Capitolo 12: Petali Glassati
Flubby doveva essere uno specialista assoluto nel frignare e nel commiserarsi, Maya lo seguì in silenzio lungo i corridoi odiosamente familiari di Casa Malfoy.
Quella scena le ricordava in modo sgradevole quello che era accaduto nell'ultimo mese, la sua reclusione e tutto il resto.
Cercò di escludere la paura e la rabbia; si concentrò sulla figuretta dell'Elfo che caracollava tra armature e vecchi mobili di pregio, ben più spaventato di quanto non lo fosse lei stessa.
- Ti fa ancora male dove ti ho colpito l'altra volta? – gli domandò. Ma Flubby accelerò il passo ed abbassò la testa, ignorandola.
- Va bene. – mormorò Maya – Questa volta hai un motivo per startene sulle tue.
I ritratti degli antenati dei Malfoy li sbirciavano dall'alto, altezzosi e segretamente curiosi.
Maya si fermò davanti ad uno dei dipinti: tre donne con il naso all'insù, i volti pallidi e l'aria estremamente snob sembravano fissarla con malcelato disprezzo.
- Ehi, salve! Come va? – ringhiò – Sono la nuova amante Babbana del vostro pronipote, che forza, eh?
Le tre dame inorridirono e cominciarono a gridare. Flubby si precipitò ad afferrare la mano di Maya, trascinandola via e lamentandosi senza ritegno mentre lei tentava di liberarsi della sua stretta ossuta.
Fu costretta a seguirlo sino ad una cameretta modesta, dove era stata preparata una vasca da bagno fumante; l'odore del bagnoschiuma alle violette e la prospettiva di immergersi nell'acqua calda le strapparono un gemito estasiato, cancellando ogni ostilità verso l'Elfo.
Flubby si avvicinò ad una sedia dove erano stati ripiegati alcuni abiti, indicandoli con tanta ostentazione da ricordare a Maya le dimostrazioni a proposito di giubbotti di salvataggio, maschere d'ossigeno e posizioni di sicurezza che le hostess propinavano ai passeggeri prima di un volo.
- Ok, mi lavo. Ok, mi cambio. – borbottò – Credimi, non hai bisogno di persuadermi a farlo.
Gli abiti che aveva indossato per un tempo decisamente troppo lungo non meritavano altro che essere buttati al più presto.
- E mentre lo faccio… tu non spiare. – Maya socchiuse gli occhi, scoccando un'occhiata fintamente perfida all'Elfo – Anzi, preparami qualcosa da mangiare, perché dopo ne avrò molta voglia. Qualcosa di dolce, qualcosa di abbondante!
Flubby si lanciò fuori dalla porta, sigillandola con la magia.
- La solitudine non ha prezzo. – la Babbana scrollò la testa e si sfilò jeans e camicia, incapace di resistere oltre al richiamo della pulizia.
E' davvero molto strano come anche le cose più comuni sembrino speciali quando se ne è sentita la mancanza; Maya indugiò a lungo nella vasca, giocando con la schiuma e sentendosi al sicuro per la prima volta da un secolo. Si immerse completamente, sperando che l'aroma di violetta lavasse via sporcizia e incertezze allo stesso modo. Tentando di ignorare il contatto un po' troppo intimo con l'Horcrux che palpitava contro il suo stesso cuore.
Alla fine adagiò la testa sul bordo della vasca e chiuse gli occhi.
Ofelia…
Maya si raddrizzò di scatto, sollevando un piccolo tsunami che si riversò al di fuori della vasca, sul pavimento di pietra.
- Cosa?
Prima di avere il tempo di riflettere un'ondata di rabbia la travolse, obbligandola a mordersi le labbra per non urlare.
I pensieri di Voldemort invasero la sua mente, riempiendole la bocca del sapore amaro della disfatta e obbligandola a contrarre le mani in cerca di qualcosa da usare per fare del male.
La donna si sforzò di escludere quelle sensazioni, di relegarle dove non avrebbero fatto danno, dove non avrebbero potuto far male.
- Che sciocca. Eppure avrei dovuto ricordarlo. – si alzò, strizzando la massa di lunghi capelli grondanti acqua.
Harry Potter ed i suoi amici dovevano essere stati al Ministero, sollevando un polverone e sfuggendo per un pelo alle grinfie dei Mangiamorte. Dovevano aver rubato la copia dell'Horcrux che Dolores Umbridge indossava, ovviamente. La copia fabbricata da Rodolphus.
Ma la collera di Voldemort era tutta per quella fuga, dell'Horcrux non sapeva nulla… la Babbana rabbrividì, sentendosi colpevole.
La risatina incorporea dell'Horcrux le carezzò l'orecchio ancora una volta.
– Oh, piantala! – sbuffò – Stai diventando fastidioso. Se non la smetti Lui si accorgerà di tutto, e allora rischierai di finire al collo di uno dei suoi fedeli fratelli Carrow!
Niente affatto…
Maya si asciugò in fretta; poi scelse un abito tra quelli ripiegati sulla sedia. Il più accollato, quello che avrebbe nascosto meglio la catenina d'oro del medaglione.
Si fermò davanti allo specchio, non riuscendo ad evitare di sentirsi un po' stupida con indosso quel vestito color avorio dal taglio edoardiano. Una sorta di fenomeno da baraccone con un abito estremamente costoso e fuori luogo.
Intrecciò i capelli umidi e calzò le sue vecchie scarpe da ginnastica, la borsa di Mokessino sempre stretta intorno alla vita.
Stava ancora tentando di trovare un senso all'immagine che lo specchio le rimandava, e di tenere a bada la collera esplosiva dell'Oscuro Signore quando Flubby rientrò a testa bassa.
- E' il pranzo?
La Babbana provò a fare un passo verso l'Elfo, ma la creaturina brandì il suo vassoio come un'arma e si affrettò a scaricare un piatto da portata sul tavolino più vicino.
- Indietro! Indietro! – frignò, arretrando senza voltarle le spalle.
Maya non gli concesse neanche un'occhiatina, troppo presa dalla prospettiva di nutrirsi. Si avventò sul piatto, arraffandone il contenuto…
- Oh, cavolo! Flubby! – strillò mentre lo stomaco le gorgogliava – Cosa diamine sarebbe questa roba?
L'Elfo, tuttavia, si era già dileguato. E Maya si sedette sul pavimento con il suo molto poco sostanzioso pasto a base di petali di fiori glassati.
Con un sospiro si infilò in bocca quello che si rivelò essere un petalo di rosa ricoperto di zucchero.
- Non posso, non posso sopravvivere così! - si lagnò.
Voldemort non sembrava preoccuparsi dell'idea che i Babbani avessero bisogno di mangiare, che lei avesse bisogno di cibarsi mentre restava sua prigioniera. E, adesso, quel dannato Elfo bastardo si divertiva all'idea di sabotarla!
Maya pestò i piedi a terra, sicura che in quello stesso momento gli altri Elfi, in cucina, stessero sfornando ogni ben di Dio possibile. Giganteschi pudding e arrosti ricoperti di salse speziate… si leccò le labbra mentre il gorgoglio del suo stomaco si faceva più difficile da ignorare.
Strisciò sino alla porta, spiando il corridoio dal buco della serratura. Non c'era nessuno.
- Aiutami ad uscire. – strofinò due dita sull'Horcrux, e prima che potesse afferrare la maniglia la porta si era già aperta.
La Babbana si arrischiò a gettare uno sguardo nel corridoio, e poi scivolò fuori.
Le cucine dovevano trovarsi al pian terreno; pensò che sarebbe stato facile recuperare qualcosa di buono e poi rientrare nella stanza fingendo di non essersi mai allontanata.
I Mangiamorte e gli altri abitanti della casa dovevano essere presi dal difficile compito di schivare gli Avada Kedavra dell'Oscuro Signore. Maya si sentì estremamente soddisfatta all'idea di non esserne lei, per questa volta, la destinataria prescelta… ma se l'Oscuro l'avesse sorpresa a gironzolare per casa… rabbrividì. No, sarebbe stata la cautela in persona; però doveva pur mangiare.
I ritratti degli antenati dei Malfoy la osservarono ancora una volta con quell'aria altezzosa che la faceva infuriare, ma non si azzardò a dire nulla che avrebbe rischiato di farla scoprire.
Corse fino alle scale, e si rintanò dietro una grossa armatura quando ebbe l'impressione di sentire dei passi che si avvicinavano.
Trattenne il fiato, mentre al suono dei passi seguiva quello soffocato di singhiozzi disperati.
Riuscì a sporgersi quel tanto che bastava per distinguere i capelli d'argento di Draco Malfoy mentre passava oltre.
- Avanti, vattene… - pregò – Vattene, Draco…
Ma il ragazzo si fermò davanti al quadro di uno dei suoi antenati, Maya lo aveva notato prima. La targhetta di metallo posta sulla cornice portava inciso il nome di Abraxas Malfoy.
Il ragazzo estrasse la sua Bacchetta magica, sventolandola avanti e indietro sotto al naso del ritratto e senza smettere di singhiozzare.
Maya la trovò una scena un po' patetica, poi le venne in mente che Voldemort doveva aver costretto il ragazzo a torturare qualcuno e ad infliggere punizioni crudeli al posto suo. La sua simpatia per Draco risalì di quel tanto che bastava a farle provare pena, nonostante fosse un Malfoy e nonostante non avesse fatto nulla per lei durante il mese di prigionia trascorso in quella casa.
- Che ho fatto, nonno? Che ho fatto… - Draco tirò su con il naso, senza smettere di far oscillare la bacchetta. Quasi come se stesse tentando di decidere se tenerla o buttarla via.
La Babbana si immobilizzò. Un'idea, un'idea decisamente perfida si disegnò nella sua testa. Un'idea pericolosa.
- Ma quando, quando avrò un'altra occasione così… così perfetta se…
Maya si mordicchiò le labbra.
Avanti… la voce dell'Horcrux era una promessa ed una tentazione. Lascia che ti aiuti, Maya.
Le sue dita corsero, quasi come se fossero state animate da volontà propria, al laccio che chiudeva la borsetta di Mokessino. Scivolarono all'interno, frugando in cerca della Bacchetta che aveva rubato dal mucchio di bastoncini semidistrutti che Voldemort aveva lasciato nel caminetto di Casa Riddle.
L'Horcrux palpitò, irradiando la sua energia attraverso il braccio e le dita di Maya.
- E…Expelliarmus!
La bacchetta di Draco volò via.
- Chi è? Chi c'è?
Maya trattenne il fiato, appiattendosi quanto più possibile e focalizzando l'immagine di un camaleonte come se questo potesse essere sufficiente a farla sparire.
Altri passi risuonarono dalle scale, Draco si asciugò in fretta gli occhi e si allontanò di corsa per evitare di essere scoperto, in quelle pietose condizioni, da qualcun altro dei Mangiamorte.
Oh, Dio…
I passi si avvicinarono, si avvicinarono, si avvicinarono.
Poi la chioma striata di grigio di Rodolphus Lestrange superò l'armatura, e Maya saltò fuori strillando e stringendo il Mago in un abbraccio spaccaossa.
(...continua.)
