era a bocca aperta: si riferiva ad Archie e Stair? Ma se avevano una ragazza entrambi! Candy non gli aveva mai parlato di nulla di simile.
Vedere Anthony lì, prostrato da quell'amore impossibile, gli suscitò una sorta di istinto di protezione fraterna e per poco non gli pose una mano sul capo. La sensazione di dejà-vù con quel ragazzo era davvero impressionante, possibile che si fossero conosciuti e Candy non glielo avesse detto?
Albert prese una sedia e vi sedette alla rovescia, con le braccia incrociate sullo schienale: "Ascolta, per quel che può valere, io e Candy siamo davvero come fratelli. Sono arrivato al Santa Johanna senza un'identità e lei era una brava infermiera: mi ha riconosciuto come suo amico e sta facendo di tutto per aiutarmi assieme ad Archie e Stair, con le loro fidanzate. Sono tutti ragazzi veramente in gamba e io sono loro molto grato: se non fosse per quei ragazzi starei vagabondando senza una meta, da solo, in cerca del mio passato".
Anthony alzò la testa di scatto: "Loro appoggiano la vostra convivenza?", esclamò stupito.
Lui si alzò dalla sedia, a disagio, cominciando a camminare per la stanza: "Senti, lo so che non è cosa che si vede tutti i giorni e infatti all'inizio neanche il padrone di casa voleva darci l'appartamento. Ma poi le cose sono cambiate perché ha compreso che le intenzioni di Candy erano più che onorevoli".
Anthony restrinse gli occhi e si alzò in piedi: "E le tue? Lo sono?", chiese in tono tagliente.
"Albert, sono tornata! Sapessi che cosa mi è successo oggi...". Candy, rientrata al solito come una furia, quasi senza accertarsi di chi ci fosse dietro la porta, lanciò un urletto e lasciò cadere la borsa. "Anthony?!", esclamò in tono così sorpreso che lui gemette internamente.
Voleva dirle di non reagire a quel modo, perché il suo Anthony era così geloso e prevenuto che sarebbe apparsa colpevole pur non essendolo, ma tacque finché lui non la affrontò. "Ma bene! Torno dopo una lunga assenza e ti trovo a vivere con un uomo che non è neanche lo stesso per cui mi hai lasciato", esordì come se Albert avesse parlato al vento fino a quel momento.
Se l'amore rendeva ciechi e sordi, lui non era comunque disposto a lasciare che trattasse Candy a quel modo: "Ti ho già spiegato...".
"Non è come pensi". La frase di Candy si era accavallata alla sua e Albert sospirò.
"Vi lascio soli", propose camminando verso l'attaccapanni per prendere la giacca.
"No!", lo fermò lei con una mano sul braccio: "Non ho segreti con nessuno dei due, puoi rimanere, Albert, non c'è bisogno che tu esca".
Candy sembrava non accorgersi dello sguardo quasi offuscato dalla rabbia e dal dolore di Anthony e lui fu costretto a interrompere anche quel lieve contatto scostandole la mano. La diplomazia non aveva funzionato, il ragazzo era preda di una gelosia tale che la sua presenza sarebbe stata davvero di troppo: "Candy", cominciò come se si rivolgesse a una bambina cui dovesse spiegare un concetto molto semplice, "avete bisogno di spiegarvi tra voi e io ho voglia di fare una passeggiata. Sono certo che saprete parlare come due ragazzi intelligenti e comprensivi". Aveva detto quell'ultima frase alzando gli occhi verso di lui, come per accertarsi che non ci sarebbero state reazioni inopportune da parte sua.
Lui aveva distolto lo sguardo: "Sì, Candy, lascia che il tuo amico così gentile ci faccia discutere da soli".
"Ma... ma...". Candy era così innocente da sfiorare quasi l'ingenuità più assoluta e lui cercò i suoi occhi per rivolgerle un'ultima, eloquente occhiata.
Stavolta, parve capire e abbassò il capo, sconfitta.
"Ci vediamo dopo", la salutò prendendo la giacca con due dita e tirandosela dietro una spalla prima di uscire.
Mentre scendeva le scale, Albert dovette reprimere l'impulso folle di rimanere a origliare solo per accertarsi che la sua Candy non soffrisse troppo durante quel confronto.
- § -
Anthony aveva perso la pazienza come gli era capitato di rado. Era riuscito a trattenere dentro di sé fin troppo a lungo la gelosia, l'amarezza e il dolore. Ma ora, vedendo un uomo che viveva sotto allo stesso tetto di Candy, che non era neanche il Terence per cui lo aveva lasciato, ogni sua barriera era crollata.
Non era affatto orgoglioso di quel lato impetuoso del proprio carattere, perché non era mai emerso in maniera così prepotente. Quando si trattava di Candy, però, si ritrovava con tutti i nervi scoperti e tirava fuori il peggio di sé.
"Posso capire che non t'interessi il giudizio altrui, ma non ti interessa neanche la tua reputazione? E la tua dignità? Pensi davvero che un uomo adulto come il tuo Albert, vivendo con te, resti un gentiluomo?!".
"Smettila di dire stupidaggini, Anthony! Ti prego, voglio essere felice per averti rivisto, non essere infuriata con te...".
Fece un respiro profondo, cercando di calmarsi e di razionalizzare: "Candy. Vivi sola con un uomo più grande di te".
"Fingiamo di essere fratelli, nessuno sospetta nulla".
Quella risposta, invece di calmarlo, lo urtò ancora di più. Pensava forse che le persone si facessero ingannare in maniera così facile? Colse il suo movimento e lo sguardo sfuggente mentre cercava di formulare una risposta che fosse coerente e fu proprio seguendo i suoi occhi che la vide.
Una porta socchiusa, che divenne subito oggetto di attenzione.
"No, per favore, non ho ancora rassettato...". Ignorò Candy e la superò, spalancandola.
E pensò che sarebbe morto lì, sulla soglia.
Sta facendo di tutto per aiutarmi assieme ad Archie e Stair, con le loro fidanzate.
Una sola camera da letto. Un solo letto, misericordiosamente a castello. Eppure così sbagliato. Davvero sbagliato.
"Dormite qui?". La voce vibrò per la rabbia e per il pianto represso. Perché non riusciva a fare a meno di pensare che Candy poteva essere sua e invece sembrava irraggiungibile solo a lui?
"Anthony, per favore...".
"Dormite qui?!". La domanda era davvero retorica, ma formularla ancora con un tono più alto lo aiutò a dissipare in parte la tensione.
Con un'espressione seria, Candy rispose: "Sì. La casa è molto piccola, come vedi, e lavoriamo entrambi. Entrambi abbiamo bisogno di un letto comodo dove riposare".
Anthony si afflosciò su una sedia che, per fortuna, era accanto alla porta. Non riusciva a parlare. Non riusciva a pensare. Doveva solo mantenersi lucido e ripetersi che quella era Candy, la sua Candy di sempre. E che se anche Archie e gli altri erano tranquilli era immaturo da parte sua comportarsi come un ragazzino geloso. Anche se si sentiva proprio così.
Chissà se di notte Albert sente il suo respiro mentre dorme. O se l'ascolta mentre invoca Terence nel pianto.
"Cerca di capirmi, per favore", disse in un sussurro, tentando di essere ragionevole. "Io... tengo davvero molto a te. E non ho mai conosciuto il tuo amico. Stai facendo qualcosa che nessuna signorina perbene...".
"Oh, no, ti prego, non parlarmi come farebbe la zia Elroy! Tu non sei così", quasi piagnucolò Candy, accomodandosi sul letto inferiore, di fronte a lui.
"Forse invece le somiglio più di quanto immagini".
"Perché non mi racconti dei tuoi studi e di quando sei tornato? Non ti ho neanche salutato come si deve!". Candy si alzò, andandogli incontro quando lui la imitò. Aveva aperto le braccia.
Ma Anthony si irrigidì, perché d'improvviso l'urgenza di dirle quello che pensava prevalse sul desiderio di abbracciarla stretta.
E magari non lasciarla più andare...
"Ma non te ne sei accorta?".
"Di cosa?". Interruppe il suo slancio, guardandolo con il capo chino.
"Albert è innamorato di te".
Gli occhi di Candy si spalancarono tanto che quasi si perse nelle sue iridi. Poi, incredibilmente, le labbra tremarono e lei scoppiò a ridere piegandosi in due e tenendosi la pancia. Suo malgrado, Anthony sorrise, trascinato dalla sua ilarità. Non era ancora del tutto calmo e tranquillo, però doveva dire che vederla così spensierata gli fece bene al cuore.
Tuttavia, era certo di aver visto giusto: nessuno meglio di lui poteva leggere sentimenti così netti negli occhi di un'altra persona. Lui, che a dispetto del tempo e della lontananza si ostinava ad amare Candy infliggendosi dolore e tormento.
Benvenuto nel mio mondo, caro Albert senza memoria.
"Smettila con queste sciocchezze, Albert e io siamo davvero come fratelli! E ora vieni, abbracciami, non ci vediamo da tanto tempo! Ti assicuro che non devi preoccuparti per me! Io sto benone, mi sto dedicando al mio lavoro, sai?".
Candy gli parlò di come fare l'infermiera l'aiutasse a superare la tristezza. Non si soffermò sull'argomento, però, e cominciò a raccontargli dei buffi tentativi che sia lei che Stair avevano fatto per far riacquistare la memoria ad Albert.
E non si soffermò neanche a parlare troppo di lui, chiedendogli di raccontarle della sua vita universitaria e dei suoi studi. E Anthony lo fece, omettendo, senza sapere perché, di riferirle di Josephine.
Quando smisero di parlare era quasi il tramonto e lui desiderò che quel giorno non finisse mai.
*I dialoghi sono spesso ripresi dal manga, a volte seguendo fedelmente alcune tavole, altre rielaborati a seconda delle situazioni. Ovviamente, i diritti sono riservati all'autrice e io li riutilizzo senza scopo di lucro.
