Capitolo 17: Trick or Treat

Settembre ed ottobre scivolarono via come in sogno.
Maya si rannicchiò davanti al caminetto sfregandosi le mani e tendendole verso il fuoco magico che l'Oscuro Signore aveva creato prima di partire; quelle fiamme non producevano fumo né bagliori che altri al di fuori degli abitanti della casa potessero scorgere, né si sarebbero estinte a meno che il loro creatore non lo desiderasse.
Voldemort aveva l'abitudine di allontanarsi di quando in quando, scomparendo per giorni e lasciando la Babbana sola. E sebbene i poteri dell'Horcrux permettessero a Maya di violare gli incantesimi di sicurezza che, nelle intenzioni del Mago, avrebbero dovuto impedirle ogni contatto con l'esterno… la donna non si era mai arrischiata a fare altro che non fosse sbirciare dalla finestra.
Nagini si srotolò pigramente davanti al camino, assestando a Maya un colpetto con la coda.
- Mphm… - la Babbana socchiuse gli occhi e non si mosse – Non ho intenzione di cucinare prima di un'altra ora.
La lingua del grosso serpente saettò pigramente fuori.
Maya la ignorò, concentrandosi sulle immagini che riusciva a recepire dalla mente di Voldemort: nuvole e lampi di luce lunare. Ultimamente c'era qualcosa di ossessivo nel modo in cui l'Oscuro Signore si dedicava alle sue peregrinazioni continuando a rimuginare su quello che Maya e poi Gregorovich gli avevano detto o mostrato: il viso di un ragazzo, il volto di un ladro di tanti anni prima. La Babbana si era quasi convinta che Voldemort pensasse di scorgere il giovane misterioso dall'alto se avesse continuato a svolazzare come un avvoltoio in giro per l'Europa.
Non che lei vi trovasse qualcosa di sconveniente; se Voldemort volava non uccideva. Maya aveva ancora le ginocchia sbucciate per averlo supplicato per ore di evitare di uccidere Gregorovich dopo aver millantato che il vecchio fabbricante di Bacchette avrebbe avuto un ruolo cruciale nel futuro di tutti loro.
La donna si sfiorò distrattamente il collare che il Mago le aveva imposto; per quanto lo detestasse… Voldemort sembrava più sensibile da quando lo indossava. Come se vederla in ginocchio con quel cerchio di metallo e cuoio addosso lo distraesse da altri pensieri più turpi.
Maya si agitò un po', attirando l'attenzione di Nagini e percependo il battito dell'Horcrux con maggior vigore al di sopra del proprio cuore. Si concentrò sulle fiamme nel tentativo di far scomparire dal proprio cervello i ricordi di certi sogni che, di quando in quando, tornavano a tormentarla.

Ti dispiacciono davvero? La voce incorporea e la risatina fin troppo familiare le diedero un brivido.
- No, ti prego… - Maya sibilò a denti stretti, sotto lo sguardo indagatore di Nagini, senza riuscire ad evitare di visualizzare l'immagine di sé stessa ginocchioni con indosso solo il collare e di un guinzaglio saldamente impugnato da Voldemort.
Si maledisse per quelle idee e per i brividi che le suscitavano.
Eppure era quasi certa che quella vergogna fosse proprio ciò che Voldemort desiderava ottenere; perché sebbene non avesse alcun controllo sui suoi pensieri, né l'avesse mai sfiorata con qualcosa di meno della sua consueta freddezza in un modo ben più subdolo e traditore era riuscito a farla dubitare di sé stessa ed a renderla più insicura. Ad instillarle la sottile paura che, prima o poi, le sarebbe stata inflitta una nuova e diversa punizione. E quando e se questo fosse successo…
Maya rabbrividì ed evocò l'immagine dei morti sospesi nella lurida acqua della grotta per scacciare ogni tentazione ed ogni pensiero che la rendesse meno forte.
Per adesso c'era un piano da seguire.
Ed il segreto sul nome di Gellert Grindelwald da tenere fino a Natale.
Non c'era tempo per crogiolarsi nella Sindrome di Stoccolma o per nutrire pensieri meno che razionali. Si picchiò le mani sulla fronte tentando di imporsi di ricordare che se era lì lo doveva a Rodolphus e che sarebbe stata la sua storia d'amore ad essere messa in salvo se tutto fosse andato nel modo giusto.
Si alzò di scatto e si lisciò il vestito.
- Bacon e uova? Toast al burro?
Se i serpenti avessero avuto la facoltà di sorridere Nagini lo avrebbe fatto senza dubbio.
Maya allungò le mani verso il camino e mostrò il palmo; una delle fiamme le saltò tra le dita, improvvisamente fresca e innocua.
La donna ed il rettile raggiunsero la vetusta cucina al piano terra e Maya depose la fiamma nel focolare.
La cucina era in condizioni anche peggiori del resto della casa ed i mobili stipati di provviste non rendevano meno sgradevole l'idea di dover preparare del cibo in un posto simile.
Sentendosi molto simile a Dorren o a Flubby Maya raccattò il necessario e si mise all'opera. Resistere alla compulsione di scappare e di raggiungere un supermercato era sempre più difficile; la Babbana non aveva mai pensato che potesse essere così dannatamente orrendo andare in crisi d'astinenza da bevande gassate, dolcetti industriali e cibo da tre soldi.
Ecco, erano questi i pensieri giusti sui quali focalizzarsi. Maya versò le dodici uova di Nagini in un piatto e spazzolò il suo toast desiderando una vaschetta di gelato gusto puffo.
Sacher torte, costolette, involtini, milkshake alla menta e cioccolata, guinzaglio, marshmallows arrostiti, macarons, guinzaglio…
La donna si leccò le dita imprecando e decidendo che forse la cosa migliore era smettere del tutto di pensare.
Un rumore proveniente dal giardino la fece sobbalzare. Si avvicinò con cautela ad una delle finestre e sbirciò fuori; riuscì ad evitare di strillare per un pelo. A pochi metri dalla casa un gruppo di ragazzini in costume stava discutendo animatamente.
- Nagini, deve essere Halloween! – Maya sorrise, tornando a studiare i costumi fantasiosi dei ragazzi.
Il serpente si sollevò con aria famelica e la Babbana lo tirò giù – No, hai già mangiato. Mettiamo un freno alle indigestioni, va bene? Quelle sono bombe al colesterolo, sono da evitare. Capito? Da evitare assolutamente. Sai che dovrò rifilarti una bottiglia di olio di pesce se solo ti avvicini troppo…
- A chi? – la voce gelida di Voldemort la obbligò a ruotare su sé stessa in preda al panico.
- Oh, nulla… io… sei tornato?
- A chi non dovrebbe avvicinarsi? – Nagini strisciò verso l'Oscuro Signore, strofinando la grossa testa contro la sua mano.
- Ai… polli del vicino. – Maya si adagiò con noncuranza alla finestra.
- Credevo a quei cinque sciocchi ragazzini Babbani che sto per uccidere. – Voldemort socchiuse gli occhi, scoccandole uno di quei suoi sorrisi perfidi e privi di misericordia che infestavano i suoi sogni.
- Babbani? Qui? – la donna si guardò intorno, piegandosi per controllare anche lo spazio al di sotto del tavolo.
Voldemort le voltò le spalle e si avviò all'ingresso.
Maya lo seguì sudando freddo – Oh, generoso Signore! E' Halloween… sono solo dei poveri ingenui che abbisognano della tua benevolenza infinita… forse vogliono delle caramelle. Ma basterà che non apriamo se busseranno, posso capire che dare via delle caramelle sia doloroso. – Voldemort superò il corridoio – Ma, ma… anche se non facessimo nulla e senza pensare ai dolci… anche se tentassero di forzare la porta per qualche stupida prova di coraggio… non potranno entrare, no? Perché distruggere definitivamente le possibilità immobiliari di questa casa che in paese già tutti dicono essere maledetta? Anche se, in effetti, è davvero maledetta…
Il Mago posò la mano sulla maniglia della porta d'ingresso.
Maya gli si gettò ai piedi, abbracciandolo all'altezza dei fianchi – No! No… sto avendo una visione! Una visione del futuro…
Voldemort si fermò – E cosa vedi?
Maya si staccò di scatto da lui, passandosi una mano sul viso.
- Vedo… - il ricordo del contatto con le anche calde e spigolose dell'uomo le annebbiò la mente, rendendo difficile pensare a qualcosa di coerente – Ecco, non lo so. E' molto confuso. Vedo… festeggiamenti per Halloween. E' molto saggio non uccidere nessuno ad Halloween.
L'Oscuro Signore sibilò pericolosamente.
- Si fa più chiaro, ecco. Vedo Harry Potter.
Voldemort la afferrò per le spalle, sollevandola di peso e mandandole un altro terribile brivido lungo la schiena.
- Potter?
- Sì. Credo che stia festeggiando qualcosa. Sta… danzando intorno al fuoco in un luogo pieno di rovine. E mangia del gelato. – Maya distolse lo sguardo dal quadro con la tela a brandelli che giaceva abbandonato a terra accanto alla porta, rappresentava un paesaggio con una antica rovina.
Voldemort la lasciò andare di scatto, allontanandosi pensieroso.
- Rovine? – i suoi occhi si scurirono e la collera gli distorse il viso – Oggi è Halloween… ho messo uno dei miei servi a guardia di Godric's Hollow. Possibile che il ragazzo sia andato lì?
Maya desiderò avere lunghe orecchie da Elfo per potersele tirare come avrebbe fatto Flubby. Che gaffe orrenda!
- No! No, no, no! Non credo affatto che sia Godric's Hollow…
- E come fai a dirlo, sei già stata in quella squallida topaia?
- No, ecco. Ma…
Voldemort non l'ascoltava più. Le afferrò una mano – Credo che dovremmo andare a controllare. Per constatare la veridicità delle tue visioni… o decidere se sia giusto punirti per i tuoi errori.
Prima che Maya potesse anche solo roteare gli occhi erano già spariti.
(...continua.)