Capitolo 19: Senza Pensare
Lasciarono la casa di Bathilda Bath nel giro di pochi minuti.
Faceva freddo a Godric's Hollow, molto freddo anche per la fine di ottobre. Maya osservava le case che superavano, spiando all'interno attraverso le finestre e le delicate tendine, attraverso i festoni di Halloween e le piantine disposte sui davanzali. Sembrava che tutte quelle famiglie fossero beatamente inconsapevoli di quello che succedeva fuori, della assoluta casualità del Destino.
Si diceva che a Godric's Hollow vivessero un gran numero di Maghi; eppure non avevano incontrato nessuno che avesse manifestato alcun segno di aver riconosciuto l'uomo incappucciato.
Meglio così. E, d'altra parte, sarebbe stato piuttosto strano se qualcuno avesse osato uscire allo scoperto per osteggiare l'Oscuro Signore.
Voltando ad un angolo della strada, Maya si fermò con l'impressione di aver udito delle sirene in avvicinamento.
Bathilda Bath sarebbe stata di certo molto più al sicuro in un ricovero per anziani che non nella lurida e scura casa che non era più in grado di curare. E quando Harry Potter fosse arrivato… ebbene, avrebbe trovato una trappola meno disgustosa di quella che Voldemort aveva architettato all'inizio.
E così vissero tutti felici e contenti. Più o meno.
Le luci rimaste accese all'interno di un supermercato attirarono l'attenzione della Babbana. Maya si bloccò con il naso premuto sul vetro, osservando gli scaffali stipati di cibo e pacchetti di dolci.
- Accidenti…
Si voltò verso il Mago che, assorto nei suoi pensieri, non le prestava alcuna attenzione.
- Non sarebbe adeguato chiedere all'Oscuro Signore di entrare per fare la spesa. – meditò. Ma il consueto formicolio proveniente dall'Horcrux le tolse il fiato; le luci tremolarono e le porte scorrevoli si aprirono da sole mentre le telecamere di sicurezza si spegnevano.
La donna deglutì.
La strada sembrava deserta; si infilò dentro prima di potersi decidere a cambiare idea. Si abbassò per nascondersi alla vista di eventuali passanti e frugò dietro le casse in cerca di qualche busta dove riporre il cibo.
Quando scivolò fuori dal negozio, Voldemort era ancora immobile sull'altro lato della strada. Maya assestò un colpetto affettuoso al medaglione che portava al collo.
Quando fai qualcosa la fai bene, eh?
L'Oscuro Signore, come se non fosse passato che un solo secondo da quando s'erano fermati, allungò una mano.
- Andiamo.
Maya trafficò per qualche istante con le buste, per nulla dispiaciuta che Voldemort la ignorasse fino al punto di non rendersi conto della piccola spesa che lei si portava dietro. Risparmiare delle potenziali vittime non doveva metterlo di buon umore, la donna fece spallucce e gli strinse la mano. Un istante dopo ricomparvero nella polverosa e familiare sala da pranzo di Casa Riddle.
Doveva esserci una lezione fondamentale che i Maghi apprendevano insieme a tutte le altre a proposito della Materializzazione; perché atterrare in piedi aveva tutta l'aria di essere dannatamente complicato, e Maya aveva perso il conto della quantità di posizioni disonorevoli nelle quali si era trovata dopo ogni atterraggio.
Questa volta si spiaccicò a terra, lottando per allontanare le buste del supermercato che si erano aperte durante il viaggio ed avevano riversando tutto il contenuto sul pavimento.
Voldemort si passò una mano sugli occhi, incredulo fino al punto di non avere più spazio per la rabbia.
- Cosa… Cosa sarebbe questo?
- Beh… - Maya gli tese un contenitore – E' latte alla banana. E qualche altra cosetta che ci serviva.
- Che ci serviva?
- Per preparare la cena.
- Maya… - gli occhi rossi del Mago sembravano… più rossi del solito, ma la Babbana non ci fece troppo caso, ipnotizzata dal suono del suo nome sulle sue labbra.
- Preferisci gli scones con o senza crema? – biascicò.
Con un grido di disappunto Voldemort la sollevò e la trascinò verso la poltrona dove era solito sedersi – Adesso basta. – sibilò – Questo è… troppo.
- Per favore, ho fatto solo la spesa! Non vorrai uccidermi per questo? – la Babbana provò ad opporsi senza alcun risultato.
Lui la ignorò lasciandosi cadere sulla poltrona e rovesciandosela sulle ginocchia con un grugnito.
I capelli le scivolarono sul viso, accecandola, e lei si agitò, soffiò per scostarli.
- Non oserai, tu non oserai fare quello che penso…
In preda ad un gran brutto presentimento Maya urlò e scalciò, ma Voldemort continuò a trattenerla saldamente.
Il primo colpo arrivò a sorpresa, togliendole il fiato.
La donna ammutolì; nessuno, mai nessuno aveva osato sculacciarla come se fosse stata una bambina indisciplinata.
Si dimenò cercando di sottrarre il proprio posteriore dalle grinfie di Voldemort, ma il Mago le assestò un nuovo colpo con la mano aperta, indugiando un po' più di quanto sarebbe stato richiesto dalla punizione, le dita che tremavano.
Maya ansimò nel tentativo di decidere se fosse più furibonda per quella violazione alla sua dignità o per quella alla sua intimità.
Un terzo ed un quarto colpo andarono a segno, strappandole un grido e poi un altro… la Babbana addentò un bracciolo della poltrona, soffocando le esclamazioni e le imprecazioni fino a ridurle a gemiti attutiti dal velluto polveroso.
Voldemort, d'altra parte, non sembrava affatto interessato a smorzare la propria furia ed il desiderio di continuare a colpirla. Per nulla appagato le sollevò il vestito e sibilò la propria approvazione quando le dita incontrarono meno ostacoli; Maya sputò polvere e brandelli di velluto, urlando e dimenandosi con maggior vigore.
Riuscì a sottrarsi alla presa del Mago ed a cadere sul pavimento con un tonfo.
- No, no, no! – strillò, tentando di rimettersi in piedi e di sfuggirgli nello stesso tempo, ma non si trattava di un'impresa da poco e, per giunta, con il vestito ancora sollevato.
Le dita dell'uomo corsero d'istinto alla Bacchetta, la puntò… e la gettò via. Attraversò la stanza a grandi passi per inseguirla sino alla camera da letto, desiderando l'appagamento che solo il confronto fisico sarebbe riuscito a garantirgli. La forma più primitiva di sottomissione.
Lei tentò di barricarsi dietro la porta chiusa, ma il legno era ridotto così male che pochi colpi sarebbero bastati a farla andare in pezzi. Aveva bisogno di un nascondiglio migliore, si guardò intorno cercando di mantenere la calma, ma Voldemort sibilò e spinse più forte riuscendo ad intrufolarsi nella stanza e, senza darle tregua, la acciuffò ancora una volta prima che potesse strisciare sotto al letto.
- Non farlo! – in preda alla furia la Babbana riuscì a mordergli un braccio ed a liberarsi ancora. Si guardò intorno senza trovare una via di fuga praticabile e saltò in piedi sul letto, nel disperato tentativo di arrampicarsi sul baldacchino tra brandelli di stoffa e pezzi di legno tarlati, ma per l'Oscuro Signore afferrarla per le caviglie e tirarla giù non fu un problema; Maya rantolò dimenandosi tra lenzuola e cuscini, tentando di non farsi incastrare in una posizione troppo compromettente.
Troppo tardi.
Questa volta il Mago non si limitò a tenerla semplicemente ferma. La schiacciò sul letto con il proprio corpo.
- E adesso? – le ansimò all'orecchio, eccitato e pericoloso.
Lei chiuse gli occhi, il viso schiacciato tra i cuscini, incapace di mettere una parola dopo l'altra. Nelle orecchie aveva solo il ronzio impazzito del proprio cuore e del sangue che pompava troppo rapidamente. L'Horcrux che portava al collo sembrava prossimo ad andare a fuoco… Maya strillò e Voldemort, sopra di lei, si irrigidì.
Il Mago annaspò mentre il flusso di pensieri impazziti invertiva il suo flusso, giungendo alla sua mente attraverso l'Hocrux ed evocando un'immagine fin troppo vivida, fin troppo intrigante.
- Al guinzaglio… - soffiò con una nota di trionfo nella voce.
La Babbana si bloccò in preda ad un senso di vertigine. E' solo un sogno, si disse. Deve essere solo un sogno… ma prima che potesse convincersene, e già tradita dal proprio corpo, lasciò che la sua attenzione fosse nuovamente catturata dall'Oscuro Signore che si stava spostando cautamente. Provò ad allontanarsi per rimettersi in piedi, ma l'uomo le prese il mento tra le dita, obbligandola a guardarlo in viso.
Maya deglutì; aveva accuratamente evitato di pensare che su quella maschera da rettile potesse imprimersi un'espressione simile… lussuria, perversione, vizioso languore. Quando Voldemort parlò la sua voce era roca, insolitamente calda.
- Così hai bisogno di un guinzaglio per sentirti davvero sottomessa? – lasciò scorrere la lingua sulle labbra, e la donna fu grata di essere sul letto perché altrimenti le ginocchia non l'avrebbero retta… e non solo quelle; con un pizzico di stupore si rese conto di star tremando come una foglia. Di essere quasi incapace di respirare.
Mentre Voldemort la faceva spostare e scendere giù per sistemarsela di nuovo sulle ginocchia non protestò, quasi non se ne rese conto.
Chiuse gli occhi, ansimando tanto quanto lo stava facendo lui.
- Lasciati punire e se sarai buona ti prometto di portarti al guinzaglio. – Voldemort si abbassò per avvicinarsi un po' al suo orecchio, sollevandole l'abito nello stesso momento – Proprio come tu desideri.
Le mancò il fiato perché quella non era una menzogna. Non era così semplice… eppure non era una bugia, almeno non del tutto.
Conosco tutti i tuoi desideri, il tuo cuore… la voce dell'Horcrux appariva decisamente trionfante.
Prima di perdere completamente la ragione Maya si disse che non sarebbe cambiato nulla; per quanto potesse essere una donna abominevole tutto questo non avrebbe interferito con il piano. Non doveva farlo.
Una quantità di sculacciate dopo l'uomo si fermò con la mano a mezz'aria ed il palmo che bruciava.
- Brava… - riuscì a soffiare, carezzandola con delicatezza.
Di più, di più, di più… Voldemort si morse le labbra sottili quasi a sangue, lasciando indugiare le dita dove non avrebbero mai dovuto scivolare.
Cosa vuoi fare? Vuoi accoppiarti con una Babbana? Nella casa di tuo padre? La sua stessa voce, intrisa di perfidia, continuava a risuonargli in mente senza riuscire a mettere da parte l'immagine della donna inginocchiata ai suoi piedi con indosso solo guinzaglio e collare.
Le sue dita continuarono a toccare e ad esplorare, mentre il suo cervello arrancava in cerca di una scusa che non suonasse del tutto incredibile alle sue stesse orecchie.
Dominarla. Voglio solo dominarla.
Il sottile mugolio che Maya non riuscì a trattenere lo riportò alla realtà; la lasciò scivolare a terra con delicatezza. Ed il suo sospiro, quando toccò il tappeto con le ginocchia, gli fece correre un brivido lungo la schiena.
Le carezzò la nuca, prima di infilarle le dita tra i capelli per attirarla più vicino.
- Sì, così. – sussurrò, gettando indietro la testa.
Così, non più di così… si disse. Non più di così.
Serrò le labbra.
Mia… è mia, è mia, è mia, è mia, è mia. Avrebbe potuto continuare a ripeterlo sino alla fine del mondo.
Il significato di parole come padre e Babbana era totalmente scomparso dalla sua testa.
(...continua.)
