Capitolo 10: Un Amico Dove Meno Te Lo Aspetti

Maledetto, maledetto, maledetto!
Maya sbuffò ancora una volta, imprecando mentalmente contro le maledizioni che Voldemort le aveva imposto una volta di più; tentare di fare qualcosa di buono senza poter né vedere né sentire era decisamente scomodo.
Voldemort se ne era andato da ore; lo immaginò in volo verso il piccolo paese con le casette simili a dolci di marzapane, in cerca di Gregorovich.
La donna si districò dal lenzuolo che le si era avvolto intorno al corpo e lo calciò via, verso il fondo del letto. A tentoni raggiunse la porta, ma era bloccata. Provò con le finestre ma anche quelle erano state sistemate in modo che non si potesse trovare una via di fuga.
Forse Lestrange aveva fatto scivolare qualcosa di utile nella borsa di mokessino; Maya non aveva più osato aprirla durante la reclusione a casa Malfoy, né aveva avuto il tempo di farlo da quando l'Oscuro Signore era stato tanto carino da portarla via.
Trafficò con gli abiti che indossava, sentendo sempre più il bisogno di farsi un bel bagno, e slacciò la borsa che portava direttamente a contatto con la pelle.
Infilò la mano nel sacchetto, ricordando con gratitudine che nessuno al di fuori di lei avrebbe potuto prendere qualcosa dal suo interno… gli oggetti che vi erano stati ammassati, grazie ad un ingegnoso Incantesimo Estensivo, avevano forme familiari. Maya li sfiorò, li contò, se ne lasciò rassicurare: costituivano la sua unica speranza. Sembrava che alcuni emanassero calore; in preda ad una assoluta tentazione la donna tirò fuori la collana che Lestrange le aveva riportato un secolo prima, dopo la visita al Ministero. Se la fece scivolare intorno al collo.
La Babbana inclinò il capo: in un mondo reso privo di suono ed immagini il medaglione rappresentava un notevole diversivo. Lo tenne stretto tra le dita, lo sfiorò, si concentrò sulle pulsazioni che sembravano venire dal suo interno.
Quell'oggetto custodiva parte delle speranze di riuscita sue e di Lestrange; la chiave per ottenere la vittoria al miglior prezzo possibile.
Lentamente il silenzio venne rotto da un sottile ronzio, da un sibilo metallico che risuonava direttamente nella sua testa; la donna si immobilizzò senza capire.
E prima che riuscisse a fare altro che non fosse trattenere il fiato… l'incantesimo che Voldemort le aveva imposto si dissolse.
Senza fermarsi a riflettere, nuovamente padrona dei propri sensi, Maya si avventò verso la porta; la maniglia che fino a poco prima sembrava bloccata cigolò e si abbassò ancora prima che la Babbana potesse toccarla. Poi, ad un millimetro dalla soglia e dalla possibile salvezza, il mondo si confuse; altre immagini si accavallarono, si mescolarono con quelle della camera.
Un'altra casa, lunghe e pallide dita che bussavano su una porticina di legno.
Maya scosse la testa – Fuori, fuori dalla mia mente! – implorò, cercando di non farsi ostacolare da quella strana invasione.
Premette con forza le dita contro le tempie e dopo qualche tentativo riuscì a tenere a bada le immagini che provenivano direttamente dall'Oscuro Signore, almeno per quel poco che serviva a non farle perdere il contatto con la realtà.
Sfiorò la superficie calda dell'Horcrux, turbata – Su Potter e sugli altri non aveva questo effetto, però… - rifletté.
Per Harry ed i suoi amici l'Horcrux era stato un peso, una fonte di guai. Tuttavia anche Dolores Umbridge ne era entrata in possesso, eppure, per quanto Maya ne sapesse, non si era mai accorta di quello che il ciondolo custodiva. Il suo influsso, dunque, variava a seconda di chi lo custodiva?
Desiderò con tutto il cuore che Rodolphus le avesse affidato la sua copia di Segreti dell'Arte più Oscura.
Quel dannato libro doveva contenere informazioni importanti, spiegazioni utili.
L'Horcrux le palpitò ancora tra le dita, reclamando la sua attenzione. Voldemort era entrato nella casetta… la babbana si morse le labbra, non aveva alcun desiderio di vedere il lampo di luce verde che avrebbe distrutto la vita di una donna e due ragazzini. Eppure, preda di una sorta di macabra curiosità, non riuscì ad escludere del tutto le immagini; lo scambio di battute tra la povera donna e Voldemort andò avanti esattamente nel modo in cui Maya sapeva che sarebbe andato.
Gregorovich non era lì.
Tuttavia, questa volta, per Voldemort scoprire la verità fu più di un semplice momento di rabbia. Questa volta collera, curiosità, irritazione, sdegno e un violento desiderio di sottomissione si scontrarono nei suoi pensieri e Maya fu sicura che fosse per colpa sua. Rabbrividì, considerando tutte le possibili vie di fuga… che erano ben misere.
Poi, proprio quando era certa che l'ineluttabile fosse sul punto di accadere, tutto cambiò.
Fu come sentire uno squillo di tromba giungere dal cielo, l'annuncio sicuro dell'Apocalisse; e fu come se un ingranaggio invisibile fosse andato al suo posto mettendo in moto l'orologio del Destino.
Il preciso istante in cui la storia iniziava a cambiare: Voldemort si voltò, pensoso, mentre madre e figli si spingevano nell'ombra, sottraendosi alla sua furia. Del tutto dimenticati.
L'Horcrux tra le mani di Maya vibrò, il battito metallico che proveniva dal suo interno mutò, regolandosi in modo nuovo.
La Babbana crollò a terra, le gambe che tremavano.
- E adesso? – domandò pur sapendo che non vi sarebbe stata risposta. Sistemò l'Horcrux al di sotto della camicia e si guardò intorno.
Voldemort aveva rinunciato a quelle due vittime, ma questo poteva voler dire che sarebbe andato da qualche altra parte a placare la sua sete di sangue, la sua rabbia, o quel diavolo che era.
Sforzandosi di conservare il controllo ed un briciolo di sangue freddo Maya strisciò fino ad una sedia, nel tentativo di trovare un appiglio per rimettersi in piedi.
Cosa doveva fare?
Correre fuori, scendere le scale e precipitarsi a Little Hangleton? E dopo? Non c'era luogo dove tornare, non c'era una casa. E non v'era modo di contattare Rodolphus. La missione non poteva essere interrotta.
Sospirò; non poteva fare altro che restare e continuare a giocare la sua partita.
Lasciò fluire i pensieri di Voldemort dentro la sua testa… il mago era ancora lontano, perduto nella contemplazione di scuri boschi di conifere.
Tornare a Little Hangleton… se la Babbana aveva avuto ragione sull'assenza di Gregorovich, allora, avrebbe potuto aver ragione anche sull'altra cosa.
Maya socchiuse gli occhi, i pensieri di Voldemort stranamente familiari nella sua testa.
Perché non era andato per prima cosa a controllare il rudere della catapecchia? Odiava quel posto, e se non fosse stato strettamente necessario avrebbe preferito evitarlo.
Maya vide un fulmine esplodere nel cielo al di sopra del bosco, un fulmine innaturale. La collera la attraversò, ma fu l'Horcrux ad assorbirla, liberandola da quella sensazione così spiacevole e bruciando di più contro la sua pelle.
Funzionava così, allora?
La donna afferrò la catenina, tentando di sfilarsi il gioiello. Ma il ciondolo non si mosse di un millimetro.
Maya sibilò tra i denti. Una risatina perfida le risuonò nella testa.
Stava giocando! L'affare malefico stava giocando con lei!
La Babbana pregò con tutta l'intensità del proprio cuore che Voldemort non si accorgesse di nulla.
D'altro canto non era stato in grado di cogliere il momento in cui Albus Silente aveva mandato in frantumi il pezzo di anima custodito nell'anello di Serpeverde, e questo le dava la speranza che, se avesse continuato a fingere di essere ancora sotto il controllo della maledizione, non si sarebbe reso conto neppure di avere il ciondolo sotto al naso. Non c'era altro da fare se non provare e sperare che andasse tutto bene.
Spiò ancora nella testa del mago; non sarebbe fuggita, ma fino a quando l'Oscuro fosse stato lontano non c'era motivo per non dare un'occhiata in giro.
Casa Riddle stava cadendo a pezzi, e Maya fu certa che Voldemort lo trovasse di proprio gusto.
Con un brivido pensò che non erano soltanto le sue conoscenze a darle una tale consapevolezza; avvertì ancora la spiacevole risatina che le risuonava in testa.
Entrò in salotto, stando bene attenta ad avvertire la presenza di Nagini. Ma non c'era nessuno, e Maya soffocò un conato di vomito immaginando il grande serpente nascosto sotto ad un tavolo nel pub della cittadina, pronto a mangiare Babbani pieni di birra e fish and chips.
Non sembrava che Voldemort avesse lasciato in giro nulla di particolarmente segreto o interessante.
Ah-ah! Guarda bene…
La catenina dell'Horcrux la tirò verso destra, verso il camino spento. Maya vi si inginocchiò davanti. Tanti piccoli bastoncini di legno, per lo più spezzati o crepati, se ne stavano tristemente ammonticchiati l'uno sull'altro. Bacchette! Bacchette prese chissà a chi e che Voldemort aveva esaminato cercandone una che gli si adattasse, una adatta a contrastare quella di Potter.
Doveva essere successo prima che il suo interesse venisse attirato dai discorsi di Ollivander sulla Stecca della Morte.
C'erano un paio di esemplari non troppo danneggiati, Maya scelse il migliore e lo sollevò per esaminarlo meglio. Dall'Horcrux partì una scarica elettrica che attraversò il suo braccio, le sue dita… e la punta della bacchetta si illuminò di deliziose scintille.
Prima che si fossero spente, la Babbana aveva già riposto la bacchetta nella borsa.
- Dì un po'… - sibilò all'Horcrux – Ma tu giochi per Voldemort o per me?
Il medaglione ritenne più saggio non rispondere.
(...continua.)