Capitolo 3: La Cattiva Fama dei Bar Londinesi

C'era troppa folla in metropolitana.

Maya riuscì ad aggrapparsi ad una maniglia appena un attimo prima che il treno si fermasse, evitando per un pelo di cadere addosso ad un gruppetto di accaldati turisti russi.

Si fece largo e saltò giù sulla banchina prima che le porte si chiudessero.

Una voce metallica ripeteva la stessa frase dagli altoparlanti – Mind the gap.. mind the gap…

- Merda… Dorren, sei qui? – sibilò a denti stretti, scansando un'altra carovana di ragazzetti eccitati.

- Sì, signorina. Dorren è alla sua destra, proprio come ha raccomandato padron Rodolphus.

Lei annuì, dandosi una sistematina ai vestiti – Allora andiamo.

La cartina che aveva preso in uno degli uffici di informazioni delle ferrovie era già tutta spiegazzata, ma la Babbana la tirò fuori ancora una volta, controllando il percorso; la parte certa e quella affidata al suo intuito.

- Che ora è, Dorren?

- Le venti, signorina, più o meno.

- Le venti… - si morse le labbra. Aveva trascorso un mese di cortese reclusione nel laboratorio di Lestrange senza mai domandarsi che ora fosse e adesso, invece, stava tutto nella scelta dei tempi giusti.

Camminarono per un po', avanti e indietro, l'Elfo in perfetto silenzio e Maya che si fermava ad osservare le vetrine.

- Sto morendo di fame. Credo che potremmo fermarci qui.

- Ma signorina, questo posto non è all'altezza… ne abbiamo superati di migliori.

La donna si concesse un sorrisetto sghembo – Non importa, andrà bene. Piuttosto non abbiamo ancora fatto una cosa importante.

Si sfilò la borsetta che portava a tracolla, sfiorandone la superficie pelosa come se quella potesse offrirle conforto.

- E' un regalo di Rodolphus, in pelo di Mokessino. Riesci a prendere qualcosa dal suo interno?

Il fiocchetto che teneva la borsa chiusa si slegò come per magia, poi una grossa caramella mou avvolta in stagnola rossa ne fluttuò fuori.

- Allora è proprio vero. – la donna sorrise – Nessuna precauzione magica è stata pensata per tagliare fuori un Elfo! E' così?

Dorren esitò per un istante, e Maya immaginò che stesse tentando di articolare una risposta che non suonasse recriminatoria o offensiva nei confronti dei maghi.

- Beh, lo prendo per un sì.

L'odore della caffetteria aveva qualcosa di familiare; entrarono, e Maya si sedette in un angolo, scorrendo distrattamente il menù che era stato lasciato sul tavolino.

Cibo Babbano, cose di casa. Dolci e bevande che avrebbe potuto trovare ovunque nel suo mondo, Maya sentì le lacrime pungerle gli occhi, e la paura ritornare in superficie spazzando via tutti i progetti, e le rassicurazioni di Lestrange.

Se se ne fosse andata… se avesse rinunciato.

La magia di Rodolphus non poteva rintracciarla, questo lo avevano già appurato da tempo. Sarebbe bastato allontanare Dorren, e usare la quantità spropositata di soldi che Rodo le aveva infilato in mano per le necessità di quella giornata. Forse c'era un posto per lei, un posto che poteva diventare casa.

Si passò le mani sugli occhi.

Un mese prima stava rileggendo di Lestrange, di Bellatrix, degli altri… e si era trattato di una lettura di fantasia. Di fantasia, accidenti! Adesso il personaggio di fantasia era lei, un personaggio tirato fuori da un mondo completamente diverso.

- Signorina? Signorina?

La cameriera la fissò con l'aria di chi volesse essere ovunque tranne che lì, e Maya non riuscì a darle torto.

- Scusi, ero distratta.

- Ordina?

- Mm... – scoccò un'ultima occhiatina al menù – Un muffin al limone e semi di papavero, grazie.

- Da bere?

Maya si mordicchiò le labbra – Uno Smoothie alla banana, per favore. Con panna.

La cameriera caracollò verso il bancone, e Maya fece scorrere lo sguardo tutto intorno. L'arredamento della caffetteria era vagamente squallido, con i tavoli di formica e le anonime mattonelle scolorite sulle pareti.

- Fa schifo come dovrebbe, Dorren. - sospirò – Darei qualunque cosa per sapere se Rodolphus è riuscito a fare tutto.

La vocetta incorporea dell'Elfo risuonò da un punto accanto al suo orecchio, bassa e rassicurante – Padron Rodolphus avrà sistemato ogni cosa. E' stato presto in banca, stamattina. E dopo al Ministero.

La donna annuì, scoccando un'occhiataccia alla cameriera che si avvicinava.

- Tutto bene? – borbottò la ragazza.

- Sì. Mi piace parlare da sola, c'è qualche problema? – allungò le banconote sul tavolino ed incrociò le braccia – Tenga il resto.

- Mm. – la cameriera infilò le banconote nel grembiule e sparì.

- Sai, Dorren… - sussurrò Maya – Qualche volta capisco perché alcuni maghi detestino i Babbani.

L'Elfo rimase saggiamente in silenzio.

Tre smoothie e due muffin dopo Maya incrociò le braccia sul tavolo e vi adagiò la testa, lottando per non addormentarsi.

- Spero tanto di non aver sbagliato tutto. – soffiò.

Come in risposta il campanellino che annunciava l'ingresso di nuovi visitatori trillò, e la donna trattenne il fiato. Rimase immobile, fingendo di dormire.

Dopo un tempo apparentemente infinito il campanello suonò ancora.

- Dorren…

- Stupeficium! – l'incantesimo esplose prima che lei potesse aggiungere altro. Maya si gettò a terra, protetta dai tavolini e scansando per un pelo la cameriera che correva fuori a rotta di collo.

E' come il nuoto sincronizzato. Pensò. Un balletto, una questione di attimi.

- Expulso!

Doveva essere Dolohov. Maya saltò fuori nel momento in cui Harry Potter veniva fuori dal mantello. Una Bacchetta magica, quella di Potter, le volò sopra la testa. Il mantello dell'invisibilità le scivolò ai piedi.

Mentre richiudeva la borsa di Mokessino sollevò lo sguardo… in una frazione di secondo ogni cosa sembrava essersi cristallizzata; Dorren galleggiava sopra Harry Potter, un braccio parzialmente invisibile come metà del suo corpo. Nessuno del trio se ne era accorto, ma Dolohov lo stava contemplando a bocca aperta.

- Petrificus Totalus!

Mai distrarsi, pensò. Dolohov crollò a terra con un tonfo.

Maya superò la soglia con un salto, correndo a perdifiato nel buio di un vicolo maleodorante.

C'era mancato così poco, così poco! Dolohov l'aveva vista? Sapeva a chi apparteneva Dorren?

Si fermò, piegata contro un cassonetto dei rifiuti, per prendere fiato.

- Sei qui? Sei qui? Dorren?

L'Elfo comparve con un piccolo schiocco, e sorridendo le infilò qualcosa in mano.

- Lo hai sostituito?

- Come padron Rodolphus ha ordinato, signorina!

Maya riuscì ad emettere un suono strozzato – A casa, adesso. Torniamo subito a casa!