Capitolo 18: Godric's Hollow
Godric's Hollow sembrava possedere tutte le carte in regola per poter essere definito un amabile paesino della provincia inglese. E, in un'altra occasione, Maya lo avrebbe trovato senza dubbio piacevole; eppure quella sera non le sembrava che fosse degno di maggiore attenzione di un cetriolo ammuffito.
Voldemort la spinse avanti e sorrise – Non pensare di gridare o chiedere aiuto.
Certo che non lo avrebbe fatto. La Babbana si strinse le braccia intorno al corpo riprendendo a camminare; non aveva nessuna intenzione di causare la morte di qualche stupido passante.
Al colmo della sfortuna l'abbigliamento insolito di entrambi e l'aspetto di Voldemort, per quanto ne poteva essere visibile al di sotto del mantello e del cappuccio, sarebbero passati per comuni eccentricità di Halloween.
- Dove dovremmo andare, adesso?
Voldemort le indicò una stradina che correva accanto alla chiesa ed al cimitero.
Un gruppetto di ragazzini mascherati da fantasmi li superò e lo stesso pensiero si insinuò nella mente del Mago e in quella della donna: la notte in cui Lily e James Potter erano morti, una notte di Halloween di molti anni prima, Voldemort aveva già percorso quella stessa strada e incontrato altri bambini in costume. Aveva esitato domandandosi se valesse la pena di ucciderli e punirli per l'arroganza che i Babbani dimostravano festeggiando in modo così pacchiano qualcosa che non comprendevano affatto. Ai ragazzini di allora era andata bene: Voldemort aveva preferito dirigersi verso la casa dei Potter per limitarsi a cercare le vittime già prescelte. E lì…
Maya gli gettò un'occhiata furtiva. Il modo in cui l'Oscuro Signore camminava con la mascella serrata e la bocca tesa in una smorfia dura non le piaceva affatto.
E, nonostante tutto, la donna non fu in grado di trattenersi – Non riesco a capire.
Voldemort inclinò leggermente il capo, senza smettere di camminare.
- Come si fa a voler uccidere un neonato?
Prima ancora che l'uomo decidesse di non rispondere i suoi pensieri si erano già riversati nella mente di Maya senza alcun freno.
Lei sospirò e tirò dritto.
Il bambino di per sé stesso non significava nulla, ma quello che rappresentava costituiva un caso ben diverso.
- E' disgustoso. – Maya lo sussurrò pianissimo, vergognandosi della propria vigliaccheria.
L'Horcrux che portava appeso al collo tremò delicatamente, ricordandole che l'uomo che aveva perpetrato atrocità a non finire non era… integro.
La donna si passò una mano sul viso, rabbrividendo.
Quanta parte dell'anima di Voldemort era effettivamente rimasta ad animare quel corpo pallido e serpentino? Meno della metà, molto meno della metà. Se ogni divisione portava via metà dell'anima di chi operava una simile empietà il Voldemort attuale non era altro che un miserabile ed inconsapevole rimasuglio. Una creatura tenuta in vita da uno scampolo d'anima.
E se a questo si aggiungeva la naturale vena di follia ed egoismo che aveva ereditato dalla sua famiglia, e la devastazione che l'orfanotrofio doveva aver portato con sé…
Maya si concesse una smorfia di disappunto. Non poteva, non doveva giustificarlo. Non ci sarebbe mai stato un prezzo sufficiente da pagare perché tutte le sue atrocità fossero cancellate.
Eppure non riusciva a non provare un briciolo di pietà per quell'uomo che credeva di essere superiore e non aveva idea delle mutilazioni che si era inflitto.
L'Horcrux si riscaldò contro il petto della donna, e lei lo sfiorò delicatamente; su
Segreti dell'Arte Più Oscura, lo ricordava bene, era scritto che se ci si fosse davvero, profondamente pentiti le lacerazioni generate dalla creazione degli Horcrux sarebbero state sanate. Ma non v'era modo che Voldemort si pentisse.
- Dannazione.
Questa volta Voldemort la sentì. I suoi occhi rossi scintillarono al di sotto del cappuccio.
- Stavo solo constatando che venire qui è stata una grande perdita di tempo. – Maya giocherellò distrattamente con una ciocca che le ricadeva sulla spalla – Non era questo il luogo che ho visto nella mia visione.
Nella mia visione inesistente, pensò.
- Non importa. Era giusto che tornassi.
Voldemort si erse in tutta la sua statura, espirando lentamente. Maya comprese che per lui essere a Godric's Hollow all'alba del suo trionfo definitivo e proprio nel giorno di Halloween aveva un significato simbolico. Lily e James Potter erano morti e Harry lo sarebbe stato presto. Ma lui, Voldemort, era ancora vivo e più potente. E sarebbe vissuto in eterno.
La Babbana ricacciò in gola quello che avrebbe voluto urlare; l'Oscuro Signore non avrebbe creduto ad altro che a parole di trionfo.
- Perché non visitiamo il cimitero?
- Cosa? – Voldemort si fermò con un'espressione che agli occhi della donna sembrò quasi comica.
Maya infilò il vialetto che introduceva al perimetro del camposanto, sperando che il Mago non la fermasse.
Le lapidi erano ben leggibili anche alla luce fievole della luna che si mescolava con il riverbero dei lampioni sulla strada.
Continuò a camminare ed a leggere, senza fermarsi a controllare che lui la stesse seguendo.
Si fermò davanti alla tomba di Ignotus Peverell, chinandosi per spolverarne la superficie con le dita.
I passi leggeri di Voldemort si fermarono alle sue spalle, strappandole un sospiro di sollievo.
- Perché questa tomba? – la donna riconobbe il disagio nella voce del Mago. Disagio per il luogo, e per quello che significava.
- Il nome non mi è nuovo. – sussurrò, voltandosi per spiare l'espressione di Voldemort. Domandandosi se avesse idea di chi fosse sepolto in quel luogo, se avesse il minimo sospetto di trovarsi davanti a qualcuno che era legato ai Doni della Morte.
Ma l'Oscuro Signore non ne sapeva nulla; la sua infanzia non lo aveva mai portato a scontrarsi con il fantasma dei Doni dei fratelli Peverell. Si era interessato alla Stecca della Morte per puro caso, e solo perché ne aveva avuto notizia da Olivander.
La Babbana scrollò le spalle – Eppure non riesco a mettere a fuoco un ricordo preciso. – mentì.
Marvolo Gaunt avrebbe probabilmente imprecato davanti a tanta ignoranza e incuranza nei confronti dei nobili discendenti di Serpeverde: Voldemort discendeva da Cadmus Peverell pur ignorandolo.
La Babbana si voltò a fissare ostentatamente la lapide, asciugandosi una lacrima di nascosto. Di lì a qualche mese al loro posto ci sarebbero stati Hermione Granger ed Harry Potter in cerca di una traccia da seguire, in cerca di una speranza.
Tutto intorno le persone festeggiavano Halloween ed ignoravano la grandezza del dramma che incombeva su di loro in ogni istante, ma lei non desiderava portare una responsabilità così grande sulle proprie spalle; avrebbe solo voluto possedere tanta magia da poter schioccare le dita e risolvere tutto.
Voldemort le strinse un braccio, obbligandola a voltarsi.
Risolvere tutto. La donna si leccò le labbra, e si strofinò il naso arrossato in un gesto molto meno che elegante. Voldemort la guardava senza dire nulla, meno ostile di quanto sarebbe potuto essere. Meno… orrendo. Risolvere tutto.
- Cosa ti ha tenuto in vita dopo quella notte dai Potter? No, non parlo degli Horcrux. Cos'era che ti nutriva mentre non avevi un corpo, mentre vagavi nelle foreste?
L'Oscuro Signore aprì la bocca senza dire nulla, Maya avvertì il flusso confuso dei suoi pensieri.
- Io credo che sia stata la convinzione. Non importa se fosse giusto o sbagliato ma dovevi essere convinto che non fosse finito tutto…
La donna si picchiò un dito sulla fronte nel tentativo di rimettere ordine, concedendo un ultimo sguardo alla tomba di Ignotus – E' quello che farò anche io.
Le risate di un gruppo di uomini che si avviavano verso il pub li distrassero entrambi.
- Credo che Harry Potter non verrà qui ancora per un bel po'. Hai già un piano per quando arriverà?
Non c'era alcun motivo che l'Oscuro Signore le confidasse i suoi pensieri, non c'era alcun motivo per cui dovesse discutere con lei di decisioni che doveva già aver lungamente ponderato. Eppure… lo fece.
Passeggiarono fino alla casa dei Potter; da qualche parte lì intorno i Mangiamorte tenevano d'occhio la vecchia Bathilda Bath, l'ultima a farle visita era stata Rita Skeeter… sembrava che non ci fossero più amici o parenti per Bathilda.
Voldemort l'avrebbe uccisa e Maya rabbrividì all'idea che lui l'avesse portata a Godric's Hollow proprio per questo. Per farle vedere di cosa poteva essere capace.
Sapevano che nessun altro si sarebbe presentato alla porta dell'anziana donna e che, come amica di Silente, Harry si sarebbe rivolto a lei quando fosse arrivato.
Il piano poteva considerarsi perfetto ed orribile nella stessa misura.
- Non ucciderla. – se teneva le dita premute sulla stoffa al di sopra dell'Horcrux Maya poteva vedere la casa dei Potter per come era dato di vederla ai Maghi – Non c'è alcun bisogno di farlo.
Voldemort infilò un dito nell'anello d'argento del collare che la Babbana indossava, la attirò con un sibilo rabbioso – Non dovevo uccidere Gregorovich. Non dovevo uccidere quella donna ed i suoi figli. Non devo uccidere Bathilda Bath. Come osi darmi ordini? Come osi anche solo pensare di potermi suggerire cosa devo fare? Potrei radere al suolo tutta questa topaia se solo lo volessi.
- Quella donna non ricorda più nulla, non è una minaccia. Probabilmente non può neanche fare magie. Potrebbe star meglio in un pensionato per Babbani e nessuno ne sentirebbe più parlare.
- Non hai sentito cosa ho detto?
- Sì, ma lei non è una tua nemica. Sono altri quelli che dovresti punire.
Voldemort la scrollò violentemente – Di cosa stai parlando, stupida donna?
- Dolores Umbridge, Yaxley, i Carrow! – Maya non si lasciò spaventare – Eccoli i tuoi nemici, e sono molti di più di così!
- Tu sei pazza.
La Babbana ignorò il disprezzo negli occhi del Mago.
- Oh, no, niente affatto! E vuoi sapere quale è il tuo nemico più grande? Sei tu.
Voldemort la lasciò andare, cercando la Bacchetta.
- Vuoi nascondere Nagini in un cadavere in putrefazione? Andiamo, come fai a dire di non essere totalmente fuori di zucca? Metteresti una parte della tua anima in un contenitore per le larve e a me non sembra sano. E non mi sembra sano che l'Oscuro Signore… l'Oscuro Signore, accidenti! Abbia bisogno di continuare a servirsi di gente debole e incapace di difendersi.
- Stupidi criteri Babbani! – ringhiò lui – Adesso mi propinerai gli stessi discorsi di Silente? Pietà, amore, compassione… perché? Sono illusioni, stupida. Illusioni e bugie; nessuno ci crede davvero. Vincerò perché uso quello che mi serve davvero, senza preoccuparmi delle apparenze. – la afferrò ancora, strattonandola tanto da farle battere i denti.
- Si… Silente era anche più oscuro di te per quanto mi riguarda. – Maya gli afferrò i polsi, infilandogli le unghie nella carne – Non mi importa un accidente della compassione e della pietà. Ma stai perdendo ogni brandello di dignità…
Voldemort ringhiò – Zitta! Sei viva solo per farmi divertire, solo per distrarmi. Cambiare idea non sarebbe nulla per l'Oscuro Signore, nulla.
Un bambino vestito da zombie si fermò a guardarli ad occhi sgranati.
- Non è… non è nulla. – Maya gli fece un vago cenno – Vattene e lasciaci litigare.
- Ma quel signore… - il bambino rivolse un'occhiata spaventata a Voldemort.
- Sì, ha un bel costume. – sibilò lei – Vattene, accidentaccio.
Il ragazzino si allontanò di corsa e Maya tornò a concedere tutta la sua attenzione all'uomo che la stava fissando con una buona dose di incredulità.
- Perché non ti limiti ad avere paura e ad obbedire? – sussurrò – Non riesco a capire.
- Credo che tu mi abbia detto, una volta, che i vermi non hanno cervello. Può darsi che sia per questo. O può darsi che io stia davvero cercando di evitare che questo pasticcio finisca male. – la donna sospirò – Andiamo, porto un collare e dipendo per tutto da qualcun altro. Non sono certo in condizioni tali da mostrarmi arrogante. E, al contrario dei tuoi servi, non ho bisogno di adularti per ottenere qualcosa che so che non mi darai mai. Non posso aspirare a nulla, perché dovrei mentire?
(...continua.)
