Capitolo 21: Compleanno
C'era qualcosa di nuovo nella cucina di Casa Riddle, e non si trattava solo della fila di pudding avvolti in vecchi teli e appesi a quello che era stato un bastone per le tende, o della lunga serie di biscotti dalle forme più strane che Nagini occhieggiava da sotto al tavolo. Non erano le lucette intermittenti che Maya aveva rubato nel giardino di uno degli abitanti di Little Hangleton e collegato al vetusto impianto elettrico della grande casa.
Non si trattava delle pietanze che sobbollivano nelle pentole ammaccate che sbuffavano vapore tra il caminetto ed i fornelli, né delle decorazioni natalizie raffazzonate che penzolavano qui e lì come ragni appesi ai loro fili… ma era la torta di compleanno un po' sbilenca che aspettava di essere guarnita e che, deposta sul tavolo proprio al centro della stanza, sembrava calamitare su di sé tutta l'attenzione.
Maya versò del cioccolato fuso nella sac a poche fai da te che era riuscita a rimediare e si preparò ad affrontare il dolce; lo decorò con attenzione, come se fosse stata impegnata in qualcosa di davvero importante e difficile, e sorrise soddisfatta per il risultato.
La pendola del piano di sopra batté le diciannove.
- Devo prepararmi. – Maya si slacciò il grembiule e si affrettò verso la porta prima di bloccarsi e voltarsi di scatto – Non più di due biscotti, Nagini! Non finirli tutti.
Riuscì ad intravedere la coda del grande serpente che scivolava a tutta velocità al riparo del tavolo; c'era un grande spazio vuoto tra i biscotti allineati sul ripiano. La donna sbuffò e si precipitò al piano di sopra.
Casa Riddle somigliava un po' ad uno scrigno dei tesori; quando Maya riusciva a mettere da parte l'idea di tutto quello che era accaduto lì dentro… riusciva persino a divertirsi. Nelle settimane precedenti era riuscita a fornire all'Oscuro Signore una buona dose di informazioni che avrebbero giocato a loro vantaggio, e gli aveva promesso di guidarlo verso il ragazzo che aveva posseduto la Stecca della Morte. Ma per il resto si erano quasi ignorati; quasi come se gli eventi di Halloween avessero segnato un confine invisibile, aumentando la fiducia tra loro ma allontanandoli fisicamente.
Maya si guardò frettolosamente allo specchio, e come avrebbe potuto essere diversamente? Non c'era né motivo né possibilità che l'Oscuro Signore volesse davvero unirsi ad una Babbana. O ad un altro essere umano, se era per questo, non in modo stabile.
La donna si fermò a guardare i vestiti che aveva riesumato dalla soffitta, alcuni erano sfuggiti alle tarme ed alle operazioni di bonifica che avevano tentato i proprietari della casa dopo i Riddle, ed ora erano lì, allineati sul letto, in attesa di essere indossati dopo quasi un secolo di inutilizzo.
I parenti di Voldemort erano morti all'alba degli anni Quaranta, ma questi abiti dovevano essere ancora precedenti, appartenuti a qualche elegante signora d'inizio Secolo.
Con qualche piccolo aggiustamento sarebbero andati bene.
Maya socchiuse gli occhi, pensierosa. Perché lo stava facendo? Perché sperare?
Le sarebbe bastato concentrarsi sull'Horcrux per spiare i suoi movimenti, per scoprire dove fosse… però aveva paura di farlo. Immaginare di vederlo in compagnia di qualche Strega desiderosa di servire il proprio Signore le dava la nausea. Anche adesso, anche se si limitava a pensarci fuggevolmente.
Si sedette sulla sponda del letto, slacciandosi i bottoncini del castigato colletto per poter sfiorare e stringere il medaglione.
- Cosa mi sta succedendo?
L'Horcrux non le rispose, limitandosi ad irradiare un calore che la faceva sentire più felice, più completa.
Rodolphus le avrebbe detto che era stata sciocca a permettergli di possederla, a permettergli di scivolarle dentro con tanta facilità. Ma lo aveva desiderato, accidenti, non si era trattato di ingenuità. Solo… di quel tipo di desiderio che prescinde dai rischi, dalla ragionevolezza. E, d'altra parte, perché mai Lestrange si sarebbe dovuto fingere stupito e sconcertato? Lo sapeva, no? Lo sapeva sin dall'inizio. Perché era così che l'aveva trovata. Perché era per quella ragione che era
riuscito ad identificarla, a catturarla mentre lei pronunciava il nome di Voldemort. Perché gli serviva un'altra donna, una che non fosse sua moglie ma che potesse metterla da parte agli occhi dell'Oscuro.
Non c'era nessuna Sindrome di Stoccolma, le cose erano molto più semplici.
Ed ora che aveva permesso all'Oscuro Signore di toccarla e di vedere alcune delle cose che desiderava… strinse con più vigore l'Horcrux.
Solo immaginare che lui potesse essere con Bellatrix la faceva impazzire.
Perché, perché Bellatrix? Una squilibrata, una donna incapace di moderarlo, di ascoltarlo senza adattarsi servilmente a tutte le sue richieste. Una donna che non capiva un accidenti dell'amore, una che aveva tradito il compagno che si era rovinato la vita per starle accanto.
Maya non ebbe bisogno di guardarsi allo specchio per sapere che i suoi occhi rilucevano di una preoccupante luce sanguigna. Sospirò, tentando di mettere da parte i pensieri nefasti e si dedicò ai vestiti che aveva scelto; si doveva essere affezionata allo stile edoardiano perché, alla fine, indossò un completo da sera di quella foggia. E, osservandosi allo specchio, pensò di poter essere quasi passibile, anche se non era né bella né perfetta. Con una punta di ilarità si sistemò i guanti macchiati dal passare del tempo, e sospirò perché avrebbe potuto indossare soltanto le scarpe da ginnastica.
Nagini si affacciò sulla soglia, sibilando pigramente.
- Qualcosa sta bruciando?
Il serpente si limitò a far oscillare la testa, e la donna lo seguì giù in cucina per mettere a punto le ultime cose.
Maya si era domandata dove potesse essere più saggio apparecchiare; il salotto era stato teatro di eventi troppo sgradevoli per poter essere davvero preso in considerazione.
Non aveva alcuna intenzione di festeggiare alla stessa tavola dove i Riddle ci avevano rimesso le penne. Chiedere all'Oscuro Signore di cenare in cucina, però, poteva non essere la mossa giusta. Ma, d'altro canto, perché no? Questo poteva offrirgli. Inutile pensare di poter sistemare una camera perché sembrasse all'altezza di quelle dei Malfoy.
Con un po' di fatica aveva trasportato un vecchio grammofono giù ed aveva scelto alcuni dischi, vecchi valzer, per rendere un po' più speciale l'atmosfera.
- Bene. – sospirò dopo aver coperto anche l'ultima pietanza – Non resta che aspettare.
Si sedette con le mani in grembo, mordicchiandosi il labbro inferiore.
La pendola suonò un'altra ora, poi un'altra ancora. Maya mise da parte un tovagliolo che aveva continuato ad annodare e snodare per far trascorrere un po' di tempo nell'inutile tentativo di non sentirsi delusa.
- A quanto pare non tornerà stasera. – sfiorò l'Horcrux che nascondeva al di sotto dell'abito e sospirò. Sarebbe bastato dare una sbirciatina, solo una piccola sbirciatina per essere sicuri. Ma meglio di no.
- Che idea stupida ho avuto! – si alzò, senza nessuna intenzione di sparecchiare o mettere via tutto il cibo che aveva preparato, e si avviò in camera da letto al colmo dell'irritazione contro sé stessa.
Il rumore di passi che scendevano dal piano di sopra la congelò – M… mio Signore? – si affacciò alla ringhiera, con il naso all'insù ed un'espressione stupida stampata in faccia. Chissà perché non riusciva a sembrare mai altro che sciocca quando c'era lui. Voldemort scivolò lentamente fuori dal buio, soffermandosi brevemente sulla sua figura e preparandosi a superarla come se niente fosse, come aveva fatto nelle ultime settimane.
La Babbana deglutì.
- C'è un problema in cucina...
La fulminò con lo sguardo, con un misto di ostilità ed aggressività che usava con quelli che lo interpellavano a sproposito e quando sembrava seccato di avere chiunque intorno – E allora? – sibilò.
Per un attimo la donna provò l'impulso di mandarlo al diavolo, ma questo era Voldemort e non c'era molto da fare per renderlo più civile. Almeno non per quella sera.
- E' per Nagini. Credo che abbia ingerito qualcosa di strano, ha passato tutto il giorno sotto al tavolo.
A mangiare biscotti.
- Sciocchezze.
- Capisco. – Maya fece spallucce – Non vuoi controllare, allora? – si girò sui tacchi per tornare di sotto, e sorrise quando si rese conto che la stava seguendo.
- Ho passato l'intero giorno facendo piani per il Ministero. – ringhiò l'uomo alle sue spalle – E solo per colpa tua. Nonostante non fossero emerse prove contro Yaxley e gli altri. Se mi stai ancora prendendo in giro… se dovessi pensare che tu stia cercando di manipolarmi con dei falsi allarmi… - si interruppe e inclinò il capo in ascolto.
Maya soffocò una risata immaginando Nagini che metteva in funzione il grammofono dopo averli sentiti scendere.
Avrebbe voluto dirgli che avrebbero potuto essere una famiglia. Una famiglia strana e spaventosa, ma pur sempre una famiglia vera. Se solo lui avesse rinunciato a metà di quella follia che non portava da nessuna parte.
Si fece da parte, consapevole che nessuna delle cose che desiderava sarebbero mai accadute a meno che non intervenisse un miracolo, ma pur sempre desiderosa di godere di quell'attimo.
Si fermò sulla soglia, lasciandogli via libera.
Voldemort la superò con un ringhio sommesso, fermandosi dopo appena due passi.
Sì, ora voglio sapere. Le dita della Babbana scivolarono a carezzare l'Horcrux, mentre la mente di Voldemort si apriva per lei come avrebbe potuto fare un libro qualunque.
C'era la solita rabbia. Maya la avvertì mentre montava fin quasi al punto di esplodere… pensieri troppo veloci per poter essere distinti con chiarezza le sfrecciarono in mente. Babbana. Come osa? Non allo stesso livello. Impossibile. Non in questa casa. Uccidere. Ignorare.
E poi, eccolo lì, un empito di desiderio capace di sgonfiare ogni altro pensiero. Non ancora per lei, non direttamente. Ma per la tavola, per la torta e le candele accese. Per le stupide luci intermittenti, ed i ripiani imbrattati di zucchero a velo. Per quel momento che per un uomo sarebbe stato comune, ma per una divinità era quasi inafferrabile.
Il primo dolce di compleanno, la prima festa di quel tipo. Qualcosa che lui avrebbe dovuto disprezzare con tutto sé stesso ma che non poteva fingere di non desiderare almeno un pochino. Allungò un braccio e gettare la tavola all'aria non gli sarebbe costato nulla. Ma, alla fine di tutto, quando sarebbe capitato di nuovo?
Era una torta orrenda, sbilenca e decorata senza precisione. Però… però sopra c'era scritto il suo nome. E questo avrebbe potuto essere nello stesso tempo offensivo o terribilmente comico.
Non comico nello stesso modo in cui era possibile ridere per la disfatta di un nemico, ma in modo nuovo.
Si sedette a capotavola con una certa riluttanza.
- C'è il mio nome sopra. – osservò.
- Sì, beh. – Maya fece spallucce – Buon compleanno.
Lui allungò la mano per tagliarsene una fetta.
- Ma c'è la cena, prima. – la donna quasi rise per l'espressione attonita del Mago, per lo sconcerto che aveva negli occhi, per essere stato fermato… per tutto il resto – Però… che fa? La torta può essere mangiata prima e dopo, no? Però dovresti prima… - fece cenno alle candeline.
- Cosa?
- Soffiare e spegnerle. Ed esprimere un desiderio.
Uno lo esprimerò anche io e speriamo che si avveri.
(...continua.)
