Capitolo 16: La Chiave Giusta Per Ogni Serratura
La luce era quasi completamente sfumata nell'oscurità della sera, ammantando ogni cosa d'ombra.
L'Oscuro Signore lasciò scorrere un dito sulle palpebre della donna, stupendosi della morbidezza che la penombra conferiva al suo viso. Quando il respiro di Maya accelerò Voldemort si scostò, appiattendosi contro una delle colonne che sostenevano il baldacchino. Trattenne il fiato mentre le sue palpebre si sollevavano lentamente, rivelando un languido riverbero rosso sangue. Fu un istante e poi quel bagliore si spense, lasciando al Mago l'impressione di averlo solo immaginato.
Così Voldemort deglutì e rimase in silenzio, nascosto in una pozza d'ombra.
La donna si mise a sedere, premendosi una mano al di sopra del cuore. Poi gettò le gambe oltre il bordo del letto e provò ad alzarsi.
L'Oscuro Signore non si mosse, spiandola mentre zoppicava cercando di restare in piedi e aggrappandosi alla parete per non perdere l'equilibrio.
Ancora una volta il Mago si domandò cosa potesse esserci in quella donna da renderla diversa, speciale. E, ancora una volta, i suoi occhi non trovarono nessuna cosa che potesse essere degna di nota.
Non c'era nulla di superiore nel sedimento lasciato dalle lacrime che si erano asciugate agli angoli dei suoi occhi, o nella sottile traccia della saliva sulla guancia, nell'aureola di capelli arruffati che le circondavano il viso e cadevano sulle spalle in un crespo tripudio di indisciplina. Voldemort socchiuse gli occhi, lasciando scivolare lo sguardo sui suoi fianchi pieni, sui difetti che il vestito di seta non camuffava.
Aveva intravisto il segno dei capillari spezzati su una caviglia, ed i lividi che doveva essersi procurata lottando nella caverna.
Allungò una mano, sempre silenzioso, per lisciare le lenzuola dove lei aveva dormito fino a poco prima. Il calore del suo corpo era ancora intenso.
Voldemort si spostò, seguendo lentamente, silenziosamente i movimenti della Babbana che si era appoggiata alla finestra per spiare il mondo al di fuori della vecchia casa.
Quando era un bambino c'erano state certe donne che di solito incrociava durante le sue peregrinazioni londinesi nell'East End, un milione di anni prima. Donne che fumavano e sollevavano le gonne per mostrare le gambe ai passanti, scambiando battute volgari nel loro morbido accento Cockney, promettendo quel genere di piaceri che in un' altra età avevano esercitato su di lui desiderio e repulsione nella stessa misura. Deglutì immaginando Maya in quel ruolo, come una di quelle puttane discinte e morbide che campeggiavano sulle fotografie che gli altri ragazzi si scambiavano in segreto insieme alle sigarette.
Come era stato distante da quel mondo, quanto lo aveva disprezzato… deriso; perché lui era Voldemort e i piaceri dei quali si nutriva non lo portavano mai fuori rotta, né gli annebbiavano la mente. Usava chi poteva soddisfarlo, ma senza mai preoccuparsi d'altro all'infuori di sé stesso.
E d'altra parte al mondo non c'era nulla di così prezioso o interessante da averlo convinto a mettere il desiderio per qualcuno al di sopra del proprio.
Non c'era, non c'è e non ci sarà… si ripeté.
Ma poi si frugò in tasca, recuperando quello che vi aveva depositato al ritorno dalla caverna e si avvicinò alla donna che gli voltava le spalle. Quando le sue mani scivolarono sugli avambracci di lei, Maya si voltò di scatto con la paura e la sorpresa che le si mescolavano nello sguardo. Voldemort avvertì un fremito di compiacimento corrergli lungo la spina dorsale – No, non ti voltare. – sussurrò.
La sospinse nuovamente verso la finestra in modo che non lo potesse vedere. E lasciò vagare le dita lungo le braccia di lei, risalendo fino alle spalle, fino al collo protetto dal castigato abito color avorio.
Con deliberata lentezza lasciò che la donna si domandasse se l'avrebbe strangolata, eccitato dal modo in cui lei continuava ad irrigidirsi e ad opporgli resistenza anche solo nei piccoli gesti.
Poi le allacciò il collare, scostandosi un po' perché la Babbana potesse voltarsi e toccarlo.
Voldemort socchiuse le palpebre ed ammirò il cerchio di cuoio ed argento, allungò una mano agganciando con un dito l'anello metallico che ne rendeva evidente la funzione e sorrise, pensando che questo avrebbe risolto tutto.
- Dobbiamo parlare. – sussurrò.
Maya gli scoccò un'occhiata ostile, quasi incredula senza riuscire a trattenersi. L'Oscuro Signore se ne compiacque nella stessa misura in cui provava piacere per il rossore che la rabbia diffondeva sul suo viso.
Inclinò il capo, scrutandola sovrappensiero.
Fino a poco prima ogni cosa era sembrata ben più difficile. Sapere che gli apparteneva in modo definitivo aveva cambiato tutto; poteva permettersi di godere della vana resistenza che la donna avrebbe tentato di esercitare. Poteva prendersi il tempo necessario ad insegnarle il modo in cui l'avrebbe dovuto servire.
Poteva rubarle ogni segreto, ogni conoscenza; si leccò le labbra pregustando il sapore della vittoria.
Maya rabbrividì, incapace di restare ferma in quella situazione. Arretrò il più possibile, cercando di non farsi prendere da una crisi isterica all'idea di avere un collare indosso. Un collare, maledizione.
Una raffica di imprecazioni e di cose che sarebbe stato molto saggio tacere le si aggrovigliarono in mente.
Oh, mi spiace di non avere un regalo per ricambiare; avevo pensato ad un souvenir di Vlad Ţepeş. Un palo.
- Parlare?
Parlare mentre provi ad affogarmi nella tinozza, bastardo?
Voldemort sogghignò come se avesse potuto intuire i pensieri della Babbana, e Maya si trovò a ringraziare ancora una volta perché con lei la Legilimanzia non funzionava.
L'Oscuro Signore incrociò le braccia ed annuì.
- Di cosa?
- Dell'anello di Serpeverde. Di Gregorovich. Del futuro. Di tutto quello che mi hai taciuto.
La donna arricciò le labbra.
- Non c'è un modo per sfuggirmi. – gli occhi di Voldemort scintillavano – Non hai un posto dove nasconderti. Tu non vuoi morire… lo ho visto. Arrenditi.
- Non voglio diventare uno zombie in una fetida pozza. E' un po' diverso.
Voldemort grugnì e le afferrò il viso – Bene, non morirai comunque.
C'era qualcosa di estremamente infantile nell'espressione di lui, lo scontento di un bambino davanti ad un cucchiaio di sciroppo.
- Non morirò… - biascicò lei sputacchiando, le labbra schiacciate in una smorfia da pesce – E che altro?
- Non scherzare con me. – la lasciò andare, ripulendosi le dita sulla tunica.
- Va bene. – Maya abbassò le palpebre… se soltanto avesse potuto ucciderlo con uno sguardo – Silente ti ha giocato. Tu sei fregato. Se uccidi Potter morirai. La Bacchetta è inu… - Voldemort la sollevò di peso e la trascinò fino al salone. La scaricò su un tappeto.
- Che razza di modi sono questi? Sei stato tu a chiedermi di parlare!
In tutta risposta lui emise un sibilo e Nagini scivolò sinuosamente nella stanza.
- Questo sarebbe il tuo piano? Farmi mangiare? Ah! – Maya si sistemò i capelli con un gesto nervoso mentre Voldemort si lasciava cadere sulla poltrona più vicina ed incrociava le dita.
- Ricominciamo, e questa volta cerca di essere più gentile.
- In una situazione come questa dovrebbe essere concessa un po' di ironia in più a tutti.
- Ed un po' più di chiarezza. – replicò dolcemente lui – Non ti ho mai detto che non ti avrei torturata nel modo peggiore se mi avessi deluso. Dunque… non deludermi.
Gli occhi di Maya luccicarono pericolosamente – Va bene, ho mentito. Dammi tempo per ricordare tutto e otterrai una vittoria assoluta su Potter.
Voldemort si sporse verso di lei – Così va meglio.
- Ammesso che tu sopravviva alla sifilide che Bellatrix Black ti ha trasmesso…
L'Oscuro Signore si alzò in contemporanea con Nagini che saettò verso la donna. Maya rotolò via dal tappeto, tentando di tirarlo via per farli cadere entrambi. Ma Nagini le afferrò un polpaccio nello stesso momento in cui la magia di Voldemort la sollevava a mezz'aria.
Oscillando a testa in giù la Babbana maledisse la sua incapacità di restare zitta.
Il Mago le concesse solo uno sbuffo irritato – Dicevamo?
Maya ritenne più saggio evitare di fare altri cenni alla sifilide. Tacque, continuando ad oscillare.
- Sono stanco, stanco di ripetere le stesse cose. Anche se la tua condizione non ti permette di comprendere… - Voldemort scosse la testa – Sarà meglio che ti impegni. Perché non puoi vincere. Una volta di più: non puoi vincere.
Evitò di ammettere che la sua ribellione costituiva un notevole svago, nonostante tutto.
Si sedette sul tavolo, osservandola con attenzione.
- Silente ha rubato l'anello di Serpeverde. Tu sai… perché? – l'Oscuro Signore socchiuse gli occhi, domandandosi se ci fosse una possibilità che il vecchio mago non avesse capito cosa contenesse l'anello. Cosa sapesse davvero quella donna. E, soprattutto, se qualcuno sospettasse dell'esistenza degli altri Horcrux.
- Mi va il sangue alla testa, non posso rispondere così.
Voldemort le concesse una risatina frivola – Beh, cerca di riuscirci. – Nagini strisciò sotto di lei e spalancò le fauci.
- Va bene, va bene. Ma falle chiudere la bocca perché vedo spuntarle dalla gola quello che sembra l'omero di qualcuno anche da qui. – sibilò.
Voldemort le puntò contro la Bacchetta.
- Oh, insomma… Silente era cleptomane. Adorava gli anelli grandi e brutti più di tutto…
Voldemort espirò con forza - Crucio!
(...continua.)
