Capitolo 8: Passato

Rodolphus Lestrange salì le scale saltando i gradini a due alla volta, consapevole di essere seguito dalla propria moglie e, purtroppo, da Severus Piton.

La porta della piccola camera era aperta, ma il dettaglio più allarmante erano i frammenti di vetro che luccicavano sul pavimento. Soffocando un'imprecazione Rodolphus corse a quello che restava della finestra, temendo il peggio.

- La Babbana si è suicidata? – Bellatrix non riuscì a nascondere la speranza che fosse successo proprio quello.

Lestrange si passò una mano tra i capelli e tirò un sospiro di sollievo – No, certo che no. Non c'è nessuno a terra. Sai cosa è successo, Bella? – non riuscì ad evitare di sorridere con un pizzico di malignità – Credo che l'Oscuro Signore l'abbia portata con sé.

- E in volo. – la precisazione di Severus mandò Bellatrix ancora di più su tutte le furie.

- Non è possibile! – la strega spostò Rodolphus con un gesto privo di grazia, affacciandosi e scrutando prima il cortile e poi il cielo – Non è possibile.

- E perché, Bellatrix? – Severus socchiuse gli occhi – Perché nessuno di noi è stato invitato a seguirlo prima d'ora? Dubiti della saggezza delle scelte dell'Oscuro?

Per quanto Rodolphus non si sentisse particolarmente incline ad approvare Piton, non dopo tutto quello che aveva saputo da Maya, provò un'altra gratificante ondata di contentezza.

- Si vorrà liberare di lei. – Bellatrix digrignò i denti – A voi sfuggono i pensieri dell'Oscuro, come osate tentare di interpretarli?

Severus rise, una perfida risatina di scherno – E tu li conosci tutti, non è così? Mi risulta che il nostro Signore sia stato in viaggio per tutto il mese, Bella, ma tu non eri con lui. Al contrario, mi si dice che non avevi uno straccio di idea a proposito di cosa stesse facendo. Vorresti negarlo? – Piton sollevò le spalle – No, immagino. Non potresti. C'è chi dice che tu non sia più nelle sue grazie.

- Come osi…

- Sei imparentata con un licantropo, ormai. – Severus inclinò il capo – E non sei riuscita a liberarti di questa macchia. Ultimamente sembra che tu abbia perso qualche colpo. –

Rodolphus tossicchiò – Non importa, comunque. Sono andati via insieme ed è inutile che restiamo qui a litigare.

- Lestrange, dovrei parlarti. – Severus fece un cenno verso la porta.

Rodolphus annuì, ben felice di lasciare Bellatrix a rimuginare su tutte le più inquietanti possibilità che la sua testolina psicopatica sarebbe riuscita a mettere insieme.

Lei, però, lo afferrò per una spalla – Dovresti concedere un po' della tua attenzione a tua moglie. – sibilò.

- Aspettami di sotto, Severus.

Piton annuì, e Rodolphus attese che uscisse richiudendosi la porta alle spalle.

- Sai, Bellatrix, non credevo che tu ricordassi di essere la signora Lestrange.

Lei accantonò quell'accusa con un gesto nervoso – No? Che mi importa di quello che pensi… io voglio sapere la verità, voglio sapere chi è quella dannata Babbana.

Rodolphus socchiuse gli occhi, passandosi una mano sul mento non perfettamente rasato – Ah, davvero? Ebbene, la risposta te la sei data da sola: è una Babbana. Che altro?

- Mi prendi in giro? – Bella attraversò la stanza a passi nervosi – Può essere una minaccia, sembra che sia riuscita a farti il lavaggio del cervello. Preferirei essere vedova piuttosto che avere un marito simile…

Rodolphus le afferrò i polsi, obbligandola a voltarsi. Osservandola senza più alcuna traccia di affetto – Preferiresti essere vedova, hai detto? Proprio tu che non hai la minima idea di cosa significhi essere una moglie!

La donna si dibatté, cercando di liberarsi per prendere la Bacchetta.

- Vuoi provvedere adesso? – ringhiò Lestrange – Oh, smettila! Sei una donnina patetica, Bellatrix! A volte mi domando perché ti ho scelta; se avessi preso Narcissa adesso avrei una famiglia felice ed una vera moglie…

Bellatrix riuscì a liberarsi, e ad assestargli uno schiaffo.

Rodolphus, raggelato, arretrò.

- Non dovresti incomodarti oltre, mia cara moglie. Se è la vedovanza che stai cercando lascia che io ti aiuti. Non ho nessuna voglia di morire… ho trascorso troppo tempo all'inferno per correrti dietro. Ti lascio la tua libertà. E appena sarà possibile faremo in modo di sciogliere questa infelice unione.

Lei non disse nulla, si limitò a guardarlo mentre Rodolphus si avviava alla porta. Poi lui si fermò, e le scoccò un'occhiata cattiva e priva di pudore. Percorrendola con lo sguardo nello stesso modo in cui un cliente avrebbe studiato il corpo di una prostituta – Mi domando una cosa, Bellatrix Black. Cosa farai adesso? Non c'è più un marito che ti trattenga dal fare nulla, ammesso che tu abbia mai pensato di concedermi un po' di rispetto. Correrai da lui? Gli dirai che sei libera? – sul suo viso si allargò un sorriso folle – E sai cosa farà? Riderà, Bellatrix. E ti punirà, forse si deciderà anche a toglierti di mezzo… perché non ti vuole. Perché non ti ha mai voluta. Non vali nulla per lui.

- Non osare!

- Io oso quanto mi pare! Oso dirti la verità, mia cara. Gli sei stata utile, ma non c'è una singola persona a questo mondo che lui stimi tanto quanto sé stesso. Credo che ridesse di te mentre tu ti offrivi, Bellatrix. Più o meno come hanno fatto tutti i nostri amici.

- Io sono la serva più fedele, io sono la preferita! – un fiotto di luce rossa colpì lo stipite della porta, e Rodolphus si abbassò per evitare la pioggia di scintille.

- Col cavolo che lo sei, razza di imbecille! – Lestrange rise – Non ti rendi conto di quello che hai detto? La serva. La serva! Non la moglie, ma la maledetta serva, Bellatrix! Hai mai pensato di non essere tanto meglio di un Elfo Domestico? – Rodolphus inclinò la testa, scansando un'altra maledizione – Forse sei solo un tantino più appetibile. Ma sai cosa? La pazzia ti ha abbruttita… forse oggi ho fatto il primo vero affare della mia vita!

Senza aspettare che lei tentasse nuovamente di colpirlo, Rodolphus uscì sbattendo la porta… preda di un misto di rabbia furibonda, delusione e sollievo.

Si fermò sulle scale, cercando di far sbollire quelle sensazioni che minacciavano di sopraffarlo… lottando contro il desiderio di tornare indietro e di scusarsi.

- Tornerà da me. – sibilò ad uno dei ritratti appesi alla parete.

- Ben detto! – annuì un antenato di Lucius Malfoy.

- Che sia lei a cercarmi, che si accorga di quanto valgo…

- Ottima intuizione, messere!

Rodolphus assestò una pacca alla cornice del ritratto e scese le scale. Severus lo stava aspettando sulla soglia della grande sala delle riunioni.

- Gli altri sono andati via?

Severus annuì.

- Molto bene. Volevi parlarmi di qualcosa?

- Forse volevi farlo tu.

Lestrange inarcò un sopracciglio – Davvero non capisco.

- Ho saputo che sei stato ad Hogwarts quando non c'ero. Presumo che cercassi me… oppure no?

- Oh, quello. Me ne ero completamente dimenticato. – Rodolphus sorrise – Volevo complimentarmi con te ed essere il primo a portarti la notizia ufficiale. E' stato un bel colpo diventare preside, non è così?

- Che strano, hai scelto il momento meno opportuno per farlo, proprio quando mi trovavo a Londra.

Lestrange fece spallucce – Non lo sapevo, cosa vuoi farci?

- Hai fatto un viaggio inutile.

- Proprio così. Non importa, non avevo molto altro da fare quel giorno.

- Almeno hai potuto godere di una approfondita visita alla scuola. – gli occhi di Severus erano ridotti a due fessure.

- Cosa vuoi farci? Sono un sentimentale, Severus. Ho sentito nostalgia degli anni della scuola. Della giovinezza.

- Immagino.

- Adesso, se permetti, dovrei davvero andare. – Rodolphus fece una piccola smorfia e gettò un'occhiata alla porta – Non vorrei incontrare di nuovo la mia nuova ex moglie. Perché ho davvero tutte le intenzioni di troncare questo rapporto; non credi che sia una buona idea, Severus? – Lestrange rise di gusto – Credo che sia ora anche per te di mettere da parte il passato, ragazzo mio. Restare legati troppo a lungo ad un fantasma non è mai salutare.

Piton si irrigidì, ma rimase in silenzio.

- Già. – Rodolphus annuì, e nei suoi occhi balenò un'ombra cupa – Fammi un favore, Severus. Non rovinare tutto.