Capitolo 11: Tre Civette Sul Comò
L'Oscuro Signore si fermò ad osservare la vetusta, lacera camera dove la Babbana era stata confinata. Per quanto quella donna potesse tentare di mostrarsi tranquilla, Voldemort aveva un'idea precisa dell'inquietudine che doveva averle inflitto.
Lasciarla sola tra polvere e muffa, priva delle sue facoltà, in perenne bilico tra la vita e la morte… le labbra dell'Oscuro si tirarono in un sorriso soddisfatto.
Perché, perché una creatura tanto misera possedeva informazioni su quello che succedeva, su quello che sarebbe successo?
Per Voldemort era un'idea insopportabile, inaccettabile. Ed una condanna ad occuparsi personalmente della Babbana; nessuno doveva sapere, nessuno doveva sospettare.
C'era Lestrange, certo. Ma Lestrange l'aveva condotta a loro, e forse sarebbe tornato utile in futuro: liberarsene sarebbe stato prematuro.
Doveva solo obbligare quella donna ad obbedire, a mostrare rispetto ed a rivelare tutto ed ogni cosa al suo legittimo Signore.
Sapeva di Gregorovich e della Bacchetta. Dov'era la Stecca della Morte? Quell'informazione era già in suo possesso o lo sarebbe stata presto?
Voldemort si passò la lingua sulle labbra sottili.
Il desiderio di cancellarla lottava contro quello di usarla. Le sue informazioni potevano diventare preziose.
Scivolò più vicino, studiandola e cercando dei segni evidenti di imperfezione e limitatezza; uno scialbo esemplare della razza Babbana.
Sgradevole.
Voldemort arricciò le labbra, studiando l'espressione contratta di Maya. I suoi occhi grigi erano spalancati e puntati sul nulla con una fissità che le conferiva un'espressione vagamente bovina. Sembrava che soffrisse, con la bocca serrata e le guance gonfie d'aria fissate in una smorfia aberrante. Il suo intero volto trasudava tensione, così come il suo corpo contratto, le dita avvinghiate alle lenzuola.
Molto sgradevole.
Ancora una volta Voldemort avvertì un impeto di giusta superiorità verso un tale animale, verso una creatura a così debole. E nello stesso tempo si compiacque per il potere immenso che esercitava sulla donna: ogni particella del corpo di lei trasudava tensione e paura. Tratteneva l'aria come nel timore che una minaccia improvvisa la colpisse.
Voldemort fece scivolare due dita verso quel volto teso, scostando una ciocca arruffata di lunghi capelli scuri dalla fronte della Babbana.
Se possibile l'espressione di Maya si fece ancora più tesa.
Puoi sentire che ti sto toccando, ma non puoi udirmi né vedermi.
Le voltò le spalle, agitando piano la Bacchetta e liberandola dall'imposizione della sua Maledizione.
Maya non si mosse. Lottò disperatamente per non distogliere lo sguardo dalla ragnatela appesa al soffitto che aveva scelto come punto sul quale concentrare tutti i suoi sforzi di fissità: un ragno morto penzolava avanti e indietro, avanti e indietro. Voldemort si era spostato?
Tre civette sul comò. Fa che non mi scopra. La figlia del dottore. Fa che non mi scopra. Il dottore si ammalò. Fa che non mi scopra…
Continuava a ripetere ossessivamente frammenti di cantilene e scioglilingua per tenere impegnato il cervello in qualcosa che, privo di importanza, non lasciasse emergere alcuna espressione sul suo viso.
Che facevano l'amore…
Qualcosa emerse al limitare della sua concentrazione.
La voce metallica aveva detto qualcosa. Ma era stata la voce metallica dell'Horcrux che parlava direttamente alla sua testa, o quella del Mago in carne ed ossa?
Dio, aiutami!
Se possibile Maya si irrigidì di più, cessando di respirare e gonfiandosi come una rana. Le mani di Voldemort la artigliarono all'improvviso, scuotendola.
- Mi senti? – sibilò lui, malefico – Inutile Babbana!
La donna si afflosciò tra le sue braccia.
Voldemort la fissò disgustato, con l'impressione che il suo sguardo faticasse a posarsi sul suo volto.
- Guardami! – ordinò – Guardami!
Maya si abbandonò ad un sospiro penoso.
L'Oscuro Signore la lasciò ricadere sul letto, allontanandosi come se si fosse ricordato all'improvviso di aver toccato qualcosa di particolarmente sporco.
- E… Ero sopraffatta. – biascicò lei – E' una Maledizione molto sgradevole. Non potremmo trovarne un'altra, magari?
La bocca dell'Oscuro Signore si irrigidì in un ringhio irritato. E Maya lo vide sollevare la Bacchetta.
- Ma anche questa va benissimo, a ripensarci.
Oh, Dio! Cosa mi è venuto in mente? Prima ancora di aver finito di parlare la donna aveva premuto la mano sulle labbra, per soffocare il fiotto di risposte impertinenti che lottavano per venire fuori. Nel suo orecchio risuonò la familiare risatina incorporea dell'Horcrux.
Gli occhi di Voldemort luccicarono come avrebbero potuto fare dei rubini maledetti in qualche sciocco racconto coloniale. Velenosi e inumani, ma, per qualche strana ragione, a Maya sembrarono anche familiari. Da qualche parte lì dietro c'era qualcosa della strana ironia che il frammento di Voldemort imprigionato nel ciondolo dimostrava di avere?
Quei pensieri si spensero in un empito di delusione quando la parola Crucio iniziò a formarsi sulle labbra del Mago.
Stanca di rotolare di qua e di là per evitare di essere colpita, Maya si preparò all'inevitabile.
Ma poi, del tutto inaspettatamente, Voldemort si immobilizzò. La bacchetta sospesa e l'espressione congelata.
La Babbana chiuse gli occhi: aveva avvertito la presenza dell'Horcrux? Era arrivata la fine, la terribile fine?
Nel silenzio che seguì, con l'impressione che quella pausa fosse durata un secolo, Maya riaprì prima un occhio e poi l'altro, spostandosi con cautela giù dal letto.
Senza dire nulla ma con un movimento degno del migliore serpente all'attacco Voldemort la ghermì.
- Gesù, Giuseppe e Maria! – la donna non riuscì ad evitare di strillare.
La voce di Voldemort sibilò molto vicina al suo orecchio.
- Babbana fortunata…
- Davvero? – Maya deglutì.
- Mi hanno chiamato. Devo tornare dai miei servi.
- Sono sicura di poter restare qui ad aspettare, senza temere che il mio Signore si dimentichi come si faccia a maledire qualcuno nel frattempo.
Voldemort ringhiò.
- Stavo solo scherzando. – soffiò lei con un filo di voce.
Le lunghe dita pallide le tirarono indietro i capelli, Maya tentò di trattenere le lacrime che minacciavano di tracimare dai suoi occhi.
- Nessuna, nessuna informazione vale una seccatura tanto grande. – l'Oscuro Signore le strattonò i capelli con più forza – Forse dovrei ucciderti e basta. Continui a non capire come restare al tuo posto.
- Sono spiacente.
- Silenzio! – la voce di Voldemort era terribile, ben più tremenda del calcolato uso della violenza e delle sue minacce – E' la tua ultima possibilità, Babbana. L'ultima, capisci?
Lei annuì.
Un attimo dopo si smaterializzarono.
Quando ricomparvero fu in un corridoio di pietra dall'aria familiare. Voldemort del tutto indifferente e Maya piegata in due ai suoi piedi con lo stomaco in subbuglio.
- Mio Signore… - anche la vocetta suonò terribilmente familiare alle orecchie della donna.
Flubby si era letteralmente prostrato davanti all'Oscuro Signore, tirandosi le orecchie in preda alla paura di non essere abbastanza cerimonioso – Benvenuto a casa Malfoy.
Voldemort non rispose. Abbassò lo sguardo mentre Maya lo alzava; rimasero a fissarsi così.
C'era qualcosa di molto, molto sbagliato in quello sguardo. Nella consapevolezza delle loro posizioni. Il Mago che torreggiava su di lei, e la donna ai suoi piedi.
L'Horcrux vibrò… e Maya tentò di sollevarsi prima di decifrare completamente la gamma di emozioni che, suo malgrado, sembrava destinata a provare. Tuttavia, prima che potesse rialzarsi, Voldemort le assestò un colpetto con la punta del suo stivale, facendola scivolare davanti a Flubby.
- Occupati di questa donna, Elfo. – sibilò – Che non abbia contatti con nessuno.
Gli occhi del Mago, ridotti a due fessure, la scrutarono – E procurale qualcosa di decente da indossare.
(...continua.)
