Capitolo 15: Al Di Sotto

Non lo aveva mai fatto prima.
Non aveva mai provato l'impulso ad uccidere a mani nude: quello era il volgare modo di operare dei Babbani e lui non ne sentiva la necessità. Distacco, pulizia ed efficienza erano la regola della giustizia che era solito somministrare. Un compito da svolgere per motivi superiori: ovviamente c'era stata anche la vendetta qualche volta. E ci sarebbe stata in futuro. Ma si trattava di qualcosa di raro, di inconsueto. L'Oscuro Signore non aveva bisogno di mettersi a confronto con la meschinità altrui.
Eppure quella Babbana aveva deciso di guastargli la festa in tutti i modi possibili.
L'ultima luce della sera filtrava attraverso le tende tirate, illuminando a malapena la stanzetta e le sagome dei vecchi mobili ancora coperti da polverosi teli bianchi.
L'Oscuro Signore fece scorrere due dita su una delle colonne di legno che sostenevano il baldacchino. Guardò verso la finestra, lasciandosi sedurre dall'idea di andarsene. C'erano cose da fare. Strade da percorrere, boschi da attraversare. Cieli da solcare come nessun altro avrebbe potuto fare. Scomparire, partire e lasciare i Mangiamorte nell'attesa e nella paura del suo ritorno.
Le narici da serpente fremettero in cerca del sentore della notte che sarebbe calata ben presto, ma l'unico odore che percepì fu quello della caverna e dell'acqua stagnante. Della putrefazione subacquea delle sue vittime senza viso e senza nome.
Gli sembrava di avere ancora le mani bagnate. E distingueva con precisione la sensazione delle alghe che gli si avvolgevano intorno alle dita, intorno ai polsi. O forse… non erano alghe, ma i capelli della donna che fluttuavano tutto intorno.
Voldemort espirò con forza, concedendosi una smorfia di disappunto.
Casa Riddle poteva essere soffocante.
Nagini era uscita da tempo, probabilmente doveva essersi appostata in qualche oscuro recesso della campagna per cacciare. Voldemort socchiuse gli occhi. Nagini era diversa, indipendente, potente. E benché fosse sua… non limitava in alcun modo la libertà del padrone. Al contrario, Voldemort poteva servirsene per ampliare il proprio orizzonte.
Il Mago infilò una mano nella tasca della tunica, tastando l'oggetto che riposava accanto alla Bacchetta.
Per qualche bizzarro motivo i pensieri tendevano a mescolarsi ed a sovrapporsi nella sua testa quella sera; ricordò un altro giorno, molti anni prima.
- In tutti i miei viaggi. – sussurrò – Non ho mai visto nulla che potesse indicare l'esistenza di un potere superiore a quello del mio genere di Magia.
Annuì alle sue stesse parole, allora aveva già detto più o meno la stessa cosa.
Si guardò intorno, domandandosi chi avesse abitato in quella camera. Casa Riddle contava più stanze da letto di quanti fossero stati i suoi abitanti. Doveva trovarsi in una camera per gli ospiti, non voleva immaginare altrimenti. Non voleva immaginare nessuno dei Riddle tra quelle pareti.
Non riuscì a contenere uno dei suoi improvvisi moti di rabbia e, sfilata la mano dalla tasca, assestò un colpo ad uno dei vecchi vasi rimasti esposti sul muffito mobile accanto al letto.
Vedere i cocci sul pavimento lo confortò un po'. Distraendolo dall'idea di gente morta che lo spiava da ogni anfratto. Odiava i morti.
Cosa aveva pensato mentre affogava la donna? Nessuno avrebbe dovuto mai sospettare che l'Oscuro Signore si fosse fatto dominare da pulsioni così infime, primitive, Babbane.
Non era stato sicuro di volerla davvero vedere morta, dopotutto avrebbe potuto essere utile. Nelle ultime ore si era ripetuto queste parole sino allo sfinimento.
Voldemort fece scorrere la lingua sulle labbra da serpente.
I suoi servi non erano stati in grado di catturare Potter all'interno del Ministero. I suoi servi erano disgustosamente incapaci. Mediocri.
Cosa ci sarebbe stato di male nel servirsi di qualunque altro aiuto gli fosse stato inviato? Tutto qui. Tutto qui.
Ma poi aveva dovuto punire la donna. La sfida gli aveva fatto perdere la testa. E aveva dovutospingerla sott'acqua per essere fedele a sé stesso.
Forse l'avrebbe tirata fuori quando fosse stato sicuro di averla convinta a non tradire mai più il suo Signore.
Forse…
Voldemort si sedette sulla sponda del letto, incapace di far sparire le immagini della grotta che premevano in continuazione per venire a galla.
Tratteneva la donna sott'acqua, ma lei era riuscita a liberarsi e ad emergere per prendere un'altra boccata d'aria. Nei suoi occhi aveva intravisto una scintilla di collera che gli era sembrata familiare. Anche troppo.
Poi, nello stesso istante in cui l'aveva lasciata… altre mani erano emerse per afferrarla e trascinarla giù. E lui si era semplicemente tirato indietro, restando a guardare.
Maya aveva agitato le mani sollevando una piccola cascata di spruzzi, tentando di staccarsi di dosso quella che doveva essere stata non più di una ragazzina. Una ragazzina in putrefazione.
- Fai qualcosa, bastardo! – che strano, Voldemort non era certo che l'avesse gridato a lui. Ma, per quanto potesse dire di volerla morta, quel tipo di morte in particolare non gli era sembrato troppo conveniente. Però, prima che potesse estrarre la bacchetta, il mondo era andato alla rovescia: all'improvviso, nei suoi occhi non c'era più l'immagine della donna che lottava per non affondare, ma il lurido mondo sommerso della caverna come se fosse stato lui ad essere trascinato sott'acqua.
Suo malgrado, l'Oscuro Signore rabbrividì.
Putrefazione e morte così vicine: per quanto quelle fossero le sue vittime lui non avrebbe mai, mai pensato di doverle toccare.
Come era successo? Più tentava di mettere ordine nei pensieri meno gli riusciva.
Continuava ad avvertire la stretta nauseabonda dei cadaveri, le mani viscide e scheletriche. Il sapore disgustoso dell'acqua e la melma che stava inghiottendo.
L'Oscuro Signore sibilò sdegnato, schiacciando uno dei cocci di porcellana con la suola dei suoi stivali.
- Maledetta Babbana. – ringhiò.
Non rammentava il momento esatto in cui l'incantesimo era esploso tutto intorno, ma l'urlo rabbioso che aveva lanciato e le fitte di paura che mai avrebbe dovuto provare… non sarebbero mai più spariti dai suoi ricordi.
E un attimo dopo, come se i morti e la lotta per emergere fossero stati solo un'allucinazione, stava stringendo la Babbana sulla riva.
Voldemort deglutì in preda ad una nuova ondata di paura. Perché aveva visto con gli occhi della donna?
Qualunque fosse la soluzione… fino a quando non ne avesse saputo di più non sarebbe stato possibile liberarsi di lei. E, soprattutto, nessuno avrebbe dovuto saperne nulla.
Si allungò sul letto, scostando il lenzuolo per studiare meglio il viso di quella maledetta donna. Cercando un indizio che la rendesse differente dagli altri, speciale, rimarchevole.
Eppure era solo una donna come tante. Non una bellezza particolare. E priva di segni distintivi. Una Babbana, tutto qui. Non dissimile dai miserabili esseri che aveva già ucciso, non dissimile da quelli che galleggiavano nell'acqua scura della grotta. Eppure, per qualche motivo, non poteva immaginare di vederla decomporsi tra quei cadaveri. E non riusciva ad immaginare di usarla come un burattino da impiegare in battaglia.
Sì, era molto diversa da Bellatrix.

Maya tentò per l'ennesima volta di sistemarsi i capelli. Ma ogni ciocca sembrava prendersi gioco di lei agitandosi sulla sua testa come un serpente infuriato.
- Oh, per favore… - sussurrò – Che posto è questo?
Sapeva di essere morta, ma non poteva trovarsi nella caverna. Poteva respirare sott'acqua, ma quel liquido non era la melmosa massa puzzolente e straripante di cadaveri del rifugio di Voldemort. Al contrario, era piacevole restare lì sotto nel tepore, immersa nel fluido cristallino.
Provò a battere i piedi e a nuotare verso l'alto. Ci aveva già provato senza mai arrivare in superficie;

se guardava verso il basso il fondo sembrava sempre distante nello stesso modo. Invertì la direzione, puntando verso la strana sabbia dagli scintillii smeraldini del fondale e quando lo toccò avvertì la familiare risatina risuonarle in mente.
Con una smorfia si rese conto di essersi giocata ogni possibilità di essere in Paradiso.
- Non credo di aver fatto nulla per meritare l'inferno! – borbottò.
Le ombre si addensarono in una figura evanescente eppure familiare.
- Tu! – Maya si irrigidì – Anche da morta devi proprio perseguitarmi?
L'ombra si avvicinò ancora, protendendo il viso verso di lei e consentendole di osservarlo meglio. C'era qualcosa di Voldemort… ma solo nell'espressione, nello sguardo e nella piega ironica delle labbra. Per il resto quella creatura aveva l'aspetto del giovane uomo più avvenente che si potesse immaginare.
- Grazie. – le sussurrò.
- Non ho detto nulla. – Maya si sentiva particolarmente idiota con i capelli ed il vestito che fluttuavano nell'acqua, idiota e ignorante.
- Lo hai pensato. E quello che tu pensi io lo so. – l'ombra si mosse, ed il giovane uomo si librò, in sospensione, come se si fosse seduto su una sedia invisibile – Conosco il tuo cuore, conosco i tuoi sogni, eccetera, eccetera, eccetera… -
- Sempre molto conveniente la Magia, vero? – la Babbana si strofinò una mano sul viso – Tom Riddle, immagino?
L'ombra arricciò le labbra – Voldemort. O meglio, la parte di Voldemort nel medaglione. – si sollevò e le puntò un lungo dito giusto tra i seni in un gesto privo di discrezione.
Maya arretrò, suscitandogli una risatina – Passo lì tutto il tempo, no? Perché ti agiti?
- Lascia perdere. Allora, sono morta?
- Oh, no. – l'uomo si mostrò offeso – Ti ho salvata, ovviamente.
- In modo del tutto disinteressato? – Maya chiuse un occhio, spiando l'espressione dell'altro – Conosco tutte le tue risorse di fascino. Per favore…
- Oh, ti stai domandando quanto io sia disinteressato? Non lo sono per niente, credevo che fosse scontato. – rise ancora – Ma non temere, quello che voglio è piuttosto innocuo.
Maya gli voltò le spalle, iniziando a nuotare. Quando fu certa di aver percorso una distanza sufficiente si voltò, ma il giovane Riddle era ancora lì. Le afferrò i fianchi costringendola a voltarsi con una mezza piroetta.
- Non trovi che sia noioso vivere in un acquario per sempre? – le sussurrò all'orecchio.
La donna arrossì cercando di scostarsi, senza successo.
- Immagino di sì.
- Aiutami a risolvere un piccolo problema matematico, vuoi?
- Se dicessi di no servirebbe?
- Bene. Immagina di possedere un pezzo di dolce.
- Non posso credere che tu mi stia parlando di dolci. – scosse la testa, incredula.
- Con una cosa che ti piace… sembrava più semplice. – le sfiorò il viso con la punta della lingua.
- Oh, Dio! Non sono Hepzibah Smith! Piantala, piantala!
L'uomo scosse la testa – Non c'è bisogno di agitarsi per così poco. Torniamo al dolce, vuoi?
Maya deglutì.
- Se tu ne dessi via metà… sarebbe un sacrificio ma, probabilmente, riusciresti ad assaporarlo comunque. Ma se tu ti privassi di metà di quella metà, e poi ancora, ed ancora, ed ancora… - il giovane Voldemort le scoccò un bacio sulla guancia – Con poche briciole neanche il migliore gourmet riuscirebbe a comprendere a fondo il sapore, il valore del dolce. Capisci?
Maya annuì debolmente.
- Donna intelligente. Tirami fuori dall'acquario, va bene? Restituiscimi la possibilità di provare piacere…
Lei aprì la bocca per rispondere, ma lui le posò un dito sulle labbra – No, non dire niente. – sorrise. Prima che la Babbana potesse dire nulla le strinse i fianchi con più forza e la spinse verso l'alto.
(...continua.)